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La mia prima volta

di nil79, pubblicato martedì 16 maggio 2017

Abitavo con mia cugina quando ero appena ventenne, perché i miei genitori, impegnati tutto il giorno con il lavoro, non avevano modo di mantenermi. Così quell’anno fui affidato a mia zia che mi prese sotto la sua ala protettiva.

Sabrina, mia cugina, era una ragazza di vent’anni, non molto alta, ma graziosa e nella piena maturità fisica. Aveva insomma le giuste forme che attirano lo sguardo maschile. Gambe fresche, atletiche e ben tornite e due glutei alti. Il seno non molto grande faceva da cornice a tutto questo rendendo armonioso il suo fisico che mostrava i chiari segni di ore spese in palestra.

Non mi ero mai accorto di lei fino a quella sera. Per me era mia cugina e non potevo provare attrazione per lei. Non uscivamo assieme, tranne qualche sporadica volta, tuttavia ci intrattenevamo insieme spesso durante la sera.

Negli ultimi tempi i colloqui serali prima di dormire si erano spesso spostati sul sesso e fu abbastanza naturale per me, senza alcuna malizia, confessarle di essere vergine e sembrò che la cosa l’incuriosisse, tant’è vero che nei giorni successivi mi rivolse diverse domande, sul tipo di donna che mi piaceva, se ce ne fosse qualcuna.

Le sue domande insistenti inizialmente mi davano fastidio e spesso cercavo di tagliar corto per poi tornarmene in camera mia, come se la cosa non mi importasse ma, col passare dei giorni, quella sua insistenza si fece familiare e iniziai a prender gusto nel rispondere alle sue domande, cercando di raccontarle dettagli e particolari che mi incuriosivano e che riguardavano la mia sfera sessuale, intima e privata.

Quella sera la vedevo stesa sul suo letto. La sua camera in ordine, caratterizzata da cuscini e peluche sparsi ovunque. Le lenzuola morbidamente si piegavano sotto il suo corpo sinuoso. Mi guardava con i suoi occhi azzurri quando mi rivolse l’ennesima domanda.

< A chi pensi quando ti masturbi? >. Chiese con un sorriso malizioso. E io non capivo, nella mia ingenuità dove volesse arrivare.

< Come a chi penso? >, risposi imbarazzato. < Le solite cose. Qualche video al pc… cose normali Sabrina >.

Lei sorrise e per alcuni attimi non disse nulla, si girò chiudendo gli occhi e rivolgendo l’addome verso l’alto, mentre la maglietta tirata un po’ su ne lasciava scoperto l’ombelico e il piercing incastonato vicino.

Sospirò e con le braccia dietro la nuca aggiunse < A me, non ci pensi mai? > riaprì gli occhi e dopo aver concluso quella domanda sollevò un piede verso l’alto, disegnando dei piccoli cerchi con la punta e io ne ammirai, con insolito interesse la forma allungata della gamba.

Imbarazzato, sebbene quella fosse una bugia risposi < No, ma che vai pensando >.

Passarono alcuni giorni da quella sera e quelle domande si erano insinuate così tanto nella mia mente che non potevo fare a meno di ripensarci ogni volta. E più ci ripensavo, più le mie fantasie su di lei aumentavano, tanto da spingermi a cedere alle mie pulsioni e dedicare a lei l’oggetto dei miei successivi orgasmi.

Ci incrociammo poco i giorni successivi, in quanto era impegnata per un esame e spesso era dalle amiche. A volte dormiva da loro, altre volte la sentivo rientrare sul tardi. Grazie al sonno leggero e al fatto che le camere fossero vicine, potevo ascoltarne il rumore dei passi, la sua voce chiara e limpida che emetteva un suono strano quando sbadigliava.

Volevo lei. Dovevo averla. Mia cugina. Mai l’avrei pensato pochi giorni addietro.

Una di quelle sere, approfittando di uno dei suoi rientri notturni, cercai di farmi trovare fuori sul corridoio con una banale scusa.

La guardai e con gli occhi appena chiusi e con i soli boxer sussurrai < Devo andare in bagno >. Lei mi guardò, sorrise e mi fece passare. Tuttavia presi coraggio e voltandomi domandai < Dopo posso raggiungerti in camera? Devo parlarti. >. Lei annuì.

Passarono alcuni minuti e mi avvicinai alla stanza. La porta era socchiusa e intravedevo la tv accesa. Bussai appena e preannunciai il mio ingresso.

