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ALDILA’ DEL VERO

di DOMENICO DE FERRARO, pubblicato giovedì 9 novembre 2017

ALDILA’ DEL VERO

Aldilà del vero traditi da un verbo che induce a pregare nel male , nel bene , nella sorte che avversa appare, sulla porta come ombre raminghe , chete guardinghe ,cretine nella scena che scivola angusta per mostre e riviste per giorni difficili che ti portano lontano , oltre ogni intendimenti , oltre questo giardino di rose sanguinanti , oltre il metro e la misura delle cose, un muro che si sgretola nel tempo che tiene l'immagine in tanti deliri, colori che viscerali , scivolano via tra l'acqua sporca ove saltano i ranocchi, dove pinocchio canta la sua canzoncina. In questo delirio vedo e provo tanto rancore , tra i sensi ,tra le dune del deserto ove il vento modella la sabbia ed i ricordi d’un tempo trascorso .
Tradito dal progresso , da un amico , da una donna grassa , tradito dal dire che corre dentro un discorso che si anima lungo un rosario, sopra un fiore , dentro questa morte senza senso . Povero uomo da un anno che piange , che taglia e ritaglia, che cuce e finge di non credere, di ridere ,di bere, oltre ogni dire , errando in groppa a impavidi idiomi , frasi sottili , oscure parole dove si cela il destino d’ognuno.
Tradito da noi se stessi , dalla volontà di capire d' andare avanti oltre questo giorno che si spegne e riaccende passioni in meretrice sostanza, bizzarra ragione , figlia dell'intelletto, della speranza che tutto assolve .
In questo dilemma senza domani , giustificando le colpe altrui , giustificando la sorte ,si parla , si teme l’incapacità altrui . E se avanza d’un passo l’ardire ,ognuno può dire d'essere modello, figlio dei suoi tempi , figlio del vento . Cent'anni trascorsi , viaggio ai confini fisici , uomini che reclamano la propria dignità , la propria vita spesa nel fare del bene al prossimo , abbondonato in strada, lodando la donna cannone , rincorrendo il bimbo malandrino , ascoltando il vecchio suonatore d’armonica che nella sera ti delizia con una sua canzone , ti rende vivo tra i morti , ti rende santo tra i santi .
Un tempo comune , un domani rubato ai tanti anni trascorsi in silenzio , un placido dormire ed oltre ogni dire nel fare che pena questo dolore che bussa alla mia porta . Io solo in questo mondo , che bramo la bellezza , che desidero d'essere compreso , uomo ,forse uno dei tanti , dei molti di chi non ha nulla da perdere. Signorina , dolce donzella che vegli il mio sonno , accarezzo il tuo corpo , bramo il tuo corpo , temo il tuo rifiuto , creo difronte alla realtà , difronte a mille difficoltà io non arreco .
Tutto ciò che provo è forse , soltanto un ostacolo , papocchio , capocchie , pennacchi , peccati incompresi , astruse frasi congiunte con lingue galeotte che tramando , attendono il definitivo decesso. Non porgere orecchio , non dire ciò che non vorrestiNon urlare dentro l’orecchioNon porgere l’altra guanciaPerché mi tratti cosi?Cosa vuoi che ti dica ?Non so, vorrei essere salvoPrego accomodati, No rimango qui Su quella linea ?Si , su questo confineSei folleNo sono il ventoSei in divieto di sostaAccidenti perché non m’aiuti ?Non posso ,sono un rinnegatoIo ho pagato un biglietto per entrarePotrai essere rimborsatoBello, vivo d’aria e speranzaIo di morte e accidentiCosa sono questi segni ?Io non disegnoio vorrei essere teio la tua felicitàio la tua morteMi prendi in giro , ancora non ho finito di pagare il funeraleNon posso venire all’esequie ,oggi sono impegnato.l’appuntamento e difronte all’ostello della gioventù ed il morto lo portano in macchina più tardi.Sai che allegrialo puoi dire forte ci sarà un gran ricevimentoGrande Direi assai lugubre, poco originale.
Elevati carmi migranti , per mondi gentili , verso mondi sovrumani , paradisi metafisici ove vivono uomini e bestie , dove la legge genera la meraviglia , l’attimo , un solo attimo, un solo amore che si muove per strade bagnate con il capello in testa , per mondi metafisici , escrementi di idee , di un volere che volge alla fine. Ippogrifi giorni di pace, logiche eremite , noi decidiamo la sorte di codesto uomo , di codesto cane. Noi chi siamo ? Noi , figli del verbo , inseguiti da balde battone , ammiccanti ai lati delle strada deserte , sotto una luna che parla di te, di me , confusi in questa vita che passa e soddisfa la speme , il genio d’un migrante rinchiuso dentro mille ingranaggi.
Un parlare che nasconde in se , tanti dilemmi , lemmi ,enigmi. Gerusalemme celeste , estremismi che generano un malessere che gela il cuore ed il vivere . Sospesi sulla linea di un dialogo millenario , cupole dorate , minareti colorati ,scivola la sabbia dentro la clessidra , si tramuta in serpente , in oca , in volpe , sbalordito dello scorrere del tempo , impaurito a piedi fin sopra il colle , dove tramonta il sole , dove la morte errando si riposa , discutendo con il becchino del suo compenso.
Non aver paura di sbagliare, vai avanti figliolo , fino al termine di questo viaggio , fino al domani che adduce a nuovi tradimenti ad ingrate conclusioni che tramutano il nostro canto in un sordo dialogo tra popoli e culture.Canto inutilmente e non mi do coraggioNon farti del male ,viviIo cado dalle nuvolePrenditi un passaggio con un angeloNon vedo nessun angeloSiamo qui alla fermata del tram.Dove siete?Qui tra il rosso ed il nero.oh siete matti a portare appresso una pistolaNon sparare cazzateIo non sparo la lunaNeppure noi spariamo ai cretini


Morte che ama l’amore che nel suo piccolo crea speranze , dolci canzoni cosi ben vestita sembra una donna prosperosa che balla il tuca ,tuca fuori il bar mostrando l’ardire della sua era , nell’eco delle vittorie , nell’eco dei canti , dei morti , dei rinnegati , degli incapaci dei giovani che salgono il monte , salgono nella ragione con l’ira con la forza del leone mentre indifferente la massa assiste al massacro , nessun si domanda perché siamo qui a protestare a lottare a chiedere i nostri diritti , tutti in fila, tutti ritti , tutti morti, tutti vivi , che cosa noi siamo , nella storia , afflitti , vecchi in questo povero d'amore che nasce e risorge , lascia e spergiura , si rende odioso, poi rinasce consuma questa sua passione in un campo di calcio, fuori i palazzi del potere , il pianto nell’aria , nell’eco d’un incontro , un lavoro , che muto sta, una mano che affonda il coltello , spara poi fugge , noi prede di tanta ferocia , ingannati dal fato , dal fasto , noi indietro nel tempo, vittime ignare d’un folle e dei suoi adepti , nel nome di un dio che non perdona nessuno , neppure se sei malato o innocente , se sei bimbo o vecchio, prigioniero tra le pagine di questo libro ingiallito , che narra di te e di me , del tempo che fummo, nel nome del padre e del suo popolo , disperso in questo universo , aldilà del mondo che noi credemmo, d’amare di credere , d’essere salvi nel canto che s’eleva a sera dopo aver fatto ritorno a casa.