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Voglio essere la chiave della tua prigione

di darkett1, pubblicato venerdì 18 novembre 2011

Il romanziere ha un carattere introverso,trascorre le sue intere giornate a scrivere la sua opera senza degnarmi di una parola. Conobbi l’ anima maledetta a una festa di carnevale, tutti erano in maschera tranne lui, mi colpì quel suo anticonformismo, quel suo negarsi al rituale. Si avvicinò porgendomi una mano sulla spalla: “Sono a corto di idee”. La mia espressione di interrogazione lo invitò a dire :” Se esci fuori con me ti spiego”. Non so quanto mi sia costata quella fuga fatto sta che ora sono qui nella sua abitazioni a domandarmi perché mi abbia lusingato così tanto se ora si mostra così distante. La stanza si riflette di luce a neon c’ è un sottile gioco di ombre sulla parete oltre che nella mia mente. Il romanziere continua a scrivere incurante della mia presenza. Lo vedo serio e composto sulla sua sedia girevole a comporre questo scritto che a me piacerebbe tanto scoprire di cosa parli, so che lui non me lo permetterebbe mai così geloso della sua arte che considera unica. Avrei potuto dargli un’ispirazione, un consiglio per la sua opera , non me l’ ha permesso,adesso sono seduto su questa poltrona ad aspettare un suo esordio dopo tutto questo imbarazzante silenzio.Vedo che la sedia dove era prima è vuota, si è allontanato dal suo angolo protetto dal suo acume.La sua voce proviene da un'altra stanza in cui sono affisse litografie di uomini di colore nudi:“L’ essere è e non può che essere, il non essere non è e non può che non essere”, cita Parmenide e poi ritorna a scrivere. Dopo svariati minuti passati a guardarlo scrivere, si avvicina e siede di fronte a me. Mi guarda fisso negli occhi,non dice nulla, quel suo silenzio gli fa assumere un’ aria imponente allora sono io a parlare per primo:” Ho apprezzato la tua citazione parmenidea e ho bisogno del tuo sguardo guardami ancora e se vuoi non pronunciar parole mi bastano i tuoi occhi”. I nostri silenzi possono essere poesie, vivo in perenne attesa del loro compiersi, avverto che non sarà una sfida ma il trionfo del nostro volerci sublimi. Si mette a braccia conserte e sorride, si alza e mi porge una carezza sul volto sempre sorridendo e con gli occhi molto espressivi. “ Vorrei sapere cosa stai scrivendo!”, “ Sto scrivendo un romanzo sul senso di vuoto, sulla perenne ricerca di parole immortali, sulla gabbia in cui risiede la mia anima“.Dice tutto questo con tono pacato,come se volesse ricevere comprensione, consenso. Sono disposto ad ascoltare ogni sua singola frase per arrivare a soddisfare l’ artista desideroso d’ approvazione in quello che dice. Si mette di nuovo seduto, gli dico che l’ intelligenza e l’ amore non hanno sesso che sono rare eccezioni chi li possiede, bisogna mostrarli e infonderli a chi veramente può farne tesoro. Guardo i lineamenti del suo volto e mi sembrano così affascinanti che mi complimenterei con lui tutte le volte che lo guardo con attenzione. Sento che potrei amare la sua arte se solo me ne rendesse partecipe perché se si ama un artista si ama di conseguenza anche quello che crea, diventano una cosa sola come se si stesse scopando.E’ ancora dedito alla stesura della sua opera,mi avvicino a lui e inizio a massaggiargli le tempie, smette di scrivere e dice :” Ho fatto un test sulla personalità e alla domanda vuoi bene a tua madre ho risposto falso”, “Non può essere. Il contatto madre e figlio è il raggio di luce più folgorante che ci possa essere può darsi che tu non sei stato colto da quel immenso bagliore”. “ Voglio essere la chiave della tua prigione, lasciati capire”. Mi sussurra che è quello che voleva sentire chissà se sa che dico sul serio e che non ho la minima idea di illuderlo. Si alza dalla sedia, mi guarda intensamente negli occhi, il suo sguardo ha qualcosa che dice cose profonde, significative, belle. Mi prende la mano la porta al suo petto, si avvicina con le sue labbra alle mie chiudendo gli occhi, vedo quello che sta accadendo le nostre bocche si incontrano trovando quel desiderato contatto di un bacio voluttuoso che ci porta a volerci ed amarci quanto vogliamo.Un giorno lo vedo scrivere ancora e gli domando “ Di cosa parla la tua opera?” non mi risponde, le nostre labbra si incontrano ancora, non desideravo che questo, ci amiamo mentre leggo sull’ ultima pagina che ha scritto “Quel bagliore eri tu".