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Ultra Dimidium

di Fulvio K., pubblicato sabato 12 febbraio 2005

- Quindi, è solo questo che vuoi?, gli disse Satana, biascicando. L’altro stava seduto di fronte alla finestra. Un’ombra ingobbita, scavata nel sole del pomeriggio. Solo un lieve respiro, esitante. -Di solito, sai, le spire si avvolgevano nel silenzio della stanza, la gente crede che la loro anima valga molto di più. E quel suo riflesso di vetro ondeggiava, ipnotico, come un faro nel buio della notte. L’altro alzò la testa, i neri lineamenti soffocati da quell’esplosione di luce alle sue spalle. E finalmente quel groppo che teneva in gola trovò la forma di una claudicante voce umana. – No, non voglio niente altro. Non c’è niente altro che io potrei desiderare, e la sua ombra si allungò sul pavimento, quasi a toccare il suo interlocutore. Io…niente altro, e la voce si spense. - Non amo essere corretto, ma devo avvertirti che, così facendo, perderai il favore di dio, e tutto il suo…amore. Lo capisci? L’altro rimase immobile, come assorto nei suoi pensieri. Soltanto i suoi occhi, i suoi occhi osservavano pigri il monocolo del Diavolo, che oscillava gongolante nell’angolo in ombra della stanza. Il suo amore? E quale amore avrebbe mai potuto essere un sentimento universale, che abbraccia ogni cosa, senza distinzioni? Amare tutto è amare nulla. Anche da parte di un Essere Supremo, pieno di gloria quanto il sole di luce. E poi non c’era nulla che volesse condividere con quel mondo tetro e grigio che doveva attraversare ogni giorno, annaspando in superficie: nemmeno la luce del sole. Ed allora meglio l’ombra: lontano dal trambusto, lontano dai giudizi, lontano da ogni sguardo. Solo, con lei: ed il suo cuore, che scandiva gli attimi più felici delle sue giornate. Solo per lui. - Allora, siamo d’accordo?, rispose Lucifero ai suoi pensieri, l’eterno sorriso sulla bocca. Lui alzò la testa di scatto, come scosso da un sonno profondo. - Si. Siamo d’accordo. Io voglio il suo amore, per tutta la vita; e per sempre. L’ombra sotto le sue gambe si era estesa fino ad abbracciare il suo contraente, spandendosi sul pavimento e sulle pareti della stanza come una vorace macchia di inchiostro. E ben presto tutto fu notte: solo il monocolo della Bestia continuava a brillare nel buio, come la fine di un tunnel abissale. - E così sia. Ed anche quell’ultima luce disparve. -Poveraccio, biascicò il medico tra due boccate di fumo. Ho sentito dire che avrebbe dovuto sposarsi a breve, e sbuffò. - Già, replicò l’altro, abbassandosi la mascherina sotto il mento rasato. E ti dirò, sai cos’è che mi dispiace veramente? - Mmhh, cosa?, e sboccò un’altra folata di fumo azzurrino. - Per la moglie. Cioè, per la sua ragazza…la futura moglie. - E perché, ribatté il primo, cos’era, pieno di soldi lui? - No, è che…per lui oramai è finita, è là, non sente niente. Ma lei…resta qua, sola, e si porterà il dolore. L’altro ruotò gli occhi verso di lui con fare scettico, e poi tornò ad osservare quella figuretta femminile in fondo alla corsia. -Beh, certo per adesso non sarà il massimo dell’allegria. Ma è giovane, avrà modo di dimenticare. Di trovare qualche altro, di rifarsi una vita. Certo, non sarà magari una bellezza, ma…è giovane, c’è tempo, e lasciò cadere il mozzicone per terra. Il secondo medico incrociò le braccia dietro la schiena, e mentre guardava la figuretta tamburellava col piede per terra. - Queste non sono cose che si dimenticano facilmente. Proprio perché è giovane, magari. Decidere di sposarsi così ragazza…certo che doveva volergli molto bene. Doveva amarlo molto. - Ma guarda che stupida, borbottò il primo con amarezza, mentre col piede spegneva il mozzicone fumante sul pavimento. Ma che ci è venuta a fare dico io, che tanto lui è spacciato oramai. L’altro osservava, aggrottando le sopracciglia. - Vedi, là? Non fa altro che stare col naso appiccicato alla porta di vetro. Ma che vuole, spendere un patrimonio in fazzoletti? - Ma dai, che vuol dire, è normale che voglia stare con lui. Anche se così soffre…ma sono gli ultimi momenti assieme. Se andasse via, non se lo perdonerebbe per tutta la vita. E’ giusto che sia così. Io la farei entrare pure, anche se è in rianimazione. Tu non faresti così? Ma l’altro