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La Valle Incantata - 4

di Legend, pubblicato martedì 6 ottobre 2015

La Valle Incantata - 4

4 Agosto 1940

Affermare che l'inizio della sua esperienza terrestre somigliò ad un ruzzolone dalla cima di una montagna, è certamente un modo per fare dello spirito.

I suoi primi mesi furono un doloroso calvario a causa dell'opera devastante dell'esponente N, il quale, oltre ad averle lasciato pericolosamente attivo lo status di base, (Con l'intento di alterare in modo irreversibile il quoziente elettrico del suo s.c.n.[1]) le impediva di fatto ogni comparazione tra i segnali che il suo corpo inviava al cervello e il programma KE. E se vogliamo tener presente che il suo delicato equilibrio psico/fisico dipendeva in assoluto da quelle analisi, si può facilmente intuire in quali guai si trovasse.

Nonostante che quel vile automatismo utilizzasse il suo naturale processo elettrochimico, si sviluppava perseguendo due linee di comportamento che, sebbene seguissero itinerari diversi, avevano come unico fine l'alterazione (In successione casuale) dei parametri chimici del suo metabolismo

La prima di queste fasi, (Assolutamente incontrollabile) oltre che interferire in modo illegale nell'associazione tra l'ipofisi e l'ipotalamo, (Generando tra l'altro grossolane alterazioni della pressione arteriosa) le procurava improvvisi e pericolosi balzi del carico emotivo.

La seconda, (Parzialmente controllabile, ma decisamente più temibile) operando attraverso un graduale processo degenerativo del potenziale elettrico, immetteva energia modulata nel delicato sistema di controllo del suo s.c.n.

L'associazione di queste due fasi dava origine ad una serie di disturbi fisici e psichici, tra cui l'assoluta incontrollabilità delle sue risposte emotive (Sempre aggressive ogni qual volta si trovava a fronteggiare manifestazioni non codificate dai valori s.s.e.[2]) e quelle insistenti e crudeli cefalee (Causate dall'alterazione del cromosoma 19) che la condussero ad un passo dalla schizofrenia.

Trascurando le pressioni esercitate dal Consiglio di Reggenza e dai vari gruppi di potere, i sistemi automatici scelsero Branson (Una piccola e tranquilla città del Missouri) quale luogo in cui Cristi avrebbe dovuto vivere la prima parte della missione.

(Interpretando liberamente alcuni scritti, si è orientati a credere che quella scelta non possa essere considerata del tutto casuale, ma bensì legata alla presenza di Ellen Frost. (La compagna terrestre con la quale Cristi avrebbe dovuto trascorrere i primi cinque anni di ambientazione) Inoltre è probabile che abbiano avuto la loro influenza certe peculiarità della donna, (Perfettamente in linea con le esigenze previste dal programma) e principalmente per essere l'unico terrestre a sapere della presenza sul pianeta di esseri appartenenti alla razza gaussiana.)

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Quando Cristi raggiunse la Terra, Ellen Frost (Nelle cui vene non scorreva una sola goccia di sangue gaussiano) aveva superato da poco i cinquant'anni di età vivendo con estrema dignità la sua condizione di vedova.

Nello stesso istante in cui si perfezionò la trasmissione, i sistemi attivarono un programma, preregistrato nella mente di Ellen, che la sollecitò, nelle prime ore di domenica 4 Agosto 1940, ad uscire in auto e dirigersi in direzione Nord sulla statale 65, dove rinvenne, sul ciglio della carreggiata, il corpo nudo di una bambina ferita al capo e priva di sensi.

Ellen la raccolse e la trasportò nella sua casa e dopo averla sistemata tra le lenzuola del suo letto, telefonò alla dottoressa Victoria McNally (Sua amica personale e medico presso l'ospedale della contea) pregandola di raggiungerla.

Allarmata dal tono eccitato della sua voce Victoria si precipitò a casa di Ellen, trovandola seduta sul fondo del letto in contemplazione di una bambina che sembrava dormisse.

Mentre con poche parole Ellen la informava dei particolari del ritrovamento, Victoria eseguì un primo esame della bambina, dal quale risultò una lacerazione piuttosto profonda sul lato destro della fronte ed un presumibile stato di shock (Conseguenza del colpo ricevuto al capo).

Durante la medicazione della ferita Cristi si svegliò e si riaddormentò più volte senza mai dare l'impressione di comprendere quanto le stesse accadendo e benché Victoria ritenesse opportuno trasferirla in ospedale, preferì attendere il suo normale risveglio.

Si svegliò nelle prime ore del pomeriggio dimostrando subito d'essersi ripresa. Infatti, dopo aver aperto gli occhi e osservato attentamente ciò che la circondava, prese a stiracchiare verso l'alto braccia e gambe emettendo con la gola rumorosi gorgoglii di soddisfazione.

– Posso avere da bere? – Chiese candidamente quando si accorse della presenza delle due donne

Approfittando del tempo che Ellen impiegò per scendere in cucina e preparare una spremuta d'arance, Victoria le tolse la benda dal capo per sostituire la medicazione.

– Senti dolore? – Chiese

– No – Rispose Cristi osservandola con attenzione

– Bene! Ricordi cosa ti è capitato? Sei caduta?

Dimostrando maggiore interesse per il molleggio del letto che per la domanda, la bambina finse di non avere udito, ma quando Victoria tornò a ripetere la domanda con tono più deciso, Cristi mutò atteggiamento e denotando evidenti segni di disagio iniziò a dare risposte evasive e confuse.

Valutando quella reazione come la conseguenza del colpo ricevuto al capo, Victoria la rassicurò con un – Non preoccuparti se ti senti un po' confusa. Di solito dopo una sonora testata accade anche di peggio.

Cristi annuì e parve rilassarsi, ma non appena la donna tentò di scoprirla delle lenzuola per aiutarla ad indossare un pigiama, reagì aggressivamente bloccandole le braccia e dichiarando di non desiderare esporsi nuda.

Si calmò soltanto quando Ellen le offrì il succo d'arancia nel quale Victoria aveva versato del tranquillante.

Quell'inspiegabile violenza, del tutto innaturale in una bambina della sua età e soprattutto l'evidente stato confusionale in cui mostrava di trovarsi, consigliò Victoria per un immediato trasferimento in ospedale.

– Guarda che razza di segni ha lasciato sui miei polsi – Mormorò Victoria mostrandoli ad Ellen – Credi che il colpo al capo possa aver causato danni?

– Lo sapremo non appena avrò eseguito qualche radiografia

– Magari può aver reagito così per paura. Dopo tutto per lei siamo degli estranei – Disse Ellen più per confortare se stessa che per convinzione

– È possibile, ma prima le facciamo qualche esame e prima saremo più tranquille

Contro ogni logica Ellen si oppose al trasferimento della bambina in ospedale, pregando l'amica di attendere almeno che si fosse nuovamente svegliata.

Immaginando quanti e quali sentimenti turbinassero nel suo cuore e soprattutto giudicando che il tranquillante l'avrebbe mantenuta in quello stato per altre dodici ore, Victoria l'accontentò a patto che non la lasciasse mai sola e che fosse informata della pur minima variazione delle sue condizioni.

