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lavoro pubblicato martedì 23 giugno 2015
ultima lettura martedì 7 agosto 2018

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Armaggedon- Fuoco d'assedio... sTORY FOR...

di nc95. Letto 653 volte. Dallo scaffale Cinema

Il giovane barista Ray Trison,della zona di Brooklyn, New York, si ritrova ad assistere ad una rapina finita in malo modo, riceve in seguito all'accaduto, la visita dell'agente dell'F.B.I. Dylan McBride( Dean McDermott).... da quel momento tutto.....

Armaggeddon- Fuoco d'assedio...
sTORY FOR...
Introduzione...
Il giovane barista Ray Trison,della zona di Brooklyn, New York, si ritrova ad assistere ad una rapina finita in malo modo, riceve in seguito all'accaduto, la visita dell'agente dell'F.B.I. Dylan McBride( Dean McDermott) diventando così il testimone chiave dell'intera faccenda, piena di intrigi e segreti, ciò lo porterà ad un'avventura per la propria sopravvivenza, oltre che per le proprie capacità fisiche e psicologiche, tutto per ritrovare l'amore di un tempo della sua famiglia e la ragazza dai capelli rossi, apparsogli come un incanto...
Scena Uno: C'era una volta una vita niente male...
Avete mai avuto la sensazione di essere destinati a qualcosa di più grande di voi, questo mondo a dato vita a campioni di basket, rockstar, campioni rimasti leggenda, ma la storia che voglio raccontarvi sarà la pura e semplice verità. Il mio nome è Ray, Ray Trison e una volta avevo una vita niente male.
Il mio lavoro era fare il barista e come ogni mattina, nel bar di famiglia, costruito da mio padre Jack Trison.. mio padre, un tipo al quanto singolare, ricordo che quand'ero bambino, mio padre ci accingeva a portarci ogni domenica, non dimenticandone nemmeno una, in riva al lago della casa del nonno, avvolte lo ammetto, mi rendeva difficile conviverci con il suo hobby, ma ricordo che il nostro rapporto, sopra a quella barca vecchia e malandata, era qualcosa che non volevo scambiare con nessun altra cosa al mondo, ma la felicità non era cosa eterna nella nostra famiglia, ricordo che da quel momento ho odiato il natale, poiché all'età di diciassette anni persi mia madre per un incidente e io un semplice ragazzino ero lì in quella stanza circondato da pareti in cattivo stato, con mio padre che piangeva e lì immobile ad osservare mia madre ed il medico che ti comunicava che comunque mia madre aveva una malattia incurabile, ma questo era tipico di lei, mia madre si teneva un segreto, che mai avrebbe detto, pur di non far soffrire le persone a lei care. Da quel maledetto inverno, di un pomeriggio, in quel locale, pieno di gente, ma allo stesso tempo mai così vuoto, avvenne che un ubriacone che se per caso, in tempi diversi avrebbe detto una sciocchezza magari mio padre lo avrebbe cacciato via come al solito, ma quella volta chiunque avrebbe detto male della nostra famiglia, avrebbe fatto una brutta fine. Mio padre oltrepassò il bancone e cominciò a reprimere la sua rabbia e frustrazione, forse per la morte della mamma o per i debiti che avemmo , ma comunque l'uomo,per i colpi subiti, entrò in coma e mio padre tutt'ora sconta una pena per questo non penso che la felicità duri e arrivi da sola, ma comunque abbandonai da quel giorno la scuola e lavorai con mia sorella Jess al bar, col tempo che pur passava inesorabile, andavo a trovare mio padre, ma pensavo che tutto sommato pensavo che quello a stare in carcere fosse un uomo innocente, mentre nel nostro quartiere aumentava, anno dopo anno, la criminalità, e la polizia era inerme a tutto questo.
4 Anni dopo...
Passarono quattro anni, da quando mia sorella decise di trasferirsi a Londra, così con lei ho saputo sopportare il natale, ma comunque lavoravo con arduo impegno, cavandomela, al nostro amato bar. Un pomeriggio decisi di andare a trovare mio padre, erano già due mesi che non li facevo visita, forse non voleva vedermi, o magari era totalmente diverso da come me lo ricordavo o magari aveva fatto una brutta fine. Oltrepassato quel logoro e polveroso cancello, nel parco del carcere, attorno a fiori e erba secca, lui era lì.. ma ovviamente era totalmente diverso, aveva subito angherie e maltrattamenti ed il suo sguardo parlava più di mille parole, ci ritrovammo in un abbraccio e pianti come non mai, ricordando i bei vecchi tempi e prima che il tempo ci riportasse alla dura realtà, mio padre disse le parole che mai dimenticherò nella mia vita:" Vivi la tua vita ragazzo, aiuta coloro a cui vuoi bene, così come io ti voglio bene, non usare mai la vendetta, poiché essa ne genera altra", mentre andavo via con la voce della guardia che urlava di tornare indietro, mio padre disse che era fiero di me. Uscito da lì, ebbi la sensazione che qualcuno mi osservava e capì che mio padre non sarebbe stato mai totalmente al sicuro, circondato da sicari e gente dalla duplice provenienza, così decisi di fare qualcosa di veramente concreto.
Scena due: Una giustiza finalmente ritrovata...
L'inverno passava, mentre avvolto nel vecchio cappotto nero di mio padre, guardavo come incanto tutti quei bambini con i loro genitori, e ripensavo alla morte di mia madre e a mio padre ingiustamente accusato, così decisi di andare alla polizia, entrai di siana pianta, in maniera impulsiva, mentre all'interno uscivano due poliziotti, chiaramente amici, non so perchè ma l'occhio cadde sulla sua pistola e il loro distintivo, lo ammetto pensavo di prenderli la pistola e gridare giustizia in nome dell'innocenza di mio padre, tanto che rimasi lì, mentre il freddo chiaramente usciva dalla mia bocca, tanto che a gli occhi degli altri ero immobile, fu uno di quegli agenti a farmi tornare in me, entrai e chiesi informazioni sul caso e l'udienza ovviamente sotto mentite spoglie, il più giovane vendendo il mio interesse mi diede informazioni davanti alla mia macchina, con aria chiaramente di chi comprava per la prima volta sostanza stupefacente, così trovai qualcosa d'interessante, il nome del giudice, ovvero Kyle Befford, un tipo saccente che ovviamente non faceva nulla per nulla, ma ovviamente volli provarci ugualmente. Così il mattino seguente, mi ritrovai davanti a casa sua, vedendo uscire il giudice, mi precipitai a dirli chi ero e se poteva rivedere il caso Jack Trison, ovviamente tutto con l'isterica di sua moglie che usciva in giardino e l'esuberante figlia viziata, che pretendeva di andare a scuola, una situazione davvero assurda, così infastidito andò via, spingendomi, mentre li ripetevo l'ennesima storia, ma lui andava via e le mie speranze via con lui. Così decisi di andare al tribunale e ad udienza finita, l'aria di accoglienza del giudice non fu una delle più calorose, le guardie stavano per darmi il ben servito, ma ovviamente ribadivo, ancora e ancora di riconsiderare la sua decisione sul caso Jack Trison, ma ovviamente la sua risposta fu una indifferenza così glaciale e fredda da lasciare il silenzio spazio alle parole. Così tornai al lavoro, ma ovviamente il pensiero di mio padre, il mio eroe, ancora lì immerso in quell'inferno mi avvolgeva l'anima fino a sera. Casualmente le cose cambiarono quando ad entrare fu proprio la figlia del giudice, in serata beveva talmente tanto che chiunque le poteva farle del male, e una gang aveva proprio tale intenzione, proprio mentre suo padre, il grandre giudice, passava di lì, così al di fuori del bar, feci la cosa giusta,salvarle la vita, in maniera che non le facessero più del male, il giudice guardò la scena e la polizia arrestò quella gang. Andammo a casa della ragazza, così mentre la mamma consolava la figlia e il giudice lì con un vecchio brandy, davanti al fuoco.. ovviamente sapeva quello che volevo e una scandalo della figlia, non sarebbe stato gradito, così con luci soffuse e il camino ben in vista, disse:" So quello che vuoi ragazzo, ok.. rivedrò la mia decisione, in fondo io ti devo un favore, massimo una settimana riavrai tuo padre, promesso", andai via ringraziandolo per il suo gesto, sperando che sia fra tante cose, almeno un uomo di parola.
Scena tre: Ritorni...
Pur essendo a gli occhi di molti una persona senza cuore, il prezzo del mio favore non si fece attendere e così rividi lo sguardo malandato, asciutto, ma vivo di mio padre, con le poche cose rimaste era lì davanti alla porta del bar, il suo bar costruito con fatica e impegno e speravo in cuor mio che di suo figlio fosse fiero di come aveva mandato avanti l'attività di famiglia. Il locale in quel momento era chiuso, mentre vedevo come lui guardava riflesso,anche in quei bicchieri da lui stessi puliti in tanti anni, mi rendeva felice e allo stesso tempo ansioso di come avrebbe preso la cosa, inoltre non sapevo come dirli che sua figlia Jess, tornava da Londra, poichè a differenza mia, lei, no che non li volesse bene, ma decise di non andarlo a trovare quando era in carcere, così li offrì un bicchiere del suo liquore preferito, ma lui con il solito fiero sorriso, lo stesso di quando raggiungeva un obbiettivo, mi rispose con un categorico e gentile no e quasi mi dimenticai del gesto di offrirli quel liquore. La serata assunse un atteggiamento rivolto al passato, di come tutto questo tempo con me, lontano da Jess e dalla mamma, a cui faceva visita al cimitero prima dell'accaduto, li aveva fatto capire quanto per lui noi eravamo importanti, così ebbi in quel momento, non il coraggio , ma l'impulso di dirli ciò che cercavo di dirli dall'inizio del suo ingresso:" Papà vedi..", lui mi interruppe, così già capì quello che stava per dirmi:" Vedi figliolo, sono quasi felice che Jess, non sia venuta, non volevo che vedesse l'aspro mondo dentro quelle quattro mura, chiedo perdono, chiedo perdono a te, chiederò perdono a Jess, quando la rivedrò, spero che mi perdoni e sopratutto a vostra madre, spero che mi perdoniate per quello che ho fatto", così quasi commosso, felice dissi:" Papà, non hai niente per cui farti perdonare, noi capivamo, la mamma sono sicuro che da lassù abbia capito e abbia fatto in modo che noi fossimo di nuovo una famiglia( Jack:" Ma tua sorella, per lei..).. Jess.. per lei è stato difficile, ma un giorno capirà", in quell' attimo un enorme tonfo, attirò la nostra attenzione quando vidi un enorme borsone, simile a quello di Jess, così alzai lo sguardo e lei in lacrime, che guardava nostro padre, in quel magico silenzio, entrambi si abbracciarono e fu proprio in quel istante che, mentre al di fuori tutti tornavano dalle proprie famiglie, sotto una candida e fragile neve, avvolto tutto da un temerario buio come ombra, vidi in lacrime mia madre, che mi sorrideva e mi diceva grazie, e mandava un bacio caloroso e amorevole a mio padre e mia sorella, come solo lei faceva quando eravamo un famiglia, chiaro del fatto che ho ritrovato quella stessa famiglia, per questo grazie mamma che proteggi le persone che amo, ovunque tu sia, non potevo desiderare regalo di natale migliore, ricominciando di nuovo ad amare ancora quella festa, con Jess che decise di lavorare al bar per sempre e mio padre fuori dall'inferno, con la sua famiglia. Grazie.
Scena quattro: Un eterno momento di felicità
Le cose da quel momento prendevano una piega migliore, paghevamo sempre quei vecchi debiti ed ero felice di avere con me la mia famiglia, mio padre accolto dai suoi vecchi clienti, amici di vecchia data, che tutti speravano come me di rivederlo. Mia sorella nelle pause pomeridiane leggeva come se la sua mente continuava a stare al collegge vinto con la borsa di studio, ma comunque era la solita teennager americana, fiera di essere quello che era, aveva inoltre conosciuto un ragazzo, un giovane medico, Dereck e io lì che me la ridevo, mentre vedevo mio padre protettivo nei suoi confronti, una risata, la mia, talmente contagiosa da far ridere i nostri amici e gli stessi protagonisti di quelle gang. Ovviamente restavamo scioccati nel sentire di terribili attentati, rapine sfogiate in tragedie, ma per qualche strana ragione io mi sentivo spesso bambino, un bambino cresciuto troppo in fretta, in ragazzo uomo che però ama sentirisi al sicuro con le persone che ama. Le mattine, erano sempre uguali, mio padre dava da mangiare ai cani randagi alle cinque del mattino, io che avvolte,affronto ancora dalla vecchia ansia e paure, forse infondate, attendevo l'alba in cui un altro giorno la c'era la mia famiglia, ma spesso l'icubo peggiore, era forse quello che un giorno tutto ciò che avevo ritrovato svanisse, come uno di quei sogni, da cui nessuno vorrebbe mai svegliarsi, così controllavo quasi con paura che nulla cambiasse o tornasse peggio di prima. Amavo anche ritrovare quelle litigate che io e Jess, ora che penso così sciocche e futili, avevamo fin da bambini, a concigliare non c'era la mamma, ma nostro padre che non si era ancora del tutto abituato a dimenticare o convivere con le sue ombre del passato e spesso rimaneva in quella piccola sala privata, dove lui e la mamma si incontrarono e si dichiararono il loro amore, amore ora in ricordi eterni da avere spazio di essere vissuti almeno una volta al giorno. I problemi erano ovviamente di natura futile, c'era chi con un bicchiere di troppo, brillo si strattonava e veniva buttato fuori, o meglio la spina, il cancro tra tanti problemi, era il commerciante, un disonesto uomo chiamato Terry Philiph. Terry Philiph, ricordo che mio padre me ne parlava e che spesso veniva a farci visita a casa nostra, mio padre disse che da quando era diventato avido da considerarsi padrone della zona, vendendo a chiunque li offrisse case e anche interi quartieri, tanto che un giorno anche a noi chiese di venderli la nostra vecchia casa, mio padre lo cacciò via e lui giurò che avrebbe fatto di tutto per vederci sul lastrico, inizialmente tutto era di poco conto, ma anno dopo anno, minacce di cui lui diceva non sapere niente, ci arrivarono, poi smisero fin a quella maledetta sera. Quel personaggio, tipico passo da falso uomo d'affari, si presentò sull'uscio del nostro bar, nel momento di chiusura, ovviamente io arrivai più tardi, ma mio padre quella sera, guardando una vecchia partita, mi raccontò che Terry voleva comprare il nostro bar e che la sua rabbia e sfrustazione in volto alla risposta negativa, parlò più di mille parole, da quel momento mio padre si trovò sotto minaccia. Sembrava che da una settimana a questa parte, Jess passava meno tempo con la sua famiglia, di più con il fidanzato Dereck, tanto che davanti a tutti gli abituali clienti, per la gioia si dichiararono il loro amore e al fatto che avrebbero deciso entro un anno di sposarsi, tutti furono felici, tranne mio padre titubante del fatto che forse Jess non sarebbe stata più la sua bambina, così notai dei cambiamenti nei loro comportamenti, così freddi, ma compiaciuti, così distaccati e uniti allo stesso tempo finché decisi di prendere in mano la situazione, ciò che avrebbe fatto la mamma, e da quel momento nulla fu più come prima.
