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EVA

di AlessandraS, pubblicato martedì 26 giugno 2012

Andrew guardò l’orologio: le 7 e 55, era il momento di svegliarsi. Si alzò dal letto, ma subito squillò il cellulare: era Edmondson. Fuori, nel tetro mattino di una Londra sempre più viva, nevicava. L’ispettore capo Andrew Ryan si diresse a Piccadilly, dove il suo collega Matt Edmondson lo stava aspettando.

-Buon giorno Edmondson. Cosa abbiamo?-.

-Il corpo è là- Indicò un punto sulla strada-Si tratta di una donna,identificata con il nome di Annette Richardson,25 anni,incensurata. Il corpo presenta ferite da strangolamento: si è difesa. Il volto è tumefatto, ma pare che sia stata picchiata dopo la morte. Chiunque l’abbia uccisa, la voleva veramente morta-.

-Il medico legale che dice?-.

-Il decesso è avvenuto fra le 3 e 4 di questa notte, saprà essere più preciso dopo l’autopsia.-

-Che sappiamo di lei?-.

-Niente famiglia, niente amici. Risulta iscritta alla Pacific University, ma non abbiamo un domicilio. Non è presente nessuna denuncia di scomparsa o rapimento. Questa ragazza è un fantasma-.

-Testimoni?-.

-Nessuno. O forse non vogliono parlare-.

-Andiamo all’Università, forse potranno dirci qualcosa di più-.

Mezz’ora dopo aver solcato le strade di Londra, Ryan ed Edmondson arrivarono a destinazione. All’entrata dell’Università un uomo li stava aspettando.

-Lei è il rettore?- chiese Ryan.

-Sì, un agente poco fa mi ha chiamato e mi ha illustrato l’accaduto. Che tragedia. Se volete seguirmi-.

Un corridoio enorme li condusse in una stanza adibita a ufficio. Non era molto grande,c’era una scrivania piena di scartoffie e una libreria. Il rettore,che si identificò come Arthur Oxford, li fece accomodare.

-Dunque cercate informazioni su una nostra studentessa,Annette. Era una ragazza molto intelligente con grandi potenzialità. Frequentava il corso di medicina. Non so dove risiedesse e si diceva che non avesse famiglia. A parte questo,non saprei che dirvi.-

-Non sa se aveva degli amici qui all’Università?-chiese Edmondson.

-Be’, non credo, potrei comunque consultare i suoi compagni di corso-.

-Ci sarebbe d’aiuto, signor Oxford. Non le vengono in mente altre informazioni sulla ragazza?-.

-No, mi dispiace-.

-Bene. Allora aspetto una sua telefonata- e gli porse il suo biglietto da visita.

Pochi minuti dopo il cellulare di Ryan squillò:

-L’autopsia ha mostrato...- Edmondson riusciva a capire tratti di conversazione. Intuì che si trattasse del medico legale.

-Arriviamo subito- , fu la secca risposta del collega.

Il centro di Medicina Legale era un grande edificio,all’entrata una donna li indirizzò al secondo piano. Entrarono in una grande stanza, l’odore umano penetrava le narici. John li stava aspettando:

-Ho scoperto qualcosa di interessante. Guardate qua, vedete i segni sul collo? A prima vista sembrano quelli derivanti da uno strangolamento,ma osservando meglio mi sono reso conto che sono presenti dei piccoli forellini. Ancora non so che ruolo abbiano avuto nel decesso,ma ho pensato che avreste voluto saperlo immediatamente. Non appena avrò altre informazioni vi contatterò-.

-Grazie John. Hai fatto bene-.

Uscirono dalla stanza,inorriditi dall’odore acre e l’atmosfera tetra. Fuori si era fatto buio.

-Ti sei fatto un’idea della situazione?- chiese Matt.

-No,non ancora,è tutto molto più complicato di quanto pensassi. All’inizio credevo si trattasse di un crimine passionale,ma adesso è tutto più confuso. Dobbiamo scavare nella vita della ragazza,senza elementi su di lei non andremo da nessuna parte-rispose l’altro.

-Forse dovremmo passare il caso a Scotland Yard-.

Ryan proruppe in una risata fragorosa:-E pensi che metteranno il caso come “priorità”? No, io ci ho lavorato, non lo faranno mai. Dobbiamo risolverlo noi. Possiamo risolverlo noi-.

-E allora cosa facciamo? Non abbiamo niente di concreto in mano!- ribatté.

-No, hai ragione. Ma domani è un altro giorno-.