– Spero che ti renda conto che sto andando contro gli interessi di questa bambina – Commentò con l'ultima speranza di convincere l'amica

– Non preoccuparti, non la lascerò sola un istante

Vegliata da Ellen, Cristi dormì tranquillamente l'intera notte e quando il mattino successivo si svegliò, mostrando d'essere disposta al dialogo e molto affamata, alla donna tornò il sorriso sulle labbra.

Felice come una pasqua Ellen l'accontentò portandole una tazza di brodo e una buona porzione di gallina bollita.

Nel frattempo in cui mangiava e dopo aver chiesto ragione del luogo in cui si trovava, ascoltò con molto interesse il racconto del suo ritrovamento.

– Quello che hai tatuato sulla pancia è il tuo nome? – Chiese Ellen

Cristi parve non comprendere e quando Ellen le mostrò le lettere visibili sull'addome lei scosse il capo

– C'è tatuato un nome, potrebbe essere il tuo?

– È importante?

– In un certo senso lo è, poiché è attraverso il nome che possiamo distinguerci gli uni dagli altri

– D'accordo, Cristi è il mio nome. È buona questa... anche lei ha un nome? – Chiese indicando ciò che aveva nel piatto.

– Si chiama gallina

– Cos'è gallina?

– Un volatile, non conosci le galline?

– Sono animali commestibili?

– Si... certo. E ti ricordi come sei arrivata da queste parti?

– No, l'unica cosa che ricordo sei tu. Cos'ho sulla fronte? – Chiese sfiorando la fasciatura

– Un bernoccolo

– Fa male

– Le zuccate fanno sempre male, ma vedrai che domani te ne sarai dimenticata. Ricordi quanti anni hai?

– Quanti anni ho? – Ripeté lei sorpresa – Non comprendo

– Tenere il conto del tempo, è un buon sistema per calcolare gli anni trascorsi dal momento in cui si è nati

– E tu quanti credi che ne abbia?

– Non lo so, forse sette od otto

– Sono tanti?

– Santo cielo no! Sei appena nata. Sai che sei una bellissima bambina?

– Ti riferisci al mio aspetto?

– Si, certo. Il tuo aspetto è gradevole

– Non m'interessa... E ora cosa si fa? – Chiese lei dopo qualche istante di silenzio

– Beh, non lo so. Suppongo dovremmo chiederlo a Victoria

– Victoria è come gallina?

– No cara, Victoria è il nome della signora che ha curato la tua ferita

– Per quale ragione dovremmo chiederlo a lei?

– Per la ragione che lei sa cos’è bene per i bambini

– Io sono un bambino?

– No tesoro, tu sei una bambina

– E c'è differenza?

– Per ora no, ma tra qualche anno ne avrà moltissima...

– Allora dovrai essere più chiara, però non subito… ora vorrei chiudere gli occhi

– Hai ragione povera cara… devi essere frastornata. Ora chiudo le imposte così potrai riposare meglio

– Non è necessario, la luce non mi disturba

– Come vuoi, ma se ne avrai bisogno io sarò accanto a te

– Per quale motivo?

– Non c’è una vera ragione, ma è così che si fa con i bambini... Bisogna averne cura

– Oh! Anche il tuo nome è Victoria?

– No, il mio nome è Ellen

– Va bene, – Sussurrò lei sorridendo – tu sei Ellen

Terminato di magiare con una voracità davvero insolita per una bambina della sua età, senza più dire una parola Cristi cadde nel sonno.

Quando riaprì gli occhi la prima cosa che vide fu il volto sorpreso di Victoria che stava osservando la sua ferita al capo.

– Per la barba di Grant! Fai presto a guarire – Sussurrò sfiorando con le dita la ferita quasi del tutto rimarginata.

Contrariamente alla sera precedente Cristi rimase tranquilla, mantenendo un atteggiamento del tutto assente, come se quanto stesse accadendo nella stanza non la riguardasse.

A quel punto Victoria si allarmò e decise per un immediato ricovero in ospedale, ma quella non fu l'occasione in cui Cristi mise piede nell'ospedale di Branson.

Infatti, attuando le istruzioni previste dal programma KE, (Procedure ormai alterate dall'esponente N) Cristi assunse il controllo riprogrammando gli avvenimenti delle ultime ore.

Da quel preciso istante la vita delle due donne riprese esattamente qual era stata prima della mattina del 4 Agosto.

Victoria tornò a dividere il suo tempo tra l'ospedale e le visite all'amica, mentre per Ellen il tempo riprese a scorrere tra le faccende di casa e la cura di Cristi, figlia del defunto fratello del suo defunto marito.

In città tutto continuò a scorrere come se nulla fosse accaduto e Cristi iniziò a vivere la sua quotidianità zeppa di problemi che le resero l'esistenza un vero inferno. Ma se alla gente di Branson furono necessarie un paio di settimane per detestarla con tutte le loro forze, ad Ellen furono sufficienti pochi istanti per innamorarsene perdutamente.

Il sentimento che le sbocciò nel cuore somigliò a qualcosa d'irrazionale; un'assurda necessità di amare che la spinse a perdonare ogni malvagità che quel demonio seppe riservarle.

Ovviamente la colpa di quell'astioso e violento comportamento, che Cristi riservava ad ogni essere vivente, era la diretta conseguenza dell'interferenza dell'esponente N, il quale, utilizzando reazioni elettrochimiche, rendeva il suo subconscio assolutamente incapace d'interpretare qualsiasi manifestazione suggerita dai sentimenti umani.

Ovviamente a pagare le spese di quella pericolosa e dolorosa situazione fu soprattutto la povera Ellen, la quale visse quel rapporto nella maniera più drammatica.

L'effetto più dirompente che quello stato di stress psicofisico seppe produrre, fu l'accumulo di energia modulata (Prodotta dall'eccessivo stato di conflitto in cui viveva) che Cristi scaricava nella mente della povera Ellen, con il risultato di renderla una marionetta senza alcuna volontà propria.

Il disagio che la poveretta mostrava ogni volta che Victoria si recava a farle visita, non passò inosservato alla sensibilità di un medico, ma non desiderando rattristarla maggiormente, le evitò con cura d'intromettersi, fin quando, un giorno, non potendo più tollerare più di vedere la sua amica in balia di tormenti indescrivibili, affrontò la bambina minacciando un suo intervento di autorità se non avesse provveduto a modificare i suoi atteggiamenti.

Ne seguì una violenta scenata che terminò con la richiesta, da parte di Cristi, di starsene il più lontano possibile da quella casa.

In quel primo periodo della sua vita terrestre Cristi registrò le prime impressioni riguardanti i terrestri.

La prima, in senso assoluto, fu la seguente; «Razza in pericolo di estinzione a causa di ridotte capacità mentali» e sebbene provasse un profondo disprezzo per l'intera umanità, intuì che in quella impressione doveva esserci qualcosa che non rispondeva a verità; poiché almeno due esseri terrestri seppero in qualche modo destare il suo interesse.

Uno di questi, l'uomo deforme che svolgeva il suo lavoro presso la stazione di servizio carburanti, per tutto il periodo ch'ella visse a Branson mostrò nei suoi confronti il massimo disinteresse e non soltanto evitando di rivolgerle la parola o di sorriderle, (Ammesso che ne fosse stato capace) ma ogni volta che, incuriosita dal suo aspetto deforme, lei tentava di avvicinarlo, egli si allontanava nascondendosi alla sua vista.

