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di Matteo Bertoncello Brotto , pubblicato martedì 3 luglio 2012

Non era conteggiata la pioggia, gocce grosse toc toc solenne martello contro il tetto della macchina innervosita dall’ansia di prestazione (leggila come appuntamento come al solito in ritardo)…la solita frase “da qualche parte ha fatto qualcosa” e l’ha fatto…rami per strada, contrasto asfalto/resto con una nebbia un po’ apocalittica un po’ spettrale che nel fuori orario profuma di desolazione….ma il verde ci stava bene per terra -dillo tu a chi deve prendere su tutte quelle foglie coglione – mi disse la voce della coscienza…a volte la coscienza ha dannatamente ragione.

Hanno iniziato a lacrimare leggermente ed inaspettatamente perchè i paesaggi primaverili portano pensieri tristi, ma siamo nel Veneto produttivo non c’è tempo per questi pensieri, dovrei ripetermi a mente quanti listini dovrò sistemare domani, quali ritiri ci spettano e di tirare subito fuori la query per non fare danni…ma non sono fatto per questa vita ripassano in testa i disegni, il diario, le poesie, le canzoni che tolgono il fiato al calare della sera…l’impatto con il vederti dopo tanto ospedale non era conteggiato, cavolo hai le braccia troppo magre e non riesci alzarle, come facciamo a giocare a briscola? così ti ci vorrà una settimana per pescare la carta e te le vedrò tutte…non hai la forza per sorridere e per tenere eretta la schiena, non hai nemmeno sufficiente muscolatura per stare su a guardare la tv….avevo paura non mi riconoscessi, un po’ mi avrebbe smaccato, non è un fatto di esibizionismo ma voglio che continui riconoscermi questo me lo devi cavolo, non mi aspetto mai niente da nessuno ma questo si cavolo!!!! Oggi non hai conosciuto nessuno me l’han detto sulla porta ma quando sono entrato e ti han fatto la solita domanda banale hai detto “è Matteo” allora è andata il bacio te lo sei meritato – si dai te l’avrei dato lo stesso -… facce stanche facce imbarazzate, voci ebeti a prendere in giro a cui sputerei addosso “o santa maria vergine” si coglione il pregare è del suo mondo non riderle dietro tanto prima o poi toccherà pure a te…

ho cercato di leggere gli sguardi, faticavi a tenere su la testa ma mi incuriosiva cosa bofonchiavi sotto voce fra te e te, secondo me pregavi o parlacchiavi con quelcuno molto in alto ma non si capiva…ansia di accarezzarti il viso e di chiudere gli occhi ci voleva un filtro in bianco e nero, in verità il nero c’era già ti vesti sempre di quel colore anche se ora lo scamiciato ha dei pallini a pois, che scandalo!

E’ un po’ un’ansia di tenere dannatamente forte in testa come sei, com’eri ogni attimo, uscendo pensavo che qualsiasi potrebbe essere l’ultimo ed ho voglia di gustarne il più possibile, da coglione non sono mai venuto a trovarti in ospedale, le 50 ore al giorno a farmi il mazzo non sono una scusante, la vita non è il lavoro, il lavoro ti fa perdere il faro di quello che è la vita, la vita viene dopo, impariamo troppe bestemmie, troppo cinismo fra una timbratura e l’altra, domani me ne scorderò di queste parole, ma dovrei ricordare di più il tuo volto e mandare al diavolo quelle persone nere che mi circondano ogni giorno e a volte mi fanno dimenticare qual’è la mia strada….buona notte a te e a mia mamma che starà li con te distrutta per chissà quanti giorni ancora….tutto il resto è secondario…