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Una colonia marina di ordinaria follia

di trap56, pubblicato lunedì 6 ottobre 2014

Amante geloso, il mare aveva schiaffeggiato la costa per tutta la notte. La sua collera aveva lordato la spiaggia con depositi di ogni genere, lasciato lunghi graffi sulla sabbia stravolta. Gli scogli non avevano chiuso occhio, stremati nell'inutile tentativo di arginare la collera del Dio. Il vento, strafottente portavoce di Nettuno, era dilagato ben all'interno, rovistando ovunque e ovunque mettendo a soqquadro. E squarciando veli.
Anche nella pineta che avvolgeva l'edificio della colonia marina O.D.A. a Bondano, Marina di Massa. Verso il fondo, nel punto in cui i cespugli quasi formavano un muro di cinta, spazzati rami di pino marittimo e foglie, era venuto a galla il corpo di un bambino.
- Carmelo, il terzo in poco più di un mese, nello stesso luogo. Escludendo un'epidemia, siamo in presenza di un serial killer.
Il Commissario Mascella era sui quarantacinque, ma la ruga che gli attraversava la fronte lo trasformava in un maturo funzionario. Arrivato da poco a Carrara: il suo predecessore era stato rimosso dopo i due precedenti delitti. Il Vice, Quarta, era ancora più giovane.
- Stefano, ti confermo che le modalità sono le stesse: il bambino è morto soffocato, la bocca chiusa con nastro adesivo da pacchi, i genitali e la zona del pube devastati a morsi. L'ultimo bambino ucciso faceva parte di un turno diverso da quello dei primi due, ma non penso dica molto.
- Grazie Carmelo, facciamo un salto a Bondano.

La maggior parte delle Colonie si snodava tra il Lungomare e il Viale delle Pinete: la Torre Fiat svettava su tutte, quasi un faro. La colonia O.D.A., più modesta e recente, era gestita dalle Suore Figlie di Maria Ausiliatrice. Li accolse nel suo ufficio la Direttrice, suor Letizia: passati i cinquanta, austera, alta e spigolosa, aveva il piglio severo di un generale d'altri tempi. Non trasmetteva femminilità e nemmeno simpatia. Sebbene non lo desse a vedere, era sconvolta e preoccupata.
- Anche in questo caso - tono asciutto, freddo, con accenti gutturali - il piccolo era stato rinchiuso nello stanzino delle punizioni, perché sorpreso a gettare in un'aiuola il polpettone del pranzo.
Mascella non avvertì il minimo accenno di acquolina in bocca.
- Io penso che i tre monelli siano riusciti a scappare, qualcuno li ha sorpresi o irretiti e poi ha fatto quel che ha fatto.
- Ci può portare allo stanzino... delle punizioni?
Li portò in fondo a un corridoio, lontano da tutto; l'unica finestra aveva le sbarre.
- Presumo fosse chiuso a chiave.
- Certo.
- Chi ha la chiave?
- Io e la suora cuciniera, ma non vorrà insinuare...?
- Ci mancherebbe. Però converrà che o quei tre bambini erano degli Houdini oppure...
- Oppure qualcuno li ha fatti fuggire, magari forzando la serratura...
- ... con un grimaldello. Ma chi potrebbe...?
- Non ho prove... però qui da noi lavora un tizio, un giardiniere-factotum... mezzo sciancato, penso anche moralmente. Un tipo losco.
Il Commissario si morse un labbro per non sorridere, o peggio: la serietà quasi cupa della suora veniva messa in burletta dal suo stesso modo di parlare, viziato da un problema a un incisivo superiore, molto spostato all'indietro.

Sera, al Commissariato.
- Carmelo, hai colto anche tu le allusioni, gli ammiccamenti, le reticenze delle altre suore a proposito della Direttrice e della suora cuciniera?
- Impossibile non notarle... come se volessero farci intendere che fra le due esiste un rapporto particolare, del quale però hanno paura a parlare apertamente.
- Domani interroghiamo prima la cuoca e poi il factotum. Qui, però, per mettergli un po' di pressione.