L'altro essere che la interessò forse quanto l'uomo deforme, (Anche se in maniera diversa) fu il cane di Ellen. (Cola, uno stupendo esemplare di femmina Groenendael a pelo lungo completamente nero)

Subito dopo essere entrata a far parte della vita di Ellen, Cristi scoprì che tra la donna e il cane esisteva un rapporto (Di quelli di cui si legge nelle fiabe) che la infastidì a tal punto da ampliare a dismisura la sua avversione per entrambi.

Cola era talmente affezionata ad Ellen che, il giorno in cui Cristi reagì in malo modo ad una manifestazione d'affetto della donna, reagì nell'unica maniera che conosceva, mordendola a sangue.

Quell'atto, compiuto da un essere inferiore, non soltanto riuscì a confonderla, ma per un certo periodo seppe imporle un minimo di rispetto.

Una delle cose che maggiormente la irritava era la libertà di cui Cola godeva nella casa, ma ciò che la rendeva veramente furiosa era quell'affezione (Che lei valutava servile) che legava l'animale ad Ellen.

Fin dal giorno in cui venne morsa, tra lei e Cola s'instaurò un rapporto di reciproca ostilità tanto evidente quanto pericolosa, tant'è che ogni volta che Cristi si accostava a lei o ad Ellen, l'animale le mostrava i denti ringhiando.

Purtroppo però, quelle manifestazioni di ostilità furono il pretesto per sfogare anche sul povero animale i suoi istinti rabbiosi. (Soprattutto non riuscendo a perdonarle di averla morsa)

Erano ormai trascorsi alcuni mesi dal suo ritrovamento, ma il suo rapporto con la Terra non era affatto migliorato, anzi, quella sua fragilità emotiva l'aveva indotta ad addebitare principalmente ad Ellen e a Cola, la responsabilità di ogni suo malessere.

Ormai del tutto incapace di un qualsiasi controllo, a causa dell'enorme carico di stimoli sensoriali che raggiungevano la sua corteccia cerebrale senza alcun filtro, divenne giorno dopo giorno un pericolo mortale per se e per chiunque le fosse stato accanto.

Con il passare dei giorni quello stato di cose peggiorò sempre più e un giorno, stanca di dover assistere impotente ai continui maltrattamenti che Cristi riservava ad Ellen e a Cola, Victoria pregò lo sceriffo di adoperarsi affinché cessasse quella spiacevole situazione.

E alcuni giorni più tardi furono convocate tutte e tre, in via amichevole, nel suo ufficio, ma com'era prevedibile Ellen si assunse ogni responsabilità, rendendosi inoltre indisponibile ad ogni soluzione che prevedesse una separazione dalla bambina.

Durante tutto il tempo che restarono nell'ufficio delle sceriffo Cristi non manifestò alcuna reazione, ma non appena rientrarono in casa, nulla e nessuno riuscì ad impedirle di esibirsi in una chiassosa scenata con Victoria (Che definì stupida scimmia) da far vergognare a morte la povera Ellen ormai del tutto distrutta da quel rapporto.

Ma se per Ellen la vita era divenuta un doloroso calvario, anche per Cristi, a causa delle continue lotte tra le sue due personalità e i dolori che quotidianamente la tormentavano, quel periodo si trasformò in un vero inferno.

(Quel genere di affezioni estremamente dolorose, (Tanto comuni nei ragazzi di sangue gaussiano nati sulla Terra) non erano altro che l'effetto collaterale dei mutamenti (A livello metabolico) che si verificavano per effetto della eccessiva percentuale di azoto nell'atmosfera terrestre. Ma se per i ragazzi nati sulla Terra il problema aveva cadenze cicliche, per Cristi l'amplificazione esercitata dall'esponente N ne accresceva la portata di almeno un milione di volte.)

A determinare il suo definitivo collasso fu sicuramente la fuga di Cola. Infatti, avendole causato tali e tanti tormenti e non potendo sopportare oltre, al povero animale non restò che abbandonare quella casa dove ormai trovava soltanto dolore.

Quella fuga scatenò una furia devastante e utilizzando ogni suo potere mise sottosopra l'intera città, ma non ci fu nulla da fare, Cola era semplicemente scomparsa come se una volontà superiore l'avesse cancellata dalla faccia della Terra.

E quando a notte inoltrata rincasò in uno stato di estrema eccitazione, al primo velato rimprovero che Ellen le rivolse, reagì colpendola al volto con un pugno nel quale scaricò tutta la sua rabbia.

Per il cuore malato di Ellen quel pugno fu il colpo definitivo.

Piangendo la povera donna si ritirò nella sua camera dove durante la notte fu colta da malore.

Cristi fu più volte svegliata dai lamenti e dalle infinite volte che Ellen invocò il suo nome, ma essendo ormai completamente in balia della sua follia, chiuse ogni possibilità di contatto. E quando alcune ore più tardi lo ristabilì, la casa era immersa in un silenzio carico di tristi presagi.

Cautamente operò un contatto con la mente di Ellen ricevendone segnali che valutò semplici messaggi di distacco neuronico, ma quando emise una sonda, con l'intenzione di forzare quello stato di sonno, una carica energetica sconosciuta avvolse la sonda impedendole ogni azione.

Contro ogni logica lasciò che quel flusso energetico la guidasse attraverso uno sfumato e silenzioso universo, fino al contatto con la mente di Ellen.

Il primo segnale che la raggiunse fu l'imperfetto funzionamento del muscolo cardiaco della donna e subito dopo, a causa di una irragionevole diminuzione dei globuli rossi, la registrazione di una insufficiente ossigenazione dei centri nervosi.

I minuti successivi a quella rivelazione la mutarono così profondamente da segnare in modo irreversibile tutta la sua vita.

Stimolata da un istintivo desiderio di correre in aiuto di Ellen, ma nello stesso tempo trattenuta dall'inibizione operata dall'esponente N, soffrì tormenti inumani.

Per lunghissimi minuti rimase in balia della sua follia e mentre violentissime convulsioni le squassavano il corpo facendola sanguinare dalla bocca e dalle orecchia, una parte di se combatté una battaglia mortale con l'altra sua parte.

Nella stanza presero a vorticare fasci di energia luminosa ed ella bruciò ogni sua energia nel tentativo di salvare la sua mente e quando fu in grado di rotolarsi dal letto sfinita e sanguinante, si trascinò fino a raggiungere la stanza di Ellen.

Utilizzando le ultime energie sospinse la porta della camera e quando alla luce soffusa della lampada intravide il corpo della donna riverso sul pavimento, perse i sensi. E quando alcuni istanti più tardi riprese conoscenza gli occhi le bruciavano dandole un'immagine distorta di ciò che la circondava. Non aveva più la forza di muoversi ma facendo violenza al suo corpo si trascinò piangendo al fianco di Ellen.

Invocò, urlò e maledisse infinite volte, ma fu tutto inutile, i suoi poteri erano letteralmente scomparsi.

Nel silenzio della notte le sue invocazioni furono udite da Victoria che riuscì a trasportarle in ospedale con una corsa che durò soltanto pochi minuti, ma che per lei ebbe il sapore dell'eternità.

