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Il presente non è per tutti

di Th3ap, pubblicato sabato 16 gennaio 2016

“Ieri è storia, domani è mistero, oggi è un dono, per questo lo chiamano presente”.

Molti non sono fatti per vivere nel presente. Preferiscono vivere nella speranza di un domani vago e indefinito oppure rimanere ancorati al passato, a quella storia che è una sicurezza, un punto fermo.

Il futuro è al 70% felice e il restante trenta è la speranza che sia felice. Il passato è felice al 100%. Semplice.

Come può, però, il passato essere visto sotto un filtro di felicità assoluta?

Il passato è come una campana di vetro. È accogliente e stranamente prevedibile. Quando ci si entra nuovamente e si decide di vivere lì, la felicità sembra una cosa semplice. Si conoscono i minimi dettagli della trama e si nota come ogni filo si intrecci bene con gli altri. Il passato diventa casa nuovamente. Si dimentica ciò che era stato così assillante, ciò che era stato opprimente, ciò che aveva fatto dire basta, ciò che aveva fatto soffrire. I ricordi più dolorosi sono placati da quel tipico pensiero “li ho già superati, che vuoi che succeda ancora?”.

È nel momento in cui ci si rinchiude in un mondo già vissuto e conosciuto, però, che si perde di vista quel dono che è il presente. E insieme ai ricordi dolori si perdono quelle nuove immagini create in un assaggio di presente. Un sorriso, un abbraccio, un film, un venerdì sera.

Di quel frattempo di vita che scorre, le persone rinchiuse a vivere nel loro passato perdono tutto.

Si convincono che sia la scelta migliore, che questo possa renderli felici, perché il passato è felice, perché il passato non cambia, il passato resta. Si godono attimi di felicità, credendo che la loro vita così segua una via dritta e soleggiata. La felicità è cosa semplice nel passato.

Il passato si inizia, però, a sgretolare mostrandosi nella sua immaterialità di statica inconsistenza. E si rimane soli, quando si credeva di non essere mai soli vivendo nel passato.

Ma nonostante le conseguenze, molti non sono fatti per vivere nel presente e continueranno a scegliere il passato.

Perché?

Perché per il presente bisogna lottare, perché per il presente bisogna vivere, perché per il presente bisogna emozionarsi. Per il passato basta stare fermi e respirare.