Scena cinque: Un nuovo anno in cui tutto cambia
Se magari quella fatidica sera, non avessi riconcigliato mio padre e mia sorella, probabilmente ciò che accadde l'anno seguente, sarebbe accaduto, probabilmente comunque, ma forse sarei stato più preparato a ciò che accadde l'anno successivo. Precedentemente Dereck, il mio futuro cognato, restaurò un ottimo rapporto con mio padre e sopratutto ricevendo in cambio la tanto ambita benedizione da cristiano quall'era, d'altro canto mia sorella non vedeva l'ora che arrivasse il fatidico giorno delle nozze, ovvero il giorno di natale, strano, pensai, perchè proprio quel giorno, forse perché era uno dei giorni in cui preferiva all'anno o magari anche lei sentiva che anche la mamma doveva esserci quel giorno. Così mentre sembrava andare tutto bene in ambito di affari ed economia, entrò ancora quel bifolco, tutto euforico, come se anche lui era invitato alla cerimonia, anzi dal suo entusiasmo sembrava in veste di testimone della sposa, ovviamente il locale per quel giorno era chiuso, preparavo il tutto e stavo per andare in giacca e cravatta via, quando l'uomo muovendosi quei odiosi e distorti occhiali da vista che li cadevano fin alla punta del naso, disse:" Ragazzo, auguri per la sposa, auguri, porta i saluti a tuo padre e sta attento, in giro c'è brutta gente ragazzo, a se solo.. vivesse tua madre", ovviamente la sua fu una provocazione, ma non lo considerai e ricordai il matrimonio per sempre, tutti li felici e sicuro che nostra madre ci guardava da lassù. Jess e Dereck, partirono per la luna di miele e mio padre ed io tornammo a lavoro, ad osservare puntualmente le cartoline degli sposi dall'Italia, ma poi giunto in prossiminità della pausa pranzo, udimmo come un enorme boato silenzioso, l'avviarsi di carro armati, polizia speciale e elicotteri , tutti contro un unico obbiettivo: fermare l'assalto alla Big Bank del nostro quartiere. Tempo orsono quella banca, vittima di soldi derubati a poveri operai, e banchieri sotto minaccia, quasi ogni mese, ma stavolta tutto era diventato troppo grande per non far intervenire le forze speciali. La gente si spaventò, c'è chi invece filmava tutto ed altri, che si avvicinavano sempre di più, così noi ci avvicinammo ed eravamo protagonisti, un pubblico indesiderato, vidi come una vita umana non viene considerata abbastanza, i ladri armati come non mai, minacciavano di uccidere chiunque avesse intracciato la loro fuga, poi un sicario o cecchino uccise a pochi passi da me, una giovane ragazza, vidi in quel attimo di secondo, lei inerme giacere senza vita al suolo, rimasi senza parole, finché in quello stesso stato d'animo, in quella enorme baraonda e confusione di terrore dispersa e senza controllo, vidi vittima di quegli uomini, una ragazza dai capelli rossi, giunta alla finestra. Rimaneva lì, inerme e senza chiedere aiuto, ma sembrava che l'aiuto lo volesse soltanto da una persona: il sottoscritto. Così corsi, totalmente dalla parte opposta, mentre persi di vista mio padre che in mezzo alla folla, urlava il mio nome, corsi sul tetto e decisi che avrei salvato quella ragazza e chi restava vivo. Dalla scala antiincendio, al tetto, furono attimi in cui chiunque potesse tirarsi indietro, oppure immaginare scenari uno, peggiore dell'altro, ma ovviamente rimasi freddo e lucido fino alla fine. Aprì quella porta, indisturbato arrivai al penultimo piano, sicuro di quello che facevo, poiché presi lezioni di autodifesa, ma anche come usare al meglio delle possibilità un arma, ma ovviamente ciò non mi garantiva un ritorno sicuro. Vidi così delle guardie, uomini che si credevano invincibili stare di guardia, così come in un games d'azione li stordì entrambi. Tutto quello che provavo, era dettato dalla consapevolezza che ormai le mie azioni dovevano essere comandate dall'adrenalina, mischiata con paura e terrore. Non potevo usare l'ascensore, per due motivi: uno era che ormai era completamente distrutto e l'altro era che rumoroso com'era probabilmente sarei morto. Ne stordì altri, mentre un'idiota in gonna e cameramen si accingevano a cercare lo scoop della loro vita, forse non ero l'unico a sentire quei passi di tacco e l'avvicinarsi della paura trainata da un inefrenabile curiosità. Così trattenni la donna, mentre probabilmente il camermen riprendeva il tutto, e niente li avrebbe distolti, entrambi, dal tornare indietro al sicuro . Così avanzammo, passo dopo passo, piano dopo piano, finché in quella stessa stanza , non restarono in tre, circondati dagli ostaggi che controllai essere legati e attaccati a qualcosa simile a degli esplosivi, così decisi ad un piano con il successo del 12% di riuscita. Io ero pronto, il cameramen anche, ma ovviamente fu la figura in minigonna a farsi scoprire, neanch'io immaginavo che l'uomo aveva le comunicazioni indiretta della polizia, difficile da immaginare, se solo non l'avrebbero riconosciuta, forse avrei potuto salvarne di più, ma l'uomo si infuriò e un susseguirsi di anime senza anima giacevano chi sul scruscotto delle auto, c'è chi tra urla continue trovava cadaveri al suolo, così entrai puntando un arma e finalmente eravamo solo io e lui, uno di fronte all'altro, uno contro l'altro.
Scena sei: Sopravvivi
Ero lì, non facevo un passo, soli tra quello che era successo e l'uomo che sembrava trattenersi, dall' esplodere da un momento all'altro sia un insaziabile voglia di follia con il susseguirsi del piano di farsi esplodere, non sapevo descrivere al meglio lo stato d'animo dell'uomo, ma ovviamente dettate forse dalla paura nel voler essere salvato dalla sua stessa follia, l'uomo mi parlò con una voce simile a chi sta per esprimere il suo ultimo desiderio:" Ragazzo, va via, non volevo che tutto questo accadesse, ma più volte e più volte nella mia mentre ho pensato ad un modo per vendicarmi di questa azienda, per colpa di persone come loro che mia moglie mi ha lasciato, per colpa loro che non ho più una casa e una famiglia, non vedrò mai le mie figlie, ora( avvicinandosi in maniera furiosa e aggressiva con la mia arma puntatagli addosso).. tu non sai cosa vuol dire perdere ogni cosa, ora mi riprendo ciò che è mio, ciò che lo è sempre stato", come se ciò non bastasse, la polizia li intimava di arrendersi, idioti che non capivano nulla e pensavano di fare la cosa giusta, poi l'uomo prese con violenza la ragazza dai capelli rossi e cominciò ad urlare contro di loro, come un animale ormai messo alle strette:" Lasciatemi andare o un'altra persona morirà oggi proprio sotto i vostri occhi", notai che la ragazza mi guardò spaventata, mentre li cadde una lacrima a coprirle la guancia sinistra, così mentre la giornalista, tanto ardua e folle per qualche strana ragione si avventò contro quell'uomo, così veniva strattonata, ma lei non arrendeva, mentre la ragazza dai capelli rossi, mi ringraziò con un delicato bacio e andò via, da me ancora una volta. L'uomo ormai era fuori controllo e le sue emozioni erano senza limiti, tra follie e disperazione, si alterava da una parte e l'altra della stanza, mentre io cercavo di trovare una via d'uscita, poiché dopo il passaggio dell'ultima persona salvata, quella alle nostre spalle era da escludere, eravamo in quattro, coperti da esplosivo da far esplodere tutto da un momento all'altro, la situazione sembrava senza via di fuga, ma poi un piano folle nella mia mente prendeva vita, forse potevo ancora salvare tutti noi dalla follia di quel folle, ma poi inspiegabilmente un assalto di forze speciali, entrò in maniera irruenta, accandendosi sull'uomo che ormai in trappola non fece una minima piega, ma forse tutto non poteva finire così, la mia attenzione cadde, su un enorme sacco che probabilmente era uno di quelli usati come salvataggi dai vigili del fuoco, poi notai che il sorriso folle, calmo e diretto dell'uomo al suo presunto arresto, quando il cameramen cadde su dei fili, collegati da una bomba enorme, quelle con le persone legate, era soltanto un bleff, la vera bomba era lì davanti a noi, mancava all'esplosione meno di un minuto, così mentre i poliziotti fuggivano via e altri morivano o restavano feriti, feci una scelta, mentre il mio corpo preparava il tutto in maniera fredda e lucida, l'unica via d'uscita, era con il gommone lanciarsi dalla finestra. Così legai la giornalista e il cameramen, e poi però vidi con occhi pieni di tristezza e amarezza, come quei poliziotti che forse sarebbero ancora vivi, se non avessero fatto soltanto il loro dovere, così creai una specie di cavo di fortuna, mancavano meno di cinque secondi.. l'uomo mi guardò mentre sapeva che per lui e forse per noi non c'era più nulla da fare, così fece una domanda strana, mentre sentivo delle specie di preghiere che quei idioti si scambiavano tra di loro:" Ragazzo, dimmi il tuo nome( Ren:" Mi dispiace tanto per te, sai.. comunque il mio nome è Ren.. Ren Trison)( si udiva chiaramente il frusciare del vento, da quello che poteva essere l'inizio di un vero e proprio inferno, con il rumore e la vista dell'elicottero del tg locale e il suono di tutte quelle persone che forse avrebbero visto la fine di tutta quella brutta storia, l'esplosione ebbe il suo inizio, l'uomo ormai non aveva scelta che morire, così mi lanciai insieme alle urla e chiaramente al suono del giornalista sull'elicottero che si susseguiva alle urla generali, l'uomo urlò con tutte le sole forze che li restarono).. Ren Trison( mentre ormai ero sospeso tra il confine con la vita e la morte con, alle spalle l'avvolgersi e il propagarsi delle fiamme).. sei morto, mi hai sentito.. sei un uomo morto, tu e la tua famiglia...", le sue ultime parole erano parole che diventavano eco, avrebbe forse rivolto alla sua famiglia, piuttosto che ad uno sconosciuto che avrebbe soltanto voluto salvarli la vita, così poi caddi, forse mi sarei salvato o forse no, ciò che udì in seguito fu l'avvicinarsi di agenti armati, all'interno della vetrina del negozio di animali del signor. Digol, il vecchio ebreo, e vidi, in attimo, prima mia madre che mi salutava e mi diceva che mi voleva bene, poi il susseguirsi del suono dell'ambulanza, con asseguito il buio più assoluto.
Scena sette: Ricatti e proposte
....Dottore:" Chiaramente signor. Trison , il suo ragazzo , è stato davvero fortunato, fortunatamente , oggi se vorrà potrà andarsene", Sign. Trison:" Grazie mille dottore", Dott:" No grazie a lei, questo ragazzo ha salvato mia figlia, magari al mondo esisteressero persone come suo figlio, grazie a lei e per qualsiasi cosa mi chiami pure"...., udivo chiaramente due voci ben distinte, anche se una di loro si faceva sempre più lontana e nitida, poi mi risvegliai, tutto sommato me l'ero cavata, sano e salvo con affianco la mia famiglia, mai così felice di rividerla. Mio padre lì che sorride, contento che fossi vivo, Dereck che sembrava fiero e consolarmi allo stesso tempo con il suo solito sorriso e poi lei, la mia piccola sorellina Jess, che però diventò un vero e proprio demone:" Che diavolo ti è saltato in mente, potevi morire", ma chiaramente la gioia, prese il posto alla rabbia, abbracciandomi mi disse che non voleva perdermi mai più. Rimanemmo soli io e lei, mentre Dereck e mio padre andarono ad aspettarci al parcheggio, così abbracciati e felici le dissi che avevo visto la mamma:" Jess, lo vista( Jess:" Di chi parli Ray"), mi chiese con sorpresa e titubanza,...:" intendo la mamma, era felice finalmente, e stava bene, ti saluta Jess, e saluta anche papà", le diedi un bacio sulla fronte come non avevo mai fatto in tutti questi anni. Arrivammo al parcheggio, mentre un lieve vento, cancello la nostra precendente chiaccherata rappresentata dalla sua unica e semplice lacrima fuoriuscire dal viso di Jess. Finalmente vedevo la casa di Dereck e Jess, molte volte mi avevano chiesto un invito quasi ufficiale, anche quella volta quando tornati da due giorni dalle nozze, mi chiesero di fare una pizza con loro, e così giunto finalmente in quella accomodante e accogliente casetta, sentivo una vera aria di pace e serenità, ma per i due sposi sembrava anche aria di allargare la famiglia e come al solito, il comportamento schietto di mio padre, mentre beveva un succo al pompelmo, non ebbe limiti e disse:" Allora avete intenzione di darmi nipotini, vero.. ragazzi?", il silenzio andò via, quando Jess disse:" Col tempo si vedrà papà..", così finalmente la fatidica cena a base di pizza, del ristorante del signo. Wong, fu davvero la cigliegina sulla "torta", davvero non volevo essere da nessun altra parte. Il mattino seguente, non volevo alzarmi dal letto, ma le abitudini mattutine non si dimenticavano tanto facilmente, così quando arrivai, il locale era già aperto, trovato lì mio padre che puliva, prima dell'apertura mattutina, le cose presero una piega strana quando vidi entrare ancora una volta, ma con abito sempre diverso, quel orribile uomo, che andò direttamente al sodo dicendoci:" Salve signori, Ray finalmente.. per fortuna sei vivo( una risatina in maniera incontrollata li partì dalla sua viscere di bocca).. così finalmente ti volevo parlare ascolta", mio padre giunse e si unì alla conversazione e con tono drastico disse:" Va fuori di qui, le brutte persone, non le voglio nel bar", Ray:" Dimmi che vuoi, prima che ti sbatta fuori di qui", l'uomo ancora una volta mangiò qualche stucchino e si aggiustò gli occhiali, sorrise e disse:" Voglio comprare il vostro bar", Jack:" Che fai verme, hai fallito con la casa e ora ci provi con il bar, va fuori di qui", poi un cliente, parlò con mio padre, il vecchio Mason, un motociclista, amico di vecchia data, così si rivolse a me e disse:" Ragazzo, pensaci è un affare, questo posto logoro e schifoso, trasformato in un vero locale", li sorrisi in faccia e dissi:" Fuori di qui ora", poi si intromise il vecchio amico di famiglia, irruento contro quell'uomo, quando poi vidi che stava per colpire il vecchio Mason con un coltello, lo fermai colpendolo con una mossa di vari stili che avevo imparato per difendermi, ma comunque lo colpì ad una spalla, ma non in maniera grave, così nella furia baraonda, tra paura e spavento, l'uomo ci minacciò che l'avremmo pagata, sopratutto si riferiva a mio padre.
A tarda sera...
