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Murnhog (Capitolo 4)

di DatFurryKitsune, pubblicato martedì 16 agosto 2016

Il sole stava sorgendo oltre le frasche della foresta. Isaac, Colossus e Tasha avevano lasciato il branco da circa venti minuti. Mentre i Fe'rtheri si stavano dirigendo verso la città dei Mecha, il gruppo di 37 si era diretto verso nord est, in direzione di alcune montagne.
Isaac sembrava abbastanza pensieroso. Continuava a guardarsi intorno, come se si aspettava che dovesse succedere qualcosa. I due piccoli automi, che il giorno precedente erano rimasti fuori dall'accampamento dei Fe'rtheri per fare la guardia, lo seguivano da dietro trotterellando per tenere il passo. Tasha, seduta sulla spalla di Colossus, osservava incuriosita Isaac.
- Che succede? - li chiese.
- E' da ieri - rispose - che mi chiedo dova sia scomparso Shon -
La volpe si agitò: - è morto? Non è possibile. -
- Calmati. Non è stato trovato il suo cadavere. Non credo sia morto. Quello che mi stupisce è che non si sia fatto vedere neanche quando siamo andati via. -
Tasha smise di preoccuparsi, ma anche a lei sorse un dubbio: Shon era molto affezionato a lei, non capiva cosa lo aveva spinto a non salutarla mentre stava partendo.
"Forse si sarà arrabbiato. Non capisco per cosa, però" Pensò.
Isaac osservò Tasha mentre stava pensando: - Sei ancora triste per tua madre? -
La volpe si girò, e scosse la testa: - No... beh se devo essere sincera ancora un pò. Ma credo di aver superato questo momento triste -
Il mecha non riusciva a non sentire rimorso per ciò che era successo. Cercò di cambiare argomento di discussione: - Dimmi Tasha, come fai a comunicare con le anime? -
La Fe'rtheri sembrava entusiasta della domanda. Si schiarì la gola: - Beh, intanto devi sapere che tutto ciò che possiede vita ha un'anima. Gli animali, le piante e le persone. -
Continuò - L'anima è, oltre al nucleo che contiene la nostra vita, anche il centro della nostra forza magica. Grazie alla magia noi sciamani creiamo un legame con le altre anime. Tramite questo legame possiamo comunicare con loro -
Tirò fuori alcuni semi da una piccola sacca che aveva preparato prima di partire: - Con la forza magica contenuta nell'anima posso fare un sacco di cose - i semi cominciarono a formare una piccola pianta. Si formò un arbusto, poi delle foglie e infine dei piccoli fiori. La volpe saltò giù dalla spalla dell'enorme Mecha e piantò la pianta.
- Cresci forte e alta - sussurrò.
Isaac rimase affascinato da quello spettacolo. Stava pensando però al "legame" tra le anime.
"Le anime sono in grado di comunicare tra di loro, aveva detto Tesla mentre ero ancora in città. E gli sciamani sono in grado di comunicare usando la magia contenuta dentro. Se non fossi uscito non avrei mai scoperto una cosa del genere"
Tasha si accorse che il Mecha stava pensando.
- Cosa c'è? - gli chiese con un sorriso.
- Sono molto interessato a questo legame che riesci a instaurare con le anime. È qualcosa che nella nostra città è molto studiata e ricercata. È grazie a quello che alcune delle nostre tecnologie sono così avanzate - osservò Tasha saltare sulla spalla di Colossus - Per noi Mecha, però, non è così naturale usare la magia dell'anima. È affascinante notare che esistano creature che la usino senza problemi. -
La volpe dondolò sulla spalla del gigantesco Mecha: - Non è facile da spiegare. Per me viene naturale comunicare con altre anime. Sin da piccola è stato una specie di desiderio avverato. Ho sempre trovato affascinante poter parlare con creature diverse da noi. -
Fece una pausa, poi riprese: - Una volta ho parlato con un albero che aveva vissuto più di mille anni. Mi aveva raccontato di una famiglia di uccelli: ogni inverno migravano per poi ritornare ogni estate. Tornavano sempre nello stesso nido, ricostruendolo se fosse andato distrutto durante l'inverno. E insieme a loro altre centinaia di uccelli. Passava estati intere ad ascoltare il loro canto, per poi ritrovarsi solo in inverno. -
Inspirò: - E' una storia semplice, ma mi ha impressionato. Mi sono immaginata come fosse essere ferma lì per oltre mille anni, aspettando mesi che gli uccelli tornassero per ascoltare il loro canto. Mi aveva raccontato come si fosse affezionato ad alcune di queste famiglie. E io mi immaginavo il dolore di vederli morire. Ma immaginavo anche la gioia di vedere nuove famiglie prendere sede sui suoi rami. La vita di quell'albero era semplice, ma affascinante. -
Isaac rimase ad ascoltare, rimanendo stupito dal racconto di Tasha.
