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I segreti di un vizio; Capitolo 13

di SherlokEmmes, pubblicato giovedì 30 luglio 2015

Quel pomeriggio lo avevamo passato a girare i negozi più belli e costosi di tutta Seattle, solo Nina usciva piena di borse. Strade, musei, centri commerciali e chioschi di leccornie furono le nostre mete. Nina poi ci aveva lasciato soli per qualche ora, diceva di avere delle sorprese e che si sarebbe dovuta organizzare meglio.

Il sole era ormai calato e le luci della città avevano preso il suo posto, sulla faccia di Milly e Alex potevo riuscire a leggere lo stesso stupore che sicuramente era alquanto leggibile la prima volta che mi ritrovai a vedere anche io Seattle di sera.

Milly continuava ad esclamare che quell’immenso oceano di lui era spettacolare e che ero fortunata a trovarmi li, Alex invece restava a guardare tutto come un bambino che mette piede fuori di casa per la prima volta. Nessuno di noi tre aveva mai avuto l’opportunità di vivere una realtà simile a quella prima d’ora.

Nina ci venne a prendere riportandoci a casa, era ormai molto buio e sicuramente doveva quasi essere ora di cena.

Avevamo appena varcato la sogli d’ingresso quando Nina iniziò a urlare che non ce l’avrebbe mai fatta da sola a scendere le immense borse del suo pomeriggio di shopping sfrenato, così Alex l’aiuto e poi stanchi e distrutti c’eravamo del tutto gettati sul divano.

“Non mi vorrete dire che siete già esausti vero?”

Nessuno di noi le diede risposta, soltanto la guardavamo con uno strane fare sospetto. Cosa aveva in mente?

“Non penserete che io vi faccia passare il resto della serata qui vero?”

Sorrisi. “Cos’hai in mente?”

Vedevo il suo viso illuminarsi sempre più di speranza, non avrebbe mai e poi mai accettato un no qualsiasi cosa lei avesse avuto in mente.

“Ho parlato con Jeff che ha ottenuto dei biglietti per un luogo molto in ed esclusivo, il più bello di tutta Seattle. E’ un Pub molto carino e mettono anche della buona musica.” Disse tutta entusiasta.

“Sarebbe bello certo, ma io e Alex non eravamo preparati all’evenienza e…”

“No, non dire nulla. Ho pensato io a tutto! Siete miei ospiti!” Disse con uno smagliante sorriso.

Prese a correre verso l’altra stanza e tornò con in mano 3 buste enormi.

“Mi sono permessa di scegliere delle cosucce in base al mio gusto. E non ditemi che non accettate.”

Credo che nessuno avrebbe mai avuto il coraggio di dire che era troppo, così imbarazzati accettammo i suoi doni.

“Oh mamma! Sono quasi le 20. Abbiamo meno di un’ora per essere pronte. Sbrighiamoci!”

Io, Milly e Alex iniziavamo ad andare al piano di sopra quando lei urlò.

“E tu straniero, dove credi di andare? Non lascerò che due signorine per bene si vestano in tua presenza. Prendi la mia stanza, noi ci prepareremo insieme.” Disse afferrando la mano mia e di Milly.

Alex era alquanto divertito da quella sua espressione da piccola vip degli anni ’80.

“Adesso a voi due ci penso io!” Disse guardandoci e chiudendo la porta. Certe volte Nina mi faceva veramente paura.

Acconciò in poco tempo i nostri capelli, ci diede un leggerissimo filo di trucco e in poco eravamo pronte per andare.

Quando ci ritrovammo nuovamente in salotto scoppiammo tutti a ridere, ma eravamo veramente belli.

Nina aveva saputo ben scegliere gli outfit per quella serata, era sicuramente una che se ne intendeva.

