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NELLE NOTTI DI LUNA PIENA

di akire, pubblicato domenica 10 gennaio 2010

Dannazione, penso lui. E adesso che faccio? Era combattuto tra l'andarsene il più in fretta possibile e il restare lì dopo aver tanto girovagato. E intanto dei passi si avvicinavano alla porta..

Sentì subito che qualcosa non andava. Il suo istinto di strega, le tante sensazioni e presentimenti che avvertiva sotto pelle non la tradivano mai, e adesso le dicevano che c'era un intruso. Con lo sguardo frugò dappertutto, anche negli angoli ma non trovò niente. Allora si avvicinò al retrobottega..

Spalancò la porta per mettere in scacco questo intruso, e con somma sorpresa vide che la stanza era deserta. Accese la luce e si avvicinò alla finestra scrutando fuori: neanche un'ombra che non le fosse familiare.

Il mio sesto senso mi ha tradito, pensò Norrie. Ma che mi succede? Prese in mano i fogli che le servivano e li infilò nello zainetto.

Guardò la scenetta dalla sua nuova posizione strategica, anche se non molto comoda. Un attimo prima rifletteva sul da farsi, ma appena un istante prima che lei facesse irruzione aveva agito d'istinto e si era arrampicato sul soffitto al quale ora si teneva aggrappato.

Ancora un secondo e sarebbe stata la fine, constatò. Ma chi era quella ragazza? E soprattutto, come diavolo aveva fatto a intuire la sua presenza lì?

Pensava e osservava e non si era accorto che il soffitto si stava riscaldando pian piano sempre di più..ecco, ora era rovente, e quando se ne accorse aveva la sensazione di essere aggrappato a un macigno di magma, lava acida e fuoco satanico, il tutto non necessariamente in quest'ordine. Ma com'era possibile? Che gli prendeva, adesso? Non riusciva a..

Riordinava le sue carte quando la sua sensazione ritornò unita a dei rumori sospetti sopra la sua testa. Guardò in alto e fece appena in tempo a spostarsi per evitare che una figura in nero le arrivasse addosso. Chiuse gli occhi per un attimo e si ritrovò davanti il suo incubo familiare. Il suo vampiro.

Con la sua solita eleganza e agilità era riuscito ad atterrare senza far danno, ma ora doveva vedersela con quell'umana. Non le avrebbe certo fatto del male: l'avreb be ipnotizzata per non..

Ma perché lo stava guardando in quel modo?

Norrie aprì bocca e ci mancò poco che si mettesse a strepitare. "Tu chi sei? Cosa vuoi da me? Vattene immediatamente!!".

Lui fece un passo nella sua direzione. "Non voglio farti alcun male..".

"Stammi lontano non t'avvicinare!" proruppe lei in uno scatto d'ira e angoscia. Nell'altra stanza qualcosa si ruppe e lui si girò in quella direzione, giusto il tempo di afferrare un coltello lasciato sul bancone. Era capace di maneggiare abilmente i coltelli, non solo per cucinare. La sua stirpe, il suo sangue non le aveva insegnato solo la magia.

Si rigirò e vide che aveva in mano un coltello. Oh, ma che..

Norrie si addossò al muro e tese verso di lui il braccio e la mano con cui brandiva il coltello. "Chi sei tu? Cosa vuoi, cosa fai qui?" chiese abbassando la voce. Di appena un'ottava.

Lui rimase dov'era e alzò in alto le mani. "Te lo ripeto, non voglio farti alcun male. Stavo solo cercando un posto dove passare le ore di sole per..".

Lei non lo lasciò finire. "E vieni a cercarlo qui?!!" strillò in una nuova ondata di rabbia. I vetri delle finestre tremarono ma nessuno dei due ci fece caso. "Ma chi ti credi di essere, tu? E cosa credi che sia questo, uno stramaledetto albergo?? VATTENE VIA SUBITO!!".

"Non intendevo certo offenderti né arrogarmi di questo posto. Soltanto che ho davvero bisogno di un rifugio, solo per un giorno. Il tempo di riorganizzarmi" aggiunse facendo una smorfia.

Norrie lo squadrò per bene senza abbassare la guardia. Oh Dea, era proprio lui. Era l'essere dei suoi sogni, in carne e ossa nel suo negozio. Solo l'espressione del suo viso non gli si addiceva, per lei che finora l'aveva visto elusivo e beffardo.

Inspirò e espirò per ritrovare una parvenza di autocontrollo. Poi gli disse, con voce poco più normale "Perché proprio qui? Perché non ti scavi una buca nel bosco e non ti ci seppellisci dentro, come fate di solito voialtri?".

Lui ammutolì.

"Oh, pensavi forse che non mi sarei accorta di chi sei in realtà? Non dirmi che speri di passare per umano qui, davanti a me" disse Norrie in tono acido. Poi aggiunse "Io so che voi esistete, non sono un'ignorante qualsiasi. E so che cosa fate per sopravvivere. Non t'avvicinare" gli intimò quando lui si mosse nella sua dire zione.

"Se sai chi sono, sai anche che volendo ti avrei già potuto uccidere. Ma non l'ho fatto, e questo è un punto a mio favore, no?".

Lei si spostò sulla destra rasente il muro. "Forse stai solo giocando con me" mormorò.

"O forse" replicò lui avvicinandosi ancora di più "sto solo cercando un aiuto. Te lo chiedo per favore..".

Riflettè. Quel demone le stava implorando di aiutarlo, e sembrava abbastanza sincero. Ma era un vampiro e loro sapevano mentire, giusto? A un tratto le tornarono in mente i suoi sogni, e il disegno. Non poteva essere una coincidenza, prima gli incubi e ora questo. No, c'era qualcos'altro ma non aveva idea di cosa. E per quanto fosse paradossale lui era l'unico che poteva rispondere alle sue domande.

La vide rimuginare e sperò che non volesse pugnalarlo a tradimento, anche perché in quel caso non aveva idea di cosa poteva accadere. Però, carina era carina, e anche intelligente; probabilmente riusciva a sembrare più gradevole se non puntava coltelli contro il prossimo.

"D'accordo" disse infine Norrie. Si stirò in piedi con tutta la dignità di cui era ca pace. "Va bene. Ma chiariamo prima questa storia". Gli indicò il tavolo come a invitarlo a sedersi.

Lui sorrise facendola trasalire, anche se non lo diede a vedere. "Dato che mi vieni in soccorso, presentarmi mi sembra il minimo" disse. "Il mio nome" fece un gesto come a indicare la sua persona "è Sebastian".

"Sebastian" mormorò lei guardando dritta davanti a se, come assaggiando quella nuova parola. Poi alzò lo sguardo. "Io mi chiamo Norrie".