Seduta sul sedile posteriore dell'auto, imbrattata del suo sangue, con il capo di Ellen riverso sulle gambe, trasferì in quel corpo gli ultimi frammenti della sua energia, ma ancor prima che l'auto giungesse in ospedale, il cuore di Ellen cessò di battere.

Nell'istante in cui ella sentì strapparsi dalle mani quella vita e per i lunghissimi attimi successivi, non fu capace neppure di respirare. Nessuno dei dolori che ancora la straziavano fu simile a ciò che di estremamente crudele sentì schiantarsi dentro di se. E mentre quella sofferenza la fece urlare come un animale, la parte di se ancora viva comprese che con la sua morte Ellen l'aveva resa libera, strappandole l'ultima traccia della sua energia negativa.

Fu allora che si abbandonò ad un pianto inarrestabile, silenzioso e mentale.

Quella morte non voluta, fece scattare in lei una disperazione inesprimibile, un travaglio interiore mai provato che la scosse fin nelle viscere e sebbene non seppe interpretarne il senso, per la prima volta provò l'amarezza del rimorso.

Quando giunsero in ospedale tutte le attenzioni furono rivolte al corpo ormai privo di vita di Ellen e soltanto più tardi Victoria la condusse nel suo studio per sottoporla ad un controllo, lasciandola poi, tutta sola, a guardare il soffitto di un immenso androne tinto di bianco.

Seguendo un richiamo interiore e senza che nessuno se ne avvedesse, Cristi si allontanò dall'ospedale vagando per le strade buie e ormai vuote della città e soltanto alle prime ore del mattino successivo l'uomo del carburante la riportò in ospedale tra le braccia, lasciando intendere di averla raccolta priva di sensi accanto alla stazione di servizio.

Per due giorni il corpo di Cristi cadde preda di altissime febbri che improvvisamente caddero stabilizzando la temperatura del suo corpo a meno di trenta gradi centigradi.

Da quel momento e per sette lunghi giorni il suo corpo rimase in uno stato di vita sospesa e se non fosse stato per una leggerissima, ma autonoma funzione respiratoria, sarebbe stata ritenuta morta.

La sua mente e il suo corpo vissero in una sorta di coma nel quale si ritirò alla ricerca di un appiglio per non impazzire.

Ovviamente non ottenne risposte alla bufera di nuove sensazioni che si agitavano in lei, ma scoprì un'altra impressione amara; il senso di colpa.

Nessuno di coloro che in quei giorni le dedicarono tempo e affetto ebbe modo d'intuirlo, (E forse neppure Victoria che, per tutto il tempo ch'ella visse in quella condizione, la curò amorevolmente rimanendo giorno e notte al suo fianco leggendole libri e facendole ascoltare insistente un solo brano di Beethoven) ma la bambina che la mattina del 12 Febbraio riaprì gli occhi al mondo non era più la stessa scesa sulla Terra. Nel suo cuore si era accesa una fiamma talmente minuscola da non essere vista, ma che ad un prezzo incredibilmente alto avrebbe dato vita ad un enorme abbagliante incendio.

In lei era scomparsa ogni traccia di ciò che era stata. Ricordi, immagini, dolori, pensieri, tutto sembrava essere stato sostituito da una smisurata intima sofferenza.

Oltre ai suoi dolori, che continuarono a tormentarla, per lei sorsero altri problemi quando le autorità della contea decisero di affidarla alla custodia di un istituto per orfani, dove visse una triste solitudine che ingigantì il vuoto natole dentro con la scomparsa di Ellen.

Soffrì molto l'indifferenza che gli altri bambini le dimostrarono costringendola a vivere isolata e soltanto quando Victoria le faceva visita e lei poteva rifugiarsi tra le sue braccia, sentiva dissolversi ogni sofferenza.

Fu in quei momenti incredibilmente colmi di presenze aliene che Victoria intuì quanta richiesta di amore vi fosse in quella bambina. Tant'è che la scoperta di quelle insospettate qualità, spinse la donna a chiederne l'affidamento, ma che un giudice le negò a causa dell'età avanzata.

Pur continuando a vivere una triste solitudine, Cristi fu grata a quello stato silenzioso, poiché le consentì di analizzare le prime libere emozioni che si affacciavano prepotenti alla sua coscienza.

Con il trascorrere dei giorni, mentre il suo corpo e la sua mente recuperavano vigore, scoprì con sorpresa d'essere entrata in possesso di facoltà sconosciute e assolutamente sorprendenti; come il coraggio di accettare quella sua nuova condizione e di sostenere, in silenzio, la crudele indifferenza che le manifestarono gli altri ospiti dell'istituto.

Ma nel preciso istante in cui riaffiorò il richiamo della missione, così com'era comparsa, lei improvvisamente scomparve.

Tenendo conto di quale sgradevole ricordo aveva saputo lasciare di se, in città nessuno si rammaricò o pianse per la sua scomparsa, esclusi forse l'uomo deforme della pompa di carburante e sicuramente Victoria.

Ovviamente le autorità intrapresero le ricerche del caso, (Per la verità senza applicarvi grande impegno) ma che pochi giorni più tardi furono abbandonate con buona pace degli abitanti di Branson.

Sul fascicolo che la riguardava lo sceriffo scrisse; Disappeared Child e nel trasmetterlo alle autorità federali si augurò di chiudere un capitolo che l'intera città desiderava dimenticare al più presto.

Da quel momento, per i quattro anni che seguirono, sul pianeta Terra soltanto due persone seppero di lei.

II°

Nei primi giorni del suo vagabondare nella Mark Twain in direzione Springfield, Cristi inviò inutilmente centinaia di sonde in alta quota con la speranza di captare un segnale che fosse in grado di indicarle l'ubicazione del popolo, ma se la somma di tutti quei tentativi fu simile ad un unico tondo risultato come lo zero, ella continuò tranquillamente il suo viaggio senza scomporsi nemmeno un po'.

E se si pensa che soltanto due mesi prima, uno solo di quei fallimenti avrebbe condotto il suo sistema nervoso verso limiti inaccettabili, c'era veramente di che sorprendersi.

Per la verità neppure lei riuscì a giustificare quanto le stava accadendo e per quando tentasse ostinatamente d'imporsi un minimo d'ansia, la sua mente si ribellò a qualsiasi ingiunzione, inducendola perfino a provare piacere fisico di quel bighellonare e quando alcuni giorni più tardi raggiunse le dolci colline del Wilson's Creck National Battlefield, era ormai del tutto convinta che vivere a quel modo fosse decisamente meno logorante che prendere a calci il mondo.

Ad ogni modo, anche se quella nuova esistenza seppe destare in lei un così vivo interesse da farle perfino dimenticare i suoi problemi esistenziali, indirettamente iniziò a provocargliene altri.

La sua prima libera scelta fu d'interrompere l'invio delle sonde, (Soprattutto per evitare che il popolo potesse localizzarla) quindi, sentendosi sempre più a suo agio, iniziò a vivere quella nuova avventura decisa a non utilizzare i suoi poteri. (Nei confronti dei quali, dopo la terribile esperienza che l'aveva costretta ad assistere alla morte di Ellen, provava un forte risentimento)

Il suo secondo gesto fu quello di valutare indispensabile procurarsi il cibo e considerando il continuo brontolio del suo stomaco, non deve essere difficile immaginare quale voluttuosa eccitazione si dipingesse sul suo volto ogni qual volta si trovava a poter scegliere cosa ingurgitare.

