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L'erboristeria

di MicheleFiorenza, pubblicato venerdì 10 febbraio 2012

L’ ERBORISTERIA

Claretta aveva il broncio perché la mia attività di investigatore boccheggiava, probabilmente a causa della crisi economica in atto:
- Il mese scorso hai guadagnato meno di me!
- Beh, a Dicembre la gente pensa alle feste… Invece tu hai preso anche la tredicesima!
- Dettagli… Dovresti cambiare lavoro. Anzi, mi correggo, fare “due” lavori, uno di mattina e l’altro di pomeriggio! Sono anni che non mi compro uno straccetto di alta moda! E per quanto riguarda un buon ristorante, l’ultimo pranzo decente lo devo a Dora! Poi, dovrei anche cominciare quel ciclo di massaggi drenanti per far scendere la pancia, ma non ho i soldi e… - quasi piagnucolava – mio marito non si può permettere di pagarmeli!
- Non preoccuparti, ho qualcosa da parte per le mie piccole spese, ma lo metto a disposizione del centro estetica.
- Certo, così ti togli il vizio del fumo!
In realtà io non fumo più da oltre vent’anni, da quando Clara lo mise quale precondizione al concepimento di nostro figlio (unico, ovviamente). Intanto lei continuava:
- Proprio stamattina Dora mi diceva che occorrono almeno trenta sedute per i massaggi, e che lei comincerà lunedì!
- Prenota pure: ti accompagnerò alla prima seduta e pagherò l’acconto.
Clara si avvicinò melliflua:
- Caro, lo so che “in fondo” sei un brav’uomo e che mi vuoi un po’ di bene…
“Un po’?” pensai, “Troppo!” Comunque accettai con piacere il lungo bacio del mio tesoro.
* * *
Fu così che ascoltai con attenzione la proposta di Gianni, l’anziano marito di Tea (Dora per gli amici, Teodora per l’anagrafe).
- Caro Eugenio, sono stufo di stare in casa a far nulla e di essere strapazzato da Dora! Mi frulla in testa di aprire un’erboristeria!
- Ma ce ne sono già due in paese, e vanno alla grande…
- Sai, a me basta riprenderci le spese. Inoltre le materie prime costano due soldi e io ho la laurea in Scienze Naturali.
- E che c’entro io?
- Da solo non posso farcela: tu dovresti assicurarmi la tua presenza al mattino. Naturalmente dovresti prima fare un corso veloce a pagamento, ma per il resto faremmo tutto fifty-fifty, introiti e spese.
La materia mi intrigava: erbe naturali per curarsi, per l’aspetto, l’igiene…
- Inoltre, con le liberalizzazioni, in seguito potremo anche vendere alcuni farmaci. E… tieni conto che i clienti sono quasi tutte giovani donne.
- Davvero?!?
- Non proprio giovani, diciamo negli ‘anta.
Riflettevo: cinquantatre io, sessantasei lui, un po’ di gentilezza, nuove amicizie… Amo sentire i diversi profumi delle donne entrarmi nelle narici.
- Venderemo anche profumi? – chiesi.
- Soltanto quelli naturali, preparati artigianalmente e senza alcol. Con la tua abilità nel convincere, le quarantenni andranno in visibilio!
- Accetto.
Claretta e Tea furono contente, vollero festeggiare da Tiffany (e quando mai?!) e Tea si lanciò a ordinare una bottiglia da cento pesantissimi sghei.
- No, Te…odora, quel vino non si addice, – e, rivolto al cameriere – il solito rosé e che sia fresco, mi raccomando.
Sabato sera l’inaugurazione, dopo aver acceso una luminosissima insegna, che diceva:
S & B
Salute e Benessere