- Suor Elvira, lei che idea s'è fatta?
- Di... di cosa?
- Dei tre bambini uccisi... del loro assassino...
Minuta, sguardo diffidente venato di paura.
- Io parlo, però... voi avete il segreto, vero? - si torceva le mani - Il Biggi... Dario Biggi è il nostro uomo di fatica... per la fatica che fa lui, poi... ecco, io l'ho visto girare intorno ai bambini... che li guardava come il lupo l'agnello... e proprio il giorno prima della morte del... dell'ultimo piccino - ebbe come un singhiozzo - l'ho visto che ci scherzava, a un certo punto gli è andato vicino... gli parlava in un orecchio. Mi è mai piaciuto, quello lì... ma per l'amor di Dio, voi non ditegli niente, quello è pericoloso, ha certi occhi...
- Non si preoccupi, sorella, le vostre deposizioni sono segrete. Grazie, può andare.

- Carmelo: e due. Anche la Direttrice sospetta del giardiniere: non le è mai piaciuto, gli dà lavoro per ‘opera di carità' perché è un poveraccio, e gliel'ha segnalato un parroco. Lo teneva già d'occhio, dopo che un bambino le aveva confessato fra le lacrime che quello aveva cercato di mettergli le mani addosso. Sentiamo lui che ci racconta.

Il Biggi non si presentava bene: zoppicava, mezzo gobbo, la bocca storta, capelli arruffati; vestito con abiti più grandi di almeno due taglie, sdruciti. Non aveva un profumo da serata di gala. Teneva gli occhi bassi, ogni tanto li alzava, pareva una bestia impaurita. Mascella partì diretto, senza giri di parole:
- Biggi, ti hanno visto ronzare intorno ai bambini, parlavi con l'ultimo ucciso proprio il giorno prima. Ti consiglio di non tirarla tanto per le lunghe: una confessione subito potrebbe farti risparmiare qualche anno di galera.
L'animale braccato alzò la testa di scatto, l'occhio fiammeggiante, sollevò un pugno.
- Quella tr..., oh mi scusi signor Commissario - tornò mite - Lo so chi gliel'ha detto, è la suora della cucina, l'Elvira. Lei mi odia perché...
- Biggi, bada come parli. Adesso interroghiamo anche i bambini e se qualcuno di loro conferma che gli ronzavi intorno... tu sei un uomo di fatica, puoi benissimo aver aperto la porta della stanza delle punizioni, gli hai promesso di liberarli e poi... il nastro adesivo da pacchi tu lo usi di sicuro... prima o poi ti incastriamo. Parla!
Si torceva le mani, alzava e abbassava gli occhi, era come scosso da spasmi. Di colpo rizzò la testa, si mise diritto, non era più sciancato, gobbo; sparita la smorfia dalla faccia. Era un altro, perfino nello sguardo. Di fronte alle facce perplesse e indagatrici dei due poliziotti, raccontò:
- Io parlo, ma vi scongiuro di non tradirmi, di non raccontare niente alla Direttrice, quella bestia. No no, mi scusi, sto attento a come parlo. Io non sono come pensano loro, quelle là, lo vedete anche voi. A me... ecco, non mi piace tanto di lavorare, di piegarla... mi hanno licenziato da tante parti, poi un amico mi ha detto che cercavano uno per la Colonia. Me mi va bene lì perché non è troppo pesante e mi lascia tempo libero. Certo, la paga è bassa, ma... Commissario, a me i bambini mi interessano niente, gli ho mai nemmeno detto niente, figuriamoci toccarli o peggio. Commissario - sguardo che cercava complicità - me mi piacciono le donne, mi piace cambiarle, mi piace... mi capisce, no?
- Vai avanti, che poi vediamo se ti capisco.
- Ma lei se lo immagina se quel carabiniere vestito da suora si sogna che io ho tante amiche... Allora per non perdere il posto, che poi dove ne trovo un altro così, ho fatto questa messa in scena del povero deficiente storpio. Che fin qui ha funzionato. Ma voi adesso non mi dovete tradire, se no sono sul lastrico.
- Ti rendi conto che mi stai raccontando una storia un po' inverosimile? anche se certo, a vederti adesso, sembri proprio un altro. Faremo verifiche, non è che ce la beviamo così al volo. Ma... mi dicevi della suora cuciniera...
- Sì, quella me l'ha giurata perché un giorno l'ho vista che spiava i bambini ai gabinetti... spiava da una finestrella che c'è dietro e dà sulla pineta.

