stampato su ewriters.it il 19/10/2020 23:23:35

Eros e Thanatos parte prima: Febbre

di nevedispagna, pubblicato venerdì 5 giugno 2009

Arrivata alla maniglia sentì ed accettò pienamente il rigore della febbre.

Fuori non faceva eccessivamente freddo né eccessivamente caldo, "fuori "come al solito faceva il comodo proprio, "fuori" non faceva niente.

Aprì la porta e fu avvolta dall’aria strana e stantìa del suo loculo senza finestre, piazzato alla fine d’una lunga discesa d’un vecchio quartiere popolare, proprio vicino al ponte e alla piazza consacrata a quel santo straniero, di fronte al Vicolo d’oro.

Si sedette tranquilla osservando nell’ aria la polvere che sembrava quasi urlare - Puff! - , e librarsi nel vuoto trafitta da pochi raggi di luce grigia penetranti dalle pareti.

- Non posso osservare queste cose - , si disse, - eppure questa calma, questi colori, questa nebbia opaca che sale…sale…è bellissimo -

Scrisse qualche appunto sulla pagina, osservazioni che si era ormai rassegnata a godere pienamente nell’ istante, per poi perderle come si perde un innamoramento fasullo.

La mente scottava, la mano scottava, il volto sporcato da peli trascurati brulicava di piccoli fuochi accesi nella carne viva, si tolse la maglia nera dal collo alto, si portò vicino allo specchio ed osservò con calma il proprio costato.

- Nessuna ferita… - , pensò quasi con rammarico.

Corse allora a tappare con del mastice ed un poco di colla i buchetti sul muro, niente più luce, solo la parola fioca ma insistente di qualche candela.

Tornò allo specchio enorme, tirò fuori dalla tasca un coltello, e s’incise un netto taglio fra le maniglie dell’amore (o di Venere, dipende dalla vulgata preferita…), andando in fondo, sino a strizzare dagli occhi lacrime salate.

Coprì la ferita con alcool denaturato, poi si abbandonò di nuovo alla poltrona e alla polvere.

Si accese una nuova sigaretta, la creò, la compose letteralmente, infilò la cartina nella macchinetta color argento, aggiunse tabacco aromatico e filtro da sei millimetri, poi rollò.

Il pensiero sembrava annebbiarsi, decise di utilizzare del paracetamolo in soluzione: il caldo stava occupando il suo corpo.

Trovò un po’ stupita del sangue fra le dita, se lo passò fra le labbra, poi si rialzò non senza qualche difficoltà. Il sangue da un angolo, colava.

- Sono stanca! - , disse alla parete.

- Ma questo non è nulla ! - , la parete rispose.

La vista si fece estrema e liquida.

- Non parli più? BraVa! TU non vuoi proprio capire, tutto è vivo. -

Si passò una mano fra i capelli, poi succhiò nuovamente e con maggior avidità l’indice ed il medio.

Decisamente sangue, decisamente buono.

Lo stampò diretto sulla superficie di vetro che lo rifletteva.

Rimase come inebetita, spegnendosi la cicca di sigaretta sulle nocche della mano destra, emise un gemito e si toccò il fianco.

- Va tutto bene ? - , si chiese passandosi le dita sulla fronte.

Ma non si risponde, si ferma semplicemente ad osservare la bocca rossa un poco slavata che la sta evidentemente fissando.

Strabuzzò gli occhi e fece passare l’aria in gola, poi si risedette, si sfilò i pantaloni e piazzò il suo piccolo organo in un punto fra le cosce piegate una sull’altra, portando l’unghia dell’anulare sinistro su di un ricciolo scuro, aprendo a mezza altezza il mento, in una posa matematica ed oscena. Fece roteare delicatamente le dita nell’aria disegnando simboli e caratteri dal sapore opaco.

- Mi osservi? Sono bella? - chiese alle labbra.

- Molto, molto bella - , risposero con un po’ di stanchezza quelle, movendosi ad un ritmo antipatico e marziale.

- MMMh… Ne siete così sicure? Non mi sento tanto bene… forse. -

- Forse. Hai voglia di parlare? -

Forse. O forse resiste, sopravvive unicamente il desiderio di porre qualche domanda.

- Non avete un volto? Chi vi possiede? -

- Noi stesse . Vuoi un bacio? Vorresti baciarti?- , sorrise la bocca nel nulla, dall’altra parte del vetro retrovisivo.

- Non capisco - , alla fine ammise, stirandosi e ponendo le nocche bruciacchiate direttamente sotto gli occhi , rimanendo assolutamente immobile.

I rimandi delle labbra attraverso lo specchio sembravano dolcemente infiniti. Strinse le palpebre ed un poco di rimmel colò sopra il ciglio inferiore.

- La febbre…Ho la fabbre… - , disse lentamente senza sapere se qualcuno la stesse ascoltando.

Arrivò alla scrivania e si mise in posa per se stessa.

- Cosa diciamo? Qualcun altro ha voglia di parlare con me? –

Ma non resistette molto, il fianco si fece lancinante, ed il silenzio la mise a disagio, cambiò postura mutando in una figura maggiormente confortevole.

Le ballò l’occhio su di un foglio sporco, consumato ai lati dalle risate d’ una fiamma.

- Tutto è vivo. Completamente . -

- Sarà… - , pensò.

Poi lo ripensò. E poi se lo disse a voce bassa. Poi la voce aumenta decisamente di volume. Infine si arresta. E poi riprende.

- Vorrei tanto incontrare chi ti ha scritto -

Guardò le pareti sporche, sognò una finestra in una maniera talmente intensa da vederla quasi nascere nell’intonaco, cercò nelle mura insetti o cadaveri d’insetti, spense le candele, poi avvertì un dolore interno, gli si fissò negli occhi l’immagine d’un enorme animale sovrastante, non sembrava cattivo, né pareva buono, non pareva niente. Una creatura inutile.

- Non ho proprio nulla da chiederti - , si sentì sussurrare.

Poi svenne.

LA creatura si appoggiò al suo ventre, gli accarezzò una guancia, le terse la fronte, emise un suono un po’ ridicolo e rimase con lei, solo per guardarla.

Sta cominciando a piangere.