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lavoro pubblicato mercoledì 24 giugno 2015
ultima lettura domenica 20 ottobre 2019

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La Popolazione di Kyester, Capitolo 1

di Jul3sRyan. Letto 500 volte. Dallo scaffale Fantasia

Capitolo 1 Lash Mattino D’Inverno si svegliò da un sonno angoscioso e poco riposante. Il cielo mattutino era cupo e grosse nuvole caric...

Capitolo 1

Lash Mattino D’Inverno si svegliò da un sonno angoscioso e poco riposante. Il cielo mattutino era cupo e grosse nuvole cariche di pioggia giungevano dal mare agitato, portate da un vento freddo.

Il comandante si alzò e si guardò intorno: i suoi uomini riposavano ancora nell’accampamento stanziato alle pendici delle montagne di Mantoperso, brulle e sassose.

Li l’altopiano scendeva imponente fino a pochi metri dal mare, lasciando percorribile via terra solo una sottile striscia di sabbia bianca che veniva chiamata: “Il Passo dei Pescatori”.

Quella strettoia naturale era l’unica via attraverso la quale si poteva giungere dal Golfo di Sinfal e dalla Foresta di Hentill fino ai Villaggi Gemelli di Xart. Costituiva da sempre un’importante via commerciale, percorsa dai carri dei pescatori del Mare delle Nebbie, che si recavano ogni mese ad Hentill per vendere la loro mercanzia, e in quei giorni bui rappresentava l’unica zona difendibile dagli Askangor da parte delle compagnie di Lash.

Da giorni ormai i soldati si erano stanziati in quel accampamento così esposto ai gelidi venti del sud, e bivaccavano tra piccoli fuochi, scaldandosi nei mantelli troppo sottili di lana rossa. Il loro comandante aveva ordinato loro di partire portando solamente le armi, convinto che la battaglia nel passo fosse imminente, ma gli Askangor tardavano a farsi vivi, ed i soldati quasi bramavano la battaglia piuttosto che continuare a vivere in quel luogo inospitale.

Lash Mattino D’Inverno iniziava ad essere preoccupato; non poteva costringere i suoi uomini a rimanere accampati ancora a lungo, le provviste e le scorte d’acqua terminavano e l’inverno si avvicinava sempre di più in quella regione. Un giovane ufficiale gli si avvicinò portandogli una ciotola di terracotta in cui aveva versato un po’ di latte caldo.

<< Ben alzato comandante!>> gli disse l’ufficiale.

<<Cosa dicono gli esploratori?>> chiese Lash, iniziando a bere.

<<Niente di nuovo, gli Askangor sembrano scomparsi, alcuni soldati pensano che si siano diretti tutti ad Hentill e che la nostra presenza qui sia del tutto inutile.>>

Lash restò in silenzio, e scrutò il mare scuro: << Che itinerario avranno in mente quelle bestie ?>> disse ad alta voce.

<<Dubito che ci vogliano attaccare dalle montagne, in questo periodo dell’anno sono impercorribili…>> osservò l’ufficiale rabbrividendo per una folata di vento che gli si era insinuata sotto gli abiti.

Lash era un uomo rude e robusto. Aveva una folta barba nera, portava incisi sulla corazza di bronzo le lune e il sole di Lerok e una mano che stringeva una spada, segno che la sua famiglia aveva servito l’impero per più di sei generazioni. Era sicuro, sfrontato, orgoglioso e fedele ad Imer. In tutta la sua vita era riuscito ad ottenere tutto quello che aveva desiderato, dicendosi ,sempre , che nulla sarebbe stato impossibile se lo avesse desiderato ardentemente. Mai si era sentito così minacciato, mai aveva visto il suo futuro così incerto, ma era pronto , anzi, impaziente di affrontarlo.

<< Questi lunghi giorni di attesa logorano gli animi dei miei uomini…>> disse porgendo la ciotola di terracotta al suo ufficiale, ringraziandolo con un lieve cenno del capo.

<< si comandante..>> rispose il giovane. Entrambi però sapevano che non c’era alternativa. Il Passo doveva essere presidiato. Se poi gli Askangor avessero preso la via delle montagne o se volessero aggirarle la minaccia per i villaggi di Xart non sarebbe stata immediata, e probabilmente sarebbero arrivate le compagnie comandate dall’imperatore in persona ad aiutarli.

<< Manda altri due esploratori al Nord. Uno sulle montagne , l’altro nella Foresta di Hentill, di loro che voglio notizie entro due giorni. Poi invia due plotoni di ausiliari al villaggio di Xart settentrionale e di loro di riempire i loro carri con cibo ed acqua sufficienti a far alloggiare qui i miei uomini per un altro mese. E che al loro ritorno portino degli indumenti invernali.>> disse in fine Lash , congedando il suo ufficiale, che annuì e si apprestò a comunicare gli ordini.