Quella sera, mentre anche gli ultimi clienti andavano via, mio padre era agitato, ma sembrava tranquillo, così anche se non volessi tirare fuori l'argomento, sembrò uscire fuori da solo, ma mio padre disse:" Tranquillo figliolo, quell'uomo è soltanto un povero idiota che parla e basta, ma chi è là..", all'improvviso, anche se ormai in bella vista il cartello chiuso, alla seconda entrata c'era era lì fisso da tempo, un uomo in abito elegante, con aria sicura di se e fiera, entrò e vide noi due lì fermi in attesa che qualcosa accadesse. Così l'uomo con un fascicolo in mano, venne avanti , fin ad arrivare al bancone, appoggiò il fascicolo e mangiò qualche nocciolina, rimasta lì, mentre chiaramente voleva ordinare qualcosa. Mio padre si avvicinò all'uomo e poggiandoli una mano sulla spalla, in segno di chi non può dare quello che chiedi, disse:" Mi dispiace signore, stiamo chiudendo, se torna domani, sarò felice di servirla, grazie", l'uomo però sembrava ignorare mio padre, così ero lì con quell'aria in guardia, nel caso l'uomo avesse colpito mio padre, ma l'uomo mi guardò, sorrise, ingoiando l'ultima nocciolina del piatto, disse:" Tranquillo, ragazzo, tranquillo vengo in pace, penso che tu hai bisogno di me, come io di te", mio padre rimase immobile, come se non volesse sentire tali parole da quell'individuo, così con il restante sporco straccio che passai sulla spalla, dietro al bancone dissi:" Chi è lei, cosa vuole da me", l'uomo allungo la mano e sperando che anch'io dessi tale segno, disse:" Ragazzo, sono l'agente Dylan McBride, agente FBI, sono qui per la rapina di cui entrambi sappiamo come è andata", Jack:" Chi cosa stà parlando, Ray di che parla quest'uomo", la situazione in cui mi trovava mi costringeva a dire la verità, così mi rivolsi a mio padre e dissi:" Papà, ti ricordi che ti dissi che mi ero nascosto nel tentativo che tutto passasse, vero?", Jack:" Certo, ci siamo rivisti in mezza alla folla e avevi qualche ammaccatura, ma nulla di che.. perché mi dici questo, Ray", l'agente si intromise nella nostra conversazione e aprendo quel fascicolo disse:" Perché, suo figlio Ray Trison( riferendosi a me), giusto?, suo figlio si è ritrovato contro l'uomo artefice di quella catastrofe, ha eseguito delle mosse davvero spettacolari ed è volato dal ventidueesimo piano su un gommone, con altre due persone, ecco quello che è successo", a quelle parole mio padre passava da uno stato d'animo all'altro, chiaramente voleva sparire in quel momento o magari trattenersi, ma non ci riusciva, così con tono di paura e aggressivo disse:" Perché mi hai mentito Ray, sono tuo padre, di che parla quest'uomo, mosse, tu che voli su un gommone, potevi ucciderti, potevi morire, promettimi che non lo farai mai più", mio padre andò via, senza che io potessi congederli una risposta a tale domanda, così l'uomo, appena mio padre svoltò la via posta verso l'ultimo angolo del bar, cambiò tono e disse:" Ragazzo, abbiamo bisogno di te", ovviamente non ne volevo saperne più niente, volevo che le cose tra me e mio padre, tornassero come prima, ma l'uomo mi blocco un braccio e li risposi con un tale sorriso di sfida che chiunque avrebbe capito che di certo facevo sul serio:" Lasciami andare, adesso ho sarà peggio per te", Dylan:" Non lo capisci, ragazzo grazie a te molte vite potranno essere salvate, con le tue capacità innate, potrai proteggerli", la mia rabbia di colpo si calmò, così mentre il resto del locale era al buio, nell'unico angolo ancora illuminato, controllai quel fascicolo... non potevo crederci, era tutto sulla mia famiglia, volevo dire qualcosa, ma non sapevo che dire, era come se in quel momento mi mancassero le parole, Dylan:" Questo fascicolo, non è l'unica copia, il gesto che hai fatto, avranno delle conseguenze, non solo su le persone che hai visto lì quel giorno, ma anche sulle loro famiglie e anche su la tua, ragazzo ascolta.. l'uomo.. l'uomo che hai ucciso( Ray:" Ma non lo ucciso io si è ucciso, era fuori controllo fin dall'inizio di questa maledetta storia").. o si è ucciso, era Gustav Mendez, uno degli uomini del cartello, più influenti e potenti e la storia che un semplice ragazzino come te, abbia avuto la meglio, sarà presto diffusa, per questo tu hai bisogno di noi", così sospirando in maniera agosciante dissi con tono schietto e sottile:" Io.. ha cosa vi servo invece, perché volete me", Dylan:" Uno con le tue capacità, potrà essere utile per fermare questi uomini, proteggili, proteggi queste persone Ray, proteggi la tua famiglia", rimasi lì a pensare che fare, a cosa dire e cosa decidere, così con rabbia e fermezza dissi:" Accetto( l'uomo fu sollevato e contento dalla mia scelta e poi dissi).. ma ad una condizione( Dylan:" Tutto quello che vuoi, chiedi pure).. la mia famiglia dovrà restare all'oscuro di tutto questo, siamo intesi, altrimenti la mia risposta è no", vide il mio sguardo fermo e deciso, così riportandosi indietro quei fogli e uscendo da quel locale, l'uomo disse:" A meno che non sarai tu stesso a fare la scelta di dirglielo, ci vediamo domani Ray Trison", così anch'io involontariamente ero dentro questa storia, anch'io, comunemente definito dal resto delle persone comuni, ero un cane dell'esercito.
Scena otto: Blood Sniper_ Un checchino senza pietà
Come tutte le domeniche mattine, anche quando mio padre era in carcere, uscivo di primo mattino, salutavo la simpatica signora Felling, con l'insopportabile cane Tom, salutavo anche le due bellissime gemelle Katy e Mary Oson, e al ritorno mangiavo qualcosa, così passavo anche il pomeriggio e di tanto in tanto aprivo anche di domenica, ma anche quando mio padre era tornato finalmente a casa, le abitudini con cambiavano, così decisi di chiarire la vicenda con lui, ma mio padre mi abbracciò e disse:" Promettimi solo che non lo farai mai più, non voglio perdere nessuno di voi, promettimelo", eravamo lì con la fitta luce del mattino che appena ci illuminava , così come la nostra foto di famiglia, tutti e due e io lì freddo come se in quel momento il cuore fosse spento e mentendo, per la prima volta, li dissi:" Stà tranquillo vecchio mio, tranquillo, vado ci vediamo stasera", così usata la scusa della corsa, arrivai al luogo dove l'agente Dylan McBride mi avrebbe incontrato. Giunto lì allo scoccare delle dodici di mezzogiorno, l'uomo si presentò e in abito sportivo disse che dovevo dimostrali come sapevo sparare, così in maniera schietta sparavo, al poligono, passando da un arma all'altra, finché l'uomo non si aggiunse a me in una sfida, con in palio ventidollari, non chè mi importassero, ma avevo un fucile di precisione, un arma utilizzata dai ciecchini, così in mezzo al alzare di polvere, portata via dal vento, pallottole fuoriuscite e centri quasi perfetti, tra noi si restaurò un amicizia posta tra gioia e indifferenza, l'uomo contava su di me e in mano ebbi la prova della mia prima missione: Uccidere Ivan Trovosky. Ivan Trovosky, un killer di origine bulgare che si affigliava a Gustav per una partita di droga che al mese uccideva più di cento adolescenti, così ero lì appostato sul tetto opposto all'ufficio dove si sarebbe tenuta la riunione con a capo Ivan, quasi non mi riconoscevo con abiti oscuri, un fucile con trepiede assemblato, un auricolare all'orecchio sinistro e vedere e proteggere le spalle al mio cosidetto partner, l'agente Dylan McBride.
Intanto all'ingresso del hotel...
Dylan:" Buon giorno senta ho un appuntamento con Ivan Trovosky", Mary:" Ok, avviso subito il signor. Ivan, il suo nome?", Dylan:" No aspetti, sà è irrascibile quando è in riunione, non vorrei che venisse licenziata una così bella ragazza, mi dia il numero della stanza ci penso io ", Mary:" Non potrei farlo, ma( consegnando il numero della stanza), mi raccomando non lo dica a nessuno",
In ascensone verso il 48esimo piano...
Ricevetti ben presto una chiamata da Dylan..,:" Ragazzo, ci sei li hai sotto tiro, vero?", Ray:" Certo, ma dove ti trovi", Dylan:" Stò arrivando appena la riunione stà per terminare, avvisami e agisci", Ray:" Se si dovesse mettere male che facciamo", Dylan:" Dovrai farli fuori tutti", ricordo che un silenzio mi pervase l'anima tanto che quasi come un echo non sentivo quello che Dylan cercava di dirmi, poi tornai in me e udì:" Si freddo e senza emozioni ragazzo, l'importante è fermare e portare a termine la missione, ricordalo", ovviamente momenti tra suspanse, ansia e paura, mentre guardavo gesticolare e muoversi Ivan da una parte all'altra della stanza, mentre consegnava una sostanza bianca in blocchi ai suoi ospiti, così avvisai Dylan e un misero riflesso mi tradì, così scoprì che erano armati e avvisai nuovamete Dylan che disse:" Al mio segnale uccidili tutti, al mio tre ragazzo fà la cosa giusta", prima che il conteggio alla rovescia terminasse, ero lì con mille dubbi e mille ansie e poi al tre.. vidi quei uomini cadere uno dietro l'altro, per mano mia quei uomini morivano, una letale macchina da guerra, che però forse voleva smettere, ma non ci riusciva, così vidi che Ivan veniva inseguito da Dylan , puntandoli l'arma proprio nel vicolo sottostante al mio, così in fretta scendevo rumorosamente quelle scale antiincendio, che quasi non udì come un fastidioso ronzio i rumori della polizia, vigili del fuoco e un elicottero, così vedevo come la follia di un uomo e la paura giochino le azioni in tutti noi, l'uomo si rivolse a me e disse:" Ragazzo, fuggi via, poiché questo è un gioco senza fine non importa( mentre disarmato si avvicinava, finché...) bene o male, l'importante e vita e morte", per mano della mia pistola, l'uomo ormai assediato e sconfitto si sparò e vidi inerme cadere al suolo il suo cadavere, mentre il mio viso era pieno d'impronte del suo sangue. Lo ammetto avrei dovuto avere un atteggiamento diverso, ma appena fuori da occhi indiscreti, sentì che vomitai anche l'anima per quanto mi riguardava, ma una cosa era certa ai miei occhi, mentre l'uomo andava via in maniera soddisfatta di come erano andate le cose, ovvero che ormai non potevo tirarmi più indietro.
Scena nove: Incubi e sogni
..." Ragazzo non c'è bene e male, ma solo vita e morte.. questo è un gioco infinito"..... , mi svegliai nel cuore della notte, ormai le parole dell'uomo mi erano entrate in testa, così mentre il mondo la fuori taceva o urlava nel suo silenzio, mi ritrovai in cucina e mi guardavo intorno, a quello che la vita mi aveva dato e poi la paura che gli incubi li portasse via, incubi che avevo anche quando non dormivo, l'uomo, il suo cadavere, morto a causa mia. Il mattino seguente al lavoro ero talmente deconcentrato che anche mio padre, mi chiese di occuparmi solo del bancone, poi arrivò anche il vecchio Mason con ancora i segni di quella vicenda accadutagli tempo fà, così mentre pulivo il bancone assolto tra i miei incubi, non mi accorsi neanche di quello che mi stava dicendo, ma poi lo guardai e ascoltai:" Ragazzo, che ti prende", Ray:" Nulla amico, tranquillo sto bene", Mason:" Da quanto.. da quanto ci conosciamo Ray?", Ray:" Da quando avevo dodici anni", Mason:" So riconoscere quando hai quello sguardo nel vuoto, di chi ha commesso qualcosa( Ray:" Tranquillo sto bene, nulla di che e che ho bisogno di fare una pausa, papà esco per un' ora").. Ray ora se grande e conseziente di quello che fai, ma per qualsiasi cosa, puoi contare su di me, ok?", non risposi alla sua domanda, ma accennai un piccolo sorriso e poi tornai a com'ero prima. Decisi di prendere un caffè e concedermi un'ora di tempo, ma più andavo avanti, più il fantasma di quell'uomo era d'appertutto, finché non apparve di nuovo l'agente.. e in maniera disinvolta disse:" Sai ragazzo, ci farai l'abitudine, fidati", Ray:" Accidenti Dylan, mi hai spaventato", Dylan:" Comunque, ci farai l'abitudine, anch'io avevo quelli stessi incubi, ma bisogna andare avanti, come ad esempio un altra missione", mi mostrò un altro fascicolo, cioè un altro obbiettivo, ma agitando il caffè, in mezzo alla folla con l'inverno in pieno svolgimento, dissi:" Non voglio più avere a che fare, con tutto questo, sono fuori", me ne andai ancora più fitto dentro quella folla di passanti, mentre chiaramente mi continuava a parlare:" Vedrai le conseguenze del tuo gesto, ragazzo, lo vedrai presto( urlando).. ho bisogno di te, come tu di noi, ricordalo", poi desideravo soltanto il silenzio. Me ne stavo lì, camminavo e camminavo, senza una specifica meta, l'importante era continuare a camminare, quando però la voglia di mangiare fu talmente forte che decisi di fermarmi ad un chioscho di hot dog, così quando finalmente arrivò il mio turno, ordinai ciò che avevo chiesto, così l'uomo degli hot dog mi sorrise e mi accorsi che all'improvviso invece della mia ordinazione, stava per darmi il ben servizio con piombo e sangue, così il terrore che divenne realtà: poveri innocenti, che si ripavano, altri venivano colpiti ed io lì appostato, in attesa della buona occasione di colpire, sotto il medesimo furgone, così in quell'attimo, il mio istinto e l'adrenalina , preseso il sopravvento e lanciai qualche goccia di sepane, giusto il tempo per distrarlo e disarmarlo, corse via e lo inseguì, mentre lo intimidivo di fermarsi e in un vecchio vicolo cieco, l'uomo era ormai in trappola, così pieno di rabbia per quello che aveva fatto lo afferrai per la gola, dicendoli:" Per chi lavori, perché mi volevi morto, dimmi chi sei", quest'ultima frase si dissolse come echo per quelle vecchie mura di mattone, acqua di fogna e vecchie malandate scale antincendio, così l'uomo continuava a ridere e a ridere , finché disse:" Tu non hai idea con chi hai a che fare, perché se lo avessi scapperesti insieme a tuo padre Jack e tua sorella Jess Trison, ragazzo affronterai i tuoi peggior incubi", lo lasciai andare,tornai indietro quando vidi che stava per colpirmi con un coltello arrugginito, li lancia sul volto una vecchia bottiglia di vetro, e poi lo freddai a sangue freddo. Uscendo da quel vicolo, capì che ormai ero troppo coinvolto e che ormai i miei incubi erano lì, come ombra. A pochi passi da me, con aria di chi sapeva quello che stavo per dire, c'era ad aspettarmi l'agente Dylan, che mi appoggiò sul petto, un altra missione, come un macinio portato alla caviglia di un condannato a morte, così dissi:" Se scopro che fai il doppio gioco, ti vengo a cercare, ti riuscirò a trovare stà pur certo che ti ucciderò", l'uomo guardando il mio sguardo perso nel vuoto, puntato avanti alla missione, e disse:" Puoi anche non fidarti di me, non importa, ma saprai presto da che parte stare", mentre andavo via, sfogliavo quel fascicolo, quando ancora udì la sua voce attraverso il mio auricolare:" La prossima missione è alla banca Yensen, li dovrai eliminare, un altro uomo del cartello che svolgeva affari per Gustav Mendez( e insieme dicemmo), Ray/ Dylan:" Il suo nome è Lian Now". Giunto all'ingresso notai immediatamente un'elevato sistema di sorveglianza, eccessivo per fino per una banca, così mentre stavo per dirigermi all'ufficio informazioni, notai piegarsi una cameriera, ma ciò che mi lasciò senza parole, fu che al voltarsi di quel viso, riconobbi la stessa ragazza dai capelli rossi, instintivamente la seguì e vidi che tutti gli ascensori di quel piano erano bloccati, cercavo, gesticolando, di chiamarla, ma poi vidi che un due uomini stavano per ucciderla e così uccisi un'altro uomo, l'altro come un gorilla impazzito contro la sua preda, notai che giunto verso di me si disperse al suolo, con una lama dietro la schiena, e ciò che vidi fu ancora una volta la misteriosa ragazza sparire nel nulla. Giunto in prossimità di un altro piano, vidi giungere Dylan che intanto chiaramente aveva avuto una forte "discussione" con altri uomini, segno che i suoi abiti erano tra il bianco e il rosso, ma comunque l'obbiettivo si trovava a due piani da noi e lì le guardie erano troppe, serviva assolutamente un piano che funzionasse.
Scena dieci: Sospetti di un altra vita
Pensato ad un piano, mi avviai all'ascensore e appena giunto al piano predestinato, avrei eliminato i due uomini a guardia dell'ufficio, ma tutto non andò come previsto...