- Stefano, ho tutta l'impressione che il cerchio si stia chiudendo... quando due cominciano a gettarsi la colpa addosso l'un l'altro...
- Sì, ma c'è qualcosa che non mi convince... va be', indaghiamo un po' su questo misterioso Biggi.

La perquisizione nella sua modesta abitazione confermò quanto aveva detto: trovarono riviste oscene, non certo di ottimo livello, ma niente di pedopornografico. E un'agenda ricca di nomi di donne e di numeri telefonici. Qualche telefonata a caso confermò la predisposizione godereccia ma secondo natura del giardiniere. Si rintracciarono amici, che suggellarono il ritratto del giardiniere.
- È un sano puttaniere. - chiosò sconsolato il Commissario.
Si ricominciava.

- Ah, lo so io perché inventa queste cattiverie, quel... disgraziato! - Suor Elvira prima era sbiancata, poi si era fatta paonazza - Lui mi odia perché sono l'unica che ha il coraggio di rimproverarlo quando lo trovo che si nasconde per non lavorare. Ma non pensavo che arrivasse a tanto, quell'anima del diavolo. Lo vedete quanto è cattivo? Fossi in voi lo terrei d'occhio.
- Grazie, faremo tesoro dei suoi preziosi consigli, sorella.

Le pale del ventilatore giravano lentamente, nell'ufficio del Commissario. Pur essendo il 7 giugno, il clima era ancora primaverile, a causa delle frequenti piogge. La radio diffondeva l'incontro di calcio Italia-Svizzera, a Santiago. Si stava chiudendo la fase a gironi dei Mondiali di in Cile. Mascella e Quarta avevano appena esultato, con moderazione, all'annuncio del goal di Bulgarelli, al 67'. L'Italia vinceva 3 a 0, ma era ugualmente fuori.
I due stavano facendo il punto della situazione: in alto premevano e si doveva decidere se chiudere o meno la colonia O.D.A.. L'agente Calò annunciò una telefonata per il Commissario:
- Commissa', dice che è un archivista della Polizia in pensione da dieci anni. Con lei vuole parlare, questione urgente è.
- Calò, stiamo facendo il punto sui delitti della colonia... e c'è pure la partita. I pensionati possono aspettare.
Nemmeno due minuti e:
- Commissa', insiste... solo cinque minuti, dice. Questione di vita o di morte è, ha detto.
Occhi al cielo, sbuffo:
- Va be', passamelo ‘sto...

- Stefano, sarà anche una buona idea, ma io continuo a sentirmi un perfetto imbecille.
Mascella e Quarta, parrucca e barba finta, prendevano il sole in un'area adiacente a quella riservata alla colonia O.D.A.. era stata un'iniziativa del Commissario:
- E dai, Carmelo, è solo per poche ore. Così possiamo tenere d'occhio i movimenti e le persone che girano intorno ai bambini. Le assistenti laiche, le suore, eventuali altri personaggi...
Rientrarono a mani vuote: la vita di quel rettangolo di spiaggia si svolgeva nel più noioso dei modi, grazie alla ferrea disciplina imposta dalle monache e al mare mosso che teneva i bambini fuori dall'acqua. Il mare... la sua agitazione degli ultimi tempi suggeriva a Mascella l'idea di un cruccio incontenibile per la fine dei suoi piccoli amici, venuti lì solo per lui, per giocare con lui.