In completa solitudine il comandante Lash Mattino D’Inverno si avviò per un ripido sentiero sassoso, che risaliva un costone di una montagna e giungeva su di uno spiazzo roccioso pianeggiante, posto a circa trecento metri di altezza. Da quel luogo si teneva sotto controllo l’intero Passo dei Pescatori, mentre in lontananza si scorgeva la foresta di Hentill e le acque del Golfo di Sinfal. Il comandante vi aveva stanziato delle vedette; si avvicinò ad una di queste e chiese:

<<Ci sono delle novità?>> la vedetta sussultò, spaventata da quella voce, colta di sorpresa, poi si ricompose e scattando sull’attenti rispose :

<<No ,mio comandante, non abbiamo ricevuto alcun segnale dagli avamposti più a settentrione. Sembra che gli Askangor non siano nemmeno nella foresta!>>

Lash annuì e poi restò a scrutare in lontananza, con il viso e la barba ghiacciati.

Quella stessa mattina,Naber, un giovane esploratore al servizio della dodicesima compagnia di Xart udì un rumore grottesco e continuo nell’innaturale silenzio della foresta di Hentill, ormai abbandonata da quasi tutti gli animali. Egli aveva ricevuto l’ordine di raggiungere l’avamposto più a nord ; una antica torre che sorgeva sulle pendici di alte montagne e dominava completamente tutta la foresta di Hentill e la prima parte del Fiume di Lerok, che si costituiva da decine di ruscelli provenienti dai ghiacciai. Da giorni viveva in quel luogo solitario. Di notte scendeva a valle e silenzioso cercava indizi della presenza degli Askangor, ritornava nella torre all’alba e riposava per circa tre ore, per poi continuare a tenere sotto controllo il paesaggio dall’alto della sua postazione.

<< Sono loro…>> pensò tra se e se, ascoltando attentamente quel suono che improvvisamente lo fece precipitare in un tremendo stato di agitazione. Non essendoci più uccelli, che sarebbero volati via dagli alberi spaventati dal passaggio di un esercito, Naber non aveva modo di capire da dove provenisse quel sinistro echeggiare di passi. Decise, così, di scendere nella foresta ed assicurarsi che vi stesse passando davvero l’armata degli Askangor prima di dare il segale ed allarmare l’esercito stanziato nel Passo. Lui era stato mandato ad Hentill perché era il migliore esploratore dei villaggi delle Lande Meridionali, scelto dal comandante Lash in persona; si ripromise che non avrebbe mai deluso la sua compagnia.

Si mosse veloce tra gli abeti , correndo basso, per poter essere sempre nascosto dai folti cespugli e dall’erba alta. Raggiunta la riva meridionale del Fiume di Lerok si spogliò della sua corazza di cuoio e degli altri indumenti, apprestandosi a nasconderli in un tronco, poi, tenendo solamente un pugnale tra denti prese della corteccia di betulla che aveva preparato precedentemente e si tuffò nell’acqua gelida. Coprendosi con la corteccia si lasciò trasportare dalla corrente, osservando con occhi attenti le sponde del fiume. Ad un tratto vide un Askangor, orrendo nella sua grezza armatura, con la pelle violacea ed i piccoli occhi gialli, starsene in piedi sulla riva del fiume. Alle sue spalle altri suoi simili, forse sei o sette stavano seduti con le schiene appoggiate ai tronchi degli alberi. Erano bene armati, probabilmente degli esploratori che viaggiavano a qualche chilometro di distanza dal grosso dell’esercito, per poterlo avvisare in caso di pericolo.

Naber pensò che se si trovavano in quella parte della foresta di Hentill di sicuro avevano intenzione di dirigersi verso il Passo dei Pescatori, e che era necessario dare subito l’allarme. Aspettò di sorpassare gli Askangor, passando loro praticamente sotto il naso, nascosto solo dalla sottile corteccia alla vista di quelle malvagie creature. Poi raggiunse la riva e corse silenzioso verso il punto in cui aveva lasciato i suoi indumenti, che asciutti, lo avrebbero immediatamente riscaldato.

Naber cercava di essere attento a qualsiasi rumore e movimento sospetto, ma il freddo pungente gli annebbiò la mente e per lunghi minuti corse imprudentemente, con il solo pensiero di coprirsi. Se fosse stato pieno inverno il freddo l’avrebbe ucciso, ma fortunatamente, riuscì a indossare i suoi vestiti poco dopo, e si sentì più sicuro quando poté impugnare l’elsa della sua spada.

