stampato su ewriters.it il 24/07/2019 08:36:19

Scompartimento n.8

di LaSpugna, pubblicato domenica 16 febbraio 2014

Era il treno delle quattordici e trentatré, quello che mi permetteva di andare ogni giorno a lavoro. Timbrai il biglietto che il capotreno aveva appena fischiato la partenza, così che fui costretto a fare una corsa forsennata fino al convoglio, sotto il suo sguardo lontano ma di cui potevo immaginarmi tutta la smorfia di fastidio per quel leggero ritardo.Salii sul treno col fiatone e, come ogni giorno su quel treno, mi misi alla disperata ricerca di un posto. Era agosto e nei vagoni il forte odore di pelle dei sedili si mescolava a quello altrettanto forte di sudore dei passeggeri. Facendomi largo tra i pendolari in piedi o seduti a scacciarsi le zanzare dai polpacci, diedi una rapida occhiata a un paio di scompartimenti. Il primo era interamente occupato; del secondo, mi bastò adocchiare due piedi sporchi pesantemente abbandonati sull'unico posto libero per convincermi a perseverare nella mia ricerca.Stavo per spostarmi nella carrozza successiva quando apparve il controllore chiedendomi di esibire il biglietto, sicché per ragioni di spazio mi ritrovai sul lato interno del corridoio, incespicando la soglia di un terzo scompartimento. Il numero otto, come recitava la scritta.- Ieri di colpo è collassato.- Ma come mai?- Diabete.- Eh il diabete è brutto.Mentre il controllore esaminava il mio biglietto, due signore parlottavano nel corridoio.- Ti prende tutto: occhi, gambe...- ... reni... Le parti più importanti.Poi il controllore si allontanò. Allora mi voltai verso l'interno dello scompartimento e mi ritrovai davanti un quadro inaspettato.Un uomo distinto, sulla quarantina, quasi del tutto stempiato, se ne stava comodamente seduto al suo posto, le gambe distese, i piedi - questa volta elegantemente richiusi in un paio di scarpe - adagiati su un fazzoletto di stoffa posto sul sedile di fronte. Guardava fuori dal finestrino, e non distolse lo sguardo neppure quando entrai. Era il solo lì dentro.Richiusi le porte dello scompartimento dietro di me e con un sospiro di sollievo mi accomodai nel posto più vicino, facendo in modo che ogni lembo possibile del mio corpo avesse modo di sprofondare nella seduta. Erano di quegli scompartimenti vecchi, coi numeri dei posti riportati sulle targhette metalliche e le incisioni coi paesaggi affisse alle pareti. Mi infilai le cuffie e ascoltando un po' di musica sprofondai, senza accorgermene, in un sonno profondo. Non so dire quanto tempo passò, ma quando mi risvegliai vidi che l'uomo mi stava fissando, ed ebbi un impercettibile sussulto.- Doveva piacervi molto quel pezzo. - irruppe sorridendo - Vi sono venuti i brividi mentre l'ascoltavate. Non fa certo freddo: doveva per forza avervi suscitato una forte emozione.Riconobbi la melodia di cui parlava. Era vero, mi provocava quella reazione ogni volta che la ascoltavo. Sorrisi con imbarazzo, non sapendo con quale altro gesto rispondere a un'osservazione tanto acuta.- Dove siete diretto? - mi chiese. Esitai un momento.- A lavoro. - risposi vago.- Che lavoro fate?Ero stupito della naturalezza con cui quello sconosciuto si rivolgeva a me. E probabilmente fu la sua seconda acuta osservazione, perché il suo sguardo tornò a posarsi fuori dal finestrino, incurante di ogni mia eventuale risposta.- Vi è mai capitato di non cogliere più il senso di qualcosa? - continuò senza staccare gli occhi dal vetro.Lo guardai senza capire e, come mi succede sempre in casi del genere, divenni ironico.- Se vi riferite al senso del lavoro, mi capita ogni giorno.- Anch'io sto andando a lavoro. - riprese con lo sguardo sempre fisso, quasi stesse intrattenendo un monologo interiore - Ma stamattina mi sono alzato e mi sono chiesto: perché? Voglio dire, ogni santo giorno prendo il treno, scendo alla mia fermata e sbrigo le mie faccende. L'indomani punto e a capo. Non vi pare assurdo? E nel frattempo la vita passa, come il manifesto di un circo.Sorrisi di nuovo impacciato.- E come se non bastasse ho passato l'intera mattinata a osservare le persone. - continuò - A osservare con quale convinzione facciano le cose, che si tratti di andare incontro al proprio destino o a un'edicola: da dove prendono tutta quella sicurezza? Non vi è mai capitato di invidiare l'incedere certo e spedito di una giovane donna?In quel momento capii che il tizio non solo non scherzava ma era probabilmente pazzo.- Lavoro per una ditta di assemblaggio di materiali plastici. - dissi, sperando con quella dichiarazione di dare alla conversazione un che di tangibile - Monto elettrodomestici. Ferri da stiro, aspirapolvere...- E non vi è mai venuto l'impulso di fermarvi? Così, di punto in bianco? - chiese con improvvisa curiosità, guardandomi ora negli occhi e attendendo la mia risposta come si attende la cura da una cartella clinica. - Anche solo per un attimo?- No.Non rispose. Il suo sguardo semplicemente si rabbuiò e tornò sul finestrino.Non sapevo cosa aggiungere. Con una scusa allora mi allontanai. Cercai il bagno della carrozza, e mentre pisciavo disegnando ghirigori per i dannati sobbalzi del treno, ripensai a quelle parole, cercando disperatamente una risposta alla domanda del tizio. Mi vennero in mente le mie giornate di lavoro, le parti di un ferro da stiro, gli ordini che i capi mi impartivano ogni giorno e le mancate catene interrotte di cui ero stato artefice fino al giorno prima, e senza nemmeno averlo mai saputo! Decisi allora che sarei arrivato in fondo alla questione, che il mio "no" non era stato sufficiente: avrei dovuto aggiungerci un bel "perché dovrei farlo?". Che stupido, perché non ci avevo pensato prima? Tornai nel corridoio che mi sentivo il presidente americano al suo discorso di insediamento, con la sicurezza di chi ha in pugno la battuta giusta. "Perché dovrei farlo?" pensai, e riaprii la porta dello scompartimento.L'uomo non c'era più. Vi restava solo la forma del culo impressa nel sedile di pelle.Lo cercai nello scompartimento numero otto il giorno dopo, e quello dopo ancora. E mentre cercavo lui e la risposta continuavo a prendere quel treno, a scendere alla mia fermata e a sbrigare le mie faccende.

laspugna™ - www.laspugna.it