Lunedì Gianni e io aprimmo insieme. Temevo di annoiarmi, invece vennero parecchi curiosi: gli uomini per le saponette speciali, le donne con occhi avidi.
Bastava dir loro che quel tal prodotto era dimagrante, quell’altro afrodisiaco e loro compravano, compravano…
Una rossa svampita mi disse sottovoce che lei non ne aveva bisogno, di afrodisiaci.
- Ma questo glielo do per suo marito, signora…
- Davvero? E funziona?
- Soddisfatta o rimborsata! – dissi a voce alta per far sentire alle altre clienti.
Dopo tre giorni facevamo un’ordinazione urgente non prevista.
* * *
Tutto cominciò il giorno in cui la signora Adragna, nota maga sessantenne (cinquantasei, diceva lei), cominciò a fornirsi da noi delle materie prime per quegli intrugli che rivendeva a caro prezzo ai suoi clienti, dopo averle mescolate e bollite nel suo pentolone (ero certo che ne avesse uno in cantina).
Era un’anziana bionda ossigenata, ma Gianni, che ormai subiva la sopraggiunta pace dei sensi di Tea e il conseguente disinteresse per lui, ne avvertiva tutto il fascino sinistro.
Lady A, così da me ribattezzata per divertire Clara, vestiva sempre di nero, con le unghie smaltate rosse, i tacchi alti, un reggiseno push-up abbinato a una generosa scollatura dell’abito, a sua volta fornito di un lungo spacco laterale, a mostrare una gamba ancora stuzzicante.
- Gianni, è più anziana di tua moglie…
- Non è vero… E comunque ha un suo fascino.
- Gianni, quella ti ammalia, conosce tutte le arti della seduzione, le insegna addirittura.
- Ma io che faccio di male? E poi, non c’è bisogno che tu stia qui al mattino…
Preferii seguire quel consiglio, per non essere informato dell’evolversi della situazione.
Ne parlai però con Claretta. Mi disse:
- Gianni? Non c’è problema, ha la sua età. Comunque… all’uscita dalla scuola passerò dal negozio per controllare, se ho tempo. Anzi dirò a Dora di fargli ogni tanto una sorpresa: non si sa mai.
Fu così che un giorno Clara trovò il negozio chiuso un’ora prima. Da casa volle telefonare a Tea per chiedergliene motivo. A me disse:
- In fondo siamo soci, e non può chiudere il negozio così presto!
Però Gianni non era rincasato. Al cellulare non rispondeva.
Nel pomeriggio le due amiche andarono al Commissariato a fare una denuncia, che fu accettata solo verbalmente, visto che si trattava di un’assenza di poche ore. Tea, Claretta e io invece lo cercammo al circolo, al tennis, alla piscina e persino alla scuola di ballo, la cui facciata Gianni guardava sempre con desiderio.
Poi io convinsi Tea a non stare in pensiero, perché al mattino lo avrebbe certamente ritrovato nel loro letto.
- Forse è andato a trovare una donna… - sussurrava Tea – Ma poteva anche inventarsi una scusa, non sparire così!
Quella sera Clara mi chiese:
- Investigatore dei miei stivaletti, hai un’idea?
In effetti ce l’avevo, ma era prematuro qualsiasi tipo di accertamento.
- Dormi, - le dissi – domani se ne parla.
* * *
Il giorno dopo le due donne mi convinsero a recarci dal Capitano dei Carabinieri, col quale avevo un buon rapporto.
Fu lì che tirai fuori quella simpatia tra Gianni e lady A.
Il Capitano organizzò una pattuglia e ci consentì di seguirli con la mia auto:
- In fondo voi due siete investigatori autorizzati e la signora Teodora è la legittima consorte.
“Almeno pro-forma…” pensai io.
Parcheggiai trenta metri prima per non essere visti da lady A, tra le proteste di Tea, che odiava camminare a piedi. La zittii chiedendole:
- Vuoi ritrovare Gianni, o no?
Mentre i carabinieri esploravano la casa e lo scantinato, Lady A si mostrava tranquilla, dichiarando al Capitano che non vedeva Gianni da molto tempo. Intanto Claretta girava per lo spazioso soggiorno. Poi calzò i suoi guanti di pelle e da un profondo vaso tirò fuori un cellulare:
- Dora, che telefonino usa Gianni?
