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carlo e beatrice

di attilio brancato, pubblicato martedì 24 maggio 2005

CARLO E BEATRICE Prima parte cara non vieni a letto? – disse Giovanni a sua moglie e poi alzandosi dal letto – non stai bene, che hai? – - nulla amore – le rispose Beatrice – adesso arrivo, ho un po’ di insonnia, vai tu a letto che domani hai una giornata pesante e devi riposare - si hai ragione – annuì il marito con il capo – domani è una giornataccia – E così dicendo si avviò nella camera da letto. Dopo 5 minuti Beatrice non lo sentì più. Nel silenzio della cucina si preparò un orzo caldo e piano piano lo sorseggiò pensando a Carlo e a quanto quest’uomo lo faceva impazzire. Erano anni che non si sentiva così attratta da un uomo, si da quando suo marito non la corteggiava, o meglio da quando Giovanni non si era ancora abituato alla presenza della moglie in casa. A quei tempi e i era tutta una scoperta. L’amore cresceva le sensazioni amorose, i piccoli battibecchi, le opinioni, le lampadine da cambiare, i primi risotti che puntualmente le venivano uno schifo nonostante i consigli del marito: - non ti preoccupare cara, stasera avevo voglia di una pizza – diceva sempre lui, come rassegnato all’ idea – La prossima volta lo facciamo insieme vedrai che verrà benissimo. Da un lato Beatrice si sentiva una incapace, e in silenzio se la prendeva con la madre che non sapendo cucinare, non le poteva insegnare nulla sulla preziosa arte. Dall’ altro era contenta perché sarebbe stata vicino a suo marito, così vicino da sentire il suo caldo fiato solleticarle l’orecchio. Ma no solo. Il risotto era il pretesto per sentirsi uniti. Si il fatto che Giovanni con la sua pazienza e attenzione, guidava Beatrice nella attenta arte culinaria, la faceva sentire bene coccolata dall’ uomo che amava. Era in quei momenti che si rendeva conto di quanto lei amava lui, e che mai niente e nessuno avrebbe spezzato il loro amore. Sentì un irrefrenabile desiderio di bere un bel sorso di orzo, come per dimenticare tutti i bei momenti passati insieme. Ma come poteva farlo! Era suo marito, e inoltre gli aveva dato 2 splendidi bambini, Arianna e Vincenzo. Come poteva! Tutta colpa di quella sera e di come il matrimonio così magico nella sua novità, era diventato una abitudine, come prendere il caffè al mattino. Quella sera di tanti anni fa, quando la rutin aveva consumato molta della magia del matrimonio, ma non tutta, Beatrice e Giovanni erano stati invitati ad una festa, organizzata dalla vispa Valeria, una donna tanto allegra e gioiosa quanto bella e affascinante, ma che non riusciva a trovare un marito che le permettesse di conservarsi per quello che era una “bricconcella” tanto che Giovanni la chiamava “l’ eterna farfallona”, facendo arrossire beatriche che la conosceva fin da quando erano poco più che ragazzine. Ricorda che quella sera le non ci voleva neanche andare, ma fu Giovanni a insistere dicendo che non usciva mai, inoltre erano troppe sere che loro due non uscivano a divertirsi con gli amici. Aveva ragione. Era normale uscire a divertirsi, nonostante il matrimonio e il lavoro, e poi era passato veramente troppo tempo da quando i due coniugi non si divertivano con gli amici. Così accettò. Si vestirono eleganti, Giovanni in abito scuro che snelliva, i capelli brizzolati aggiustati sapientemente con un po’ di brillantina, i baffi accorciati ed aggiustati nel modo in cui piacevano a Beatrice e infine la barba completamente rasata a prova di cartolina. Beatrice indossò l’abito grazie al quale aveva catturato l’attenzione di quel giovane ingegnere. Un lungo abito nero che scopriva un po’ di seno e le sottili spalle. Beatrice notò con sorpresa che quell’ abito le stava ancora bene. Anzi, con un po’ di trucco e la giusta acconciatura, sarebbe stata più bella persino di quella sera. Si mise di impegno, con una dedizione quasi maniacale. Voleva abbagliare, colpire, conquistare, e sapeva di avere le carte