Raggiunse in breve la torre e ne salì velocemente le scale fino a raggiungerne la parte più alta sulla quale v’era abbastanza paglia e legna per accendere un immenso falò , che sarebbe stato visto dalle vedette sistemate da Lash Mattino D’Inverno sulle montagne più vicine ed infine dai soldati del passo.

Nervosamente, Naber, iniziò a sfregare una pietra ruvida su di un sottile panno fatto delle fibre di un fungo in grado di prendere fuoco con estrema semplicità, finché non ne scaturì improvvisamente una fiamma con la quale incendiò la paglia. Quando il fuoco fu alto l’esploratore gli gettò sopra rami di abete che crearono in breve un fumo bianchissimo e poi dell’olio che gli avrebbe fatti bruciare a lungo. Solo allora si apprestò a lasciare la torre ed iniziare il viaggio verso il Passo, sperando di riuscire a seminare gli Askangor.

Appena uscito dalla torre, però, si trovò circondato da decine di cavalieri Askangor, sopra gli orrendi Udrhak; rettili enormi , con la pelle simile a quella dei serpenti ma molto più spessa e solida, avevano artigli lunghi ed affilati che conficcavano nella terra sulla quale correvano veloci e silenziosi, e lunghe code, di forse due metri in grado di colpire ed uccidere con facilità un fante in armatura.

Naber sentì il respiro spezzarglisi in gola, ed improvvisamente tutti i suoi muscoli si contrassero, dandogli improvvisamente una strana sensazione di leggerezza ed agilità. Decise in pochi secondi che non voleva arrendersi e che avrebbe cercato in tutti i modi si salvarsi, non voleva morire.

Un grosso Askangor, probabilmente un comandante, con un viso largo e deforme si fece avanti con il suo Udrhak ; disse qualcosa con una voce che fece rabbrividire Naber per quanto gli sembrò tetra e violenta, poi sollevò sulla testa un’ascia di ottima fattura, probabilmente appartenuta a qualche guerriero da lui ucciso e si lanciò sul giovane , velocissimo. Naber riuscì ad evitare il fendente dell’Askangor , facendo un balzo indietro, ma si trovò a pochi centimetri dalla bocca dell’Udrhak; per un istante vide i denti affilati ed appuntiti della bestia schiudersi davanti al suo viso, poi estrasse la spada, deciso a difendersi, ma le fauci dell’Udrhak furono più veloci e strinsero in una morsa mortale la testa del valoroso Naber.

<<Comandante Lash Mattino D’Inverno!>> esclamarono le vedette rivolgendosi al loro comandante, che, seppure si trovasse con loro sull’alto spiazzo roccioso, non aveva visto sollevarsi dalle montagne a nord decine di fumi, in quanto indaffarato a dare disposizioni a degli ausiliari.

<<Comandante…>> disse con voce emozionata una vedetta: << …gli Askangor stanno arrivando! Sono stati avvistati nella foresta di Hentill poiché viene bruciato legno di abete, saranno qui tra meno di una settimana!>>

Lash si voltò verso nord, per un attimo restò con lo sguardo perso nel cielo, con la barba agitata dal vento e le braccia lungo i fianchi,nella mente gli si delineò il volto del giovane esploratore che aveva inviato nella foresta, lo ringraziò imprimendosi bene in mente il suo viso e sperò che se la fosse cavata, poi disse con la sua voce rauca:

<<Rotri ci assiste! Preparatevi, sarà una gloriosa battaglia!>>

e discese in breve dal costone della montagna , per raggiungere i suoi ufficiali ed informare le truppe.

Gli ufficiali delle due compagnie di Xart e i comandanti delle milizie che si erano costituite nei villaggi si radunarono intorno a Lash, nella sue tenda.

<<Non sappiamo quanti siano i nemici, ciò che sappiamo è che a presidiare il Passo dei Pescatori abbiamo le mie due compagnie di fanteria più le milizie cittadine dei villaggi delle Lande Meridionali, che ammontano a circa millesettecento uomini…>>

disse Lash che però fu interrotto da un suo ufficiale:

<< siamo circa in duemila in grado di combattere, ma solo duecentoottantotto sono soldati addestrati! Gli Askangor saranno sicuramente di più, dobbiamo chiamare rinforzi dalle altre compagnie della guarnigione della provincia meridionale!>>

<<Esatto!>> subentrò un altro ufficiale: << se non ci organizziamo la guarnigione del sud verrà sconfitta un po’ alla volta! Dovremmo unirci!>>

Lash aspettò che tutti facessero di nuovo silenzio e poi continuò:

<<Gli Askangor si muovono più velocemente di noi. Non devono provvedere ad una rete di comunicazione per gli approvvigionamenti e avanzano soltanto, razziando i villaggi e uccidendo. Se pure oggi mandassimo un messaggero alle compagnie della città di Nerm, al villaggio di Paneos e ad Hentill, che tra l’altro è stata abbandonata dalla sua compagnia, non avremo qui tutti i soldati che ci servono prima di lunghe settimane. Tra l’altro, è rischioso abbandonare le città per andare a far guerra ad un armata di Askangor che si è divisa in due. In questa situazione nessuno si sente sicuro di partire e lasciare i propri cari alla mercé di quelle bestie.>>

Lash fece una breve pausa, riflettendo, poi continuò:

<<Il Capo Supremo delle Guardie Imer starà di certo organizzando una controffensiva, mobiliterà le compagnie delle province settentrionali che non sono minacciate dagli Askangor e poi si dirigerà a sud. Probabilmente è proprio il fatto che gli Askangor si siano divisi a metterci in vantaggio. Qui nella provincia meridionale dobbiamo difendere ogni singolo metro di terra e finché saremo attaccati da armate secondarie potremo vincere. Sarà Imer a scacciare l’esercito degli Askangor. Questa è, a mio avviso, la situazione… purtroppo non ho notizie delle decisioni dell’imperatore, possiamo solo combattere.>>

gli ufficiali annuirono. Poi un uomo alto e robusto, che comandava le milizie dei villaggi, prese parola :

<<Sono Udrinas, un falegname di un villaggio arroccato sulle montagne ad est di qui. Onorato di rivolgermi a te , valoroso Lash Mattino d’Inverno…>> fece una pausa nella quale si assicurò di avere l’approvazione da parte del comandante, poi continuò:<< Nel mio villaggio abbiamo accolto molti abitanti di Hentill, essi l’anno abbandonato con il suo forte, e hanno attraversato le montagne quando ancora non erano ricoperte di neve. Si sentono traditi da Imer che li ha privati dei loro soldati ed in molti hanno costituito una milizia che tra poco ci raggiungerà qui al Passo dei Pescatori. Ritardano perché ho concesso loro di riposare per alcuni giorni; molti erano esausti per il viaggio e altri addirittura malati.>>

Lash chiese con una curiosità che mostrava le sue emozioni profonde :

<< Vuoi dire che gli abitanti di Hentill hanno lasciato il loro villaggio e sono tutti giunti nelle lande meridionali?>>

<< Si , comandante! Sono partiti poco dopo la compagnia di Barsan quando ancora non si era a conoscenza degli spostamenti degli Askangor. Fortunatamente ora sono al sicuro.>>

<< Sia lodata la nostra benevola madre Kyester!>> esclamò Lash.

<< A quanti uomini ammontano le milizie di Hentill?>> chiese nervosamente un ufficiale.

Udrinas accennò ad un sorriso e poi disse:<< Non sono composte solo da uomini, tra loro c’è Thias figlia di Zarden, il secondo generale. È un ottimo cavaliere e molte sue coetanee e coetanei di Hentill sanno cavalcare come lei. È una ragazza valorosa ed è stata lei a guidare la gente di Hentill fino al mio villaggio.>>

Lash annuì gravemente, sapeva che la figlia di Zarden non avrebbe mai lasciato la sua gente in pericolo, eppure non si aspettava nemmeno di vederla così decisa e carismatica, in grado, addirittura, di far muovere un intero villaggio. Udrinas continuò con il suo accento tipico degli abitanti delle Lande Meridionali:

<<Sono in totale mille uomini robusti e in salute, a loro però vanno aggiunti i cavalieri di Thias, che sono in sessantuno.>>

<<Ci porti buone nuove , Udrinas! >> concluse Lash rivolgendo un sorriso quasi compiaciuto al Defhiun.

Per qualche ora, nella tenda di Lash , si continuò a discutere delle scelte tattiche, e dei preparativi della battaglia. Solo al tramonto, ufficiali e milizie lasciarono la tenda. Il comandante tornò sulla montagna , insieme alle vedette e li si mise ad osservare il sole che scendeva sul mare agitato, imponendosi con la sua lucentezza tra le nubi che si diradavano. Un soldato disse :

<<Sarà una grande impresa, non è forse così comandante ?>> Lash si voltò verso di lui e poi insieme spostarono lo sguardo a nord, dove i fumi delle postazioni di esploratori ormai si erano spenti.

<< Sarà una battaglia combattuta dalla gente di Lerok, da coloro che sono nati in queste terre, da coloro che le amano.>>

Se avessero potuto vedere la foresta di Hentill più da vicino si sarebbero accorti che gli abeti si erano ingialliti, che i fiori erano appassiti e che tutto veniva contaminato dalla Mano del Buio.



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