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FERMATE I CLANDESTINI...

di mistero, pubblicato domenica 14 agosto 2011

1 - LO SBARCO

Era mezzanotte, la luna per tre quarti nascosta da un banco di nubi, illuminava debolmente il tratto di spiaggia

circondato dalle scogliere di Cala Galera, nell’isola di Lampedusa. Un gruppo di una dozzina di carabinieri,

nascosto tra i massi della scogliera appena oltre la spiaggia attendeva nell’oscurità. Il comando dell’isola era

stato avvertito dell’arrivo di un’imbarcazione nella zona da un elicottero della Marina, il comandante della

stazione aveva pensato di sorprendere i clandestini nel momento dello sbarco, che puntualmente avveniva a

Cala Galera, dato confermato da extracomunitari precedentemente fermati. Ora il gruppo agli ordini del

maresciallo Iannotta, stava aspettando di avvistare l’imbarcazione, che a causa del buio della notte non sarebbe

stata avvistata che nei pressi della spiaggia. Alcuni militari scrutavano inutilmente il mare nell’oscurità, aiutati

da potenti binocoli.

«Mi domando come possano credere che riusciamo a vedere qualcosa di notte con questi cosi!» disse seccato

l’appuntato Miccone al collega seduto al suo fianco.

«Pretendevi forse che ti consegnassero un radar?» rispose il collega.

«A quanto pare neppure tu sei a conoscenza dell’esistenza dei binocoli da visione notturna, funzionano ad

infrarossi, di notte si riesce a vedere come se fosse giorno.»

«Volete fare silenzio» i due si girarono di scatto e videro alle loro spalle il maresciallo Iannotta che con uno

sguardo truce squadrò prima uno poi l’altro. «Invece di chiacchierare aprite bene gli occhi,» continuò sottovoce

«possiamo non solo vederli, ma anche sentirli, sempre che voi due lo permettiate, qualora per colpa vostra

effettuano lo sbarco in un’altra località, passerete la settimana all’interno della stazione.»

Il maresciallo stava per andarsene, quando Miccone sentì il bisogno di una piccola precisazione:

«Maresciallo, se i trafficanti avessero già deciso di sbarcare da un’altra parte? Non vorrà incolpare noi due.»

Il maresciallo si girò nuovamente verso la coppia di militari, fulminandoli con lo sguardo, il collega di Miccone gli

tappò la bocca con una mano, sussurrandogli in un orecchio:

«Vuoi stare zitto? Sei proprio un deficiente, se continui cosi non ci farà uscire per un mese.»