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Faith McKnight - Oltre il velo - Part X

di SarahJenniferRobin, pubblicato giovedì 20 ottobre 2011

In fondo erano i suoi genitori, coloro che le avevano dato la vita, il dono più grande. E in fondo l'amavano, come aveva dimostrato il grido che aveva lacerato l'aria. Ma non poteva tornare indietro proprio ora, perché non sarebbe stata in grado di varcare i confini della Foresta. Le gambe avrebbero ceduto, lei si sarebbe rannicchiata in un angolo buio della casa e si sarebbe consumata di rimorso. Lo sapeva.

Ora la cosa che contava di più per lei, era rivedere Jeff, essere sicura che fosse ancora lui, con i suoi vestiti sudici e scoloriti, col suo broncio, con tutto il suo essere, con tutte le cose che lei amava di più. L'avrebbe abbracciato con tutte le sue forze per essere sicura che non l'avrebbe mai più lasciata. Faith si fermò, tremante, sotto il pallido chiaror lunare. Era una bambina che voleva avventurarsi da sola nella Foresta. Ce l'avrebbe fatta? O sarebbe morta di freddo, fame e paura? Perché una voce dentro di lei, la stessa che le aveva comunicato il pericolo l'ultima volta, le stava ora dicendo che sarebbe stata da sola, che nessuno l'avrebbe potuta aiutare questa volta. I suoi genitori non sarebbero venuti a prenderla per riportarla a casa nel suo letto duro ma caldo. Le stava dicendo anche, che sarebbe stato un viaggio lungo e difficile, in un posto che nessuno era mai stato in grado di descrivere.

Questa sensazione che provava, l'atterriva.

Calmatasi, riprese a camminare. Era molto difficile: nonostante la luce della torcia, le foglie umide la facevano scivolare, i rametti la facevano inciampare e i cespugli le graffiavano il viso e le mani nude. Nei capelli aveva un sacco di foglie, i vestiti erano fradici e sopratutto, era esausta. Si fermò a mangiare una mela su uno dei tanti muretti. La mangiò in pochi morsi e con gusto. Era in cammino da due ore e più. Si voltò verso la baia: la visione del mare colorato di argento era incantevole, e sarebbe rimasta lì per sempre, ad ammirare la bellezza della sua terra.

Mentre finiva di mangiare, nella poca luce, scorse finalmente ciò che cercava: le fronde altissime e scure si stagliavano contro la luna. Finalmente era arrivata; la Foresta di North la stava aspettando.

- E' arrivato il momento- sussurrò Faith.

Con fatica, raggiunse il confine del folto di alberi. Il buio più totale avvolgeva le fronde immobili, nemmeno un gufo emetteva il suo verso basso e sinistro. Una specie di voce profonda e antica come il tempo, la stava chiamando e la invitava ad entrare. Un'attrazione potente e sconosciuta si stava impadronendo della bambina, che mansueta e obbediente, cominciò ad addentrarsi nell'oscurità.

Come sempre, piccoli scintillii la accompagnarono durante il cammino, avidi di osservare una forma di vita così sciocca e imprudente da avventurarsi in quel luogo oscuro.

La volta scura di foglie era impenetrabile: nemmeno un raggio di luce riusciva a illuminare il sentiero, e Faith poteva contare solo sulla sua fedele torcia. Aveva freddo, ma i brividi che provava erano di eccitazione: presto sarebbe giunta nella radura, dove avrebbe scoperto come riuscire a salvare Jeff. Percorse gli ultimi metri correndo come una pazza, sussurrando incontrollata il nome dell'amico, e ogni volta che incespicava emetteva un sordo grugnito. Ormai ce l'aveva quasi fatta...mancava poco...

Arrivò nel luogo tanto atteso senza fiato e con le gambe che le dolevano. Si sorprese di aver trovato la strada così in fretta, visto tutto quello che era successo l'ultima volta. Tutto era come lo ricordava: il muschio che ricopriva ogni cosa, l'erbetta sottile sottile, le fronde degli alberi che si erano diradate e che ora lasciavano che la luna illuminasse tutto, facendo sembrare d'argento quel luogo pieno di pericoli. Il masso nero striato di bianco era proprio lì al centro.

Ora, tuttavia, la bambina non sapeva cosa fare. Cominciò a guardarsi intorno, sperando di ricevere un segno divino che le dicesse cosa fare. Poi, d'un tratto, qualcosa si mosse tra i tronchi.

- Chi è la?- disse Faith con vocina piccola e tremante. Teneva stretto in mano un bastone come se fosse stato una spada.

Di nuovo qualcosa si mosse, ma nessuno rispose alla sua domanda. "Sarà una volpe o un uccello", pensò fiduciosa lei. Lasciò cadere il bastone lungo il fianco, decisa ad andare verso il masso.

Poi, tutto accadde troppo in fretta perché lei riuscisse a capire qualcosa: non appena aveva abbassato il bastone, qualcosa le era balzato in testa dandole una gran menata, e fu tutto buio. Un'altra volta.