Tornati ai loro mascheramenti consueti, il mattino seguente i due investigatori si presentarono a suor Letizia con la faccia delle grandi occasioni.
- Buongiorno, signora Direttrice. Pensiamo di farle cosa molto gradita comunicandole che questa notte abbiamo arrestato Dario Biggi, con l'accusa di aver seviziato e ucciso i tre piccoli ospiti della colonia che lei dirige.
Li guardò inarcando leggermente le sopracciglia, quasi dubitando.
- Sì, l'incubo è finito. Nei giorni scorsi due bambini ci avevano confessato di essere stati molestati da lui. Non hanno parlato perché li aveva minacciati pesantemente. Una delle sue suore l'altro giorno si è ricordata di aver visto il giardiniere aggirarsi intorno alla colonia la sera prima dell'ultimo omicidio. Ma soprattutto, un archivista della Polizia ha rintracciato precedenti denunce nei suoi confronti per molestie a minori. Con una condanna. Bene, la caccia è finita, speriamo che possiate tutti recuperare la tranquillità che si conviene a un luogo come questo. La preghiamo di comunicare la bella notizia alle sue consorelle, ai superiori e agli ospiti.
Una smorfia che nelle intenzioni poteva essere un sorriso alterò per un attimo la maschera della suora.
- Vi ringrazio, e lei ringrazi per me i suoi superiori. Per la tempestività e la professionalità.
Mascella non capì se quest'ultima parola pulsava di una vena di ironia o se era il solito difetto di pronuncia. Una gelida stretta di mano fu il segnale del congedo.

- Come, scusi? La Direttrice... ma lei chi è? La Vice...? Mi ripeta con calma, prego.
Rimise a posto la cornetta, Mascella; fissò Quarta con occhi che distillavano desolazione; disperazione, anche.
- Andiamo alla Colonia: hanno ucciso la Direttrice, questa notte.
- Ma com'è possibile? chi...?
- Andiamo, ti racconto per strada.
La trovarono nel suo letto, statua composta e arcigna. Soffocata con un sacchetto di cellophane chiuso intorno al collo con nastro adesivo da pacchi. Viso cianotico, occhi sbarrati. Bocca dilatata all'inverosimile. Mani contratte a pugno.
- Chi l'ha trovata?
- La suora addetta alla pulizia della sua camera. Era in ritardo, cosa che non succede mai... ha bussato, più volte... nessuna risposta. Ha abbassato la maniglia, la porta non era chiusa a chiave. È entrata e...
- Suor Elvira dov'è?
- Nella sua camera, ha avuto un malore.
- Mi spiace. Comunichi a tutte le sue sorelle e alle assistenti di presentarsi oggi pomeriggio, alle 15, in Commissariato. Tutte.