Il mattino seguente Ryan si alzò con la convinzione che una ragazza trovata morta nel pieno centro di Piccadilly Circus non potesse non essere stata vista da nessuno. Ecco cosa mancava: un testimone.

Un’ora più tardi Ryan e il collega avevano chiesto ai possibili testimoni se avessero visto qualcosa la notte del 20 novembre. Mancava solamente una porta. Aprì loro un ragazzo di nome Mick Brown.

-Sì? Cosa volete?-

-Salve. Siamo gli agenti di polizia Andrew Ryan e Matt Edmondson. Vorremmo farle qualche domanda se non le dispiace-.

-Io non l’ho uccisa!-.

-Chi?Chi non ha ucciso?-.

-Non sono stato io! Non sono stato io!- e sbatté loro la porta in faccia.

-Abbiamo qualcosa-sentenziò Edmondson.

-Già. Fai una ricerca su questo tizio. Vediamo cosa salta fuori-.

Improvvisamente squillò il cellulare. Era il rettore. Invitava calorosamente Ryan a recarsi alla facoltà. Una ventina di minuti dopo si ritrovarono in quell’ufficio.

- Un ragazzo ha parlato, si chiama Ethan Brown. Frequenta il corso di medicina, ecco perché conosceva Annette. Dice che spesso vedeva qualcuno avvicinarsi a lei con atteggiamenti violenti. Ma non saprebbe riconoscerlo. Non è molto,ma ho ritenuto doveroso comunicarvelo al più presto possibile-.

-Lei non sa quanto ci è stato d’aiuto. Grazie, nel caso scoprisse altro la prego di non esitare a contattarmi-.

Non appena furono fuori dall’ Università, Edmondson fu il primo a parlare:

-Abbiamo un altro Brown. Potrebbe benissimo essere una coincidenza, ma tanto vale controllare, no?-.

-Assolutamente. Mentre eravamo con Oxford mi ha chiamato John. Andiamo subito da lui, speriamo che abbia qualcosa che ci possa aiutare-.

Poco dopo, nuovamente un odore acre li pervase. John era chino su un cadavere appena arrivato. Saltarono i convenevoli e subito il medico informò i due.

-Vi ricordate della nostra precedente conversazione? Vi avevo parlato dei forellini. Bene, ho scoperto a cosa servivano. Annette Richardson ha subito una morte lunga. Le è stato iniettato del veleno in piccole dosi nella carotide con una siringa, tramite un processo molto accurato. Dovete cercare un medico-.

-Grazie John, con queste informazioni siamo un passo avanti-.

Fuori il cielo londinese era cinereo. Ad un tratto il telefono di Matt squillò: vi rimase per qualche minuto. Alla fine sentenziò:

-Abbiamo le informazioni che stavamo cercando sui Brown: sono fratelli. Adesso la domanda è: perché Mick ha detto di non aver ucciso Annette? E soprattutto, Ethan ha un ruolo in tutto questo?-.

-Ma certo! Dobbiamo cercare Ethan. Fatti dare un recapito. Subito-.

Qualche minuto dopo Ryan ed Edmondson erano a quello stesso appartamento di Piccadily Circus dove Mick Brown aveva loro aperto la porta solo un giorno addietro. Ma stavolta ad aprir loro non fu Mick. No, fu Ethan.

-Ethan Brown?-.

-Sì, sono io. E voi chi sareste?-.

-Agenti Ryan ed Edmondson. Suo fratello è in casa?-.

-Io non ho fratelli-.

-Non ci prenda in giro,le conviene collaborare. Dov’è?-.

-D’accordo. Adesso lo chiamo-. Dopo poco apparve Mick Brown alla porta.

Ryan fu il primo a rompere il silenzio:-Ethan Brown, ti dichiaro in arresto per l’omicidio di Annette Richardson. Mick Brown, sei in arresto per intralcio a indagine di polizia-.

Un paio d’ore dopo,la verità era venuta a galla. Annette Richardson era riuscita a cancellare tutta la sua vita precedente. In realtà si chiamava Eva Brown, sorella di Ethan e Mick Brown. Alla morte della madre lei li aveva abbandonati, ed erano cresciuti da soli maturando l’odio nei suoi confronti. Quando divennero adulti,giurarono vendetta e riuscirono a scovarla. Ethan frequentava la stessa università e la stessa facoltà della sorella, medicina, per cui gli era stato facile iniettare il veleno ad Annette,o meglio, Eva. Mick invece aveva semplicemente svolto il suo lavoro: non tradire il fratello,tacendo l’assassinio.