Ovviamente salì nell'ascensore e mi appostai sopra nel tentativo che della fine corsa avrei ucciso i due uomini, di certo li uccisi, ma poi un testiomone inaspettato, una ragazza che lavorava per qualche altro piano e si trovava nel posto sbagliato al momento sbagliato, fu la protagonista nel vedere con i suoi occhi come tutto, in un silenzio quasi glaciale, quei uomini diventavano cadaveri, così mentre Dylan mandò via la ragazza terrorizzata, decise di entrare lui dalla porta principale e io, in caso di emergenza, dovevo intervenire dalla seconda entrata. Così mi appostai come previsto dal piano, e Dylan entrò e sentì che minacciava l'uomo e poi il signor. Now cercava di sforzarsi nel dire quello che doveva dire, con una lingua tra il cinese e l'inglese, ma poi stava per dire qualcosa magari d'importante, quando all'improvviso il mio auricolare non funzionò più, così d'istinto entrai e minacciai con la mia arma l'uomo seduto e spaventato nel guardare noi due, inanto che dissi a Dylan:" Perché, non funziona più.. dimmelo", Dylan era quasi sorpreso nel sentire le mie parole, ma furono proprio queste a non farmi accorgere del istinto colpo, nel farmi sanguinare il naso e le labbra, lanciato dal nostro sospettato, così sparò qualche colpo, mentre terrorizzato, si avvicinava sempre di più alla finestra, e tremava, mentre Dylan li diceva di fermarsi e arrendersi, ero lì non sapevo che fare, immobile nel vedere come tutto ciò si trasformò in tragedia.. quando Now disse:" Tu sai... ti prego.. tu sai.. sai", così dissi:" Cosa sai.. di che parla .. cosa.. lo dica", poi con il viso di lacrime, guardadomi disse:" Ragazzo.. perdono.. attent-", non completò quelle che probabilmente dovevano essere le più assurde e improbabili ultime parole, poiché l'agente Dylan McBride li sparò, con una ferocia di susseguirsi di colpi, tanto da spingere l'ormai inerme morto Now, nel suo baratro peggiore, ovvero l'ingresso della banca, dopo di chè di quella storia, ricordo solo ,come flashback, le sirene spiegate della polizia, giornalisti assetati di fama, il tutto come finale di una storia terminata in tragedia. Il mattino seguente era domenica, ovvero quella volta mia sorella e Dereck, venivano a cena da noi, così mentre mio padre e mio cognato parlavano davanti al focolare barbecue, mia sorella notò chiaramente il mio strano comportamento, così parlammo un pò, Jess:" Cosa ti succede fratellone, sei strano lo sai?", avevo davvero la voglia di dirle tutto, ma fu proprio quel suo evasivo e forse involontario sorriso a farmi ricomprendere il perché loro dovevano essere all'oscuro di tutto, così le risposi in maniera che altre domande non dovevano essere fatte:" Sai com'è il lavoro, noi che siamo finalmente una famiglia e la paura di perdere tutto questo.. ecco cos'è", mentì spudoratamente, mentre mi accennavo ad un convincente sorriso, seguito da Dereck e mio padre con il pranzo pronto per essere mangiato. Nel pomeriggio, mio padre era lì che discuteva in maniera giocosa con Dereck, sui Red Hook, mia sorella che leggeva una rivista nella sua vecchia camera ed io in bagno a rimuginarmi le ferite, ancora il mio corpo non si era abituato ai segreti scaturiti da questa seconda vita, quando notai che di sfuggita qualcuno mi osservava, mi voltai e vidi solo un ombra sfuggire alla mia vista e così instintivamente andai in camera di mia sorella, sorpresa e spaventata del mio comportamento, ma del tutto non mi convinceva. La sera, con un saluto al tramonto, che non tardò ad arrivare, di nascosto tornai in bagno, quando un altro rumore sinistro e spettrale varcava le mie mura di casa.
Scena undici: Paura a notte fonda...
Quella sera, mentre mia sorella usciva dalla doccia, con addosso quell'asciugamano metà inzuppato d'acqua, lei e Dereck, decisero che sarebbero restati a dormire da noi, ovviamente fu indescrivibile la gioia di mio padre, che in fretta e furia, come se aspettasse un regalo, tornando bambino, preparava il tutto per la notte, mentre guardavano l'album dei ricordi, un rumore diventare sempre più sinistro fu udito anche da loro, così in quel antro di silenzio così pieno di paura, mi avvicinai alla mia famiglia, era chiaro nelle menti di tutti noi che qualcuno, magari più di uno, era entrato in casa. Così accenai ad un gesto di silenzio, mentre mia sorella si faceva bloccare la bocca con affianco mio padre e lo stesso Dereck, a cui diedi una mazza da baseball nel caso sarebbe stato necessario, così a piedi nudi oltrepassai appena alcune scale del secondo piano in cui eravamo, quel tanto che bastava, da notare che dei ladri erano ormai giunti in salotto e si guardavano intorno in cerca di noi, così tornai indietro, notai lo sguardo di tutti loro, erano spaventati e quello di mio padre a cui risposti gesticolando un numero con la mano, ovvero quattro. Chiesi che si nascondessero dentro la stanza, e solo io potevo fare qualcosa, tutti mi intimavano di trovare un'altra soluzione, ma feci notare che ormai eravamo isolati e di aiuti non ne sarebbero arrivati, se non che dopo due ore, per la linea improvvisamente staccata, aspettare ci sarebbe costato la vita. Così obbediro e però erano sempre lì, udivo chiaramente i loro respiri, ma poi altro si aggiunse, lo scricchiolio di legno fragile di cui le scale erano composte, al passare infurioso di passi enormi, io mi appostai all'inizio delle scale che conducevano alla mansarda e vidi chiaramente il sudore dell'uomo fuoriuscire e il suo volto cercare la preda, così prima che potesse notare la mia presenza, li spezzai una gamba e la sua fine fu cosa certa dal momento che la mia mano fu come un colpo affilato di coltello per la sua gola, questa volta ero indifferente alla sua morte, poiché loro minacciavano la mia famiglia. Vidi da quella stanza, la presenza del occhio incredulo di mia sorella e probabilmente del fatto di non riconoscere più suo fratello. Frugai nella tasca dell'uomo, li "spogliai", di tutto, avevo ora con me, una pistola con silenziatore, una torcia e un giubbotto antiproiettile, così con un impeto di funesta lucidità, controllai le camere, ebbi la conferma che lì erano momentaneamente al sicuro, così prima che staccassero la luce, dissi:" Ora restate qui, in tutto sono tre, posso farcela", Jess:" Da quando ti credi un eroe e sopratutto quando hai imparato a fare questo", si riferiva al cadavere di quell'uomo come ad un bambino che si è ha fatto la cosa sbagliata, poi si aggiunse mio padre:" Ray, aspetta, avevi fatto una promessa, ti prego", indossai i guanti neri di quell'uomo così da non lasciare traccia e la pistola doveva avere impronte di cadavere, poi dissi:" Dereck, papà proteggete Jess, tornerò non muovetevi di qui, intesi, tranquilli", e poi accade qualcosa di inaspettato:" John, ci sei, li hai trovati quei bastardi?, rispondi maledizione", presi in mano la ricetrasmittente e risposi:" Pezzo di merda chiunque tu sia, vi ucciderò tutti, avete osato spaventare la mia famiglia, ora la pagherete con la vita", di udiva chiaramente l'uomo ridere e poi disse:" Buona fortuna Ray Trison", le luci si spensero e il buio più assoluto avvolgeva tutta la casa. Lucido fino alla fine, controllavo con astuzia e la minima cura, ogni angolo, ma sentivo che primo o poi uno dei tre mi avrebbe trovato, ma udì prima lui, i suoi passi erano inconfondibili, il suo alito di birra andata a male e tabacco erano nausabondi, ma sembrava diverso dal suo compagno, così calmo e sicuro di sè, tanto da dire con spavalderia:" Ray Trison hai ucciso il mio amico John, ma hai davanti a te un uomo diverso, sarà difficile uccidere un mercenario come me", ero lì al buio impaziente tanto che il mio corpo voleva precedere la mia mente e appena l'uomo involontariamente accese la polverosa lampadina, azionata dal solo generatore che faceva funzionare quella singola palla di vetro, li dissi:" Sbagliato, amico", freddo e senza emozioni, ora ne mancavano solo due. Così tornai, con un'altra ricetrasmittente, dalla mia famiglia, gli animi si erano calmati, così dissi che con questa potevamo tenerci in contatto, avvisandoli di parlare a bassa voce, comunicandoli che ormai ne mancavano soltanto due. Giunsi, guidato dalla luce della torcia, davanti al camino di cui nostro padre andava particolarmente fiero, poiché sopra vi era il cervo che papà aveva catturato insieme alla mamma, fu così che si erano conosciuti, quando però tornai alla realtà, udì un sottile rumore all'esterno, un altro uomo, giunto in prossimità del mezzo con cui erano giunti fin qui, si apprestava ad aggiungere al proprio arsenale, assolutamente un arma che non doveva essere utilizzata, così mi nascosi dietro all'auto e capì il segnale su cui parlvano i due e così posto lo stesso anche sulla mia, sentì che dicevano:" Muoviti idiota, quello ci ha detto che ci avrebbe pagato, muoviti, andiamo", l'uomo davanti a me, era nervoso sembrava tirarsi indietro, tanto che entrò in macchina ed era chiaramente in bilico su quale decisione doveva prendere, così poi vide il freddo acciaio della mia pistola sul suo cranio, non volevo farli del male, così li dissi con voce cauta, ma chiara:" Ora mi dirai quello che voglio sapere o farai la fine dei tuoi amici, avanti parla", l'uomo si agitava e qualche parola, magari involontariamente, fuoriuscì dalla sua bocca:" Si chiama Abe Driven, l'uomo ci aveva chiamato dicendoci che saremmo dovuti venire fin qui,( Ray:" Dimmi quel nome , avanti").. non lo so giuro, è tutto quello che so, ha detto che nessuno.. si nessuno lo avrebbe mai sospettato", ringraziai l'uomo facendoli perdere i sensi, legato e imbavagliato sul sedire del passeggero, così chiamai io stesso l'uomo, il membro di quella fantomatica squadra:" Ascoltami, ora ti ucciderò, così capirai il perché non dovevi toccare la mia famiglia", :" Allora sarà meglio che ti sbrigi, poiché tuo padre è svenuto, tua sorella è in stato di chi stà per avere una crisi nervosa e il suo maritino è talmente un idiota che penso che sarà lui a morire per primo, hai ben dieci secondi", non sò cosa accadde, ma quando irruppi dalla finestra, vidi combattere Dereck, quasi colpire con rabbia quell'uomo, io rimanere lì senza che facessi nulla, finché mio padre riprese i sensi, mia sorella urlò il mio nome, sparai all'uomo, colpendolo con colpi d'alta precisione dietro la schiena, il tutto ,con il suono dell'orologio a cucù in cucina, che suonava quando segnava mezzanotte, a dare la fine di quella tremenda e indimenticabile notte di paura che sembrava non finire mai.
Scena dodici: Rivelazioni con cadaveri...
A metà giornata del giorno dopo, facendo in modo che nessuno avesse notato la mia presenza, e sopratutto che nessuno mi avesse seguito, mi dirigevo all'indirizzo datomi da Dylan, chiaramenete il tutto con discrezione. Giunto al luogo, vidi che si trattava di un vecchio magazzino, numerato, anche se il tempo e magari qualche pioggia di troppo ne aveva cancellato parte di esso, così con la mia pistola che portavo con me, entrai, all'ingresso, se si poteva chiamare tale, era rappresentato da graffiti, magari qualche gang lo usava come posto per qualche cosa d'illegale, ma comunque dietro ad una tenda, che varcai trovai scintille fuori uscire da qualcosa che non saprei descrivere e poi una pozza enorme di sangue che conducevano all'uomo che forse solo un miracolo divino, teneva ancora in vita. Sorpreso, senza scrupoli Dylan li aveva estratto qualche informazione, infatti era vero che quegli uomini erano stati contattati da qualcuno, ma ancora il nome era inrreperibile, così mi avvicinai e il volto sfigurato di quell'uomo parlava più di mille parole: il volto dalla foto che la mia mano stringeva era inriconoscibile, gonfio e sfigurato, dalla bocca li mancavano due denti, tanto era gonfia la lingua che rispondeva la testa, quel tanto che bastava con un sì o no, non avava due dita e tutto ciò che ne restava del suo integro corpo, era la prova che la furia omicida di Dylan McBride era senza limiti, così vidi che quell'uomo che si muoveva, mentre era legato e imbavagliato, piangendo e muovendo la testa in modo folle, anche quando non li ponevi alcuna minima domanda, ma ciò che mi lasciava senza parole era ancora l'irrompersi che poteva succedere della furia di Dylan, tanto che poi alla fine, anch'io li feci una semplice domanda:" Dimmi chi è l'uomo, vogliamo il nome", l'uomo scuoteva la testa facendo segno che ciò che li stava succedendo era il nulla a confronto dell'immagine di quello che li avrebbero fatto, così piangendo disse due semplici cose:" Magazzino dodici, ragazzo stà attento, non fidarti di quelli che credi di poterti fidare", pianse mentre riuscì a rompere la sedia e legato, raggiunse appena il parcheggio, prima che una pallottola ben indirizzata, li passasse il cranio da parte a parte, fu il silenzio più assoluto. Così guardai Dylan, il suo aspetto e il modo di fare, volevo dirli tante domande, ma fu una ad uscire, lì come venne, istintivamente:" Cosa disse quell'uomo cinese, il signo. Now, quando il mio auricolare non funzionò e prima che morisse", aveva la pistola in mano, però il suo atteggiamento era di chi era molto evasivo in quello che faceva e mi disse:" Se ascoltavo tutte le persone che ho ucciso, finirei prima o poi in un posto peggiore dell'inferno, andiamo", il piano era entrare nel magazzino dodici e scoprire ancora di più su tutta questa storia. Mentre eravamo in macchina, guardavo fuori, mentre negozi su negozi passavano davanti ai miei occhi come immagini e ricordi di foto a cui sembrava che dovevo dare l'addio per sempre. Così intanto avevo tutto pronto, giubbotto antiproiettile e due pistole con silenziatore, il piano era che Dylan entrava dalla porta principale ed io dalla porta secondaria, l'obbiettivo era uccidere Nino Ramos, boss argentino che si nascondeva proprio all'interno del magazzino, vidi infatti che c'erano ben tre piani inferiori e ovviamente Nino doveva trovarsi all'interno, però il problema erano le numerose guardie viste ad infrarosso e così dovevamo eliminarle una per volta. Appena giunti lì, mi avviai nel retro e appena udì cadere al suolo i due uomini all'entrata, davanti a gli altri due ebbi finta di avere paura e facendo finta di avere paura, i due uomini videro colui che aveva ucciso i due all'entrata, Dylan disse:" Signori non dovete temere me", sparai io ai due alle spalle e dissi:" Ma me", così quel retro divenne l'inizio di quella che sarebbe stata una vera fossa comune. Appena varcato la soglia, un'aria di pericoli ne seguiva, non c'erano vie d'uscite se non che quella appena lasciata alle spalle. Quelle scale sembravano portare sempre più in basso come se recapitassi un qualcosa direttamente verso l'inferno. Al primo piano le immagini non mentivano noi due contro venti uomini, di cui dieci di loro, dalle informazioni di Dylan, erano esperti mercenari, ma più che un vecchio magazzino sembrava una specie di stanza dove donne usavano il proprio corpo per compiacere e per vile denaro, così controllammo stanza dopo stanza e purtroppo i miei sospetti erano fondati: alcune ragazze lì legate e morte da tempo, forse per overdose, quasi piangevo a quella vista, ma poi notammo dalle immagini che tre uomini venivano nella nostra direzione, probabilmente seguendo la loro ronda, così ci appostammo e appena Dylan addormentò uno, toccava a me occuparmi degli altri due, mentre Dylan continuava il percorso stabilitò e la mia occassione avvenne quando un rumore, una specie di enorme tonfo si sparse come echo per tutta quella fascia di corridoio e così uccisi il primo, l'altro mi sparava e usai l'uomo appena ucciso come scudo, finché per un secondo presa dalla follia ed impeta rabbia non ne uccisi il secondo ed un altro che probabilmente veniva in loro aiuto, intanto vidi come di quella enorme massa di uomini, uno dopo l'altro, con sangue sudore e fatica cadevano inesorabilmente segnado la loro fine. Intanto che Dylan raggiunse il secondo piano, la mia mente mi riportava alla realtà che avrei dovuto amare di più quello che avevo e che per motivi personali dovevo continuare ad andare avanti, ovviamente mi ponevo mille dubbi, mille domande a cui magari la risposta era oltre la porta numero tre, ma eravamo ancora lontani e da eliminare vi erano ancora quindici uomini in tutto, ma più si andanva in basso e più faticoso diventava, per ucciderne tre di loro, avevamo rischiato molte volte di morire, ma erano ancora sette il problema del secondo piano e come se non bastasse ad intracciare il nostro cammino si aggiuse la spogliarelista di nome Missy.
