stampato su ewriters.it il 15/11/2019 04:20:49

Inutili Poesie

di DOMENICO DE FERRARO, pubblicato mercoledì 3 agosto 2016

INUTILI POESIE
Il dolore dei ricordi traccia il nostro dire per luoghi immaginari si plasma in figure mitologiche , nel creato ,forma la sua leggenda, all'origine , di un ragionare per rime , esule figlie di un tempo andato, migranti per vicoli e case ,incline al peso dell'osseso, forme dionisiache, retaggio di un bieco egocentrismo, imperniato sull'essere e l'avere, che travolge il senso delle frasi in se stesse per laidi canti che echeggiano tra il volgo ed oltre , immemore nel tempo che prefigura l'immagine eccelsa , il vano ragionare per mondi sovraumani.
Senza conoscere cosa ci riserva il tempo , perduto nell'immaginario dire, verso, disperse isole , navigare oltre questo breve viaggio , oltre te che mi guardi affacciato al balcone, incapace di comprendere ancora il perché, oltre , perso, incapace , inutile, vago infilandomi in vecchie ipocondrie, solchi nella memoria ove il grano cresce tra ioli infiniti campi si muove nel vento ,negli occhi di vetusti presidenti ,la folla corre verso la casa bianca ,verso case minuscole adagiate su scogli ove il povero pescatore con la sua canna cerca di pescare una piccola felicità , la logica che geme dentro il corpo d'una balena , il ballo del delfino affiora alla mente,vedo, oltre il mio piccolo mondo l'immagine di me confuso nelle spire d'un serpente marino, perso, forse vicino al fuoco , sulla luna , cosa significa sentirsi inutili, cosa nasconde il sasso, cosa il mare con i suoi millenni , malanni antichi che ritornano e ci conducono lontani dalla verità.
Tutto può essere compreso ,ogni cosa è un riflesso della metafisica, di quel brutto pasticciaccio fatto di intrigati tranelli, nella morte , nella vita si consuma , la nostra breve esistenza mezzo al mare , mezzo all'onne che corrono si mesciano , diventano tutt'uno con le voci della nostra vita poi un colpo di vento , canta il gallo ubriaco la sua canzone là nell'aia circondato da belle galline, belle, belle, da far accapponare la pelle. Giunto fin qui sull'orlo di questo esile orizzonte , vivo, apro le braccia , traduco le parole degli uccellini, del vento , le mille voce che mi circondano, il senso d'una esistenza fedifraga, falsa costruita giorno dopo giorno, la morte non fa sconti, tutti in fila a vedere l'ultimo grande film . Tutti in fila verso il paradiso, filosofi, poeti, cantautori, poche nuvole colorate incomprensibili, interrogativi, fuochi d'artificio il nostro fluire nel vivere contagiati dalla ragione sociale, abbassati le mutande, nuda, davanti al sole , nudo nel mare, pesce che guizza, che canta la sua canzone oscena.
Potrei far finta d'aver perdonato, però non me la sento di continuare ad annaffiare la pianta della follia ,aspettare che faccia frutti così dolci come concetti illogici che diventano espressione, aforismi d'una civiltà allegra sempre pronta a ridere dietro le spalle altrui. Madre, padre figli al seguito con ombrellini colorati con denti finti ,aliti cattivi, il cuore batte forte in petto , batte tanto forte come il tempo che scorre e ci conduce verso una nuova utopia, un nuovo intendimento fallace , presocratico incapace di sciogliere le membra al sole, putrefatte membra all'ombra giacciono , sotto un pino marino , il mio tempo è finito, ho corso tanto ,contro il vento, contro le malelingue, contro me stesso ed ora riposo tra le nuvole nel vento in compagnia d'apollo su l'otre di Eolo.
La confusione regna sovrana dentro me stesso, tra le mie parole figlie della follia quotidiana, figlia di questo cuore che giace su una sedia a rotelle, assediato da demoni e mille perché, illuso dal senso d'una verità testuale, ipercritica, meccanicamente congiunta ad un ingranaggio industriale, ove l'esistenza viene ritenuta immorale, la folla acclama gli eroi, l'acclama in mezzo alla piazza , chi ti pugnala alle spalle.Passa il senso , vola la foglia il trastullo, l'ore raminghe che si radunano nel nostro dire per rime estive , felici di starti vicini, vivi, muori, piangi, nel trionfo dei secoli all'ombra delle colonne dei templi antichi, tra i fori rovinati ,abbandonati, ove i gatti giocano insieme ai topi , fanno bisboccia, s'ubriacano insieme, come vecchi amici, all'ombra delle cupole ove la vecchia china sul suo tempo , canticchia l'inno per i poveri malati , viaggiano sui i tram , turisti e pellegrini, marinai ed innamorati, stretti , stretti, cantano , vecchie litanie , mentre la vecchia dai due denti d'oro vien sgozzata insieme ad un gatto da un ladruncolo dall'aspetto d'un ratto.