Alex portava una maglia bianca un po’ vintage, un jeans con qualche strappo qua e la anch’esso vintage e degli stivali in pelle nera. Il tutto finiva poi con un aderentissimo chiodo di pelle nero con qualche cerniera e borchie qua e là. Quel look lo faceva sembrare ancora più bello, i suoi ricci neri cadevano dolcemente sul collo e i suoi occhi verdi erano più splendenti di due smeraldi. Milly non riusciva a togliergli gli occhi di dosso ma anche non era da meno. Infatti Nina aveva scelto un abito stupendo, molto simile a quello che indossava Marilyn Monroe, non era bianco ma colo avorio con un lunghissimo spacco sulla schiena e una stupenda gonna a ruota, il tutto completato da un paio di tacchi color nocciola e un giubbotto a jeans molto sagomato. Il vestito risaltava il suo seno e le sue forme quasi del tutto perfette, i capelli che cadevano da un lato aggraziavano il suo viso e riuscivano a mettere gli occhi sempre più in risalto, grigi come il cielo. Nina poi era il massimo dell’eleganza, indossava una blusa inserita dentro una gonna a vita alta, ai piedi dei vertiginosissimi tacchi e una pochette tra le mani. I capelli erano stati completamente legati in uno chignon e il trucco aggraziava sempre più i suoi lineamenti.

Andiamo a me, sicuramente Nina aveva un po’ esagerato. Indossavo un vestito nero a fascia con una lunga gonna che quasi toccava per terra. La mia catenina d’oro cadeva lenta sul petto e ai piedi un paio di scarpe che, seppure fantastiche non erano il massimo della comodità. Non ero eccessivamente truccata e i miei erano dei boccoli perfetti che cadevano sinuosi sulle spalle.

Alex da gentiluomo aveva aperto la porta e ci fece passare fino ad arrivare in auto, di corsa ci fece salire e poi si mise alla guida. Nina glielo aveva concesso visto i tacchi vertiginosi che portava non era per niente capace di guidare. Gli diede delle indicazioni stradali e dopo una decina di minuti Alex posteggiava l’auto nel vialetto alle spalle del locale. Le strade erano particolarmente deserte li, mi rincuorai poi quando Jeff ci raggiunse e si unì a noi, due amichi erano meglio di uno.

Restammo bloccati all’ingresso per via di una fila pazzesca, poco dopo però Jeff fece un fischio al buttafuori che dopo averci attentamente analizzato fece largo facendoci entrare.

Quel pub sembrava essere abbastanza carino. Vi era un grande bancone con una gigantesca esposizione di bottiglie di vino, tavoli a prima vista abbastanza confortevoli e musica piacevole. Ci appropriammo poco dopo di un tavolo e Jeff ordinò da bere vino bianco per tutti, persino io che non avevo mai toccato un goccio di alcool mi ritrovavo con un bicchiere di vino bianco pieno di bollicine tra le mani.

Passammo buona parte del tempo seduti a quel tavolo a raccontarci vecchie storie, del liceo, di cosa sognavamo di fare e di come Alex era riuscito a perdere 50 dollari in una sera per via di una macchinetta col braccio elettronico e i pupazzi.

La mia attenzione fu rivolta poi ad Andrea, anche lei era li e parlava al telefono. Era forse Eric quello all’altro capo? In quel momento mi incupii e mi versai il quarto bicchiere di vino.

Eravamo alquanto brilli, decisi di voler ballare e trascinai in pista Nina e Milly lasciando quei baldi uomini al tavolo. Ci scatenavamo ballando nei modi più strani e ridevamo a più non posso. Ad un certo le persi e mi ritrovai a ballare accanto ad un ragazzo che mi guardava fissa ormai da qualche ora.

“Ehi!” Disse urlando

“Si?” Urlai anch’io

“Ti va di ballare?” chiese avvicinandosi a me

“Lo stiamo già facendo!” dissi passandomi le mani tra i capelli.

Ballammo per qualche minuto fino a quando non notai che Eric era li, vicino al bancone, parlava con Andrea in una strana maniera. Sembravano essere alquanto intimi nei loro discorsi e questa cosa mi mandò in bestia. Senza avvertire nessuno mi catapultai verso l’uscita del locale, avevo bisogno di prendere una boccata d’aria fresca. La mia testa sembrava scoppiare poiché non faceva che pensare a Eric e Andrea, seduti a sorseggiare qualcosa e a parlare di chissà cosa, il vino che avevo bevuto poi non mi aiutava a restare lucida e razionale, così la mia mente iniziò a vagare e a costruire ipotesi senza un senso. Rimasi li fuori per una decina di minuti ma quando avevo deciso di rientrare ecco comparire quel ragazzo con cui avevo precedentemente ballato.

