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Iceberg 177-V

di ViperaRossa, pubblicato lunedì 21 luglio 2014

Markus alzò lo sguardo verso il cielo abbagliante del circolo polare artico.

«Ma non dovrebbe nevicare qui?» Una voce simile a un eco lontano gli ricordò una triste verità.

«Sì, dovrebbe anche esserci l'aurora boreale, ma quando ci siamo noi sembra che ogni cazzo di cosa bella in questo posto dimenticato da dio non si manifesti.» Rispose Markus, continuando ad osservare il cielo completamente bianco attraverso la sua maschera protettiva. I raggi del sole colpivano quella zona di mondo in maniera superflua, ma la luce riflessa sopra la neve perenne poteva danneggiare gli occhi tanto quanto osservare direttamente il sole. Era il terzo iceberg che scandagliavano quel giorno, i primi due non avevano dato alcun risultato, niente di strano perlomeno. Markus iniziò a sentirsi dei sonori colpi sulla superficie, come se qualcuno stesse preparando il ghiaccio per un qualche cocktail alcolico. I colpi si fecero più nitidi e vicini, da una stretta cavità uscì un uomo, più basso e snello di Markus, con un giubbotto beige, ornato da una pelliccia bianca.

«Indovina? Esatto! Un bel niente di niente, solo tantissimo ghiaccio. Ma che strano trovare del ghiaccio al polo, non trovi Markus? Ricordami cosa ci hanno mandato a cercare, per favore.» l'ometto si alzò, spolverandosi via la neve dalle ginocchia e dalle spalle, si tolse la maschera, rivelando un volto magro e spigoloso, con barba e baffi biondi, occhi di ghiaccio.

«Ti ho già detto tante volte che non ho idea del perché il governo ci ha mandati a controllare questa zona del circolo, Dlint.»

«Si si, va bene Markus, qual è il prossimo?» disse il biondo con gli occhi azzurri dopo aver conficcato i due picconi da ghiaccio sulla parete dell'iceberg e dopo aver appeso la maschera protettiva al manico di uno di questi ultimi.

«L'iceberg 177-V, in poche parole quello laggiù.» sospirò Markus tenendo il briefing della spedizione con una mano e indicando un iceberg a poche centinaia di metri con l'altra. «Dopo quello si torna al campo, Dlint. E per oggi abbiamo finito.»

«Sia lodato il signore, non ne potevo più!» Dlint si rimise la maschera protettiva e staccò con violenza i picconi dal ghiaccio, facendo cadere al suolo della lieve polverina bianca che andò ad unirsi al bianco suolo dell'iceberg.

I due scienziati raggiunsero l'iceberg 177-V con una piccola barca a motore, simile a un motoscafo, molto adatta a insinuarsi tra i ghiacci. Costeggiato l'enorme blocco, si misero subito in azione, sfoderando i picconi e iniziando la faticosa scalata verso la cima della montagna ghiacciata. I loro picconi, fatti solo per il ghiaccio, perforarono con eccellente perizia la superficie dell'iceberg e non ci misero molto a raggiungere la loro meta. Markus fu il primo, seguito a ruota da Dlint che non mancò di esprimere le sue opinioni con sottile sarcasmo e doloroso cinismo.

Una volta in cima i due si riposarono giusto qualche minuto, per poi continuare diligentemente il loro lavoro di esplorazione.

«Questo non è diverso dai precedenti, Markus. L'unica cosa è che questo è giusto più alto e possente.» Dlint si fermò a osservare il mare del polo nord, somigliava tanto a un cielo notturno, pieno di bianchi puntini. Markus interruppe la sua esplorazione, sconvolto si prese le ginocchia con le mani e si fermò ad osservare il suolo. «Presto Dlint vieni a vedere! Questo è... anomalo!»

Dlint si girò di scatto e raggiunse Markus, quasi scivolò sul ghiaccio a causa della foga nel correre verso il compagno. I due si guardarono negli occhi e subito dopo continuarono a scrutare dentro l'iceberg. Un'enorme tunnel distingueva quell'iceberg da tutti gli altri precedentemente esaminati. Aveva un diametro di almeno 5 metri, era enorme, nel vero senso della parola, le pareti erano perfettamente lisce, nessun fenomeno naturale avrebbe potuto creare qualcosa di così perfetto.

