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Oz

di ChicknFlaiLai, pubblicato venerdì 25 maggio 2018

Leggo Proust.

Come se fosse la sua madeleine, il tablet da cui sto leggendo mi evoca dolci ricordi,

i primi a cui pensi ultimamente.

Penso a quando mi addormentavo leggendo Erri in quel letto alto e solitario.

Il cuscino gonfio.

I piedi che sporgevano un poco.

Nel buio più assoluto potevo toccare le stelle che stavano sopra di me.

Penso anche all'ostello a Mooroopna e le serate dove mi coricavo presto la sera.

Il letto che scricchiola.

L'odore della stanza.

Thibaut che fa casino.

Riesco a sentire la consistenza di quello che ero.

La stanza dove mi trovo non è più la mia.

Si solleva, fluttua nello spazio e nella memoria,

assume la forma di tutto ciò che mi è stato caro.