Scena tredici: Chiarimenti e ancora bugie...
Tredici ore prima..
Missy:" Ehi baby non mi offri da bere( ubriaca)", cliente:" Certo amore, però se vieni con me, ti mostro una sorpresa che di certo amerai", Missy:" Tutto... ( barcollando).. tutto quello che vuoi".
Presente...
Eccola lì, lei si chiamava Missy e ci raccontò come mai si trovava in un posto simile, atteggiamento di chi inconsciamente si trovava viva per miracolo dall'inferno e di chi si drogava pesante e di chi sigarette e alcool rappresentino la loro unica compagnia, la guardavo e quasi provavo una sensazione tra pena e di a l'obbligo di salvare chi è debole, così le dissi:" Poi come è andata", Missy:" In macchina ho provato di tutto, mi sentivo bene e male allo stesso tempo, poi sono venuta qui e hanno abusato di me, mentre continuavo a bere e a drogarmi...", piangeva mentre forse in cuor suo sapeva che non solo faceva del male a se stessa, ma chi ha sempre creduto in lei, troppo folle o schiocca per non crederli, :" Mia figlia.. Annabelle, voglio tornare da lei, ora ho capito.. vi prego, aiutatemi", ovviamente l'atteggiamente repressivo e freddo di Dylan osava dire di abbandonarla, ma decisi di portarla con noi, le volevo salvare la vita. Dylan ne uccise due, ma altri due mi avevano circondato e vedevo lì Missy che non osava muoversi, troppo terrore in quei occhi, mentre prima di reagire vidi mia madre, finché non li uccisi pieno di rabbia e odio, nessuno doveva farle del male, finché c'ero io, ma poi vidi correndo furiosamente inseguito dai restanti due, i più pericolosi, così urlai con tutto il fiato che mi restava in corpo:" Prendetevela con me, avanti, forza", lucido e freddo, mi feci inseguire e poi contro le scale, saltai su il vecchio cornicione che ne seguiva anche dall'altra parte, mi osservavano sia Dylan che Missy, quasi felice e rideva quando poi ormai cadaveri di sotto li su di me, con Dylan che se la rideva, si attivò l'allarme e davanti a noi si aprì l'ultima fatidica fine. Ma c'era qualcosa di strano, assomigliava ad un sottomarino ed una grossa luce rossa ci circondava, conseguenza dell'allarme attivato, ma poi Dylan disse:" Non vorrei mettere fretta, ma ne rimangono cinque, compreso il grande boss, artefice di tutto questo enorme silenzio di caos. Missy si preocuppava ad ogni passò, in quella foscia di luce rossa, quando poi vidi che due enormi personaggi venivano proprio nella nostra direzione e così vidi da lontano, ma non bene, che quando videro che benissimo conoscevano Dylan, anzì tra loro c'era un enorme intesa, tanto che mi inviò un suo messaggio: Fà FINTA DI ESSERE INSIEME A ME E PORTA MISSY COME TUA DONNA PERSONALE, RAGAZZO", così spiegai la situazione a Missy che accettò senza che anche il suo minimo ciuffo si spostasse, così abbracciata a me, fu in prima linea che nel silenzio altre anime, morivano e di cui nessuno di sarebbe mai ricordato, così impersonado ancora quel personaggio giungemmo davanti al grasso, rozzo e idiota più idiota che abbia mai conosciuto, si rivelò a noi Nino Ramos. Mentre da gran perpettito qual'era accarezzo Missy disgustata da quella mano grassa sfiorare il suo viso, mentre Dylan sembrava fare alla perfezione la parte di uno dei due uomini, così Nino disse:" Perché lo hai fatto amico", si appoggiò al bancone di legno, mentre si preparava a fumarsi come grande generale vittorioso un grosso sigaro, così mentre era distratto Dylan mi disse a bassa voce di guardarmi intorno e tranquillizzare Missy, che chiaramente stava per andare nel panico più assoluto, l'uomo sembrava fidarsi di Dylan, e quando vide quest'ultimo nel gesto di nascondere la cosa giusta trovata al momento giusto, afferrò l'uomo e minacciato dalle sue guardie disse:" Ora andremo di sopra( Nino:" Ma che succede, ehi Paco che fai", Ray:" Paco da chi che stà parlando , cos'è questa storia agente), li puntai l'arma, ottima scena, tanto che uccisi il primo uomo e in quel impeto di pura follia dettata magari da qualche isana adrenalina e paura, Nino il boss mafioso fu sgozzato senza pietà da Dylan, ma poi ciò che fece in seguito lo ricorderò per sempre: l'altra guardia rimasta sparò senza tregua e lo scudo che usò Dylan fu la povera Missy che mentre veniva sparata, mi guardò senza che la tua dolce voce potesse dire più nulla, così i due si spostarono di sopra, non so come andò e di certo non mi importava, rimasi con Missi fino alla fine, piangevo e poi dissi:" Perché, perché Missi, no ti prego.. ti prego hai tua figlia, devi proteggerla, ti prego.. nooooo!", il suo corpo oramai era freddo come una statua e la cullavo, con addosso il suo profumo e l'elisir del suo sangue, così prima che tornasse Dylan, vidi che sul computer di quel boss, c'erano dati che magari con calma, avrei potuto rivedere a casa, così copiai su una pennetta trovata nella tasca di quel ormai decrepito boss, cibo per avvoltoi, giusto in tempo, quando ormai quella stanza si era riempita piena d'acqua, sembrava che così tutto dovesse concludersi, ma Dylan trovò una bomba, e senza cuore com'era vidi che la piazzava sul corpo legato in precedenza della povera Missy, i miei occhi vedevano tanto orrore solo per sopravvivere. Quella bomba esplose rompendo il muro, portandoci via come corrente al fiume, vidi un ultima volta il corpo esamine di una donna straordinaria. La sera stessa, mentre rigivano quella chiavetta ripensando a un pò a tutto quello che mi era successo, il tg locale, parlò di un ritrovamento di una prostituta morta, probabilmente uccisa e annegata, di lei dissero le cose peggiori, ma io conoscevo quella donna, sulla quarantina, che lascia una bambina che probabilmente non saprà mai chi era davvero sua madre, una donna il cui nome era Missy, una povera anima in cerca di una seconda possibilità negata e in cerca di una vita fuori dai guai. A te dedico questa mia pagina di memoria... A Missy.
Quella sera mi trovavo da solo in casa, poiché mio padre era uscito con il suo amico Maso, probabilmente rivangando i buon vecchi tempi di caccia e birre consumate anche a notte fonda, così me ne restavo da solo, mentre ero circondato dal assoluto silenzio pieno di segreti, guardavo e giravo nelle mie mani quella chiavetta, costata la vita a tante, troppe persone, così stavo per controllarne il contenuto, quando suonavano alla porta: ormai l'ansia di chi poteva farmi del male, così osavo estrarre la pistola, ma fortunatamente per chi era dall'altra parte, ciò non accadde, era soltanto mia sorella. Entrata in casa, mi raccontò davanti al solito bicchiere di vino rosso, con sfondo il camino accesso, che di tanto in tanto scoppiettava la legna che ardeva, che Dereck doveva andare ad una conferenza e così voleva rivedere il suo fratellino, parlammo di noi, di quando eravamo bambini, del fatto che tutto ci sembrava così vasto e pauroso, in quel momento quelle paure che avevo da bambino su le persone cattive, ormai nel mio cuore erano incubi eterni. Una bottiglia di vino rosso era ormai consumata e così si addormentò sul divano e da buono fratello che anche solo per una volta volevo essere, continuai a tenerla all'oscuro da quei brutti sogni. Così andai in cucina per vedere se probabilmente qualche avanzo di cibo era rimasto lì in attesa di essere mangiato, ma all'improvviso divenni talmente debole che il mio corpo giaceva al suolo, inesorabile come una rosa portata via dal vento, così il mio corpo rimaneva lì inerme, mentre guardavo mia sorella che assolutamente non doveva scoprirmi in quelle condizioni, a fatica mi strascinavo per quelle scale, passo dopo passo, mentre udivo quasi all'arrivo alla meta, i passi di leggiadria di mia sorella, così stava per raggiungermi e con un ultimo sforzo, mi lasciai anche la porta alle spalle e mentre lei bussava, continuando ad urlare il mio nome, passò un tempo davvero così eterno e indescrivibile, lì sul quel pavimento con i miei occhi nel vuoto, finché non udì da fuori:" Ti prego che ti succede apri, Ray parlami aprimi.. ti prego", finalmente con una specie di stridolio come echo e la porta e lo sguardo di Jess rividi e dissi:" Tutto ok, soltanto stress.. tranquilla, ok passato", mi abbracciò un abbraccio che sapeva di paura e di chi avrebbe tanto voler dire quello che davvero sente di voler dire, ma disse soltanto:" Per qualsiasi cosa conta su tua sorella, i segreti hanno un costo, non lasciarti tutto da solo credendo di poterci riuscire da solo( un singolo bacio delicato), buona notte Ray", se ne andò via e pur non guardandola negli occhi dissi:" Buona notte Jess", nel mio letto con i miei fantasmi e incubi, guardai l'ultima volta quella chiavetta, la nascosi e chiusi gli occhi come se aspettassi soltanto quel vuoto, chiamato buio.
Scena quattrodici: Trasporto estremo...
Il mattino seguente, mia sorella Jess si era alzata di primo mattino e era lì che cucinava, probabilmete per entrambi una fantomatica colazione, ma non essendo molto brava, stava per mandare a fuoco l'intero appartamento, così decise che sarebbe andata a comprare qualcosa al bar e mentre mi salutava con il mio cellulare era lì che squillava, inesorabile era quel suono, quel misero ticchettio di suono, chiaramente riconoscibile: Dylan aveva un'altra missione per me. Il suono della porta nel retro si chiudeva ed io finalmente risposi:" Dimmi che vuoi Dylan", Dylan:" Come a fatto a capire che ero io, comunque abbiamo un altro lavoro e questa volta sarà fuori città", rimasi lì senza dire nulla, mentre ancora sentivo l'odore del profumo di mia sorella come se ancora fosse lì, ma lei non c'era, così dissi:" Ok, facciamolo, incontramoci davanti al bar , lì mi dirai tutto". Le aspettative di ciò che mai mi sarei aspettato di sentire ovviamente erano molto negative e di sicuro non mi sbagliavo...
Dylan:" Ok, io e te faremo finta di essere dei trasportatori molto speciali", Ray:" Di che stai parlando, cosa dovremmo fare", Dylan:" Dovremmo portare a Los Angeles una quantità tale di droga da restare in qualche carcere sperduto nel mondo", Ray:" Come dovremmo fare allora", Dylan:" Se seguiamo il percosso stabilito con agenti che ci fermeranno, tutti miei uomini, come da routine, invece di arrivare a Los Angeles, il carico non arriverà mai a destinazione e avremmo prove sufficienti per arrestarlo", ci avviammo verso l'auto di Dylan, in macchina rileggevo e rileggevo molte volte quei dati raccolti con foto allegate al seguito, così in marcia dissi:" Quindi sei anche un finto complice in questa banda, giusto?", Dylan:" Vedo che cominci a capire come funziona, Ray, bene e tu sei un mio uomo", quasi un spontaneo sorriso di mettermi all'opera ne scaturì in una situazione che aveva dell'incredibile, il posto da raggiungere era un capannone abbandonato, sotto al ponte della città, un quartiere che di notte ospitava la movida peggiore che si potesse mai immaginare, ma era di giorno che avremmo incontrato gli uomini che ci avrebbero ordinato di consegnare il carico di droga a Los Angeles, ma appena stavamo per raggiungere la meta, tutto si trasformò in tragedia...
Ray:" Finalmente siamo arrivati, non c'è la facevo più", Dylan:" Ssh!, fà silenzio e ascolta( :" Appena verranno qui uccidere il suo aiutante o chi diavolo sia, e prendete quel maledetto traditore, lo voglio vivo davanti a me, in modo che solo io posso ucciderlo").. accidenti, il piano cambia ragazzo", ascoltavo quella voce dall'accento strano, un altro russo che ovviamente quando parlava del voler eliminare l'aiutante si riferiva a me, ma parlava con molta rabbia quando si riferiva al traditore, chiaramente il traditore era Dylan, ancora un altro suo segreto portava la vita di entrambi sul ciglio del baratro, così improvvisamente, per la prima vera volta il panico mi pervase:" Di che diavolo parli, cos'è un altro tuo maledetto segreto, vero.. sono stufo.. basta segreti... accidenti dovremmo uccidere altri uomini e no criminali comuni, ma ben otto uomini addestrati", Dylan:" Sta tranquillo ho un piano, tu giungi sul retro, del capannone principale, senza farti vedere, aspetti lì quando appena vedrai che avrò ucciso i primi due, tu ne uccidi altri due con la tua abilità di cecchino intesi", Ray:" Si... ma appena tutto questo accadrà sapranno che siamo lì, allora che facciamo, rispondi", Dylan:" Corri e spara, giusto ragazzo", Ray:" Sei matto, lo sai", Dylan:" Appena siamo per arrivare, calati senza farti vedere e rimani al sicuro e segui il piano", mi nascosi e prima che tutto iniziasse dissi:" Quando mai un piano a mai funzionato", Dylan:" Non c'è tempo per le battute, me le dirai più tardi, ora al mio tre.. uno due.. tre..", in quel attimo in cui mi immaginavo che la mia vita finisse, scappai via e nessuno notò la mia presenza, per mano dei soliti auricolari, la mia vita e quella di Dylan erano in simbiosi, stavolta più vicine che mai. Raggiunsi la prima copertura, ma appena la mia schiena toccò quella insulse parete, udì due voci: una che proveniva all'interno e l'altra all'esterno, sapevo che dovevo fare, ma pensavo ad altro, quando Dylan disse:" Ragazzo, eliminali, poiché loro non aspetterebbero nemmeno una tua preghiera, ti ucciderebbero e basta, spara ora!!", l'uomo all'interno doveva essere l'uomo che doveva avere il turno di guardia e l'altro si era allontanato per fare i propri bisogni, così con il silenziatore puntato sul quel misero organo riproduttivo, sparai e un altro proiettile li provocò un enorme buco sulla bocca. Così entrai di spalle, inconsapevole l'uomo era già morto, ma prima li chiesi informazioni tramite una scritta su un foglio, informazioni sul loro contatto, altre informazioni proprio su Dylan, conferma del fatto che i miei sospetti, a sua insaputa, diventavano sempre più grandi. Così mentre Dylan uccideva ciò che aveva davanti, aveva ben chiaro che io lì avrei coperto le spalle, ma poi le cose si complicarono ulteriormente: spinto dalla voglia di sopravvivere, altro spargimento di sangue ne avvenne di conseguenza, ucciso il primo uomo e usai il suo corpo come scudo, e poi il mio assalitore fu ucciso alle spalle da Dylan, il suo sguardo era perso nel vuoto, con il mio proiettato alla fine di tutta questa brutta storia, poi giunti davanti al russo, l'atteggiamento di Dylan cambiò drasticamente:" Adesso parla, altrimenti ne uscirai morto da qui", l'uomo parlò con l'accento chiaramente straniero:" Agente.. si so chi sei.. agente Tyle..( Dylan:" Un altra singola e fottuta lettera è sei morto, la prossima agirò di conseguenza").. ok.. calmo.. calmo.. non consideri la vera situazione, lascia.. anzi.. lasciate che ve la mostri.. dimenticate altri miei due uomini, signori che quando questo segnale smetterà di funzionare, vi uccideranno, questa sarà la loro missione, fino alla fine, bene lasciatemi andare, oppure ragazzo la tua famiglia morirà e tu non rivedrai mai più la tua amata Mar...", una raffica di colpi, che probabilmente lo stesso Dylan avrebbe voluto scatenare, ma fui proprio io, pieno di rabbia e poi consapevole di quello che avevo fatto, mi sguardò e disse:" Che cosa hai fatto, ragazzo.. accidenti ora si che siamo in un vero casino", Ray:" Non doveva dire ciò che aveva detto", così almeno i miei sospetti di rafforzare la sua fiducia almeno era al sicuro, quando poi capì che solo uno di noi due sarebbe uscito vivo, e poi vidi lo sguardo di Dylan circondato e dire:" Scappa ragazzo, corri", in quel momento, solo una volta mi voltai indietro, prima che un enorme polverone cancellasse le mie traccie, lasciando al proprio destino, l'uomo che molte volte mi aveva anche salvato la vita.
