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HALLOWEEN - parte 2

di IreneSar, pubblicato martedì 28 ottobre 2014

Halloween

i primi sintomi del terrore

PARTE 2

Dieci anni dopo …

Marianne faceva la spesa: uova, latte, carote, patate … Poi vedeva i sacchetti di patatine fritte surgelati e cominciavano ad affiorare i ricordi. E lei cercava di soffocarli comprando cioccolata, che, inspiegabilmente, a Holly non era mai piaciuta.

Poi andava in palestra, a sfogare un po' del dolore e della frustrazione. Ma nemmeno questo serviva. Il suo piccolo Holly era sempre nei suoi pensieri. Rivedeva la sua faccina tonda come una luna piena, le rade lentiggini sulle sue guance, i dentini bianchi che sfoggiava con orgoglio. Poi la scena cambiava e rimanevano solo le urla strazianti del suo bambino e il suo orsacchiotto preferito ridotto a brandelli sotto la finestra. Marianne era una donna, una moglie, ma prima di tutto era una madre. E non poteva dimenticare tutto quello che aveva passato. La chiamata alla polizia, disperata aveva ripetuto mille volte che qualcuno aveva rapito il suo bimbo. Poi, dopo giorni di ricerche, era stata annunciato che non c'era nessuna traccia di suo figlio. Tre anni … quattro, cinque, ed era nato Benny. Marianne, per qualche mese, era stata quasi felice. Finché il marito aveva deciso di lasciarla, con la valigia in mano e il cappotto su una spalla, era uscito di casa e non era più tornato. Non aveva retto il dolore, dissero molti in paese, non ce l'aveva fatta a sostenere una situazione così difficile. "Ma sono io che la sto sostenendo", avrebbe voluto dire Marianne. "Io mi sono fatta in quattro per trovare Holly …". Alla fine aveva dovuto all'arrendersi all'evidenza. Paul, suo marito, non sarebbe più tornato. Lunghi mesi di una profonda depressione avevano spinto Marianne sull'orlo del baratro. Allattava Benny, si trascinava al lavoro, tornava a casa la sera senza nemmeno rendersene conto. Viveva senza accorgersene.

Poi il suo bambino cominciò a camminare, così, all'improvviso e disse mamma per la prima volta. Solo allora Marianne capì che doveva farsi forza, doveva farlo per il suo Benny e per Holly, perché una madre non perde mai la speranza che il suo piccolo ritorni a casa.

Ormai erano passati dieci anni da quella maledetta notte. Le urla, il silenzio quando lei era entrata in camera, il pupazzo, Lillo così si chiamava. Ricordava ancora tutto, perfettamente. Perché dieci anni non possono cancellare il ricordo di un figlio, come nemmeno mille anni, ma non possono neanche lenire il dolore o riempire il vuoto lasciato da una perdita. Neanche un'intera vita sarebbe servita. Marianne questo lo sapeva e perciò non avrebbe permesso che accadesse di nuovo. La notte non si sarebbe presa anche il suo secondo figlio. Ora aveva Benny, il suo dolce Benny. E doveva proteggerlo, ma come poteva riuscirci se non sapeva nemmeno da cosa doveva proteggerlo? Si avvicinò con calma, cercando di non farci caso. Aveva già superato molti traumi ormai, come guardare le fotografie di Holly, i suo giocattoli, il suo dentifricio alla fragola. Le patatine però, erano un ostacolo un po' più difficile. Sembravano piacere anche a Benny. Come poteva non preparargliele? "È solo un sacchetto di patate fritte surgelate" si disse afferrandone uno e cacciandolo sul carrello della spesa. Anche questa era fatta. Poi toccò ai biscotti, al tonno in scatola, alle sardine. Tutti cibi preferiti di Holly e, per pura casualità, anche di Benny, a parte le sardine, quelle piacevano solo a Holly. Marianne aveva cominciato a comprare sardine in scatola ogni giovedì e la sera le mangiava con pane, formaggio e olive. Ora che era diventata più forte, le sardine la aiutavano a vedere, per un po', Holly davanti a sé, come fosse seduto ancora con lei a tavola a godersi la cena. «Mamma, mamma, la cioccolata!» Benny le tirò la manica della maglietta. Cinque anni, con gli stessi capelli biondi di Holly, Marianne doveva ammettere che gli assomigliava molto. Gli occhi però, quelli facevano la differenza. Azzurri come il mare, dal taglio leggermente allungato, quando Benny sorrideva, lo facevano sembrare quasi cinese. "Holly li aveva color nocciola gli occhi", ricordò a se stessa. Mai e poi mai, avrebbe lasciato che il suo cervello si dimenticasse anche un solo particolare del suo Holly. Prese il vaso della cioccolata e afferrò la manina paffuta di Benny. "Non ti lascerò andare piccolo", promise a sé stessa per la millesima volta. "Non ti lascerò mai".