In brevissimo tempo divenne espertissima nell'introdursi nei pollai alla ricerca di uova, evitando perfino di far starnazzare le galline. Per non dire delle tecniche che mise in atto per introdursi nelle cantine delle fattorie quando scoprì che quello era il luogo in cui gli uomini usavano conservare gran parte dei loro alimenti.

Un giorno riuscì perfino a sgraffignare, sotto il naso di una incolpevole massaia, un'intera torta che l'incauta aveva posto a raffreddare sul davanzale di una finestra.

Imparò ad eludere la vigilanza dei cani, con i quali, per tutto il resto della sua vita terrestre, mantenne un rapporto di amore reverenziale.

Di solito trascorreva le sue giornate all'aperto, ma quando il sole si avviava al tramonto, preferiva abbandonare ogni attività per procurarsi un riparo che sapesse separarla dal cielo stellato.

Dal giorno in cui aveva abbandonato l'istituto, in lei erano iniziate a verificarsi strane alterazioni. In particolare quando si rese conto di provare un indefinibile appagamento sia fisico che mentale, nel vivere ogni ora delle sue giornate sentendosi libera di programmare ogni sua mossa.

Tra le molte cose nuove che giorno dopo giorno scoprì di se, certamente quella che maggiormente seppe stupirla, fu appunto l'assurda paura che le nasceva dentro ogni volta che si trovava al cospetto dell'immensa volta del cielo stellato e benché ne fosse fortemente tentata, preferì non darsene mai spiegazioni.

Con il trascorrere dei giorni, il semplice fatto di sentirsi sempre più parte di ciò che la circondava, la indusse a valutare positivamente sia le stranissime forme di vita che man mano incontrava, che gli innumerevoli colori nei quali si trovava completamente immersa.

Per la verità furono proprio questi ultimi a procurarle le più piacevoli emozioni e se le mille policromie dei fiori o gli incredibili colori che il cielo assumeva durante le chiare ed esaltanti albe sapevano entusiasmarla, ciò che riusciva veramente a turbarla erano i languidi tramonti.

In quei lunghissimi momenti, dominati da silenzi universali e dall'umana stanchezza, quei toni pastello di arancione e giallo e rosa e rosso sangue che donavano al cielo un'estrema e calda distinzione, riuscivano perfino a farle versare qualche lacrima.

All'inizio del suo vagabondare quegli eventi seppero eccitare la sua fantasia, ma come da sempre accade a tutti i bambini del mondo, quel lento trascorrere del tempo in solitudine, finì per riportarle, a livello di coscienza, quella stessa smaniosa ansia che l'aveva posseduta prima della morte di Ellen.

Erano ormai trascorsi una dozzina di giorni dalla sua fuga dall'istituto, quando, al termine di una giornata iniziata e finita senza eccessivi slanci di allegria, fu sorpresa da due cani mentre tentava d'introdursi in una stalla per trascorrervi la notte.

Un improvviso terrore, amplificato dai latrati, fece scattare il programma KE, il quale, eseguendo schemi preregistrati, reagì colpendo gli animali con sonde di energia modulata.

Quando nella stalla tornò il silenzio e lei si lasciò scivolare in terra in una agitazione disperata, era ormai troppo tardi per salvare la vita dei due animali.

Trascorse i successivi due giorni in una grotta in balia della sua follia e forse neppure lei seppe spiegarsi come in quella circostanza non perse la ragione, ma per qualche straordinario motivo superò anche quella crisi e quando finalmente trovò il coraggio di riprendere il suo vagabondare, avvertì subito i primi sintomi di una delle sue crisi di dolori.

Fermamente decisa a non utilizzare i suoi poteri per abbassare la soglia dei dolori, riprese freneticamente la ricerca di un segnale che le rivelasse il luogo dove si rifugiava il popolo.

Esplorò la sua memoria migliaia di volte utilizzando i parametri offerti dal programma senza ottenere indicazioni utilizzabili e quando si rese conto che il suo stato si avviava rapidamente verso il non ritorno, bruciò in un enorme rogo ogni energia per analizzare e scoprire che l'unico elemento in suo possesso era un segnale assolutamente indecifrabile.

Spinta da un istinto di umana inquietudine, che tra l'altro le procurò una sgradevole e abbondante traspirazione su tutto il corpo, chiese al programma i codici atti alla identificazione di quel segnale misterioso.

Richiesta....Confermare accesso programma decodifica

Risposta...Negativo...Accesso con chiave

Richiesta....Comunicare chiave di accesso

Risposta... Negativo...Chiave inesistente nella logica

Richiesta....Comunicare se detta chiave risulta protetta da condizione

Risposta...Affermativo

Richiesta....Segnalare condizione

Risposta...Negativo…Condizione assoggettata a comparazioni astratte

Richiesta....Confermare interfacciamento tra programma e notizie

Risposta...Affermativo...Eseguito

Richiesta....Confermare contatto con condizione

Risposta...Negativo...Contatto non attivo AREA VIETATA

Richiesta....Confermare procedura di emergenza vitale

Risposta...Affermativo...Attuata proceduta emergenza vitale

Richiesta....Confermare contatto

Risposta...Negativo...ACCESSO VIETATO

Richiesta....Disattivare procedura di emergenza vitale

Risposta...Affermativo…Eseguito

Dopo essersi chiesta a cosa servissero notizie alle quali non le era consentito l'accesso neppure in caso di pericolo, attuò la seconda fase che le fornì un lungo elenco di aree scarsamente popolate, evidenziando quella parte di territorio che si estendeva a Nord/Est dello stato di New York.

Avrebbe desiderato ottenere notizie più precise sul sito evidenziato, ma considerando che il suo male poteva metterla in crisi da un momento all'altro, preferì abbandonare ogni ulteriore ricerca per chiedere al modulo di predisporre un trasferimento molecolare in stato vigile.

Quando la cortina di nebbia si dissolse e il modulo le confermò l'uscita dallo spazio/tempo, ottenne due notizie: la prima decisamente buona poiché si accorse che erano scomparsi tutti i dolori, la seconda invece si riferiva ad un dato che le riferiva di trovarsi in prossimità di Fort Ticonderoga e ai piedi di Mount Defiance.

Pochi istanti dopo fu raggiunta ad nuovi dati che le illustrarono con accenti enfatici Mount Defiance

– Cosa me ne faccio di una montagna? – Chiese

– Risulta essere un luogo frequentato per il suo aspetto paesaggistico

– E come cavolo faccio ad arrivare fin lassù?

– Occorre un altro trasferimento – Le comunicò il modulo

– Ancora? Ma gli uomini come arrivano fin lassù?

– Con le loro gambe

– Posso farlo anch'io?

– Si, ma te lo sconsiglio vivamente

– Potrei conoscerne la ragione? – Insisté lei

– Innanzitutto perché è quasi buio, ed inoltre occorrerebbe una quantità di energia superiore a quello che è la tua attuale disponibilità... la cosa migliore è di...

– Un altro trasferimento? No grazie... Cosa potrebbe accadere se andassi su con le mie gambe?