C'erano sedie solo per le più anziane; le altre, si scusò Mascella, dovevano restare in piedi. Ma sarebbe stata questione di poco. Entrò subito nel merito:
- Dario Biggi è innocente, non è lui il mostro della colonia.
Mormorio, occhi che si cercavano, che cercavano chi non c'era e chi non voleva farsi trovare.
- Abbiamo simulato il suo arresto nella speranza di provocare mosse false nel vero assassino. - sguardo panoramico su quel gregge spaurito, inquieto. - Che non è tra noi. Avevamo già raccolto indizi pesanti contro la defunta Direttrice, suor Letizia: - mormorio indecifrabile - i morsi sui corpi dei bambini presentavano un'anomalia, perfettamente compatibile con il difetto all'incisivo superiore che tutte conoscete; il mio vice, dottor Quarta, ha trovato nel cestino dell'ufficio della Direttrice un residuo di nastro adesivo da pacchi identico a quello utilizzato per chiudere la bocca delle vittime; io stesso nel corso di una visita, approfittando di una momentanea assenza di suor Letizia, ho trovato nel suo breviario una incisione raffigurante il conte Ugolino. Ma soprattutto la inchioda la documentazione che abbiamo recuperato grazie alla memoria di un archivista della polizia in pensione. Nel 1940 suor Letizia dirige un Asilo infantile a Campobasso (mandata là in seguito a episodi di lesbismo avvenuti nel convento che la ospitava in precedenza). Qui vengono trovati morti, a distanza di pochi mesi l'uno dall'altro, tre bambini: soffocati e con i genitali mutilati a morsi. Viene incolpato un balordo del posto, poi condannato a morte. C'è il fascismo, niente è impossibile per famiglie potenti e ammanicate. Per mettere a tacere i sospetti che comunque gravano sulla suora, uno zio cardinale la fa trasferire a dirigere un Istituto per ragazze madri in provincia di Catania. Evidentemente mai nessuno volle riaprire il caso di quei tre omicidi. Io ero troppo giovane e all'epoca c'era la censura: nemmeno ne avevo sentito parlare.
Pausa, per cogliere umori e stati d'animo nel gregge senza pastore.
- Avevamo indizi, ma non prove schiaccianti, non potevamo procedere. E poi sospettavamo dell'esistenza di un... di una complice. Ora ne abbiamo la certezza.
Come ubbidendo a un comando, gli occhi di tutti si fissarono su suor Elvira.

Il mare non aveva l'aria di voler festeggiare la fine dell'incubo, pareva ancora scosso dal dolore e dalla rabbia per gli amichetti persi. Si agitava, voleva che nessuno si immergesse a turbare il suo strazio. Anche il cielo manifestava cordoglio, bagnando i cavalloni marini di grosse lacrime.
Nel Commissariato, era rimasta solo suor Elvira. Non era stato necessario fare pressioni per avere la sua confessione: non vedeva l'ora.
- L'ho uccisa io, certo. - La voce, un soffio, ma non tremava - Ho capito che l'arresto del Biggi aveva dissolto le sue paure, i suoi freni. Sarebbe tornata a uccidere, a costo di firmare la sua condanna. Io però ero stanca, non potevo più assecondarla, essere sua complice. Ho sempre finto di condividere la sua perversione, la sua... pazzia: lei credeva davvero che anch'io godessi di quelle atrocità. Non si è mai accorta di quello che facevo. Per salvare i bambini dai suoi assalti di belva spietata, quando gli mettevo il nastro adesivo sulla bocca - per non farli urlare, le dicevo - lo stringevo al punto di soffocarli un po' alla volta. Così non avrebbero patito per i suoi morsi. - Si fermò, alzò la testa, cambiando tono - Letizia odiava i bambini perché le ricordavano la sua infanzia resa infelice da genitori troppo rigidi, privi di affetto nei suoi confronti. Gli... sbranava simbolicamente i genitali perché avrebbe voluto che la razza umana cessasse di riprodursi. Odiava tutti. - Altra pausa, come a raccogliere le forze per l'ultimo tratto di salita. - Vi state chiedendo perché assecondavo la sua follia omicida... - I suoi occhi si scioglievano in piccole perle luccicanti, che andavano a decorare le guance sfatte. - Io... ero la sua amante, la sua schiava; lei era la mia difesa, la mia ancora di salvezza in un mondo che mi voleva schiacciare per la mia diversità. Lei era una zattera alla deriva che trasportava l'unico scampato al naufragio.

Non più storpio, il Biggi si godeva un mare finalmente placato. Nuotava e rideva: suor Elvira l'aveva pagato bene per soffocare la vecchia pazza. Lei gli aveva aperto, gli aveva fatto trovare l'occorrente. La Direttrice dormiva come un sasso, era stato uno scherzo per uno robusto come lui.
Di colpo le onde si agitarono, si era levato nuovamente il vento. Meglio tornare a riva.
Non lo vide finché non alzò la testa per cercare i vestiti.
- Biggi! - gli sparò secco come sempre il commissario Mascella - Sul sacchetto che ha soffocato suor Letizia ci sono le tue impronte digitali.