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Vampire heart: Prima notte

di fiordiloto, pubblicato venerdì 26 dicembre 2008

Prima notte:

Fratelli

Fuori era una fredda notte di gennaio, ma dentro l'auto il riscaldamento rendeva l'aria soffocante. Iku si sentiva a disagio, un po' per quello e un po' per la mano di Brian che non accennava a spostarsi dal suo interno coscia.

"Smettila!", ordino, risoluta. "Ho detto di no!"

"Andiamo, piccola", rincarò lui. "Hai accettato un passaggio da me fino a casa. Più chiaro di così!"

"Non è chiaro un bel niente! Leva quella mano o giuro che urlo"

"Come vuoi...."

Ma invece di allontanarla cercò di insinuarsi sotto la gonna, tanto in la dove non sarebbe mai dovuto arrivare.

SLAP!

Il ceffone lo fece restare di sasso. Non si era aspettato una reazione tanto decisa. Gemette e si massaggiò la guancia, finalmente dissuaso a lasciar perdere.

"Ho detto di no", ribadì lei, gelida. "Ma grazie per il passaggio"

Aprì la portiera e scese dall'auto. Una folata di vento le si insinuò sotto i vestiti, congelandola. Brian era ripartito in quarta, e ora si trovava da sola nella notte, a dover percorrere l'ultimo tratto che la separava da casa. Se almeno ci fosse la luna, si disse. Non mi piacciono le tenebre. Preferisco di gran lunga la luce.

Più avanti, una strada non illuminata scivolava verso il basso. Nella più cupa oscurità, si ergeva il tunnel che la separava dalla strada di casa. Ebbe un'esitazione, ma alla fine avanzò. Il tonfo del suo cuore le pulsava nelle tempie, mentre il rumore dei suoi tacchi era l'unica compagnia nel silenzio assordante. Sospirò. Era quasi giunta a metà strada. Poi, improvvisamente udì un fruscio.

"Chi è là?", domandò ad alta voce.

Passi veloci rimbombarono nella galleria, leggeri come quelli di una danza. Iku indietreggiò d'istinto, mentre i passi acceleravano. A quel punto, afferrò la pila che portava con sé e la puntò verso il buio. Illuminando il volto di Brian.

"Ancora tu!"

Lui non disse nulla. Si limitò a guardarla. Il suo viso sembrava più sottile, quasi affamato. Era molto più alto e grosso di quanto non fosse stato poco prima in macchina.

"Chi diavolo ti credi di essere per seguirmi!? Sparisci o giuro che..."

"Cosa? Cosa pensi di poter fare?"

"Mi metto a urlare!"

"Come se potessero sentirti! Come se potessi sfuggirmi". Le sue labbra si piegarono in un ghigno privo di qualsiasi umorismo. Furiosa, Iku gli tirò una gomitata, ma lui le afferrò il polso con la mano.

"Che diavolo vuoi?"

Lui sorrise in silenzio, con gli occhi che brillavano di soddisfazione: ovviamente si stava godendo l'impotenza della ragazza. Una sensazione di pericolo le pervase il corpo, mentre veniva sopraffatta dal terrore.

Improvvisamente, una luce viola piombò alle loro spalle. Il suo assalitore la lasciò bruscamente, tanto che Iku cadde a terra di faccia. Trattenne il respiro, aspettandosi di essere aggredita. Invece udì il rumore di una colluttazione, la voce di Brian che emetteva versi sconnessi insieme al rumore di ossa spezzate. Poi, solo il silenzio.

Quando osò riaprire gli occhi, del suo aggressore non c'era più neanche l'ombra.

Davanti a lei, c'era un ragazzo tutto vestito di nero. Forse per via dell'alone oscuro che lo circondava, nell'osservarlo provò una sensazione particolare, come realtà mischiata al sogno nel dormiveglia.

"Fra...Fratello Kain!"

Era alto e di pelle candida. I ricci color dell'ebano si posavano morbidi sulle spalle. Ma ciò che impediva a Iku di staccare lo sguardo da lui erano i suoi occhi sorprendenti. Neri, screziati di blu. Come saette in un temporale notturno.

"Tutto bene, Iku? Non sei ferita, vero?", le domandò porgendole la mano.

"No, per fortuna", disse lei afferrandola. "Ma quella persona..."

"Era un Incubo"

"Un Incubo?"

"Un demone il cui unico desiderio è il corpo femminile"

La mente di Iku ragionava in modo razionale, eppure il suo corpo era scosso dai brividi.