- Ti invidio - disse alla fine.
La volpe sorrise: - Magari un giorno anche voi Mecha troverete un modo per parlare con le anime. Hai detto che il legame è qualcosa molto studiato nella vostra città -
Il Mecha guardò la struttura sul suo braccio, osservando le fessure illuminate dall'energia della gemma dell'anima.
- Purtroppo noi Mecha abbiamo... come dire... un problema di progettazione. Qulacosa che i Creatori non sono riusciti a donarci, nonostante la Loro infinita conoscenza. In seguito ai nostri studi si è ipotizzato che la magia, da noi chiamata "energia dell'anima", contenuta della gemma sia usata tutta per donare vita a un corpo che di solito non la possiede. Questo significa che non possiamo usare alcuna capacità magica, compreso il legame. -
Alzò il suo braccio fantasma: - Tuttavia alcuni modelli, soprattutto automi, dimostrano di possedere capacità magiche. E' un fenomeno talmente casuale che ogni tesi presentata su di esso è stata confutata nel giro di pochi giorni. Sono state presentate almeno dieci milioni di tesi. -
Tasha rimase abasita. Non tanto per il numero di tesi presentate, ma per il discorso di Isaac, complesso e pieno di parole che non conosceva.
Il Mecha notò la perplessità della volpe: - C'è qualcosa che non hai capito? -
- Eh? No, no! Sei stato chiarissimo! Immagino sia un problema che le "tesi" siano "confutate". Vero? -
37 rise. Rispose: - Non c'è nulla di cui vergognarsi. Se c'è qualcosa che non ti è chiaro basta chiedere. Sarò lieto di rispondere ad ogni tua domanda. -
Inspirò: - Certo che ho trovato una compagna di viaggio interessante. -
La volpe inclinò la testa: - Perchè dici questo? -
- Oltre a possedere una capacità particolare e affascinante, sei anche di carattere caldo e solare. Devo ammettere che sarà difficile annoiarsi in questa avventura. -
Tasha arrosì leggermente al complimento. Gli piaceva essere considerata "solare".
- Sì. Anche io mi divertirò in questo viaggio. - Concluse.
***
Tutto d'un tratto l'atmosfera si fece tesa. Colossus si guardò intorno come se avesse percepito qualcosa.
- Pericolo. Osservati... - Disse ad Isaac.
Da dietro gli alberi cominciarono a comparire diversi lupi antropomorfi armati. Ringhiavano verso il gruppo che avevano accerchiato, e gli puntavano contro archi e lance.
- E' lo stesso branco di ieri? - Chiese Isaac.
- Sì, li riconosco dall'odore - Tasha era estremamente turbata: aveva riconosciuto un odore in particolare.
Un lupo si fece avanti. Aveva il torso nudo, ed era vestito solo con pantaloni di pelliccia. Portava l'arco sulla spalla, e una faretra era attaccata al bordo dei pantaloni. Il suo pelo era grigio chiaro. Sul suo corpo erano presenti diverse pitture di guerra rosse.
La volpe indietreggiò, sentì un brivido lungo la schiena.
- Tasha, per favore seguimi senza opporre resistenza -
- Shon... Cosa significa questo? Non mi dire che anche te... -
La voce in lacrime della volpe fu interrotta dal lupo: - Non sono mai stato un componente del tuo branco. Io ho sempre fatto parte dei lupi. Dovevo infiltrarmi per uccidere la vostra sciamana e il vostro capobranco -
Shon si interruppe di colpo. Strinse i denti: - Ma poi ho conosciuto te. Non so il perchè, ma ho sentito come il bisogno di averti vicino. Mi sentivo bene vicino a te... - Si avvicinò a Tasha con una mano protesa in avanti, la sua voce si fece rotta - Volevo portarti via durante l'attacco del branco. Volevo fuggire con te. Avevo bisogno di te! -
Fu un attimo. Shon scattò in avanti, ma un automa si mise in mezzo. Subito dopo tutti gli altri lupi attaccarono. Colossus prese Tasha, proteggendola dagli attacchi dei Fe'rtheri.