Mentre tutti si interessavano al cellulare, anche io indossai i guanti e mi dedicai a uno spazioso guardaroba, notando, un po’ nascosta, una giacca da uomo. Provai a infilare la mano nelle tasche laterali, ma erano cucite! Conoscevo bene la questione dei due coniugi a proposito della cattiva abitudine del mio amico di infilarvi sempre le mani e sformarle, quindi esclamai con certezza:
- La giacca di Gianni!
Lady A fu rapidamente presa per le braccia e portata in caserma. Il Capitano mi disse:
- Terminate pure con cautela l’ispezione, poi potete andar via, chiudendo il portoncino col semplice scatto. Io manderò la Scientifica.
La casa era corredata di una specie di torre, che probabilmente portava a una lavanderia e relativa terrazza. Una scala in legno portava su, con i gradini massicci ma fradici infissi nelle pareti.
- Questa sarà in disuso da anni. – disse Claretta, con l’approvazione di Tea.
- Clara, per caso hai in borsa quel binocolo da teatro?
La borsa della mia mogliettina è una specie di miniera: se avete bisogno di uno stuzzicadenti, una caramella, una compressa, un accendino, un pettine o una saponettina, basta chiedere; nove volte su dieci sarete serviti. Vi sembrerà strano, ma anche per questo la amo e le perdono qualche asprezza. peraltro soltanto formale.
Col piccolo binocolo guardai in alto e notai una carrucola.
- Devo salire. - affermai
- Stai attento, piano piano, Eugenio!
Le travi dei gradini sembravano cedere sotto il mio peso e a volte scricchiolavano. Io curavo di camminare vicino al muro, dove i gradini erano più fermi. Peraltro si presentavano più asciutti e solidi man mano che salivo. Le donne stavano al centro del vano scala con i nasini all’insù, pronte a rallentare la mia eventuale caduta con le loro braccia.
Lassù, in un angolo, trovai una grossa tinozza corredata da un manico di ferro e da una robusta fune. I miei sospetti si rinforzavano…
Lo trovai lì, addormentato su un letto in stile francese, in slip sotto un paio di coperte di lana. Sul comodino una scatola di … confermò i miei sospetti. Con una mano aprii il cassettino e con la destra urtai la scatola, facendola cadere dentro. Forse i carabinieri non l’avrebbero notata e Tea si sarebbe risparmiata un dispiacere.
Poi mi affacciai al vano scala e dissi:
- Non salite, perché è pericoloso, ma telefonate al Capitano, perché Gianni è qui!
Intanto riflettevo sul fatto che Gianni era rimasto quasi ventiquattr’ore, notte compresa, tra le grinfie di lady A. Non avrebbe ricordato nulla, ma indubbiamente si era divertito molto tra le braccia di quella megera giovanile e ben dotata: quasi quasi lo invidiavo.
Gianni non sporse denuncia, per evitare i pettegolezzi paesani. D’altra parte non ricordava nulla, quindi l’unico reato imputabile era il breve sequestro di persona, ma non c’erano prove che Gianni non fosse stato d’accordo.
Tea avrebbe voluto saperne di più: una notte del suo (dimenticato) amore a casa di lady A non poteva essere trascorsa invano…
Io le dissi che probabilmente aveva dormito tutto il tempo a causa di qualche intruglio della maga somministrato in dose eccessiva.
A quei discorsi Tea mi guardava scettica. Nei mesi successivi spesso si grattava la testa in due punti ben precisi, accusando un forte prurito. Gianni le consigliava alcuni shampoo alle erbe, ma lei rifiutava inorridita.
Claretta aveva notato che Tea, quando passava sotto le porte, istintivamente abbassava la testa:
- Poverina! Teme che Gianni sia stato sedotto!
Alla fine, poiché non riesco a nascondere niente a mia moglie, le dissi del farmaco. Spalancò gli occhi:
- La droga dello stupro! Ma agisce anche sugli uomini?
- Sì, e molto bene! Lady A non poteva sperare che Gianni rimanesse in suo potere per troppo tempo, quindi probabilmente ne ha approfittato subito. D’altra parte anche Gianni ha diritto a vedere le stelle, ogni tanto…
- Quali stelle?
- Quelle che vedo io quando con te arrivo al momento clou!
Clara mi guardava esterrefatta:
- Non ti permettere di tradirmi, altrimenti te le faccio vedere io col mattarello grosso, le stelle, monellaccio pomicione che non sei altro!

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