– A gran parte dell'umanità nulla perché sanno far funzionare il cervello

– Debbo dedurre che non sarei in grado di far funzionare il mio?

– Più o meno

– È strano detto da te. Ad ogni modo vuoi chiarire il motivo per cui mi sconsigli di salire con le mie gambe?

– Per prima cosa potresti essere soggetta a dolorose contrazioni muscolari, affaticamento del muscolo cardiaco, disidratazione e stress da oscuramento

– Non ho capito un accidente... però me ne frego... si dice così, vero?

– Il modo in cui ti esprimi è soltanto un tuo problema, per quanto invece riguarda il salire fin lassù con le tue gambe, è necessario che tu sappia che il corpo degli uomini della Terra è avvezzo a sostenere simili imprese

– Il mio corpo è simile al loro

– È vero, ma con la differenza che tu non lo hai mai utilizzato opponendo il sistema muscolare e l'impianto scheletrico alla gravità terrestre e per giunta di notte

– Sai cosa penso? – Borbottò lei scuotendo il capo

– Credi che non lo sappia? – Fu la laconica risposta del modulo

– Beh, allora mettiamola così; se gli uomini vanno su con le loro gambe, posso farlo anch'io... Non sei d'accordo

Il modulo evitò di dare una risposta e lei, decisamente seccata, iniziò a salire lungo un viottolo che si arrampicava verso l'alto

Impiegò otto ore, minuto più minuto meno, per raggiungere la sommità e quando finalmente si rese conto che non c'era più nulla su cui arrampicarsi, crollò in terra completamente sfinita.

Distesa sull'erba umida lasciò trascorrere una buona mezzora prima di provare a sollevarsi sulle braccia per osservare ciò che la circondava e sebbene la testa le girasse vorticosamente, non appena gettò lo sguardo oltre il bordo di roccia che delimitava la piccola radura, non seppe far altro che rimanere a bocca aperta di fronte alla prima sorpresa di quella indimenticabile giornata.

In quell'alba rischiarata da un cielo luminoso, al di là di una lunga e brillante lingua d'acqua, le apparve un immenso territorio ravvivato d'incredibili e fantastici colori.

La grandezza e la maestosità di quella visione le fece rivivere, nel ricordo, immagini e luoghi già vissuti in epoche diverse.

Per lunghissimi istanti si sentì cullare in un bagno di sommo piacere e quando finalmente riuscì a connettere, un solo pensiero la dominava; attraversare quella lingua d'acqua e inoltrarsi in quel paradiso di colori.

Stimolata da un'eccitazione assolutamente nuova propose al modulo di effettuare un trasferimento molecolare

– Fai come vuoi, ma sbrigati – Concluse serrando gli occhi e restando in attesa del segnale d'inizio trasmissione

Ma invece di un trasferimento molecolare, il modulo le propose, non richiesta, una serie di notizie riguardanti l'ubicazione del sito

1^ Località individuata Lake Champlain, confine naturale tra gli stati di New-

York e del Vermont.

Vermont 14° Stato dell’unione dall’anno 1791 dell’era Cristiana

[notizie incomplete]

Zona segnalata Contea di Addison ubicata nella Champlain Valley a

nord\est di lake Champlain

Contea di Addison 241 acri di estensione [notizie incomplete]

2^ Località individuata Green Mountains National Forest. Catena montuosa a

Nord Est della Champlain Valley, massima elevazione

4135 ft.

Notizie Popolazione residente nello Stato 376.000 individui

suddivisi tra maschi e femmine. [Queste ultime in

numero superiore]

Natura del territorio Primitiva.

Condizione del territorio Stato rurale di complessive 9.600 miglia quadrate.

Nozioni Essenziali Attività principalmente agricola, industrializzazione

scarsa o insufficiente. Difficoltà di sopravvivenza sul

territorio di ordine 2 su tabella comparata. [1-Impro-

babile, 2- Possibile con risorse tecnologiche,

3-Sfavorevole, 4-Difficile, 5-Tollerabile, 6-Ottimale]

Temperature medie (Scala terrestre Fh) [Statistica rilevata sui parametri

degli ultimi 200 anni]

# +32 \ – 20 Fh \periodo denominato Inverno

# +41 \ +53 Fh \periodo denominato Primavera

# +68 \ +78 Fh \periodo denominato Estate

# +36 \ +48 Fh \periodo denominato Autunno

Caduta pioggia 100 giorni annui [causa di possibili difficoltà]

Caduta neve 180 giorni annui [causa di accertate difficoltà]

Quantità di neve 90 inch [media rilevata negli ultimi 200 anni]

Usanze riscontrate Sugarin off, Indian summer [notizie non traducibili per

mancanza di parametri]

Suggerimenti Permanenza sconsigliata

– Per quale motivo? – Chiese

– Insufficiente disponibilità energetica – Fu la sintetica risposta del modulo

– Figuriamoci, – Borbottò lei – se fosse stato per te non sarei neppure riuscita a salire fin quassù. D'accordo, ora so cosa c'è di la e tutto sommato non mi pare così terribile. Vogliamo farlo questo trasferimento?

Non ottenendo alcuna risposta borbottò decisamente contrariata – Va bene mi sono espressa in modo scorretto, proverò a riproporre la domanda; è possibile ottenere il trasferimento?

Alcuni secondi più tardi, constatato che il modulo si era ben guardato di darle una risposta, sbottò in un arrabbiatissimo

– Se sapessi come prenderti ti strozzerei… Ad ogni modo non ti scomodare, torno giù con le mie gambe. Non ho bisogno dell'aiuto di nessuno

Ovviamente l'avrebbe desiderato eccome quell'aiuto, ma qualcosa dentro di se, di cui non aveva conoscenza, la spinse a mantenere quell'insolito atteggiamento e scoprire così cosa avesse voluto intendere il modulo con la frase «Insufficiente disponibilità fisica».

Infatti, di li a poco, rappresentati da certi ruzzoloni da far venire i brividi, (Cadute sempre seguite da folcloristiche espressioni verbali che avrebbero mandato in visibilio un carrettiere) iniziarono i veri guai. E se si volesse tenere il conto di quante cadute, più o meno dolorose, di cui fu vittima, se ne potrebbe facilmente perdere il conto.

Ad ogni modo, tra una caduta e un'imprecazione, le riuscì di mettere a punto un piano che, a suo giudizio, avrebbe dovuto consentirle di attraversare il lago Champlain con le proprie forze. (Il piano aveva preso forma osservando dall'alto alcuni uomini solcare l'acqua cavalcando certi strani baccelli [3]) E quando finalmente non vi fu più nulla su cui scivolare e raggiunse la spiaggia, era ormai pomeriggio inoltrato.

Per un po', borbottando frasi incomprensibili, se ne rimase seduta nella sabbia calda massaggiandosi le parti del corpo doloranti. Poi, quando si sentì pronta si alzò e, ciondolando a destra e a manca per meglio sopportare i dolori che le salivano dai piedi fin nella testa, si avventurò lungo un pontile di legno che si protendeva verso l'acqua.

Lo percorse mantenendosi al centro della pedana come meglio le riuscì di fare e benché quel liquido chiaro che si rimescolava sotto i suoi piedi le procurasse un certo disagio, era talmente decisa a non concedere nulla a nessuno che senza pensarci due volte saltò in una piccola canoa.