La vista dell'automa alimentò la rabbia di Shon. Il lupo si avvicinò al piccolo Mecha, e con un pugno gli staccò la testa. Il colpo fu talmente forte da ferire il dorso della zampa di Shon. Nonostatne stesse perdendo molto sangue, non sembrava sentire alcun dolore.
La scena paralizzò Isaac per lo stupore.
- Colossus! Ritiriamoci! - Gridò al suo compagno di viaggio.
I due Mecha e il seondo automa cominciarono a correre. L'intero branco di lupi aveva cominciato a rincorrerli.
- Continuiamo a correre! Dobbiamo riuscire a... - Il Mecha si accorse dell'espressione di Tasha.
- Isaac... Dobbiamo tornare indietro. - Disse la volpe con voce rotta.
- Tasha, stai calma per favore! In questo momento non possiamo fare nulla. -
- Shon ha bisogno d'aiuto! La sua anima... sta piangendo! Devo fare qualcosa! -
37 si sentì male a sentire quelle parole, ma non potevano fare nulla. Fece un cenno a Colossus. Il gigante si giro e con una mano afferrò un albero. Lo strappò e lo sollevò per poi lanciarlo verso i loro inseguitori. Questo creò parecchia confusione tra i lupi che non si aspettavano un contrattacco di tali dimensioni, regalando secondi preziosi alla fuga dei tre Mecha.
Dopo qualche minuto di corsa avevano finalmente seminato il branco. Colossus fece scendere Tasha dalla sua spalla. La volpe era ancora scossa.
Isaac la osservava con compassione.
"Ha detto che l'anima di Shon sta piangendo. Mi chiedo se lui sia davvero diventato selvaggio." Pensò.
Colossus, intanto, stava abbracciando Tasha con delicatezza, dicendogli: "Aiutare Shon. Non preoccuparti."
Isaac non potè che sentirsi sollevato ad averlo come compagno di viaggio. Allo stesso tempo, però, sentiva un senso di inadeguatezza alla situazione che gli si era presentata davanti: si sentiva inutile.
"Non sono stato capace di fermare i lupi al campo dei Fe'rtheri. Devo riuscire ad aiutare Tasha."
I suoi pensieri furono interrotti da una figura che si lanciò su di lui. Reagì immediatamente, bloccando con il braccio destro una lama. Shon li aveva raggiunti, e stava attaccando ringhiando. Il suo viso era distorto in un'espressione selvaggia.
Isaac stava lottando per resistere alla forza con cui il lupo lo stava attaccando.
- Shon, smettila di combattere! Non vedi come sei diventato? Sei come il capobranco dei lupi che ci hanno attaccato ieri! -
- Tu non sai - rispose. Il Mecha deviò il colpo del lupo, scintille saltarono in tutte le direzioni.
Shon contrattaccò immediatamente, colpendo una piastra del braccio sinistro del Mecha.
- Il capobranco... Ulmer era mio padre. Gord ha ucciso mio padre. Tu non sai cosa significhi perdere un genitore. - il lupo si girò verso Tasha - Anche tu hai perso tua madre. Tu mi puoi capire -
La volpe scosse la testa, non aveva parole e non sapeva come aiutare Shon.
Isaac deviò ancora la spada del lupo e arretrò. Notò una caverna alle sue spalle.
- Scappiamo lì dentro! - Urlò. Colossus prese di nuovo Tasha sulle spalle e scattò verso l'apertura. Il lupo non esitò a rincorrerli.
Li inseguì per diversi metri all'interno della caverna. Ad un certo punto Isaac fece un segno al piccolo automa. Questo si girò e attaccò Shon, che reagì immediatamente parando il colpo.
Il Mecha barcollò, ma fece in tempo a bloccare l'affondo del suo avversario. Il duello fece guadagnare abbastanza tempo al gruppo davanti, che scomparve alla vista del lupo.
Con un urlo di rabbia, Shon spinse via l'automa e con un fendente distrusse la sua gemma dell'anima. Annusò l'aria per tracciare l'odore della volpe, ma fu invano. All'interno della grotta c'era un forte odore di muschio che gli impediva di seguire la traccia.
Ringhiò, mise via la spada e preparò l'arco con una freccia. Quindi cominciò ad avventurarsi all'interno della grotta.
***
Isaac guardò dietro per assicurarsi di aver seminato il lupo.
Sollevato di non vederlo si girò verso Tasha: - Come facciamo ad aiutarlo? -
La volpe lo guardò. Era ancora scossa, ma sembrava essere più calma e lucida rispetto a prima.
-Penso che basti solo che io gli parli- Disse, con lo sguardo a terra.
