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Riflessioni: suicidio e rispetto

di Raffreefly, pubblicato venerdì 23 marzo 2018

50 sedie di legno di Lorenzo Gnata per non superare la ringhiera.

L’opera si intitola «Res Humanae» e si pone quale obiettivo la sensibilizzazione riguardo un tema molto delicato: il suicidio.
La mostra si terrà a Biella a partire da Domenica 25 marzo per tre mesi.
L’idea è dell’artista cossatese Lorenzo Gnata di soli 21 anni.

"Appese in quel contesto precario, le sedie sembrano quasi voler cadere da un momento all’altro, accarezzate dal vento che le fa oscillare, come le vite di queste persone, in bilico in un periodo «ventoso».
Non ho la pretesa e la presunzione di ovviare al problema, ma il mio obiettivo è trasmettere quei valori che oggi si stanno lentamente spegnendo, in quanto nulla é più importante della vita e nel momento in cui superi il guardrail e scavalchi la ringhiera, sai che qualcuno, in una casa, si troverà il peso di quella sedia vuota". Sono le parole del giovane artista.

Biella, è una città molto tranquilla; noi biellesi, siamo pragmatici e un pochino orsi, dunque una mostra così singolare, quantomeno fa parlare, riflettere, ci pone di fronte a domande che spesso, non trovano risposte.
Il territorio tutto è assolutamente vivibile, ma ha un dato inquietante: quello del più alto tasso di suicidi del Paese. Non stupisce quindi, che un giovane artista si senta quasi in dovere di "fare qualcosa", a modo suo.
In uno dei miei libri, esattamente in "Istanti di vita" scrivevo:

"Il suicidioÈ la massima espressione di libertà"


Cruda, indubbiamente, ma è da me vista come una libera scelta e come tale pone l'obbligo del rispetto.

Senza pretese, ragiono sul gesto estremo senza scordarsi del dolore mescolato alla colpa, la rabbia e il rimpianto di chi resta;
persino quando c’è una lettera che spiega molto chiaramente le motivazioni del gesto, la domanda persiste. Perché si sentivano così disperati da preferire la morte?
Spesso il dolore dell’esistenza stessa, diventa insopportabile.
Lo stato della depressione invade così i loro pensieri.
Molti nella maggior parte dei casi, non vogliono morire, ma vogliono avvertire chi gli sta intorno che c’è qualcosa che non va.
Il loro obiettivo, potrebbe essere quello di colpire qualcuno che li fa soffrire, un urlo intenso, soffocato, terrificante, incompreso.
Altre ancora non sono depresse, psicotiche o impulsive e non ricercano aiuto con atti estremi, stanno semplicemente cercando di ottenere un controllo del proprio destino e alleviare le proprie sofferenze fisiche, come spesso accade per i malati terminali e tutto ciò è possibile solo con la morte.
C'è poi, chi decide di morire lentamente negandosi il diritto alla vita giorno per giorno, chi si estranea, chi si rende invisibile, chi muore dentro sapendo di vivere.

Concludo dicendo che per togliersi la vita ci vuole coraggio, lo stesso coraggio che ci vuole per vivere.
Dunque impariamo a rispettare le scelte altrui senza giudicare.

Infine, nello specifico, mi auguro che questa mostra non sia un mero gioco di esibizionismo artistico/ mediatico; le persone si suicidano perché manca serenità.
Quella serenità che arriva da un posto di lavoro sicuro, con la conseguente possibilità di costruire qualcosa che sa di buono, per se stessi, per la propria famiglia.
Non è certo tirando una rete di alcuni metri di altezza sul ponte della tangenziale che si elimina il problema, semmai è dare la prospettiva di un futuro immediato migliore e vivibile.

Dateci un motivo, per essere sereni.

https://raffreefly.blogspot.it/2018/03/riflessioni-suicidio-e-rispetto.html#.WrUD8yjSK9c