Ebbe bisogno di qualche minuto prima di riuscire a comprendere l'uso della pagaia, ma quando finalmente ne raggiunse il controllo, le cose migliorarono e lentamente si allontanò dal pontile.

Ovviamente tutto quel po' po' di traffico non passò del tutto inosservato e quando qualcuno fece notare al responsabile delle barche quanto stava accadendo, l'uomo corse verso il pontile urlando come un ossesso.

Per un po' si spolmonò e si sbracciò, ma quando capì che la canoa non sarebbe mai tornata indietro, imbracciò un fucile ed esplose alcuni colpi in aria.

Quei colpi, che proruppero come tuoni nello sconfinato silenzio che dominava il lago, fecero sobbalzare così violentemente Cristi che finì per farsi sfuggire la pagaia dalle mani e quando nel tentativo di recuperarla commise l'imprudenza di esporre il corpo oltre il bordo, la canoa si capovolse trascinandola sott'acqua.

Fu talmente grande la sorpresa di scoprire l'esistenza di un mondo a lei totalmente sconosciuto, che la prima impressione fu di non credere ai propri occhi, ma non appena sentì il bisogno di fare un bel respiro, quella sorpresa si tramutò in terrore.

Per sua fortuna, ancor prima che la paura combinasse un guaio più grande di lei, scattò l'intervento del modulo, il quale, dopo aver rifornito i polmoni di ossigeno, recuperandolo direttamente dall'acqua, la trasferì bagnata, infreddolita e a dar di stomaco sulla spiaggia di Labaress Point.

III°

Il trambusto che aveva saputo suscitare sin dal suo primo giorno sulla Terra e soprattutto il segnale della pericolosa instabilità, avviò le procedure per un suo immediato rientro su Gauss per essere riprogrammata.

La notizia del suo rientro raggiunse la città segreta tramite un messaggio (Nessuno seppe mai chi fu ad inviarlo) in cui si consigliava di proporre al Consiglio la sostituzione di Ellen Frost con un altro terrestre in possesso delle medesime caratteristiche.

Un secondo messaggio (Anch'esso anonimo) invitava i responsabili del progetto Rientro, a non lasciare al Consiglio libertà di scelta, pena il rischio dell'annullamento della operazione ritorno.

A quel punto, abbandonato ogni tentennamento, furono avviate le procedure indispensabili alla individuazione di una nuova compagna da affiancare alla bambina.

A tal fine furono analizzati gli schemi mentali di ogni appartenente al popolo della città, ma nessuno risultò essere in possesso di caratteristiche simili a quelle di Ellen Frost e quando ormai era caduta ogni speranza, il compilatore Alfa segnalò due soli esseri (Che vivevano in capo al mondo) in possesso delle caratteristiche richieste dal programma.

I soggetti in questione risultarono essere un maschio di sangue gaussiano/terrestre e una femmina nelle cui vene scorreva sangue estraneo sia a Gauss che alla Terra.

La donna, di trenta o trentacinque anni di età, risultava essere sposata e madre di due bambini, mentre l'uomo, una sorta di orso scontroso di circa cinquant'anni, non risultava avesse alcun tipo di legame. Ma sebbene vivessero entrambi nel settore in cui Cristi si trovava in completa crisi, fu preferito l'uomo per due semplici ragioni;

I^ Era di sangue gaussiano.

II^ Non aveva legami famigliari.

A completamento di quella scheda il compilatore raccomandava di contattare l'uomo (Federico Demarco, nato in Italia da una famiglia di boscaioli) usando cautela a causa del suo pessimo carattere.

A conferma di ciò i primi tentativi per convincerlo a prendere con se l'inviato di Gauss caddero nel vuoto. Fu tentato, adulato, rimproverato e perfino accusato d'insensibilità, ma nulla riuscì a modificare la sua determinazione.

La svolta si ebbe quando gli fu riferito che l'inviato di Gauss era una bambina di otto anni di età e che oltre ad avere necessità d'un tutore che la istruisse a condividere esperienze terrestri, aveva urgenza d'essere aiutata perché in procinto di perdere la vita.

E siccome da quel preciso istante ogni sua resistenza cadde, presto fu raggiunto un accordo per ciò che venne definita «Soluzione provvisoria».

Risolto quel problema, (Dalla ricezione del primo messaggio da Gauss erano trascorse soltanto dieci ore terrestri) dalla città partì, diretto a Gauss, un rapporto dettagliato sulle difficoltà in cui si trovava Cristi, suggerendo di affidare la bambina ad un nuovo compagno terrestre, con la garanzia che ciò avrebbe riportato l'operazione ai livelli prefissati.

Certo quell'ingerenza fece arricciare il naso a quasi tutto il consiglio, ma riscontrando in quella proposta l'unica opportunità per evitare accuse d'incapacità, fu votata all'unanimità.

A proposito di Fred Demarco c'è da riferire che avendo nelle vene sangue terrestre da parte di madre, aveva scelto di vivere la sua vita al di fuori degli interessi della comunità gaussiana. Era nato in un piccolo paese abbarbicato sugli Appennini Campani, dove crebbe armato di quella educazione onesta e romantica, ma sempre rigorosa, che tanti anni fa gli uomini davano ai loro figli allevando uomini forti nel fisico e nello spirito.

Terminati gli studi, seguendo tanti altri connazionali, emigrò negli USA alla ricerca di una possibilità di sopravvivenza, ma considerando che non era il tipo avvezzo a chiedere favori, nei suoi primi anni americani dovette rassegnarsi a svolgere i lavori più umili.

Poi, con un po' di fortuna e tre anni di studio notturno, che gli permisero di parificare i suoi studi italiani, entrò a far parte del corpo insegnante in una scuola di New York City, dove accumulò notevoli esperienze pedagoteoretiche e psicodidattiche. Successivamente si trasferì a Richmond in Virginia, quindi in Alabama ed infine a Branson, nel Missouri.

Non prese mai moglie, ma gli rimase il rimpianto di non aver potuto riversare su di un figlio tutto l'amore di uomo giusto e sensibile.

All'età di quarant'anni, (Periodo in cui insegnava a Branson) una serie di vicissitudini che lo provarono nel morale e una lunga malattia polmonare, (Malanno che non volle curare con i mezzi messigli a disposizione dalla comunità gaussiana) lo costrinsero ad abbandonare l'insegnamento e tutto ciò che gli era più caro.

Anche in quella occasione non volle raccogliere l'invito del popolo a trasferirsi nella città segreta, preferendo andarsene per il mondo alla ricerca di un luogo dove ritrovare la serenità perduta e la voglia di vivere.

Viaggiò per anni, seguendo un itinerario che lo portò a visitare gran parte del pianeta, fin quando non trovò ciò che cercava in una grande valle del Vermont.

Per la verità neppure in quel piccolo stato gli fu data la possibilità d'insegnare, ma ormai era stanco di bighellonare per il mondo e poiché scoprì d'essersi innamorato di quei luoghi, accettò di trasformarsi in contadino pur di non allontanarsene.

Due anni più tardi, ormai completamente integratosi, investì i suoi risparmi acquistando una fattoria nella valle Champlain ad una ventina di miglia da Middlebury e a due passi dalla Green Mountains National Forest, dove godendo di un aria pura e fresca che ritemprò il suo fisico, riacquistò lentamente la serenità perduta.