Rialzò la testa, e riprese: -Come ti ho già detto, i Fe'rtheri senza uno sciamano rischiano di diventare selvaggi. Il caso di Shon è simile: mentre si trovava vicino a me si comportava come un normale Fe'rtheri, ma quando mi ha perso ha cominciato a diventare una bestia-
- Quindi basta farti parlare con lui - concluse Isaac.
Tasha scosse la testa: -Non è così semplice. Allo stato in cui si trova Shon adesso dovrei essere da sola con lui. Se qualcuno interferisse potrebbe diventare violento. Inoltre potrebbero essere necessari giorni prima di che si calmi-
Tasha abbassò lo sguardo. Il Mecha rimase a guardarla per un momento, poi si girò verso Colossus.
Gli diede una pacca sulla spalla: -Pensaci te a tirarla su di morale, d'accordo?-
Il gigante fece di sì con la testa.
Isaac si incamminò verso le profondità della grotta: -Non preoccuparti, Tasha. Troveremo un modo per aiutarlo. Hai la mia parola.-
***
Shon si era avventurato nelle profondità della grotta. Oramai era arrivato ad un punto dove la luce non arrivava. Fortunatamente i suoi occhi erano in grado di vedere bene al buio, quindi stava avanzando senza troppi problemi. Ma non poteva negare che si era perso: durante il percorso si era imbattuto in ben due bivi, e senza la possibilità di sentire l'odore di Tasha stava procedendo alla cieca.
Ad un certo punto vide una luce in lontananza. Sentì anche un rumore di acqua. Si avvicinò, e una volta girato l'angolo si stupì: la grotta si sviluppava in altezza per almeno sei o sette metri, e l'antro era molto largo. Alla sua sinistra c'era una grande pozza di acqua da qui proveniva una luce azzurra che colorava l'intero antro. Diversi cristalli rifrangevano la luce, e il movimento dell'acqua la sfumava, creando un effetto mozzafiato. C'era anche una piccola cascata che sboccava da un buco posto alcuni metri sopra la pozza. Il buco era abbastanza grande da poterci passare dentro.
Il gioco di luci e il rumore della cascata trasmettevano un senso di calma a Shon. Si avvicinò all'acqua, incuriosito dalla luce che proveniva dal fondale. Non sapendo nuotare aveva paura dell'acqua, ma non gli sarebbe dispiaciuto andare sul fondo e vedere quale fosse la fonte. Dalla superficie gli sembrava di vedere una grossa gemma.
Stanco e assetato per la battaglia precedente, prese diversi sorsi d'acqua, poi si stese sul pavimento roccioso. Lasciò che il rumore della cascata lo rilassasse, quindi si addormentò.
***
Sognò molte cose. Sognò Tasha. Sognò i due giganti di metallo. Sognò Gord e Rue. Infine sognò la morte di suo padre.
"E' strano" pensò "dopo la sua morte non ho sofferto così tanto... Per mio padre ero solo un membro del branco. Pensando al rapporto che Tasha aveva con sua madre, potevo veramente permettermi di dirle che lei capiva come mi sentivo?"
Un fiume di pensieri passò nella mente del lupo. Ripensò a quando suo padre gli ordinò di infiltrarsi nel branco che stavano braccando. L'obbiettivo era uccidere la loro sciamana, le sue figlie e il capobranco.
Ma non ci era riuscito.
Non per debolezza, ma perché era cambiato. Pur non facendone parte si sentiva uno del branco. Ma questo l'aveva messo in cattiva luce tra i lupi. Quando era tornato tra loro era riuscito a fatica a riconquistare la loro fiducia.
"Puoi tornare da loro" gli disse una voce sconosciuta. Una figura di luce eterea gli apparve in sogno. Due grandi ali d'aquila contornavano la figura. "Dopotutto non sei cambiato così tanto da quando hai perso Tasha, vero?" gli sembrò di vedere la figura sorridere.
***
Shon si risvegliò poche ore dopo. Gli sembrava di aver fatto un bel sogno, ma non ricordava nulla. Tuttavia si sentiva lucido e riposato. Si alzò, riprese il suo equipaggiamento e cominciò a scalare la parete per raggiungere il buco da cui sboccava la cascata. Una volta entratoci dentro notò un rivolo d'acqua scorrere sulla sua sinistra, mentre il percorso sulla destra era asciutto. Preparò l'arco, sospirò e si preparò ad entrare di nuovo nell'oscurità, deciso più di prima di ritrovare Tasha.
***
Alle sue spalle, una figura eterea lo guardava addentrarsi nelle profondità della grotta, sorridendo.