2 ore dopo...
Ero al telefono, e parlavo con Jess:" Sorella, allora Dereck è tornato?", Jess:" Tornerà stasera, vediamoci davanti alla solita Yogurteria, ti ricordì vero", felice e triste allo stesso tempo, ecco, se qualcuno mi chiedeva come mi sentivo in quel momento, ecco come mi sentivo, ma ovviamente mentre io e Jess stavamo lì, vedemmo tornare mio padre con Mason e in anticipo Dereck, che di sicuro aveva qualcosa che non andava, non era lo stesso, ma la cosa passò in un secondo momento, quando pensai a quello che era capitato a me e a Dylan..., ma la gente del quartiere, tutti noi diventammo spettatori in un enorme sfacello che causò solo un infinita agonia di paura. Un uomo alla guida, che riconobbi come uno delle due ultime guardie rimaste, era lì impazzito che guidava un camion con tanta benzina da causare un distratto di proporzioni incalcolabile, già tg ne parlavano e la gente andò nel panico, così mio padre urlò:" Ora ci metteremo al riparo tutti, andiamo", ma forse ero l'unico che poteva fare, qualcosa e così sparso tra la folla, l'unico che andava nella direzione opposta e l'unico che aveva la mente da tutt'altra parte vide un elicottero che inquadrò l'uomo e una squadra speciale da un altro elicotterò non smetteva di irrompere contro quest'ultimo, mentre a terra polizia e forze speciali, li intimidivano e sparavano per farlo fermare, ma notai che anche qualche colpo finiva su quelle enormi ruote, li stessi proiettili che si avvicinavano molto all'elicottero dei giornalisti, così urlai, ma troppo tardi:" No... nooo fermi, aspettate fermi!!", un proiettile vagante colpì il pilota e in un attimo dopo un aspio silenzio, in cui il male stava vincendo, le vittime diventavano incalcolabili, troppo fin troppe, tutti erano fermi dov'erano nel vedere una tragedia senza precedenti, poi si solbazzo vidi sopraggiugere, in un auto della polizia della città sporca e segnata con fori di proiettili, Dylan con addosso l'odore nausaebondo di chi ancora una volta era riuscito a vincere contro la morte. In viaggio avrei voluto dirli tante cose, ma la priorità di salvare quelle persone, venne proprio dalle labbra di Dylan, così aggiunsi:" Ok.. ho un piano.. avvicinati il più possibile e chiudiamo questa storia", con il pugno contro pugno eravamo uniti per un bene più grande, quella via in cui un tempo la si considerava una strada come tante, era la protagonista di quello che accadde in seguito, ero sulla tetto della macchina guidata da Dylan, con un sol balzo, vidi lo sguardo innocente e di terrore sul volto di mia sorella, poi il mio balzo contro quell'uomo che uccisi con una tale violenza e vendetta, ma aveva ragione mio padre, la vendetta genera altra vendetta, l'uomo aveva il piede sull'acceleratore e questo generò un cataclisma di fuoco e sangue, il camion si ribaltò e divenne un enorme palla rotolante fuori controllo, in direzione della baia, nessuno si trovava sulla sua direzione, tranne mia sorella, che forse aiutato anche da nostra madre che mi diede una mano, salvai mia sorella, mentre tutti quelli salvi, videro la fine di tutta quella storia, mentre il mio volto che sanguinava, così come quello di Dylan, con la macchina distrutta, e per fortuna tutto più o meno si era risolto per il meglio o almeno così credevo.
Scena quindici: Un amara consolazione...
Gli ultimi avvenimenti accaduti, di certo con il tempo non rimasero nell'ombra per sempre, poi partiti dal semplice quotidiano della città, le notizie di due strane persone, di cui l'identità rimane tutt'ora sconosciute, hanno impedito che gli eventi accaduti a Brooklyn si sfociassero ancora di più in tragedia, ogni giorno si diffusero sempre di più e di certo questo comportava un numero di nemici assai più grande di quanto ognuno di noi, potesse mai immaginare. L'alternativa, che probabilmente lo stesso Dylan aveva ormai in mente da tempo, fu quella di unirsi alla nostra famiglia, come un amico d'infanzia, un mio amico delle medie che voleva riprendere la nostra amicizia di un tempo. Ciò avvenne, un giovedì, lo ricordo perfettamente, poiché solo il giovedì la donzella in minigonna, appassionata di ciò che a tutti noi stava accadendo intorno, parlava al suo programma che andava in onda verso le 17:30 del pomeriggio, così quel giorno si presentò ancora davanti ai nostri occhi, un attore quasi perfetto a gli occhi degli altri, ma per me e mio padre quella situazione rappresentava qualcosa che probabilmente sarebbe accaduta comunque, ma non quel giorno. Dylan ordinò qualcosa da bere e mentre con il bicchiere di birra che magari sarebbe sboccato da un momento all'altro, disse:" Ray, quanto tempo che non ci sentiamo, avanti", Ray:" Oh... oh si ci sentiamo da parecchio, potevi dirmi che passavi in città, Dylan ti avrei dato un accoglienza migliore amico", Dylan:" Tranquillo, comunque.. piacere sono l'amico di Ray e tu sei..", parlava a mia sorella e probabilmente avrebbe parlato ad altri così cercai di fermalo, ma poi, Jess:" Tu sei l'amico di Ray, piacere Jess, lui invece è mio marito...", mio padre lo riportò sul retro e così Mason cominciò a dire:" Che strano tipo, davvero", con la sua lunga barba che chiaramente si intingeva con la birra e la schiuma rimasta, così chiesi a mia sorella di servire qualche cliente, poiché dissi:" Silenzio.. scusate devo andare da mio padre.. con permesso", dietro alla porta origliavo e ciò che sentì avrei preferito non sentirlo:" Perché c'è l'hai con la mia famiglia maledizione, non coinvolgere Ray, è l'unica cosa che ti avevo chiesto", Dylan:" Lo sai quando sei uscito, tu lo sapevi cosa ti avevo chiesto", Jack:" Ho accettato solamente per stare di nuovo con la mia famiglia, maledizione non dovevi coinvolgerlo, lui non sa niente, vero?", Dylan:" Non lo coinvolgo e comunque non sa niente di te che stavi lì per essere un infiltrato e che a lavoro finito ritornavi dalla tua famiglia, ora tu devi mantenere la tua parte dell'accordo, ora", Jack:" Io.. io non voglio che tu lo faccia.. è solo un ragazzo andiamo, ti prego", ovviamente stavano per uscire e così mi nascosi dietro la porta di servizio e ovviamente ero lì, che altri problemi si addensavano ad altri e proprio dalla persona di cui mi fidavo di più.
2 Anni prima...
Prigione di stato.. ore 19: 20...
guardia:" Ehi cane, tu Jack Trison hai una visita", Jack:" Chi è ancora Ray, mio figlio?", guardia:" Non so idiota cammina", Jack:" Tu chi sei, non ci siamo mai visti prima d'ora", Dylan:" Amico mio questo è il tuo giorno fortunato..".
Presente...
Me ne stavo lì, in quella casa vuota, in quella stanza vuota, con la finestra appena aperta che dava vento alle tende che si facevano trasportare dal vento, lì che ripensavo alle volte che mentivo a mio padre e alle volte che lui probabilmente mi mentiva, forse in cuor suo lo faceva a fin di bene, così rincasò e salì direttamente verso la sua camera e vide lì suo figlio chiaramente agitato e perso nei suoi pensieri, così si avvicinò e cercando di consolarmi disse:" Che ti succede figliolo sei strano da quando è venuto a trovarti quel tuo amico, figliolo", Ray:" Ok.. papà tu mentiresti mai alla tua famiglia per proteggerli?", rimase un momento basito sulla mia domanda, ma poggiandomi una mano sulla spalla, disse:" Sai tutti noi, facciamo delle scelte, ciò comporta delle conseguenze, ma siamo noi a decidere se cambiare il finale di ciò che facciamo", Ray:" Sai non ti ho mai sentito parlare così, sei cambiato papà", Jack:" Tu non centri nienti con gli avvenimenti che stanno sconvolgendo questa nostra città, vero?", Ray:" Nulla papà, nulla.. comunque torniamo a quello..", si alzò dopo di me e improvvisamente, cambiando completamente atteggiamento:" Allora che ne dici se andiamo a pesca questo weekend, che ne dici, solo io e te, come quando eri bambino, allora", lo abbracciai felice quell'uomo che come me mentiva solo per amore, improvvisamente tra noi nacque un rapporto speciale, come quando ero bambini, ma ormai uscendo da quella casa, ormai deposito di enormi segreti , vidi avanti in auto insieme un uomo, mio padre, come me, anche lui aveva segreti, segreti che però mi lasciarono infondo al cuore, soltanto un amara consolazione.
Scena sedici: Un rapporto speciale- Padre e figlio...
2 anni prima...
Jack:" Cosa dovrei fare esattamente", Dylan:" Sarai infiltrato e dovrai comunicarmi tutto quello che succede, se farai questo tornerai dalla tua famiglia, promesso, ma ricorda se accetterai, niente sarà più come prima..."
Presente...
La domenica mattina, mi sentivo come se fossi tornato bambino e forse mio padre mi vedeva così, poichè disse:" Figliolo, su so che ti secca, ma vedrai che ti divertirai", Ray:" Tranquillo papà sono felice non vedevo l'ora", Jack:" Forza figliolo andiamo", uscendo di casa, udivo l'imbrunire della primavera e l'odore delle foglie secce con l'odore portato al vento di un mattino fresco come solo l'alba sapeva regalare, a molti che uscivano dalle loro case, operai o netturbini o perfino giornalai che si alzano di primo mattino, a loro non importava, ma per me quel giorno, fu un giorno davvero speciale. Arrivati lì, tutto era cambiato: il pino che, quando ero bambino ai miei occhi sembrava gigante, ora era davvero enorme, da bambino intorno alla casa del nonno Ben, crescevano dei bellissimi fiori, tanti da potersi formare ciò che comunemente si potrebbe chiamare un giardino naturale, ricordo che da piccolo c'era infondo alla baita, quasi a toccare la riva del lago, un altalena in cui io e mia sorella litigavamo ogni volta per chi dovesse salirci per primo, tanto che un giorno mia nonna Rose convisse nonno Ben a costruirne una più grande, dandoli una mano io e Jess combinavamo sempre dei gran pasticci, ma tutti noi eravamo felici, finchè poi la morte chiamò a sè, prima nonna Rose e poi disperato, più di tutti noi per la perdita, nonno Ben un pomeriggio, mentre il sole tramontava sul lago, davanti a i nostri occhi, a quelli di nostra madre, a quelli di suo figlio, a quelli di sua nipote e davanti ai miei, si lasciò andare a quelle acque gelide, mentre la sua fine coincise con la fine di un altro giorno, da quel momento, mio padre decise che mai più saremmo dovuti tornare, troppi ricordi, troppa tristezza, fino ad oggi. Jack:" Ray... Ray... mi senti( Ray:" Eccomi papà.. che ti serve).. si gentile caricali sulla barca, grazie", in quel momento vidi che tutto ciò che rimaneva di quel posto, erano solo tristi ricordi, sembrava che il tempo si fosse perfino dimenticato di quell'altalena che dondolava, portando con sè foglie secce e ricordi del passato mai dimenticati, ma poi vidi mio padre che parlva a quell'altalena, era felice come lo era quando stava con la mamma, mentre diceva:" Lo sò papà, spero che sarai felice di come le cose vadano fino alla fine, saluta mamma da parte mia, ciao papà", non parlai di questo con lui, ma entrambi passammo una bellissima giornata, avevamo perfino catturato un grosso pesce enorme, che poi avevamo mangiato quello stesso giorno , tutto come padre e figlio, ero felice più che mai, felice che mio padre, pur se aveva dei segreti, sapevo finalmente che potevo contare su di lui, così mentre il fuoco, in una magica notte di stelle, scoppiettava, una notte in cui li dissi tutta la verità, così preso dal rimorso di non avermi detto tutta la sua di verità, disse:" Figliolo sappi che ti vorrò sempre bene, in carcere ero un infiltrato, anch'io sono dovuto cambiare, diventare qualcun'altro, ora siamo una famiglia, vi voglio bene a te e a Jess, sta attento in quello che fai, non ne vado fiero, chiudi al più presto questa storia, o qualcuno ci rimetterà la vita", ricordo poi il toccare delle nostre lattine di birra, comprate al market del signor. Erick e suo figlio Jack, poi il ritorno alla nostra vita, finalmente voglio che chiunque sappia che l'uomo che io ho conosciuto, è il vero Jack Trison, non di quello che se ne parlerà, quell'uomo era fino alla fine un eroe, quello era, è e rimarà per sempre mio padre, voglio che tu sappia che tuo figlio è fiero di te.
Scena diciassette: Salvo per miracolo...
