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Déjà vu

di Vavi, pubblicato mercoledì 27 febbraio 2013

Come quando passo davanti a quella villa, enorme, antica e abbandonata, ma solo nei tramonti d’estate.

Solo d’estate mi sussurra una storia, mi racconta delle vite senza nome, rapisce il mio cuore e mi trascina nel passato: misteriosa e affascinante.

Mi ritrovo così a sussultare alla sua vista, a rabbrividire al suo pensiero, perché non è di questo secolo, ma di quando io non ero.

La guardo, quella casa abbandonata, vorrei conoscerla, vorrei carpirne i segreti e ascoltarne le storie, ma non posso, perché lei è lontana, chiusa…sacra.

Sono piccola e curiosa di un passato che non mi appartiene; eppure mi chiama, bisbiglia il mio nome nel vento. Forse sono solo io che lo sento: forse chiama tutti e non chiama nessuno, quella casa sola.

Lo vedo, lei è inafferrabile, incomprensibile che anche il sole fatica ad abbracciarla: si allunga, attorciglia i suoi raggi, ma non ci riesce, non raggiunge il lato oscuro di quel piccolo mondo.

Che cosa mi vuoi raccontare? Che cosa mi devi svelare, intriso nelle tue mura, sbiadito nei tuoi riflessi, nascosto nella tua ombra?

Non fuggire dalla mia vista, lasciati scoprire, non temere.

Non posso più aspettare, la curiosità è ormai irrazionale, il cuore galoppa a briglia sciolta: devo capire, devo sapere.

Provo ad avvicinarmi, provo ad entrare…