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lavoro pubblicato martedì 23 giugno 2015
ultima lettura giovedì 15 agosto 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Tra cipolla e caviale un amore che uccide

di trap56. Letto 426 volte. Dallo scaffale Poesia

1.    Qui si contempla nella prima ottava l’amor che rende cieca la ricchezza, l’amore che si strugge di vaghezza e perso ogni ritegno langue e sbava.    Vengo a narrarvi, madonne e messeri, di un nobile vasetto ...

1.

Qui si contempla nella prima ottava

l’amor che rende cieca la ricchezza,

l’amore che si strugge di vaghezza

e perso ogni ritegno langue e sbava.

Vengo a narrarvi, madonne e messeri,

di un nobile vasetto di caviale

(Ossietra, quello degno di forzieri)

che un giorno fu ferito dallo strale

del Dio che inebetisce anche i guerrieri:

Cupido, elargitor di bene e male.

Cadde in amor vedendo una cipolla:

cervello e cuore più non ebbe a bolla.

2.

L’amore ha un metro suo per la bellezza

ché il bello è bello a chi gli pare e piace.

Può esserci regina nel batrace

ma occorre per baciarla gran destrezza.

Troneggiando qual aurifera ampolla

in vetrina d’un negozio di lusso

scorse un giorno la liliacea rampolla

che dava all’ortofrutta il suo indiscusso

apporto per far colpo sulla folla.

Ma come dirle t’amo, essendo russo?

Bramava le sue forme tondeggianti

ahimè così vicine eppur distanti.

3.

Il Fato smania e mai non si da pace

e sempre par godere a imbrogliar carte,

a far dispetti a Venere e anche a Marte.

Gli amanti se li sfrigola alla brace.

Alioscia, il nome suo d’ora in avanti,

gettava sguardi languidi alla Gina

(i fianchi un po’ alla Lollo, provocanti).

Con lei correr volea la cavallina

ma invano occhiate trepide e vibranti

lanciava verso quella sbarazzina.

Altrove ella puntava le sue mire

e in petto non aveva certo il Sire.

4.

Kaputt’, come direbbe Malaparte,

finisce chi d’amore cade schiavo

e pur nuotando annega dentro un favo

quand’è ignorato dalla controparte.

Amor, come il Poeta solea dire,

che a nullo amato amare mai perdona,

invece d’involtar nelle sue spire

dell’ortofrutta bianca la bellona

lasciò che andasse via per poche lire,

venduta a una famelica barbona.

Partiva appena, e già il caviale nero

sbiancò fino a sfumare quasi in cero.

5.

E certo a dettar legge ognuno è bravo

se ad altri tocca in sorte la batosta.

È facile incalzare senza sosta

chi appendersi vorrebbe con un cavo.

Piangeva Alioscia più che al cimitero

e il vetro s’appannava di mestizia.

Fu allora che un foie gras dal tono altero

gli disse: “O tu votato alla dovizia

sciupar te stesso vuoi per uno zero?

Plebea la schiatta sua, la tua è patrizia!”

“Caduto, amico, è il muro di Berlino

E io in amor non guardo al borsellino.”

6.

A volte una reazione un po’ scomposta,

un guizzo, cambia il corso della Storia.

È meglio mangiar pane con cicoria

che aver dorata in retto una supposta.

Tenendo in conto meno di un belino

il censo, il protocollo e il suo lignaggio

l’intrepido caviale in un cestino

s’andò a ficcare in cerca di un passaggio.

In strada, rotolando qual ruotino,

si mise ad inseguire il suo miraggio.

Ben presto, ohimè, il suo naso fu trafitto

da trucida fragranza: era soffritto?

7.

Talora la sconfitta e la vittoria

s’alternan fino all’ultimo secondo.

Dolore e gioia van girando in tondo

e lascian solchi dentro la memoria.

La Gina era all’oscuro dell’afflitto

che la cercava disperatamente.

Il cuore suo era stato già trafitto

da chi ora lo saggiava con il dente.

La vide Alioscia e urlò: “Me derelitto!

Mangia le uova mie, più succulente!”

Nel mentre s’incrociavano gli sguardi

lo riconobbe lei, ma ahimè era tardi.

8.

Disse il Poeta: “Amor che move ‘l mondo”,

ma non per forza dona il lieto fine.

Però quando si abbattono cortine

il dramma ha un retrogusto anche giocondo.

Fra i due scoppiò un amore da petardi:

lei morsicata, lui già un po’ scadente,

la vecchia li gettò senza riguardi

in una pattumiera fatiscente.

Non vennero a cantarli aedi o bardi,

non furono un romanzo commovente.

Morirono alla luce dei lampioni

ma in spregio a benpensanti e convenzioni.

È scandalo l’amor, per le beghine,

fra due che son per forza dei perversi

perché… guardate quanto son diversi!

Sia gloria ai tanti Alioscia e tante Gine!



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