Il mattino seguente al nostro ritorno, i problemi non cessavano di mancare: c'era Jess che aveva litigato con Dereck, ma sembrava nulla di serio, tanto che tornarono a fare subito pace, l'amico di mio padre, il vecchio Mason, aveva litigato con sua moglie, su un affare che doveva essere eseguito e poi lì che guardavo fiero mio padre, che sembrava quasi rigionavito e felice e fiero di come andavano le cose. Nel pomeriggio, ci fu una visita di Dylan, ovviamente li dissi che mio padre sapeva tutto, ma poi lui disse:" Spero che non ti penta di questa scelta e che ti puoi fidare, sono venuto solo a dire che sei fuori ragazzo, non abbiamo bisogno di te", fui rallegrato, ma per qualche strana ragione mi sentivo che ormai quella doppia vita ormai mi apparteneva e così guardai l'andare via di Dylan che salutava mio padre e poi mentre ordinavamo il locale, udì chiaramente un improvviso e irruento arrivo, dall'armadio delle scope, udì chiaramente molte voci con toni poco amichevoli:" Allora signor Trison, il capo, il signor Brooks, ci ha informato che lei non vuole vendere, che peccato, ma sappiamo come convincere qualcuno, lo sà vero?", un bicchiere andò in frantumi, stavo per uscire, ma mio padre mi fermò e così mi appostai dietro al bancone e udì:" Come osate entrare qui, andate fuori o chiamerò la polizia", gli uomini armati di mazze da hockey o cose simili, non si intimidirono di fronte a mio padre, allora lui disse:" Mi dispiace tanto signori, sarò costretto a farvi del male", una grande baraonda se scaturì da tutto questo, ma ben presto la situazione prese una piega sfavorevole per mio padre, direi quasi mortale, così usai ancora le mie abilità e quegli uomini scapparono via a differenza di uno, che ovviamente interrogai e l'uomo si morse la lingua e il suo silenzio fu la sua tomba. Chiamai Dylan e li dissi:" Ho bisogno di te, abbiamo un problema", quando Dylan arrivò e i suoi uomini portavano via il cadavere dal bar, disse:" Te lo avevo detto che qualcuno ci rimeteva la vita e questo è solo l'inizio, l'hai voluto tu ragazzo", stava per andare via, così li urlai:" Ehi.. Dylan... trovami tutto quello che sai su Philiph Brooks, te lo chiedo come favore", Dylan:" Vedrò che posso fare ragazzo". Il pomeriggio seguente, mi trovavo al cimitero con mio padre, eravamo lì, davanti alla mamma, e mio padre, come se io fossi invisibile, piangeva e baciava sua moglie, come fosse la prima volta in cui venne a cambiare, ma ciò che mi sconvolse furono le seguenti parole:" Ben presto staremo di nuovo insieme bambina mia, vedrai", da quel momento mio padre non fu più lo stesso, con il suo ultimo sguardo nel vuoto disse:" Papà ti vuole bene, sono fiero di voi", Ray:" Prendo il pranzo papà, mangiamo qui, va bene", il silenzio fu la sua parola, finché proprio quest'ultimo non mi mostrò la tragedia inesorabile, vidi avvolte nelle fiamme, il nostro locale e mio padre lì che sorrideva, aveva vicino la mamma, così in ginocchio, piansi, pieno di rabbia e frustrazione del fatto di non esserli stato accanto fino alla fine, le mie lacrime erano incessanti, così come le mie parole:" Perché.. perché papà.. no.. ti prego( vidi un uomo davanti al locale, biondo con un enorme cicatrice sulla parte sinistra del viso, non scorderò mai quel volto, causa della mia sofferenza).. ti giuro che ti vendicherò papà, fosse l'ultima cosa che faccio, perché papà.. no ti prego( vidi che finalmente i miei genitori passavano mano nella mano felici davanti al loro bambino).. ti prego, nooooooo!!!, dopo tutto fu solo silenzio.
Il giorno seguente, passare per quella strada, tra quei palazzi, tutto ormai aveva perso significato e valore e ovviamente immaginavo che anche mia sorella venne avvisata, distruggendoli il mondo intero, della notizia e delle solite idiote, insignificanti, quanto assurde pratiche, ma non dimenticherò, mai il volto di quell'uomo e scometto che nemmeno lui dimenticherà mai il mio, pieno di rabbia e odio, davanti a me ci fu poi Dylan:" Ragazzo, ascolta devo dirti", lo spinsi verso il muro di un vicolo e sfogai su di lui la mia rabbia:" Smettila, con le cazzate, se non ti avessi incontrato, se mio padre non ti avesse incontrato( piangendo).. tutto questo non sarebbe.. non sarebbe mai successo( inginocchiato)... perché.. perché", Dylan:" So come ci si sente, ascolta abbiamo rintracciato il signor. Brooks, l'uomo che minacciava tuo padre, si trova a Paris Gutebé", udito ciò la calma ritornò e per la prima volta, Dylan quasi con spavento vide il mio volto senza anima e pieno d'odio, così disse:" Fingerai di essere un tossicomane, entrerai", me ne andai via con il fascicolo e così dissi, mentre lo guardai,:" La faccio da solo questa missione, entrerò lì e li ucciderò tutti, nessuno uscirà vivo". Paris Gutebè, un lurido posto, squallido dove solo i tossicomane e le puttane si sentivano a casa, lì dovevo impersonare il mio personaggio, così al momento opportuno trovato il mio obbiettivo la rabbia che reprimevo, l'avrei riportata fuori e fatta finita. Così appena giunto al cancello, due uomini nessuna telecamera, era perfetto, così toccandomi sempre, proprio come uno dei loro clienti, dissi:" Salve, sono qui per fare un viaggio in paradiso", non parlarono e di certo non mi facevano paura, così appena la portà cominciò ad aprirsi, li freddai e altri cadaveri si aggiungevano alla lunga lista di quella giornata. Ovviamente come previsto, le povere donne, anche minorenni, compiacevano ricchi signori e drogati da ogni parte della città, così udì:" Signor. Brooks, l'ordine è arrivato, l'attende nell'ufficio, prego di quà", quella lurida e schifosa voce, mi stavo per avvicinare, quando due idioti si avvicinavano, in cerca della morte. Il più grosso, mi fermò e l'altro mi puntava l'arma alla testa, ma appena vidi che l'ingresso fu sgombro da occhi indiscreti, usai l'arma dell'uomo che controllavo se portavo con me qualcosa di inapropriato, e uccisi l'altro e così all'uomo rimasti dissi:" Dimmi dove si trova il signor. Brooks, o sei morto", chiaramento spaventato, temeva per la sua vita mentre il suo sguardo incrociava il mio, uno di chi non aveva nulla da perdere, così disse:"!.. ragazzo ti prego.. si trova.. hai bisogno di un codice, è 1212", lo uccisi ugualmente e poi con il cappuccio su, controllai ogni angolo e cacciai tutto lì, finché della situazione non allarmò lo stesso capo, proprio quello che volevo, così cominciai nel suo cuore ad isediarli la paura più assoluta, una alla volta i suoi muri difensivi cadevano come foglie, finché non fu proprio uno dei suoi uomini e attravessando quella porta , lui era lì, chiaramete il volto parlava di chi avesse visto un fantasma, così disse:" Ragazzo, mi dispiace per tuo padre, ma cosa ti porta qui in questo mio antro, dimmi", ovviamente lì puntai l'arma, mentre il pacco non era altro che la ragazza dai capelli rossi, io dovevo salvarla e così legai l'uomo alla sedia, affianco al malcapitato che si trovava nel momento sbagliato, lo torturai in maniera atroce, chiedendoli più e più volte pieno di rabbia il nome della descrizione dell'uomo mandato da lui, alla fine l'uomo me lo disse, il nome era Silver Blood, così l'uomo chiese pietà, mentre uccisi quello dinanzi a lui senza pietà, così me ne andai mentre dissi:" Grazie, ma questo non ti salverà", lì sparai in fronte, mentre la corrente continuava a passarli per tutto il corpo, ma poi un imprevisto, un solo ostacolo, un ultima guardia, la più ardua, la più difficile, un corpo a corpo imponente e impressionante, senza esclusioni di colpi, ecco ciò che accadde, ma poi rimase con una sola bomba, che non fu sufficiente a fermarmi, inesorabile fu la fine di quella storia, la bomba, senza che l'uomo potesse fermarla, rimbalzò su pulsante dell'auto distruzione, la sua fine fu certa, quel posto esplose, inesorabile e salvi per miracolo, saltammo dalla finestra, rimbalzammo su un mezzo della spazzatura che passava li per caso e fatti metri dove su di me c'era l'immagine fissa dell'asfalto, dove proteggevo quella ragazza ancora una volta, cercavo solo un pò di pace, volevo rivedere Jess, tutto ciò che mi restava, mentre lei venne con me.
Scena diciotto: Un eterno pianto nel fango sotto la pioggia...
Ormai il giorno peggiore della mia vita era arrivato: eravamo lì tutti vestiti uguali, lì in quella chiesa aspra e buia, come se non bastasse fuori pioveva, non saprei descrivere che tipo di lacrime erano, ma di sicuro erano lacrime. Mia sorella non smetteva di piangere e per questo faceva avanti e indietro, con Dereck che cercava di consolarma, ma sembrava tutto inutile, non udì alcuna parola detta dal prete, nonché amico di mio padre, poiché mi sembrava tutto inutile, mio padre era morto, morto per proteggere coloro che amava, per proteggere tutti noi, probabilmente era morto per colpa mia. Affianco a me, c'era anche la ragazza dai capelli rossi, se ne stava lì fissare i resti di mio padre, come se in cuor suo avesse già rivisto quei tristi ricordi, il suo sguardo era perso nel vuoto e non emanò neanche il minimo respiro. Io ero lì, questo ormai fu chiaro a tutti, ma la mia mente elaborò così tanti pensieri, così tanti ricordi, così tanti avvenimenti accadutomi, tanto che al momento di rivedere il ricordo della nostra famiglia, piansi come non mai, rimanevo freddo e immobile, mentre, il mio viso con lo sguardo di colei che avevo al mio fianco si incrociava d'intanto in tanto, le mie lacrime non lasciarono mai il mio viso. La fuori pioveva, così come dentro di noi, mia sorella scrisse una lettera che riguardava mio padre, ma un certo senso anche la mamma, ora loro erano di nuovo insieme, fu solo per un secondo che li vidi, erano lì che guardavano Jess e poi me, mano nella mano, finalmente felici, loro mi dissero grazie. Al cimitero, poste le solite pratiche, il tempo sembrò darci una leggera tregua, ma poi durante le onoranze funebre, la pioggia cadde ancora incessantemente, Dereck riparava Jess e poi insieme andarono via, Amanda, colei che molte volte avevo salvato, disse:" Ray.. andiamo su, vieni", quella sua affermazione attirò perfino, anche se solo per qualche momento, l'attenzione di mia sorella e Dereck, ad un passo, ciò che poi fecero, da andare via. Rimase solo lei, a cui con voce sinuosa dissi:" Tranquilla, tranquilla Amanda, aspettami all'ingresso, voglio restare solo", non disse nulla, sapevo quello che volevo, così riparatasi con un ombrello dalla pioggia, decise di aspettarmi all'ingresso. Pur se la pioggia era forte e funesta, le mie lacrime lo erano ancora di più, me ne stavo lì, mentre accarezzavo le loro tombe, come se accarezzassi loro stessi, così piansi chiedendoli perdono, in ginocchio , in piedi, baciando quelle foto, felici insieme, poi mi accasciai al suono in mezzo al loro, come facevo da bambino, quando vidi improvvisamente che loro erano lì, si tenevano uniti, uno accanto all'altra, come se facevano ritorno da una passeggiata, così finalmente sentì la voce della mamma:" Ma caro, che ci fà qui nostro figlio?", Jack:" Sinceramente non ne ho idea, eppure non sapevamo che fosse giunta la sua ora, figliolo che ci fai qui", non dissi una parola fino alla fine... appena loro si sedettero accanto a me e improvvisamente non fui più bagnato, la pioggia non ci toccava, così sentì per ultima volta il loro amore freddo e caldo come non mai, poi la mamma disse:" Figliolo ma perché piangi, questo deve essere un giorno felice, figliolo.. il mio bambino", la sua mano sfiorò i miei capelli, che improvvisamente non erano più bagnati, poi mio padre disse:" Campione ascolta, non essere triste, fammi due favori: uno proteggi coloro che ami, e non fidarti di chi non puoi fidarti( Mary:" Jack.. sei sempre il solito..), scusa.. comunque, secondo non cercare vendetta, ora sono.. siamo finalmente felici", scuotevo la testa che parlava più di mille parole, allora la mamma disse:" Ascolta bambino mio, ora siamo felici e salutami Jess, mandale un bacio da parte mia", così con una voce esile dissi:" Perdono.. perdono", mi dondolavo come se mi trovassi in mezzo ad una bufera di neve, ma in realtà non provavo alcun tipo di sensazione, mi guardavano e io guardavo loro, così mentre la mamma mi diede lo stesso bacio indimenticabile di quando andavo a letto, mio padre mi accarezzava i capelli, come quella volta che vincemmo la partita di baseball contro i Donovan, quel giorno mia madre cuoceva bistecche enormi e mio padre lì felice, tutti noi lì felici", tremavo e ripetevo sempre l'ennesima parola, ma la mamma disse:" Tesoro mio, tu non hai nulla di cui farti perdonare, tu sei speciale, fin da quando eri bambino, hai un cuore enorme e vuoi sempre fare la cosa giusta e aiutare chi ne ha bisogno, contro le avversità e le ingiustizie, tu sei speciale piccolo mio, ricordalo, la mamma ti vuole( piangendo).. ti vuole bene per sempre ed è fiera di te, ricordalo piccolo mio", Jack:" Quella birbona di tua madre( piangendo).. ha detto quasi tutto lei.. comunque sappi che sono fiero di te, siamo fieri, non hai nulla di cui farti perdonare, ma se ciò ti rende sollievo in quel tuo cuore che non hai mai sopportato la tristezza, ti dirò che noi ti perdoniamo, ti voglio bene e sarò per sempre fiero di te", Mary:" Comunque non dimenticarci di venirci a trovare, altrimenti chi lo sopporta( ridendo e piangendo).. tuo padre", tutti noi ridemmo e piangevamo e prima che andassero via, ma restassero per sempre nel mio cuore, dissi:" Grazie.. davvero siete e sarete sempre i migliori genitori che avessi mai voluto avere, grazie", prima tutto era bianco, poi di nuovo, l'assordante rumore della pioggia e Amanda che mi portò via di lì, un pò sollevato fu il mio cuore. Al ritorno al casa, la pioggia si era fermata, ma nubi temporaleschi erano all'orizzonte, ero coperto e infreddolito, ma il mio cuore era più calmo che mai, così Amanda mi aiutò e udì chiaramente che chiudeva tutte le finestre e io lì immobile e poi tra noi un fuoco di passione completò quella giornata in gran parte da dimenticare e ricordare, sotto la doccia e poi nel letto, lei era accanto a me e il suo amore mi rendeva l'uomo più felice al mondo e lì immerso in quel silenzio, mentre la fuori probabilmente attraverso il vento, il mondo urlava, lei era con me e mentre le dissi grazie, lei mi abbracciò, non volevo essere da nessun altra parte al mondo.
Scena dicianove: Rabbia...