«Forse sono stati altri scienziati di un qualche laboratorio, magari gli serviva del ghiaccio da analizzare, che ne pensi Markus?» Dlint fu chiaramente scosso da quel ritrovamento, in quel posto sperduto dall'esistenza. I suoi baffi biondi iniziarono a vibrare, i suoi occhi si mossero velocemente cercando di guardare ancora più in fondo dentro quel tunnel che si perdeva nell'oscurità del ghiaccio.

«Penso che abbiamo trovato quello che il governo voleva trovassimo.»

Dopo rumorose consultazioni, i due, decisero di scendere nel tunnel con i loro fidati picconi e di andare a fondo a questa strana vicenda. Iniziò la discesa. Il tunnel non era perfettamente verticale e questo li aiutò non poco. Picconata dopo picconata scesero sempre più in profondità, superando di gran lunga il livello del mare. Markus sembrò chiaramente affaticato dalla discesa, pesava più del suo compagno Dlint e i picconi lo sorreggevano con più difficoltà.

«Dlint, non riuscirò ad andare avanti ancora per molto.» Esordì Markus tenendosi bello stretto ai suoi picconi, saldamente conficcati nel ghiaccio vecchio di eoni.

«Tieni duro vecchio mio, ormai non dovrebbe...» Dlint non riuscì a finire la frase che un violento scossone staccò Markus dai suoi appigli e lo fece precipitare nel buio abisso di quel tunnel.

«Markus? Markus! Stai bene amico? Tieni duro vengo a prenderti!» Dlint urlò con tutto il fiato che aveva in gola, i due erano buoni amici da molto tempo e non voleva perdere Markus per una sciocca e misteriosa esplorazione. La risposta di Markus non tardò ad arrivare.

«Lasciati andare Dlint, il tunnel ti porta qui dove sono io come un grosso scivolo di ghiaccio. Muoviti, devi venire a vedere che assurdità ho trovato.» La voce di Markus rimbombò per tutto il tunnel di ghiaccio, rasserenando Dlint, che staccò i picconi dal ghiaccio e si lasciò trasportare dalla gravità. I due scienziati si ritrovarono, entrambi accesero le torce elettriche e iniziarono ad esplorare quella strana grotta scavata nel ghiaccio profondo. Camminarono nell'oscurità più totale per una buona mezz'ora, finché Dlint non inciampò in qualcosa e cadde dolorante.

«Che male, porca miseria! Cosa diavolo ho colpito di così duro?»

«Forza, ti aiuto a rialzarti.» Markus prese Dlint per la mano e lo tirò su di forza, dopo questo entrambi puntarono all'unisono le loro torce contro quella sporgenza nel suolo, quello che videro fu sconcertante. Non solo la sporgenza ma l'intero suolo era di un grigio metallico, anzi, era proprio metallo, luccicante e duro come la pietra. La sporgenza che aveva fatto cadere Dlint era anch'essa di metallo, ma, a differenza dell'intera superficie, aveva qualche parte in un materiale che sembrò vetro verde. Markus si accucciò vicino alla sporgenza, per esaminarla meglio.

«Dlint, cosa diavolo sta cercando il governo?» Nel dire questa frase Markus si voltò verso il suo compagno che a differenza sua continuava ad osservare la sporgenza, con gli occhi sgranati e la faccia stupita, di chi ha appena visto un fantasma. Dlint indicò la sporgenza e si allontanò.

«Markus, levati da lì!» La voce terrorizzata di Dlint fu una cupa presentazione a quello che successe pochi secondi dopo. Si sentì un assordante rumore metallico e altre centinaia di sporgenza spuntarono dal suolo come insetti d'acciaio. Ogni sporgenza emise una spettrale luce verde Quel gran accumulo di luci verdi iniziò gradualmente ad illuminare tutta la grotta scavata nel ghiaccio. I due scienziati erano in piedi sopra qualcosa di molto antico, qualcosa di molto grande, dalle fattezze circolari e di materiale metallico, e a notare dalle sporgenze che spuntarono e illuminarono la zona, qualcosa di molto avanzato tecnologicamente.