La trovai nuda, sotto le coperte che ne celavano le forme, con gli occhi rivolti allo schermo che rapidamente spense e, con il lenzuolo a coprirne le forme aggraziate, si sollevò col busto accendendo la luce accanto alla scrivania.

< Volevi parlarmi Federico, dimmi >. La sua voce pacata e dolce non mi metteva soggezione. Mi spingeva, anzi, a farmi coraggio.

< Tu a cosa pensi quando ti masturbi?>

Rise. E con la sua risata, per un istante, credetti che volesse prendermi in giro. Mi guardò e schioccò la lingua piccola sotto al palato e rispose < Cuginetto, non dovresti farmi simili domande. Siamo cugini non lo sai? >. Fece per stendersi nuovamente sul letto e io risposi:

< Io penso a te, da diversi giorni. Solo a te >.

Calò il silenzio, la guardai, sentivo il suo respiro caldo e cercavo nel semibuio i suoi occhi azzurri.

Si voltò verso di me e rispose, accompagnando la voce con un sorriso < Dimostramelo allora >.

La mente si annebbiò per alcuni istanti. Dimostrarglielo? Come?. Ma era evidente ciò che voleva. Avrei potuto sbagliare e rimediare una figuraccia. Al più mi avrebbe cacciato da li. Quella domanda aveva acceso il mio desiderio e la mia eccitazione che presto si fece strada sotto i boxer bianchi. Davanti a lei, abbassai l’intimo mostrando il mio sesso turgido, col glande ancora coperto. Lei si passò la lingua tra le labbra e rimase in silenzio, in attesa, col busto sollevato quel tanto che bastava per vedere meglio.

< Vuoi un incentivo? >. Domandò. Ma non attese risposta. Fece scivolare il lenzuolo scoprendo il suo seno turgido, dai capezzoli scuri, le punte rivolte come cuspidi in avanti.

E la mia erezione si fece più evidente. La mia mano presto l’afferrò e iniziai a masturbarmi.

Incredibile, lo facevo davanti a mia cugina. Tuttavia quel pensiero non faceva altro che stimolarmi ulteriormente e spingere con foga la mano indietro per scoprire il glande turgido, bagnato dei miei umori.

Si avvicinò dopo alcuni istanti e fermò la mia mano guardandomi negli occhi. Sentivo il suo respiro caldo vicino al mio addome e subito sentii la sua lingua avvolgersi attorno l’asta del mio pene.

Scorreva in lungo, sentivo la pressione contro le venature che l’attraversavano, fino a raggiungere il glande. Strinsi forte i glutei e i muscoli pelvici, per la paura di arrivare all’orgasmo in quel preciso istante. Ma per mia fortuna non avvenne e presto sentii le sue calde labbra avvolgersi attorno al glande, bagnarlo della sua saliva e poi scivolare accogliendo per metà l’oggetto dei suoi desideri.

Madre natura è stata generosa con me offrendomi un pene non corto, ma nemmeno eccessivamente lungo, ma a mio avviso gradevole. E dal suo sguardo sembrava che lei fosse d’accordo, considerata la passione con cui si avventava e con cui lo faceva scorrere nella sua bocca per poi farlo uscire.

La mia mano si raccolse dietro la sua testa, accompagnandone i movimenti. Le dita si intrecciavano ai suoi capelli legati, tirandoli quando desideravo che lo facesse uscire dalla sua bocca. E lei sembrava conoscere a memoria i miei desideri. Mi ascoltava, leggeva le mie pulsioni. Era come se non fosse la prima volta che lo facevamo.

Dopo alcuni istanti lei si staccò e si pulì le labbra con la lingua, guardandomi, fissandomi. In tutti quegli istanti lei non aveva mai scostato il suo sguardo dal mio, facendomi sentire così sicuro e appagato.

Si scostò indietro, offrendo il suo corpo al mio sguardo. Il sesso si apriva quando le sue gambe si divaricavano, offrendo alla vista le sue labbra chiare, il suo ventre glabro.

Le dita presero a massaggiare il clitoride e vedevo il suo petto contrarsi e sollevarsi, la sua bocca dischiusa che emetteva sospiri strozzati.

< Ti voglio dentro. Ora >.Sussurrò.

< Ma io..noi..non… >. Fu la mia risposta balbettante.