"Iku, tu stai tremando"

Lentamente, l'afferrò per un lembo del giubbotto e l'attirò a sé.

"Calmati. E' tutto finito ora", sussurrò, baciandole dolcemente la nuca.

In casa c'era qualcuno. Iku lo capì appena varcata la soglia. Che strano, si disse. Di solito a quell'ora papà era chiuso nel suo studio a scrivere. Lasciò cadere la borsa sul pavimento dell'ingresso e si diresse lentamente verso l'unica stanza illuminata, incuriosita dalle voci provenienti dal suo interno.

"Sono Wolf e Strawberry", disse Kain, seguendola.

E in effetti, quando la porta si aprì, dallo studio uscì suo padre in compagnia di due persone che Iku conosceva bene. Un omone grande quanto un armadio a due ante, con una profonda cicatrice sul volto, e una donna dai capelli rosa shocking, con occhi color ambra profondi e vivaci.

"Zio Wolf! Zia Strawberry! Non sapevo sareste venuti!"

"Iku! Finalmente sei arrivata! Eravamo parecchio preoccupati. Sono felice che Kain ti abbia trovata". La donna dai capelli rosa sorrise, abbastanza perché Iku potesse vedere due zanne affilate luccicare all'interno della bocca.

"Va tutto bene, Zia Strawberry. Kain-oniisama[1] è arrivato appena in tempo"

"Che cosa intendi dire?"

"Iku è stata attaccata da un demone", spiegò suo fratello.

"Come? Iku è rimasta ferita?!"

"No", rispose lei. "Non mi ha praticamente fatto nulla"

"Era forse uno di quei dannati che danno la caccia a te, Kain?", domandò il vampiro con la cicatrice.

"No, Wolf. Non c'entrava con me. Era semplicemente un Incubo in cerca di una preda. Purtroppo, Iku è capitata sulla sua strada e si è difesa come ha potuto. In ogni caso i demoni di cui parli non sanno di lei. Ice e gli altri pattugliano i confini dal tramonto all'alba. Non c'è motivo di preoccuparsi di loro. Anche se Iku ha avuto una brutta esperienza"

"Smettila di fare quella faccia, oniisama. Ora sono al sicuro, e come al solito è merito tuo"

Iku sorrise e gli accarezzò il braccio. Un dolce, benefico calore pervase il vampiro.

"In ogni caso", meditò, "meglio ordinare ai membri del Consiglio di aumentare il pattugliamento. Non è normale che demoni di bassa risma come quello possano vagare per le strade così indisturbati"

"Sono d'accordo, capo", asserì Strawberry. "Ma prima è bene che Iku vada a riposarsi un po'. Ren ha preparato un ottimo stufato stasera, e ci ha appena chiesto di fermarci a cena"

"Vero!", esclamò Ren. "Kain, perché non ti fermi anche tu? Non mi costa nulla aggiungere un posto a tavola, senza contare che faresti felice Iku"

"Mi spiace. Sono sicuro che la cena sarà ottima, ma devo recarmi immediatamente al Consiglio"

"Devi davvero, oniisama?", Iku si dispose di fronte a lui con espressione dispiaciuta.

"Sì, purtroppo"

"Se fossi un vampiro come te, dovrei venire anch'io?"

"Non voglio che tu venga in un posto come quello. Non è un bel luogo. Inoltre per te è ancora più pericoloso, dato che anche i vampiri ignorano la tua esistenza"

"Ma se è un luogo pericoloso perché tu devi andarci?"

"Iku ha ragione", intervenne Ren. "Da quando i vostri genitori sono morti, il Consiglio non è altro che un covo di vipere che hanno tentato di usarti, Kain"

"Lo so", rispose quello, cupo. "Ma se non torno..."

"Fratello, ti prego non andare!"
"Basta così, Iku"

Il suo tono era gentile ma fermo, tanto da spingere Iku a non insistere.

"Tornerò molto presto. Wolf, tu e la tua compagna fermatevi pure. Quando avrete finito, andate a dare il cambio agli altri di pattuglia"

"Come desideri, Kain"

A quel punto, il vampiro si dileguò. Iku rimase a lungo ad osservare la porta con sguardo assente. Succedeva sempre così. Ogni volta che aveva bisogno suo fratello appariva, per poi scomparire un istante dopo. E lei si sentiva come nel mezzo di un sogno interrotto.

Continua....la prossima notte



[1] Oniisama: (mio nobile) fratello maggiore