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LA CONDIZIONE FEMMINILE nella STORIA: la donna egizia

di mariapace2010, pubblicato lunedì 13 febbraio 2012





- LA DONNA EGIZIA







Rispetto alle donne appartenenti
ad altre culture del suo tempo, la donna dell'Antico Egitto ha sempre goduto di
grande considerazione all'interno della società. Basti citare la donna biblica,
romana o medioevale; perfino i Greci si stupivano della sua libertà ed
eguaglianza.



Nella vita pubblica quanto in
quella privata, la troviamo impegnata in ruoli di prestigio e responsabilità.



In campo religioso ricopriva
spesso cariche di "Divina Adoratrice" o "Grande Sacerdotessa" di Divinità
importanti come Sekhmet, Iside, Hathor; in campo amministrativo la si poteva
trovare perfino a capo di un Dicastero come quello degli "Unguenti e Profumi".



Dal punto di vista giuridico, la
donna egizia godeva di totale indipendenza: poteva disporre di beni economici,
conservare quelli ottenuti da un divorzio, fare testamento, difendersi in
tribunale, frequentare scuole, ecc...



Nel privato si occupava della
conduzione della propria casa, dell'educazione dei figli, dell'amministrazione
di beni in proprietà con il marito e di altro ancora. La sua vita era facile e
piacevole, vissuta quasi nell'ozio, tessendo o filando, tra feste e banchetti.







Tutto ciò, naturalmente, se si
trattava di donne benestanti. Le donne di più umile origine, invece, avevano
vita assai meno facile. Tessevano e filavano anch'esse, ma oltre a ciò, si
occupavano dei lavori domestici e di quelli dei campi e facevano mille altre
cose... come tutte le donne del mondo, prima e dopo di loro.





Diverse, però, era l'esistenza
all'interno di un Ipet, il gineceo reale.



Qui, le donne vivevano in una
condizione di recluse, all'interno di una gabbia dorata, con il solo scopo di
arrecar piacere al Sovrano e senza nessuno dei diritti riservati alle donne
comuni; scelte in tutto il Regno, quella condizione, però, era un grande onore
per se stesse e le loro famiglie.