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Il villaggio

di Poetto, pubblicato lunedì 25 dicembre 2017

E' una bella giornata di sole.

Siamo in auto con una coppia di amici, Chiara e Carlo, parliamo del più e del meno, non abbiamo un orario preciso, abbiamo concordato tra le dodici e le quattordici, per arrivare alla Baita del Contadino, così si chiama il locale dove abbiamo prenotato per pranzare.

Una tranquilla giornata tra amici, nulla di particolare.

La strada si inerpica su un lato di monte, le curve iniziano a infastidire Giulia, mia moglie, ci fermiamo in una piazzola per farle prendere un po' d'aria e bere un po' d'acqua.

Dopo una decina di minuti, riprendiamo il percorso.

Giulia sta meglio e partecipa anche lei alle chiacchiere, ai pettegolezzi sui vari amici comuni.

La strada continua, per fortuna le curve si diradano.

Stiamo percorrendo proprio una curva quando sentiamo una specie di fischio, piuttosto rumoroso, che sembra provenire dai nostri cellulari, inoltre, nella strada, appare una specie di nebbia che riduce notevolmente la visibilità.

Rallento.

L'asfalto scompare per far posto alla terra battuta.

Due giovani donne stanno percorrendo la strada, sono quasi davanti alla nostra auto, che nel frattempo ho fermato, esco dalla macchina e mi avvicino a loro per chiedere indicazioni.

Le ragazze sono vestite in modo decisamente insolito, sembrano uscite fuori da una foto dell'ottocento.

Dal fondo della strada appaiono anche altre figure, sono figure maschili, vestite anch'esse in modo insolito.

La situazione sembra riscaldarsi e la cosa non aiuta a capire dove diamine siamo finiti.

Intanto le altre persone, precisamente due uomini sulla quarantina, si uniscono al gruppo.

Risaliamo in auto, il gruppo di sconosciuti ci guarda come se fossimo marziani, poi la ragazza bionda si avvicina e si mette davanti all'auto.

Metto in moto e una delle ragazze grida.

Il tipo con pochi capelli resta ammirato dal fatto che l'auto si sia spostata.

Percorriamo un po' di strada bianca in salita e notiamo la presenza di alcune case.

Passiamo davanti ad alcune casette, alcune sembrano nuove ma lo stile architettonico sembra suggerire altro.

Fermiamo l'auto e bussiamo alla porta della prima casa che troviamo davanti a noi.

Esce fuori una tipa sulla trentina, capelli arruffati, da dentro la casa, che intuiamo essere piuttosto spartana, si sentono voci di bambini.

Nel mentre fanno capolino due bambini che ci guardano incuriositi.

Ci congediamo dalla giovane madre, entriamo in auto e torniamo indietro.

La giovane, assieme ai suoi figli, segue ammirata la nostra partenza, intanto anche altre persone escono fuori dalle case e seguono con lo sguardo la nostra auto.

Ci viene il dubbio di essere finiti in qualche scherzo televisivo.

La strada bianca termina, riprende quella asfaltata.

Dopo qualche chilometro, troviamo un cartello stradale che indica, come direzione, Siena, e, con nostra sorpresa, è quella che abbiamo appena percorso.

Non fidandoci, vediamo se i cellulari hanno campo per chiamare.

Carlo riesce a chiamare sua sorella che conferma come strada quella che abbiamo appena percorso, lui le dice quello che ci è accaduto, lei resta sorpresa ma conferma la strada.

Siamo tutti d'accordo.

Ripercorriamo la strada ma, questa volta, la strada bianca non c'è, eppure la strada è la stessa.

Continuiamo e vediamo un'auto percorrere la strada in senso contrario, poi un'altra auto ma delle persone viste prima, nessuna traccia.

Arriviamo a dei ruderi.

Scendiamo e ci avviciniamo ai ruderi.

Chiara indica una finestra, secondo lei quella è proprio la finestra della casa della giovane madre.

Restiamo in silenzio, scambiandoci sguardi increduli.

Rientriamo in auto, riprendiamo la strada, dopo qualche minuto iniziamo a parlare a fiume, accavalcandoci nelle voci e cercando di dare una spiegazione al fatto, cosa molto difficile da fare.