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Guardando il cielo non sarai mai solo

di Pablito, pubblicato venerdì 6 giugno 2014

Il vento soffiava più che mai, portando con sé suoni che sembravano urla.
Era in arrivo una grande tempesta.
Il giovane spronava il suo cavallo a correre più veloce che poteva, guardando il cielo che, benché fosse pomeriggio si stava facendo sempre più buio.
Egli era solito guardare il cielo per non sentirsi solo, ma quel giorno nel cielo vedeva solo il riflesso della sua paura.
Giunse a quello che doveva essere il castello reale e scese da cavallo, attraversò decine di stanze e corridoi, senza prestare attenzione alle guardie che da ogni dove gli intimavano di andarsene.
Aveva corso molto ed aveva il mantello blu rotto e i vestiti regali sporchi, mentre i capelli spettinati, quasi gli nascondevano il viso.
La stanchezza si annidava in lui, ma ormai doveva solo salire i gradini che lo separavano dalla sua meta.
Arrivò, anche se con fatica, alla torre più alta del castello ed entrando l'ansia che l'aveva consumato fino ad un momento prima sembrò lasciarlo.
"Ce l'hai fatta John !", le parole della giovane risuonavano quasi a stento nella stanza, come se l'eco avesse avuto paura di sfidare il silenzio che aveva regnato fino a quel l'attimo. "Sapevo che saresti venuto, ma come hai fatto ?"
John tentò di sorridere, ma non ci riuscì.
Guardò la sua amata, senza sapere cosa dire a lei e alla creaturina che ella teneva in braccio.
"Il piccolo sta dormendo. John ho paura."
Il bambino, che non doveva avere più di cinque giorni, continuava a dormire cullato dalla madre, non curante delle preoccupazioni dei genitori.
I capelli castani di lei erano scompigliati ed il suo vestito aveva perso l'eleganza che un tempo aveva.
Stavano entrambi in silenzio ora, come cercando di rivivere in un momento tutti gli attimi felici, che non sarebbero più appartenuti loro.
John però, abbandonò quasi subito quei pensieri, per concentrarsi su ciò che di lì a poco sarebbe accaduto.
"Sta arrivando, Sophia" mormorò allora lui. "Come fai a saperlo ?" Non è mai venuto qui da quando mi ha fatta rinchiudere."
"Le guardie non mi hanno fermato e non c'era nessuno a sorvegliare la torre. Sapeva che sarei venuto e ha fatto in modo che ci riuscissi. Ci vuole qui, e ora non possiamo scappare da questa torre, non tutti e tre almeno..."
John aveva ragione; iniziarono a sentire, infatti, dei passi lontani, che salivano i gradini della torre.
"Sophia vieni, dobbiamo mettere in salvo almeno te e il bambino."
La giovane aveva ormai capito che non sarebbero stati tutti e tre salvi, ma chiese comunque cosa avrebbe fatto lui, senza aspettarsi una risposta, che arrivò solo mormorata.
"Io pagherò il prezzo"
Salirono una scala a cui non avevano prestato attenzione fino ad allora e si ritrovarono in una stanza più piccola, in cui le pareti ospitavano finestre in ogni direzione, circondate dai rami di un meraviglioso rampicante.
Entrambi ricordarono bene in posto, poiché era il luogo in cui si erano scambiati il primo bacio di vero amore, ma ancora una volta, prima che i ricordi potessero prendere possesso di loro, John prese a fare altro.
Si mise a cercare qualcosa tra i mobili della stanza, e alla fine prese da dietro un divanetto un vecchio baule e lo portò nella direzione opposta a loro, sotto una finestra.
"Immaginavo che se ti avesse trovata ti avrebbe rinchiusa qui, così l'ho nascosto prima. Questo vi salverà amore mio."
Sophia non sapeva che fare o dire, stava per perdere il suo amato nel tentativo di scappare affidandosi ad un baule malconcio. Era un incubo, un incubo assurdo.
John guardò suo figlio, un bambino piccolo e indifeso, che gli somigliava molto.