giuste. In una parola voleva sentirsi donna! Ci mise un bel po’, e a nulla valsero le gentili esortazione del marito: - Cara sei pronta? – - Quasi – - Cara , faremo tardi – - Ho quasi finito – - Cara, non ti fare troppo bella, perché poi mi tocca essere sgarbato con la gente – - E’ quello che voglio! – Il marito ci rimase di sasso, ma poi sorrise, abbassò la testa e la scosse. Il suo pensiero era inequivocabile: - eh le donne, tutte uguali – Finalmente Beatrice fu pronta. Scese le scale dell’androne e chiamo il marito, che pazientemente si fumava la sua sigaretta: - Caro, sono pronta, che te ne pare?- Giovanni girò la testa nella direzione della voce della moglie, la guardò con attenzione, spense la sigaretta, si alzò dalla poltrona lentamente e sempre fissandola come ipnotizzatosi avvicinò a lei abbracciandola: - Ho sposato la donna più bella del mondo – le bisbigliò su nudo orecchio – sono proprio un uomo fortunato!- e si baciarono appassionatamente. Fine Prima parte Seconda Parte Arrivarono così alla villa di Valeria con 30 minuti di ritardo, ma comunque la maggior parte della gente doveva arrivare. Parcheggiato la macchina nella stradina che porta alla villa, i due sposi entrarono in sala dove Valeria parlava con un alto bel imbusto dall’ eleganza e dallo stile molto ricercato. I perfetti capelli e la pelle del viso liscia come quella di un adolescente, indicavano una cura quasi maniacale della persona. I suoi modi erano garbati e gentili, sempre composto, in perfetto contrasto con il carattere esuberante di Valeria: - Oh cari – disse ad alta voce la donna, vedendoli entrare – siete arrivati - Ciao Valeria – salutò Giovanni - Ciao Giovanni, ciao Beatrice, come sei bella, sebri persino più bella di sempre - Beatrice è sempre bella – rispose il marito – solo che stasera voleva abbagliarci tutti con la sua bellezza - Vi presento Carlo, un mio caro amico – I tre si dettero la mano presentati da Valeria. Carlo rimase fulminato dalla bellezza abbagliante di quella donna. Gli sembrava che nessuna potesse eguagliare la raffinatezza dei suoi gesti, e l’eleganza della sua persona. Il marito sapeva chi aveva di fronte, per cui si limitò soltanto a presentarsi educatamente, come sua moglie d'altronde. I due si avvicinarono al centro della sala lasciando Valeria e Carlo conversare, ma Carlo non ascoltava quello che Valeria diceva - Ehi – disse poi accorgendosi – delle troppe attenzioni del suo invitato – Guarda che sono sposati da 4 anni, non ti mettere strane idee in testa, io invece sono libera – - No, non ti preoccupare – disse guardandola e stringendola a se – Sei bellissima stasera – Fece per baciarla, ma lei si ritrasse: - Ehi frena i tuoi bollenti spiriti, non corri un po’ – - forse – disse lui senza scomporsi e sfoderando uno dei suoi migliori sorrisi: - Ma che ci posso fare se mi piaci?- Con le mani premette leggermente sul petto di Carlo per liberarsene, e lui la lasciò andare. Si diresse verso il centro della sala ma Carlo non potè più seguirla, perché arrivarono degli altri suoi amici coi quali si fermò a parlare. La serata scorse allegra e tranquilla, l’alcool presente sempre in quantità sempre moto abbondanti nelle feste organizzate dalla Valeria rallegrava la serata. L’ampio salone illuminato da un grosso lampadario posto al centro della sala illuminava le danze degli invitati. Giovanni e Beatrice ballavano sempre insieme, Carlo e Valeria ballavano un po’ con l’ uno un po’ con l’ altro, infine ballarono insieme. Sapeva di piacere a quella donna, conosceva inoltre la caratteristica tipica delle donne di farsi sempre un po’ desiderare, motivo che lo aveva spinto a non considerarla per un po’. Finalmente i due, presi dall’ euforia del ballo e dell’ alcool si baciarono, ma Valeria si discostò, preferendosi sedere e non lasciarsi troppo trasportare. In quel momento Carlo notò Beatrice seduta da sola con le gambe elegantemente accavallate. La gonna faceva intravedere un po’ di gambo bianca