“Fa caldo dentro eh?” Disse chiudendo la porta alle sue spalle.

Era abbastanza alto e impostato, la sua pelle era scura e i suoi capelli neri. Gli occhi erano grandi e furbi, riuscivano a dirla lunga sulle sue intenzioni.

“Già, sarà meglio che raggiungo i miei adesso. Non li ho avvertiti e mi staranno cercando.” Dissi col fare di chi voleva rientrare e scappare da quel brutto pasticcio.

Lui prese a camminare verso di me e lentamente iniziai ad indietreggiare.

“Dai, non vorrai dirmi che non ti va di fare quattro chiacchiere.” Disse poggiandomi una mano sul fianco.

“Lasciami.” Risposi chinando il viso

“Non fare la timida, vieni qui!” disse stringendomi a lui.

“Non hai sentito cos’ha detto! Lascia andare!” Eric era li, pronto a farmi da scudo col suo corpo.

“E tu chi diavolo saresti?” Chiese il tizio con aria di sfida.

“L’ultima persona che vedrai prima di cadere per terra.” Eric non fece in tempo a finire la frase che lo stese a terra con un bel gancio destro.

“La prossima volta, ascolta.” Aggiunse pulendosi la mano.

Me ne andai indignata, anche se il suo era un gesto nobile nei miei confronti non tolleravo la violenza. Lui mi segui fino a quel vicolo cieco.

“Sei un’incosciente! Dove credi di andare?” Disse con tono autoritario e irritato

Mi voltai di colpo. “Ma chi ti credi di essere eh? Un giorno sei freddo come il marmo, poi m’inviti a far colazione e sei tutto galante e cordiale, poi torni a essere freddo. Recuperi la mia catenina e mi dai un bacio in fronte dicendomi che non sei il ragazzo che fa per me! E adesso? Vieni qui, vantando chissà quale assurdo diritto su di me?”

“Si” la sua risposta fu tronca e secca.

Mi girava un po’ la testa e mi appoggiai al muro di mattoni che c’era alle mie spalle.

“Si? Ma si cosa? Devi smetterla o finirai per farmi impazzire!” Dissi con tono seccato.

“E tu cosa ci fai qui, da sola, nessuno ti ha detto che queste strade la notte non sono raccomandabili?” chiese fissandomi dritto negli occhi.

“E tu cosa ci fai qui con me? Perché non vai da Andrea?” chiesi senza distogliere il mio sguardo dal suo.

Appoggiò una mano sul muro e si chinò leggermente su di me portando l’altra mano dietro la schiena e incrociando i piedi.

“Cosa ti fa credere che lei mi piaccia?” Chiese con un mezzo sorriso sulle labbra.

“Lo so e basta.” Dissi troncando.

“Lascia che ti spieghi una cosa. Se una ragazza m’interessa cerco di farmi avanti, ma se non lo faccio non sto li a perdere tempo. Non desidero dei giocattoli, io rispetto le mie regole.”

Le sue regole? Di quali regole stava li a blaterare? Mi voleva forse confondere più di quanto io già non lo fossi?

Avrei voluto andarmene via da quel posto e tornare a casa per dimenticare questa ennesima apparizione che era soltanto causa di incomprensioni e dubbi.

“Quali regole?” La domanda mi era uscita dal cuore senza alcun freno inibitore.

“Non è il momento.” Disse allontanandosi.

Senza neanche accennare ad un saluto si voltò pronto e prese a camminare lasciandomi li appoggiata senza neanche uno straccio di spiegazioni.

Ero sempre più stupita del fatto che i suoi atteggiamenti soffrissero di sbalzi repentini e continui, un giorno era Eric il misterioso, poi Eric premuroso e infine Eric stronzo.