"Figlio mio, ti ho dato un nome che augura la vittoria, perché quella che ti aspetta è una vita difficile, ma io so che tu tornerai e vincerai." Le lacrime non riuscivano più a tenersi nascoste, baciò la sua amata Sophia per l'ultima volta e quasi tremante prese a recitare una formule in una lingua antica mentre il baule iniziava a emanare luce.
Sotto di loro erano ormai giunti quattro soldati, guidati da un uomo con gli occhi grigi e lo sguardo malvagio, che salì le scale proprio mentre John aveva finirò di recitare la formula e il baule brillava sempre di più.
L'uomo dagli occhi grigi sorrise falsamente ai due, mentre la luce del baule si rifletteva nella corona che cingeva la sua testa.
"Devo anmetterlo fratello, ti avevo sottovalutato, ma non ve ne andrete da questa torre. Almeno, non vivi."
"Portatemi il bambino" ordinò ai soldati, ma prima che essi potessero muoversi John estrasse la spada che portava con sé.
"Sophia vai !"
"No, non senza di te"
John prese a mebare fendenti, senza mai riuscire a colpire il fratello.
"Oh, ma non ce n'è bisogno fratellino", e con un gesto l'uomo dagli occhi grigi fece apparire una spada d'oro nella sua mano.
"È una spada incantata", spiegò dedicando al giovane un altro sorriso falsi, "non può fallire".
E prima che John potesse accorgersene venne ferito ad una spalla dalla spada maledetta.
"Allora è vero", mormorò dolorante John, "sei un servo della Notte. Fratello, la magia ti consumerà !"
"Osi parlarmi in questo modo ?! Tu sei il traditore ! Ma ormai la principessa non ti vuole più. Tu hai rovinato tutto ! E ora meriti di soffrire: vedrai la tua famiglia morire. Il tuo stupido incantesimo non durerà ancora per molto, lo sto distreggendo. Mentre distruggo te."
"No!", urlava Sophia impotente, mentre il suo amato veniva colpito più volte e il bambino piangeva.
John non avrebbe potuto reggere ancora molto.
Si voltò verso Sophia e con uno sguardo riuscì a dpnarle tutti i ricordi più felici insieme.
"Scappa", le disse mentre lei gli annuiva tristemente.
L'uomo dagli occhi grigi si voltò allora verso Sophia, che mosse una mano disperatamente anche se non accadde nulla.
"John non te l'ha detto cara ? I vostri 'poteri' non funzionano con me."
Ella allora corse verso il baule, che quasi smesso di illuminarsi.
"Io non posso farti del male o distruggere il baule per lo stupido incanntesimo di mio fratello", disse l'uomo dagli occhi grigi avanzando verso di lei.
"Decidi cara, mi consegni il bambino e voi no. Morite, o morite tutti e tre", la sua voce arrogante dell'uomo risuonò nella stanz, ma prima che Sophia potesse anche pensare, John, con tutte le forze che gli rimanevano fece muovere il rampicante, che con un ramo prese il bambino e lo mise nel baule.
L'uomo dagli occhi grigi incenrì il ramo, ma era troppo tardi.
Il baule aveva già compiuto la sua magia, smettendo di brillare.
"Uccidimi", disse John, "uccidimi, a tu muori con me, Iracon".
Iracin con un gesto spazzò via Sophia, che cadde violentemente, proprio vicino al suo amato.
"È salvo" disse lei a John, tenendogli la mano.
Il giovane stava per morire, guardando la sua Sophia, il suo vero amore e il cielo buio.
Iracon urlava di rabbia mentre anche il baule spariva.
"No ! Lerede non ce la farà. Lui ritroverà vostro figlio ! Non sarà mai al sicuro, lui lo ritroverà e allora lui morirà !"
Gli occhi di John si chiusero.
Sophia gli teneva la ma.
Gli occhi di John si chiusero per l'ultima volta, mentre teneva in mano il suo vero amore, si chiusero su quel cielo che mai l'aveva lasciato solo.
Morirono così i custodi del vero amore, mano nella mano, affinché il loro amore fosse eterno.

Salve :), sto riscrivendo meglio (spero) la serie "il battito", spero che vi piaccia e mi farebbe piacere se lasciaste un commento.