(Quell'insieme di pietre, calce, legno e calore umano, ebbero una parte così determinante nella formazione di Cristi da meritare una breve descrizione.

Quando Fred acquistò quella proprietà scoprì che aveva un nome; «New Land's» e sebbene all'epoca della nostra storia quel nome era ormai caduto in disuso, viene riportato per dovere di cronaca.

La casa, la cui architettura si rifaceva vagamente al primo stile Vittoriano, era stata edificata interamente in pietra e a buon diritto poteva vantarsi d'essere tra le più grandi e solide case della contea.

In epoche successive l'esterno era stato rivestito di larghe doghe di legno curiosamente verniciate di un bel colore rosso cupo e in contrapposizione a quella tinta così viva, tutti gli infissi erano stati dipinti di bianco e contornati da una larga banda dello stesso colore.

Quelle tinte sono decisamente comuni in quella parte di America, ma se qualcuno fosse tentato di credere che l'accostamento di due colori così decisi e carichi di significato, potessero aver conferito alla casa un aspetto bizzarro si sbaglia di grosso, poiché non soltanto riuscivano a collocarne armoniosamente la severa linea architettonica nella natura che la circondava, ma sapevano ispirare sentimenti così profondi da turbare l'animo di chiunque si trovasse a passare da quelle parti.

E se si aveva la fortuna di ammirarla in autunno, quando sembrava divenire un tutt'uno con i purpurei e grandi aceri che la circondavano, o in primavera, nel verde che dominava la scena, si aveva l'immediata impressione d'essere penetrati in uno spazio in cui il bello era la normalità e il normale era un insolito sentimento d'amore.

Alla casa si accedeva attraversando un piccolo giardino racchiuso da una bassa staccionata, sul fondo del quale alcuni gradini in pietra scura immettevano su di un ampia veranda sulla quale si aprivano due porte.

Dalla porta di sinistra (La più piccina) si aveva accesso in un'ampia cucina, mentre la più grande immetteva direttamente in una vasta sala al cui centro signoreggiava un imponente tavolo di legno grezzo.

Sembra impossibile, ma in chiunque ne varcasse la soglia, quella stanza suscitava sentimenti d'incredulità e stupore; e non tanto per una strana luminosità che sembrava scaturire dalle pareti su cui erano appesi dipinti di Blasi [4], ma per la grande scala che conduceva al piano superiore e che sembrava essere l'esatta copia di quella che ancora oggi può essere ammirata nella cappella delle suore di Loreto di Santa Fe [5].

Infine, sull'angolo più lontano, due poltrone fronteggiavano un sontuoso camino in pietra scura.

Il piano terreno era completato da un secondo locale utilizzato come dispensa e da una terza stanza, attigua alla parete del camino, nella quale erano stati collocati i servizi e una grande vasca in legno.

Al piano superiore, su di un vano squadrato, vi erano alloggiate tre camere da letto, delle quali; una disposta sul lato destro (Riservata agli ospiti) e due sul lato sinistro. Sulla parete di fondo, ovvero quella che divideva la struttura abitativa dal granaio (Utilizzato come fienile e rimessa per un trattore, un carro a quattro ruote e un vecchio furgone Ford) era ancora visibile l'arco di una porta, ormai sbarrata, che in passato doveva aver permesso l'accesso al corpo posteriore della casa. Inoltre, sullo stesso vano, utilizzando una scala retrattile, ma così ben nascosta da doverne conoscere l'esistenza per poterla utilizzare, si poteva accedere ad un ampio sotto tetto.

Detto ciò non si può mancare di descrivere una inconsueta caratteristica che in qualche modo rendeva dipendenti l'una dall'altra le due stanze attigue; ovvero un piccolo camino che, collocato sulla parete che divideva le due stanze, sembrava essersi assunto l'arduo ufficio di riscaldare sia l'una che l'altra.

Sul retro della casa vi era l'altra struttura il cui piano terra era utilizzato come stalla per i tre cavalli, dieci mucche da latte, alcuni vitelli, tacchini, galline e conigli, mentre il piano superiore, sebbene vi fossero state ricavate alcune stanze, era inutilizzato a causa di quella porta sbarrata al primo piano della struttura abitativa

Il resto della proprietà comprendeva, al di qua e al di là di una piccola collina che fronteggiava la casa, una decina di acri di buona terra in gran parte dissodata e coltivata.)

I primi scontri tra i due non promisero nulla di buono, (Soltanto nella prima settimana se ne contarono almeno una dozzina) e se si tiene in debita considerazione lo stato emotivo in cui si trovavano entrambi, si può tranquillamente affermare che su Gauss furono in molti a rallegrarsene.Ma la cosa sorprendente fu che, dopo i primi rumorosissimi litigi, improvvisamente in quei due esseri scattò qualcosa che li costrinse ad abbassare gli schermi e da allora, pian piano, la strada iniziò ad essere meno ardua. Essendo a conoscenza del pessimo carattere di lui e della malvagia predisposizione di lei, nei progetti del popolo Cristi sarebbe dovuta rimanere in quella casa il tempo necessario a trovare una soluzione definitiva, ma quando riscontrarono quei piccoli e incoraggianti risultati, l'idea del suo trasferimento fu messa in disparte lasciando che fossero loro stessi a decidere le sorti di quel rapporto.

Indubbiamente quella scelta somigliò più ad una scommessa persa che al colore della speranza, ma fu adottata in quanto rappresentava l'unica alternativa alla rinuncia definitiva al progetto.

E così, fatti i debiti scongiuri, al popolo non rimase che sperare che quell'orso di Fred, il calore di quella casa e il magico potere della valle, riuscissero a coltivare un po' d'amore in quell'arido cuore gaussiano, ma soprattutto fossero stati in grado di sostenerla nella difficile ricerca dei suoi sentimenti.



13. Sistema nervoso centrale

14. Per comprendere quali fossero le difficoltà psico\fisiche in cui venne a trovarsi, si deve tenere conto di un elemento fondamentale, ovvero; all’atto d’essere trasferito su mondi esterni alla Federazione, sia con compiti operativi che di solo controllo, ad ogni gaussiano veniva registrato nelle mente un programma di base, il quale, oltre alle molteplici funzioni di guida tra cui una scrupolosa interpretazione di qualsiasi Segnale\Senso\Emotivo, pilotava ogni funzione vitale senz’alcuna possibilità di autonomia.

15. Barche e canoe

16. Giuseppe Blasi, pittore sardo

17. Manufatto, che risiede in quel sito da oltre 130 anni, di cui non si conosce l’autore, costruito interamente senza sostegni, chiodi o colle di alcun genere e che ogni anno viene visitato da migliaia di devoti, che lo riconoscono come la “Scala per il paradiso”. Qui ci sono tre misteri:

1° Il primo mistero è che fino ad oggi nessuno sa o ha saputo chi fosse l’uomo che costruì la scala.

2° Il secondo mistero è che architetti, ingegneri e scienziati dicono di non capire come la scala trovi il suo equilibrio, considerato che non ha un supporto centrale, nè è allacciata lateralmente ad alcun muro.

3° il terzo mistero è la provenienza del legno, sul quale è stato fatto ogni tipo di esame, ma non esiste niente di simile in tutta la regione.