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Il Mio Posto Pt.5

di Pipes, pubblicato sabato 23 aprile 2016

Stop, tutto si blocca, pensieri parole, respiro, battito cardiaco, shock; mi fissa, sorride, non una parola, si asciuga le ultime lacrime, mi mette una mano sulla testa e ridendo svanisce portandosi con sé quella luce, quel calore, quella speranza… la pace.

Reminiscenze di un passato svanito riecheggiano nel mio petto, la consapevolezza si fa sempre più spazio, il mio Io urla, viole uscire da questa gabbia, vuole liberarsi dalla sua prigione di ghiaccio nella quale per troppo ed immemore tempo è rimasto segregato… la svolta.

Sorrido ripensando agli ultimi avvenimenti, la fiamma di rivalsa arde in me, il sangue ribolle nelle mie vene, il cuore batte potente e ritmato come tamburi di guerra, i nervi si tendono, i muscoli si contraggono… mi alzo.

Come un guerriero ferito che non vuole morire mi trascino verso la porta e la apro. Nessun rumore, nessuna luce, guardo attorno, sono solo, esco; Mi sorreggo appoggiandomi alle umide pareti del corridoio, non necessito di luci, questo corridoio l’ho percorso mille e mille volte, conosco ogni anfratto, ogni rientranza ed imperfezione di pavimento e pareti, ogni arazzo, ogni drappo, ogni trofeo. Per molto tempo questa era casa mia, la mia dimora, il mio “regno”… ma ora non più, dopo quel giorno tutto è cambiato e tutto, non so se “per fortuna” o meno tutto è mutato, ed ora… rivoglio ciò ch’è mio.

1989 passi, il corridoio è terminato, tendo l’orecchio, nessuno nei paraggi, procedo.

Apro la pesante porta di legno e ferro alla mia sinistra (e no non è il bagno) ed eccolo in tutta la sua sfarzosità, il salone principale. Effettivamente da come lo ricordavo è cambiato in peggio, le sedie di giada ed avorio sono ridotte in cenere come il tavolo d’ebano ed i quadri, le colonne di marmo ed i muri sono sanguinanti, pieni di crepe e sue artigliate.

La lotta era stata cruenta ma non mi ricordavo così tanto, un senso d’angoscia e dispiacere mi pervade ma non posso indugiare ulteriormente… corro.

Attraverso il salone fino all’entrata laterale della servitù, anche se, non ho mai avuto ne voluto servi, la feci costruire perché ho sempre voluto essere abbastanza umile, non mi interessavano le entrate trionfali e poi, da quella infima porticina, potevo uscire e rientrare senza essere visto e così anche ora… sono fuori dal castello.

Cielo plumbeo, nubi minacciose e sferzate da saette che si ramificano per tutta la lunghezza del fronte temporalesco. Dinnanzi a questo spettacolo, la rabbia aumenta sempre più come se traessi lo stesso stato d’animo dei minacciosi nembi, quasi fosse preludio della battaglia finale… Proseguo verso Est.

Prendo il sentiero di fuga tra la boscaglia, passo dopo passo ricordo i vecchi riferimenti che feci su tronchi e rocce per evitare di perdermi, il passo si fa veloce, sempre più, prendo energia dall'elettricità scaricata dai fulmini… mi sento bene.

Scruto, osservo, ascolto, percepisco mentre avanzo a velocità sostenuta, i sensi si sono acuiti, gli ingranaggi da tempo bloccati si sono rimessi in funzione, sto tornando quello che ero, sto tornando chi ero, un trionfo di emozioni e sensazioni si muovono, mi pervadono donandomi la forza necessaria per proseguire… sono in caccia.

Finita la boscaglia, sfocio in una piccola radura dove si ergono imponenti i neri bastioni che delimitano la proprietà, sono arrivato a destinazione.

Entro nel baluardo di destra e percorro la lunga scala a chiocciola fino alla sommità ed esco sulla balconata. Il ponte levatoio è alzato e scorgo il fossato… Nessuna apparente via di fuga.

Ad un tratto una brezza fredda mi gela il sangue, e nel vuoto appare lei la Dama Bianca.

Eterea entità fluttuante dalle mille e più infide e subdole risorse, ha il potere di insinuarsi nella mente e manipolarla a suo piacimento... Non ci voleva.

Come ha fatto a trovarmi? le precauzioni del caso erano state adottate, non riesco a spiegarmi come mi abbia raggiunto e mi preparo al peggio.

Sua amica (bè si Lei e Lui diciamo che vanno assai d'amore e d'accordo tanto da pensare che ci fosse "del tenero" tra di loro) e pericolosa in egual modo e misura, non è mai piacevole la sua presenza anzi ogni sua apparizione porta con se nefandezze indicibili.

Danza attorno a me, mi guarda, mi sfiora, mi accarezza, lei mi vuole, mi trascina con sé, salgo in piedi sul parapetto, testa bassa sguardo fisso… mi lancio nel Mio abisso.