e bellissima. Gli occhi un po stanchi e assonnati, guardavano la gente ballare. Era così persa nel vuoto, che non si accorse di Carlo, il quale abilmente le si era avvicinato come un fantasma: - Vuole ballare? – le chiese in tono garbato e gentile. Beatrice si scosse e lo guardò. Aveva gli occhi azzurri, così lucenti da sembrare come l’acqua del mare. Il fisico asciutto e le spalle ampie le davano un bella sensazione il tono della voce era così naturale e rassicurante che a gra fatica disse: - Aspetto mio marito, fra un po’ c’è ne andiamo – - Di già? – disse sorpreso – che peccato, ci tenevo a fare questo ballo con voi – Beatrice sorrise: - Bhe mi spiace, sarà per un’altra volta – - Ma non credo che ci sia un’altra occasione, domani parto per l’India e non sarò in Italia almeno prima di 3 settimane, per cui vi prego, concedetemi l’ultimo ballo della serata con le donna più bella di tutta la serata. Beatrice arrossì alle suppliche di quell’ uomocosì affascinante, ed alla fine accettò, consolata dall’ idea che giovanni avrebbe sempre potuto interromperli. cercò con lo sguardo il marito, lo vide ridere e scherzare con uno dei più grandi amici Carlo Bocchi, noto radiologo. Era incredibile. Giovanni era l’uomo più serio e più intelligente che avesse mai conosciuto, ma quando era con Carlo era come se rincretinisse completamente, perdendosi nelle cavolate più inutili. Odiava vederlo così! Insomma un uomo con a propri professionalità, la propria integrità morale, ridotto ad un citrullo! Non lo poteva sopportare. Così infine accettò alle suppliche di quell’uomo così educato e raffinato. Carlo ballava molto bene. Beatrice che non era da meno lo seguiva molto compiaciuta. Era elettrizzata, ma allo stesso tempo sconcertata. Era timorosa, ma contenta di divertirsi con Carlo anche se non avrebbe dovuto. A Beatrice scappò un sorriso. Carlo lo ricambiò, molto soddisfatto di se. Ballarono per una ventina di minuti, poi il marito, accortasi finalmente di cosa stava succedendo andò dalla moglie e disse a Carlo in tono Fermo e deciso: - Lascia stare mia moglie, capito!- - Giovanni – interruppe Beatrice – stavamo solo ballando - Ho visto come la guardavi! – tuonò contro Carlo, senza però alzare la voce, il suo tono era fermo e deciso, ma composto – Vattene provaci con un’altra donna. Così prese Beatrice per un braccio e se la portò via. Beatrice volle avere delle spiegazioni per il suo comportamento e lui le disse: - Lascia perdere quel cretino, non voglio che tu stia dietro a certa gente- - Amore – disse lei capendo che forse aveva un po’ esagerato nel suo gioco con Carlo – Non ti preoccupare, amo solo te, lo sai – - Si, ma quell’ uomo ha già rovinato un’altra famiglia. E’ ricco, bello, potente tutte cose che alle donne piacciono, e in più ci sa fare - Amore – prese a parlare in tono succinto e deciso Beatrice – non mi prederai per una sgualdrina? Giovanni fermò la macchina: - No, non ho detto questo, e non l’ho mai pensato – sospirando aggiunse – E che io ti amo moltissimo e ho paura di perderti - Amore, sono incinta. – Giovanni non potè credere alle sue orecchie: - Come? – - Si, sono incinta, aspetto un bambino da te - Oh – disse abbracciando sua moglie – E’ una cosa meravigliosa urlò il marito stringendo e baciando Beatrice : - Piano, piano- - Hai ragione, il bambino – disse emozionantissimo il bambino, scostandosi dalla moglie, come per preservarla:- bisogna stare attenti a quello che bisogna stare attenti a quello che si fa. Tu non devi sforzarti, non devi agitarti, devi rilassarti - Tesoro, io sono rilassatissima, sei tu quello agitato - Io? Ma che dici! Io nervoso! Che sciocchezza! – poi riflettendo – Sono nervosissimo agitatissimo e felicissimo. Pensavo che la cosa più bella che mi fosse capitata era stata quella di incontrarti, e invece mi sbagliavo!- Beatrice baciò il marito come non lo baciava più da tanto tempo, e fecero l’amore come se fosse stata la prima volta Fine Seconda Parte Terza parte