< Prendo la pillola scemo >.Sorrise. < Non farmi altre domande e fallo>

Colmo di piacere e di eccitazione, avvicinai l’addome alle sue gambe aperte e divaricate. Le sue mani subito cercarono le mie, appoggiandole alle sue cosce chiare e tese. Le strinsi. Le mie unghie affondavano sulla sua pelle chiara. La presa era forte e salda.

Fu lei a insegnarmi. Fu mia maestra di sesso da li fino ai giorni a venire. E quella prima volta fu per me il coronamento dei miei desideri.

La sua mano sapiente afferrò l’asta del mio sesso, portandolo tra le labbra e facendo scorrere il glande umido fino a raggiungere la fessura. E io istintivamente spinsi il bacino, facendo affondare lentamente il mio membro nel suo sesso.

Sentii un improvviso calore investirmi. Sentivo il calore e il pulsare della sua vagina. Percepivo i suoi umori scorrere e lubrificare il suo sesso e il mio , che presto scivolò completamente dentro.

Ero dentro di lei. La sensazione sublime che provai, quell’eccitazione crescente, non poteva farmi durare a lungo. E lei lo sapeva. Lo voleva. Voleva che io donassi la mia verginità a lei.

< Spingi! Non aver paura di farmi male > sussurrò.

E quel suo consiglio, che in realtà sembrava più un ordine per la decisione con cui fu detto, mi spinse a muovere ritmicamente il mio bacino, accompagnato dalle sue mani che si adagiavano sui miei glutei. Sentivo le sue dita stringere, altrettanto forti quanto le mie e accompagnare il movimento del mio corpo.

Il pene usciva e entrava ripetutamente dentro lei. I testicoli si muovevano ritmicamente, urtando contro la parte superiore delle sue natiche. I corpi causavano un rumore nuovo, inaspettato ogni volta che premevano l’uno contro l’altro.

Ne apprezzavo la bocca aperta, le mammelle turgide e piene che si muovevano accompagnando l’amplesso. Una mano abbandonò una sua gamba e lei, capite le mie intenzioni, la portò al seno e lo strinsi.

Fu la prima volta che strinsi un seno femminile. Sentirlo turgido e sodo, il capezzolo che premeva contro il palmo della mano.

Era troppo, non potevo resistere. Erano troppe emozioni insieme. Il mio sguardo era rosso ed eccitato e le contrazioni del mio addome aumentavano.

Lei intuì ciò che stava accadendo e sempre col suo fare affabile e sicuro domandò: < La vuoi la mia bocca? Dimmelo >.

< Si. Si Sabrina. La voglio>

Ma non feci in tempo ad estrarre il mio sesso da dentro lei che appena fuoriuscito il glande, nel momento in cui sfiorò l’apertura del suo sesso, rilasciò il mio seme abbondante e copioso che finì sul suo ventre. Alcune gocce finirono sulla sua mano che in quel momento si era scostata e vicino l’ombelico.

Ricordo bene quella scena. L’orgasmo fu intenso e forse anche lei l’aveva avuto. Vedevo il suo addome contrarsi. Il suo sesso aprirsi ogni volta che sollevava il bacino. Il suo corpo che accoglieva il mio sperma caldo.

Ansimavamo entrambi. Entrambi eravamo visibilmente eccitati. Mi guardava e sorrideva e con mio stupore raccolse con un dito lo sperma e lo portò alla bocca. Lo assaporò e chiuse gli occhi.

Sentivo solo il suo respiro caldo. Vedevo la sua mano raccoglierlo e portarlo alla bocca, senza lasciarne traccia.

Da un lato ero felice, dall’altro deluso per non essere riuscito ad arrivare a donarglielo direttamente nella bocca.

< Non è stato male come prima volta. Ci vediamo domani sera? >Domandò e poi restò in silenzio. Quella domanda bastò per farmi dimenticare la delusione degli attimi precedenti.

Mi guardava e sorrideva. Si scostò dal letto avvicinando il busto. Raccolse con una mano il mio pene ancora eretto, ma non più come prima e con la bocca pulì il liquido che ancora pendeva dal glande. Mi aiutò a rimettermi i boxer e la sua ultima parola fu: < Buonanotte >.

Andai via, con la mente annebbiata, con la consapevolezza che non sarebbe finita. Col desiderio che ancora pulsava dentro me. Non mi voltai a guardarla.

Fu quella la mia prima volta.