piegò la bocca verso il basso, dubitativo. Poi per tutta risposta cacciò fuori un’altra sigaretta e se la mise tra le labbra, penzoloni. - Ma che ti devo dire, e sospirò. Io so solo che è il quarto che ci consegnano maciullato dai copertoni di un TIR. Io quasi non mi fido più ad uscire in autostrada, di sera. E sono stufo di dover sistemare ossa tutto il giorno. Dovevi vedere quello che è arrivato ieri: aveva la faccia che era un puzzle, e picchiettava con l’accendino sul palmo guantato della mano. Ma l’altro non fece in tempo a rispondere che una voce squillante li fece voltare da tutt’altra parte. Il primo medico ricacciò in fretta accendino e sigaretta nella tasca, mentre l’altro si sistemava il bavero del camice verdastro, e poi si allontanarono trafelati. - Ma tu sai di che ci dobbiamo occupare ora?, disse il secondo medico. - Vedrai che sventola, ragazzo!, ridacchiò il primo, è davvero un peccato doverla aprire per quel tumore!, ed il suo amico scuoteva la testa. La figuretta femminile in fondo al corridoio rimase lì, da sola, le mani premute contro il vetro della sala rianimazione. Il naso rosso continuamente tuffato dentro un fazzoletto stropicciato, oramai insensibile al sapore di alcool disinfettante della corsia; gli occhietti che si scioglievano tristi in due rivoli umidi, irrorando di sale il pallore rubizzo delle guance; mentre dei tetri pensieri le strozzavano la gola, soffiando una gelida disperazione sul cuore. Perdonami, amore. Io vado via, senz’anima; ma il tuo ricordo riempirà questo vuoto, in eterno. Mentre tu resti qua, il tuo dolore il tempio vivente della mia memoria, in solitudine e senza sorriso per tutti gli anni a venire. A saperlo prima non avrei mai firmato quel patto; con tutto il mio amore ti ho comprato l’inferno. E morì. - Io devo guadagnarmi con fatica ed astuzia ciò che lui si prende con la forza, biascicò il Tentatore; ciò che lui ottiene per sottomissione io devo farlo mio per libera scelta. Ma certamente non era questa la tua scelta, di morire così presto e perdere quanto desideravi ancor prima di ottenerla. Lei ti avrebbe amato lo stesso durante questo breve periodo: i miei servigi non ti sono serviti a nulla. Per cui, continuò masticando ogni parola a fatica, per quanto mi riguarda questo patto…non ha più alcun valore, sputò fuori: io lo straccio, e ti rendo l’anima; sei libero di andare via, ed unirti a dio ed al suo…mondo d’amore, e si voltò, sbuffando. L’altro rimase in silenzio, un secondo. Ma quando aprì bocca, non parlò esitando. - No, preferisco di no. Il Demonio si irrigidì un momento, storcendo gli angoli della bocca, e lì rimase, in attesa. - Mondo d’amore, tu dici. Io avevo il mio mondo, e questo era lei. Io avevo il mio amore, e questo era lei. Ora tutto questo mi è stato strappato via…e dovrei forse gioire in Paradiso, godere dell’amore eterno, dell’amore cieco di una folla di anime estranee? I loro sorrisi e la loro gioia suonerebbero come amare risate di scherno di fronte al mio fallimento…no, io resto qui, deglutì. E poi, come potresti tu restituirmi ciò che non ti è mai appartenuto? E’ per lei che ho fatto tutto questo, solo per lei: solo per lei che mi sono venduto a te, solo per lei io mi condanno alla solitudine, solo per lei…ed è a lei che appartiene la mia anima, anche se lei non lo saprà mai. E preferisco rodermi in solitudine per l’eternità consolato dal lontano ricordo del suo amore, vederla libera di dimenticarmi ed amare qualche altro, che non vederla vedova a vita, spegnersi in preda alla disperazione per tutti gli anni a venire. Ma la Stella del Mattino lo soppesò con lo sguardo, e quindi si allargò in un immenso e sanguigno sorriso. - Non è la tua anima ad appartenere a lei, e tirò fuori una pergamena, ma la sua ad appartenere a te: guarda!, e gli sciorinò il documento sotto il naso; questo è il patto con cui lei mi ha venduto la sua anima per avere il tuo amore. Ed allo sguardo attonito di lui, Astarotte rispose con una grassa risata. - Non c’è niente di più facile che vendere agli uomini ciò che già possiedono… - Ma…questo significa… - Questo significa che dovrai annoiarti un bel po’, prima di rivederla. Ma non ti preoccupare: la aspetteremo assieme. Ed il buio li ingoiò, mentre un pianto lontano scandiva l’attesa.