(0 0) ---------- (^ ^) ------------ (^ ^) ------------ (0 0) (Non assomigliano un po' a delle zucche? Forse sono diventata pazza ... ).

171095. Quello era il suo nome. Lucidava zucche e nel suo campo era il migliore. Rory lo osservava con invidia,una serpe velenosa che gli cresceva dentro dal giorno in cui aveva conosciuto il suo nuovo compagno di lavoro. Se ne stava là, in disparte, a guardare l'altro assolvere il suo compito con straordinario ingegno e dedizione. Era un pignolo. "Sì, un fottuto pignolo". E Rory non li sopportava i pignoli. In verità non poteva sopportare nessuno che fosse più bravo di lui, di qualsiasi mansione di trattasse. Aggirò le zucche in fondo alla stanza con indifferenza e trotterellò verso di lui fischiettando. «Ancora a lavoro 1795?». L'altro rispose con un mugugno irritato. "E s'infastidisce pure … dopo che mi ha fregato il lavoro, come minimo dovrebbe ringraziarmi". «Ehi, parlo con te!» Il ragazzo continuò a fare il suo lavoro, ma gli rivolse una rapida occhiata. «Sì, scusa, sono … beh, lo vedi». «Indaffarato? Si lo vedo …»Rory si appoggiò al muro con studiata noncuranza. «Potresti anche prenderti una pausa, sai?». Ma l'altro sembrava conoscere anche troppo bene i suoi doveri. Scosse la testa e continuò a strofinare quelle maledette zucche. "Allora sa che lo punirebbero con una notte all'addiaccio e tre giorni senza mangiare, se dovessero trovarlo in giro a quest'ora …". 1795 era anche troppo intelligente per i suoi gusti. "Che lavoro da idioti! E pensare che lo facevo anch'io". Se non fosse stato così orgoglioso, Rory avrebbe quasi voluto ringraziare quel tizio. Ora non doveva più lucidare zucche. C'era però quell'invidia, così forte, violenta, che minacciava di fargli scoppiare la testa come una zucca troppo matura. Doveva sfogarsi, in un modo o nell'altro doveva fare qualcosa. Il lucida – zucche s'inginocchiò davanti all'ennesimo ortaggio e prese a strofinarlo con vigore. «Ehi zucca vuota, verresti fare un giro con me dopo?» 1795 diede una scrollata di spalle. «Dove?» Rory ci rifletté un attimo. «Al cimitero dei corvi, quello ad ovest sulla cima del monte nebbioso. Zucca vuota lo guardò in modo strano. «Che posto sarebbe?» «Davvero non ci sei mai andato? Da quanti anni è che sei qua?» «Ehm … dieci penso». Rory sgranò gli occhi azzurri. «Allora devi venirci!» «Okay» 1795 diede un' ultima passata con lo straccio all'ennesima zucca. Si passò il dorso della mano sulla fronte imperlata di sudore. «Quante zucche ti mancano?» gli chiese Rory. L'altro si mise a contare, ma non ci mise molto. «Quattro, cinque …. trenta … quattrocento … e … ehm … milledue. Si milledue». «Però … sei svelto di conti!» "Milledue zucche … bah, non ce la farà neanche per domani". «Va bene, quando hai finito, vieni da me, al 4485912 della strada dei mattoni spezzati». Rory si staccò dal muro e col suo passo baldanzoso si diresse verso l'uscita senza nemmeno aspettare una risposta. "Il pesce ha abboccato". Si mise una sigaretta tra le labbra e la accese con un fiammifero. "Bene, ci sarà da divertirsi Rory".

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La storia continuerà presto .... in un nuovo racconto, le avventure di Holly si faranno (spero) più entusiasmanti ...

Contattatemi per ogni cosa ... critiche, consigli ecc. Vi ringrazio in anticipo. Irenesar.