Mi confondeva, mi rendeva piena di rabbia non riuscire a comprenderlo ma allo stesso momento sentivo una forte scarica di adrenalina restando sola e in sua presenza. Era come se riuscisse a rianimare il mio cuore e a farlo battere in maniera spropositata e irrazionale. Con lui tutte le leggi cambiavano, nulla aveva più senso, ne la matematica ne tantomeno la gravità, non esistevano modi di scrittura o di comprensione, esisteva solo lui e il suo sguardo capace di cambiare il mondo.

D’un tratto tutto aveva preso pieghe diverse, Eric tornava verso di me a passo svelto e quando fu più vicino esclamò “Al diavolo le regole e il controllo, al diavolo tutto!”.

Non avevo fatto in tempo a cercare di capire a cosa lui si riferisse che di colpo mi ritrovavo immobile tra il muro di pietra e il suo corpo. Le sue labbra si posarono sulle mie con la stessa velocità della luce, sembrava che lui stesse aspettando questo tempo da chissà quanto ormai. Non aveva un freno ne se lo poneva, stava li a comprimere le mie labbra sulle sue fino a quando il tutto non si fece più caldo. Il mio cuore batteva come un martello pneumatico sull’asfalto e anche se mi mancava il respiro non riuscivo a staccarmi da quelle labbra così calde. D’un tratto poi la sua lingua si unì alla mia come in una danza, riuscivo a sentire il sapore di menta e di vino sulla sua lingua e sulle sue labbra. Non riusciva a fermarsi ne tantomeno ci riuscivo io.

Di colpo la sua grande e possente mano scansò il lungo vestito nero e prese la mia coscia tirandola su. La palpava con sensualità ma nello stesso tempo con autorità e virilità. Il suo bacio continuava ad essere lungo ed intenso. Baciava divinamente e più le sue labbra erano attaccate alle mie più sentivo un calore interno bruciarmi viva. La mia anima era li completamente asservita a lui, non riusciva a fare niente che lui non voleva. Sentivo il suo caldo e muscoloso petto sotto le mie mani e poi avvertivo il suo membro strofinato sulla coscia che ancora poggiavo per terra.

Non so dire per quanto sia durato tutto questo ma fu la prima volta che capii cosa significasse essere donna.

“Gin!” la voce di Nina interruppe il tutto.

Eric si scansò subito e io mi diedi una sistemata per rendermi quantomeno presentabile.

Avevo gli occhi di Nina e Milly addosso, dallo stupore non erano neanche riuscite ad accendere la loro sigaretta e Milly come al solito la aveva fatta cadere per terra.

“E’ meglio che io vada. Ti chiamo.” Disse Eric mentre scompariva nel nulla.

Aspettavo che andasse via per potermi avvicinare alle mie amiche e quando la porta si chiuse alle sue spalle mi catapultai da loro.

Entrambe avevano acceso la sigaretta e quasi le fumavano a vicenda ascoltando il mio racconto quasi straordinario.

“E’ stato un vero cavaliere” Disse Milly gettando fuori una gigantesca nube di fumo.

“Concordo! E poi t ha anche detto che ti chiamerà! Non sei felice?”

In quel momento non ero sicura di essere felice, l’unica cosa certa era la mia confusione verso quell’uomo che mi aveva completamente soggiogata con il suo sguardo e la sua eleganza.

Rientrammo nel locale ma non avevamo il coraggio di raccontare nulla a Jeff e Alex. Dopo aver raggiunto le auto Jeff ci salutò e andò via mentre Alex ci avrebbe riaccompagnate a casa.

Una volta rientrati iniziammo a mangiare gelato e a guardare la tv ma la mia mente era in costante elaborazione di ciò che quella sera era successo. Ad uno ad uno crollarono tutti e rimasi per qualche manciata di minuti a fissarli, poi il sonno pervase il mio corpo e mi addormentai con la testa sul fianco di Milly e la schiena sulle gambe di Nina. La notte porta consiglio, speravo di sapere cosa avrei dovuto fare al mio risveglio.