Al termine di quel pomeriggio pieno d'amore, Amanda dormiva e io che ritornai a decifrare la chiavetta recuperata tempo prima, ovviamente mentre decifravo i codici, ripensavo che finalmente qualcun'altro conosceva il mio segreto, la mia doppia vita, quel qualcuno era proprio Amanda. Comunque finalmente entrai all'interno dei file, ciò che mi colpì particolarmente fu trovare un video, proprio la famosa chiacchierata tra Lian Now e Dylan, ma qualcosa mi bloccava, era giusto o no fare quello che stavo facendo, ma cosa più assurda era che non sapevo come recuperare l'audio, quando poi scalza e passo felice, Amanda era dietro di me, indossava soltanto la mia maglia e ovviamente il suo sorriso, il suo bacio mi ricordava quanto prima era stato sublime, così lei disse:" Che stai cercando di fare", Ray:" Voglio recuperare l'audio , ma non so come fare", così lei disse:" Forse posso riuscirci, sai ho praticato un corso di informatica avanzato, vediamo se...", non so che faceva, ma sul quel monitor apparivano talmente tanti codici o sistemi che non ci capivo nulla, così dopo mezz'ora, Amanda disse:" Finalmente c'è l'ho fatta, ma ho recuperato soltanto questo ascolta...",(:" Tu sai e pagherai... devi pagare agente, non puoi proteggerlo, per sempre.. tu non puoi...), Ray:" Che vuol dire, non puoi proteggerlo", Amanda:" Che vuol dire, tu lo sai", la risposta alla domanda, poichè un messaggio di Dylan, proprio l'uomo che volevo vedere, mostrarli il video, così alzandomi cercavo l'occorente per andare da lui, così dissi:" Devo andare( Amanda:" Bene, mi vesto.. aspetta vengo con te).. non che non ti voglia con me, ma ti prego va da Jess, ti prego va da lei, ci vediamo dopo e state attente, va ora", Amanda uscì prima di me e così pieno di risentimento e domande a cui volevo risposta, finalmente raggiunsi Dylan, così, senza che lui terminasse ciò che stava dicendo, lo afferrai per quei abiti e li dissi:" Ho scoperto il dialogo tra te e Lian Now, dimmi chi devi proteggere, te lo avevo detto che se facevi il doppio gioco, te l'avrei fatta pagare", entrambi ci picchiammo, una tale violenza scaturiva il mio corpo, quando poi davanti alla sua macchina , Dylan mi puntò l'arma contro e disse:" Non posso ancora dirtelo, ti metterei ancora di più in pericolo , di quanto tu non lo sia già, inotre ho scoperto che intorno a te ci sono dgli infiltrati( Ray:" Infiltr- no.. non è possibile( rabbia ed euforia).. non ci credo.. non ci posso credere, come quando chi...", Dylan:" Te lo dirò al bar, sai lo abbiamo ricoscruito, sotto le mentite spoglie di tuo amico, lo già detto a tua sorella, ci vediamo lì, fà finta che io non ti ho detto niente, oggi avrò la conferma, ci vediamo dopo". Al bar ero in ansia, tanto che ancora per colpa mia misi tutti in pericolo, dicendo ad Amanda ciò che Dylan mi aveva detto, così i ricordi tristi e felici erano sempre intorno a me, quando all'improvviso entrò Mason, non lo vedevo da parecchio tempo, ero felice e sollevato di vedere una faccia amica, poi li stavo per offrire il solito che ordinava, ma mi fermò dicendo:" No grazie.. bello, non ne avrò più bisogno", ricevette un messaggio, eppure non lo facevo un tipo da utilizzo da cellulare, fu felice da come mi guardava, comunque si sedette sul suo solito sgabello, ma non ne la stessa posizione, ma facendo una domanda strana:" Ragazzo, aspetti qualcuno?", Ray:" Che strana domanda, Mason sei strano lo sai, aspetta torno subito", andai nel retro, nell'ufficio di mio padre a prendere le sue cose, le misi dentro uno scatolone e quasi mi commuovevo guardando la foto recente con mio padre, così uscendo dalla porta di servizio, Mason mi attaccò in maniera irruente, evitando tutti i suoi colpi, con lo scatolone in mano cercando di non far cadere nulla, Mason urlava che mi avrebbe ucciso, così appoggiato quella roba, bloccai il braccio e minacciandolo di romperlo lui disse:" Ragazzo, tuo padre era un debole, tu sei un debole, questo è solo l'inizio tu sarai solo più che mai, solo a questo mondo, perderai ogni cosa, te ne accorgerai", improvvisamente cominciò a sparare, io lì pieno di rabbia che assimilavo il fatto che quell'uomo ora a me sconosciuto, mi sparava, e diceva:" Quanto tempo, ho dovuto attendere, per fare questa cosa, ora finalmente sarò ricompensato", per fortuna avevo con me una pistola, così prima che li sparai dissi:" Bastardo, dimmi da quando tempo.. da quando tempo fingevi...", Mason:" Il vecchio Mason, il vecchio Mason sempre lì a consolare e ascoltare tutti, ora ucciderò anche te( Ray:" No dirmi... non dirmi che tu lo hai ucciso, non dirmi che hai ucciso tu mio padre).. no ma avrei dovuto, otterò la seconda ricompensa quella del figlio", da quel momento la rabbia prese il controllo e così dissi:" Ora ti ucciderò, ma dimmi prima se c'è ne sono altri come te", Mason:" Giusto che stai per morire, ti dirò che non potrai mai fidarti di nessuno, guardati le spalle d'ora in poi", in quel istante arrivò Dylan che sparò a Mason, e poi io come una furia, li sparai fin quando nessuna pallottola rimanesse nel caricatore, così con davanti il cadavere di quel animale, dissi:" Ora mi dirai il nome di quell'infiltrato, e tu mi aiuterai ad ucciderlo", Dylan:" Ti aiuterò, li tenderemo una trappola( Ray:" Dimmi quel nome, avanti").. il suo nome è Dereck, tuo cognato", rimasi senza parole, mentre la rabbia e la sfrustazione mi assaliva l'anima.
Scena venti: Nodi al pettine...
La trappola intorno alla casa di Jess era pronta, ma ovviamente cercavo di rimanere nel più totale controllo possibile, immaginavo a quello che magari Dereck, sotto i nostri occhi aveva progettato, sabotato, tutto contro la nostra famiglia e dovevo salvare noi stessi, nonché la stessa Jess e Amanda, ignare di tutto quello che accaddeva intorno a loro. Così io e Dylan ci recammo sul retro, increduli di vederci, Amanda stava per mandare a monte il piano, Dereck non doveva accorgersi di nulla, così le appoggiai la mia mano sulla sua bocca, e bisbigliando le dissi:" Ti prego, sono venuto qui per salvarvi, Dereck è l'infiltrato, è lui l'uomo che probabilmente c'è dietro a tutto questo, ti prego torna in casa e fà venire Jess sul retro, nella seconda cucina, senza che Dereck sospetti di nulla, lo puoi fare per me , amore?", i nostri sguardi e le nostre labbra si incrociarono nuovamente, ne vedevo il volto dell'amore, così come quello della morte tra quelle mura. Gli uomini di Dylan erano pronti, vestiti come quelle squadre di cui di cui si sente solamente storie o leggende metropolitane, pronti a inrompere in casa e catturarlo, per poterlo interrogare. Ricordo che neanche il cane fastidioso, che osservava la scena, abbaiava quel giorno, calma, fin troppa calma c'era intorno a noi, così dissi a tutti i presenti:" Al minimo rumore, inrompete, salvate sopratutto le persone all'interno, a quel figlio di puttana di penso io", entrai nel retro e come da programma Jess era lì ,ignara di tutto, che cucinava per tutti noi che avremmo cenato lì quella sera, così le posi la domanda:" Jess, ti è mai sembrato strano Dereck, ultimamente, che ne so da quella sera con quegli uomini, sai quella notte di paura.. cose così", Jess ovviamente era basita e forse leggermente spaventata dalla mia domanda, ma comunque disse:" Dici più strano del solito?", era incredibile al fatto che lei non ponesse alcun limite al sarcasmo, ma poi vedendo la mia reazione a tale risposta, continuò dicendo:" In effetti... quella sera.. intendo quando quei uomini ci tennero ostaggi, per qualche minuto volle controllare la...( Ray:" Intendi la ricetrasmittente, vero?").. esatto, la volle controllare e prima che arrivassi tu, sembrava che quell'uomo che hai ucciso si conoscesse con Dereck, ma.. perché me lo chiedi!", una tale domanda con risposta, ebbe qualche timeout, quando il brasato cominciò a ribolire dalla pentola e nell'attimo in cui Jess controllò che niente fuoriuscisse o andasse male, Dylan mi passò un misero auricolare, così continuai per la mia strada, mentre udivo i passi e lo sguardo di Amanda, guardavo quelle foto di loro due, forse ciò che mi lasciavo alle spalle erano in fin dei conti soltanto foto. Dereck ritornava dalla macchina, così sembrava quasi sorpreso nel vedermi, ma calmo com'era fare di solito, disse:" Ray.. benvenuto, strano non ti ho sentito, ne visto con l'auto, che hai fatto!", quel sorriso così idiota, avevo voglia di levarglielo dalla faccia, ma dovevo rimanere calmo, così li risposi:" Ho voluto fare una passeggiata, fantastico vero?( Dereck:" Eh!!!.. cosa fantastico).. Jess.. intendo ha cucinato il branzino, lo adoro", Jess ci informava che tra un pò il pranzo sarebbe stato pronto, l'ultimo per Dereck, solo che lui ancora non lo sapeva, ovviamente Dylan mi continuava a ripetere che dovevo rimanere calmo, così controllava come se nulla fosse se in programma c'era qualche partita di basket o football, così li feci una domanda, la significativa goccia che fà traboccare il vaso, uno sguardo, il mio, di chi stà per far scoppiare l'inferno in terra, lo guardai, mentre Dylan mi ripeteva:" Calma, ragazzo, ci serve vivo, lì dove lo porteremo lo potrai interrogare, calmo.. mantieni la calma..", ovviamente feci l'esatto opposto:" Dereck, tu credi nel valore della famiglia?",(Dylan:" Accidenti ragazzo, no, fermo.. uomini al mio segnale preparatevi..), Dereck:" Di che parli, perché una tale domanda ragazzo?", non desideravo altro al mondo che far uscire dalla sua bifolca bocca una confessione:" Rispondi Dereck", Dereck:" Certo che si, che domande fai", Ray:" Allora rispondi a questa.. tu ami Jess", dopo l'incrocio dei nostri sguardi, ormai la miccia di quella enorme bomba non si poteva fermare, così afferai Dereck e lo tenevo lì da terra contro la parete, il rumore dei cocchi di vetro e lo stesso tavolino, allarmarono sia Jess, che tornava con la grossa pentola sia gli uomini di Dylan, nonché lui stesso, sia Amanda di sopra, così Jess disse:" Ray.. fermo.. fermo che stai facendo", udì chiaramente che ormai stavano per oltreppassare la porta sul retro, Amanda che mi guardava da lassù e Dereck, che finalmente si rilevò per ciò che era, in un attimo un enorme colpo come echo, spaventò per fino gli uccelli posti sull'albero del nostro giardino, Dereck aveva osato sparare a Jess, che per un forte schock era lì, con il pranzo disperso ovunque e lei che si ritrovava un braccio insanguinato, poi toccò a me essere minacciato, mentre l'animale in trappola era lo stesso Dereck, improvvisamente Amanda cercò di attaccare Dereck, ma Dereck, l'afferò per il collo e scaraventò il suo corpo contro il tavolino che aveva li davanti, ormai la furia di Dereck sembrava fuori controllo e la mia non lo era da meno, così in quella situazione, con Jess svenuta e Amanda ferita gravemente, urlai:" Basta, dimmi perché( piangevo dalla rabbia).. dimmi perché Dereck, dimmelo", Dereck:" Solo affari", Ray:" Solo.. non ci credo , non è possibile( ero fuori controllo, avevo lo sguardo perso nel vuoto).. tutte le persone che per colpa tua sono morte, che mi dici", Dereck:" Ostacoli o incidenti di percorso", si infuriò, vedendomi così impassibile, tanto che prima di spararmi udì parole di vendetta uscire dalla mia bocca:" Io... ti ucciderò, ti troverò e ti ucciderò come un cane, è una promessa!!!", lui mi sparò e il mio bracciò continuò a sanguinare, ma in quel momento non provavo, ne rabbia, ne gioia, niente di niente, poi pur guardando fisso nel vuoto, dissi:" Dylan portale all'ospedale, ora", Dylan:" Vieni anche tu e lo troveremo( Ray:" Io lo ucciderò), ricordo soltanto che ormai era ricercato da per tutto, Dereck doveva morire, una vendetta in segno di coloro che amo, che rischiano la vita, e per coloro che sono morti.
Scena ventuno: Resurrezione...
Il giorno seguente, pur con qualche ammaccatura, ero vivo, ma Jess era lì, il medico disse che non era grave, ma aveva bisogno solamente di un lungo riposo, stranamente parlò al plurale:" Senta come mai ha detto, hanno bisogno e non ha bisogno di riposo?", dott:" è una cosa che la paziente le vorrebbe parlare appena starà meglio, ora la lasci riposare, va bene?", ero lì che la guardavo, quando dalla stanza antegedente la mia, uscì sana e salva Amanda, così lei mi confessò che tempo prima aveva preso lezione di auto difesa, voleva soltanto fare la cosa giusta, così la guardai in viso e le dissi:" Ma sei impazzita, potevi anche morire, te ne rendi conto?", Amanda:" Lo so, ma pensavo che facevo soltanto quello che sicuramente tua sorella avrebbe fatto per me( piangendo).. mi dispiace se ti ho fatto preocuppare", l'abbracciai e dandole un bacio sulla fronte dissi:" Ahh!, sciocca vieni qui, promettimi che non ci proverai di nuovo", in quel momento capì ciò che mio padre provava quando coloro che ami sono in pericolo, così seduti, Amanda disse:" Tranquillo, eccoti un cappuccino caldo", guardavo ancora quella stanza, ora avvolte dalle tende, così aggiunse:" Tranquillo, tesoro, il medico ha detto che ha bisogno solo di riposo e poi tornerà a stare bene, fidati", con lei mi sentivo al sicuro e più forte...
2 ore dopo...
Amanda:" Dovresti riposarti un pò che direbbe Jess se ti vedrebbe in questo stato", Ray:" Probabilmente hai ragione, un'ora o due e ti do il cambio... Dylan che ci fai qui", ansioso e andava di fretta, Dylan si presentò così davanti a noi e appena vidi il solito maledetto fascicolo, capì che c'erano novità... così dissi:" è quella che penso?, parla dove si nasconde!", la faccia di Dylan diceva perfettamente che non aveva trovato Dereck, ma poi aggiunse:" Abbiamo scoperto che Dereck, in realtà è Carl McRenson, un noto trafficante, forse uno dei più potenti in circolazione( Ray:" Vuoi dire che nella nostra famiglia avevamo un boss della droga?, come è possibile.. non ci credo è assurdo.. come!"), (Amanda:" Ti vuoi calmare, ascolta il resto, avanti").. comunque da anni sembrava come morto, poi si dice che sia passato dal Messico, a Cuba e ritorno in America, e poi ciò che sappiamo in seguito", Ray:" Bugie.. falsità, scommetto che neanche è medico, vero?", Dylan:" Ragazzo.. credimi è medico è come, specializzato in esportazioni di organi, è chiamato il mercante di morte, traffico al mercato nero, di qualsiasi organo, specialmente nelle giovani donne, forse Jess doveva essere una sua vittima designata, guarda", alla vista di quelle donne, sfigurate o mutilate, rimanevo senza parole, mentre udivamo Amanda che rigettava alla vista di ciò che non avrebbe voluto vedere, mentre mi passavo le mani tra i capelli, al solo pensiero che probabilmente mia sorella, poteva essere la sua prossima vittima, guardai quella stanza, appena intravidi lei dissi, rivolgendomi a Dylan, con una voce d'odio e rabbia:" Dimmi dove si trova!", Dylan:" Per ora non l'abbiamo ancora trovato, ma abbiamo una pista, il suo nome è Jason Yenson, un mercenario di origine irlandese...( Ray:" Non ti ho chiesto la storia della sua vita, dimmi dove posso trovarlo, ora dimmelo!").. ok in questo momento stà trasportando un enorme carico di cocaina, lo intrappoleremo e lì..( Ray:" è lì prima mi farò dire come posso trovare Dereck o Carl McRason, non mi importa come si chiama, e lo ucciderò e sarà la fine per quel traditore").. come vuoi tu, andiamo sbrighiamoci, altrimenti potrebbe sospettare che il suo viaggio, sia fin troppo facile, e perderlo per sempre. Caricando la pistola, datami da Dylan, salutai Jess e poi con un bacio Amanda , con la promessa che avrei fatto ritorno. Durante il viaggio, Dylan mi diede altre informazioni... Dylan:" Un'altra cosa, voci raccontano che per quante volte uno ci provi ad ucciderlo, non sia mai morto( Ray:" Per questo quel nome.. Lazzaro, fidati distruggerò quel mito).. forza la prossima a sinistra. Intanto da lontano gli uomini di Dylan controllavano, gli spostamenti e tutto sembrava procedere secondo i piani, così ascoltavamo anche le sue conversazioni e fu proprio una di queste a mandare tutto a monte..., Jason:" Si.. lo stò consegnando capo, tranquillo.. come dici.. un favore?, vuoi che dopo la consegna uccidi tua moglie?, dimmi dove..", fu in quel momento che mandai tutto a monte, così mi avvicinai al camonion e con un balzo, io e Dylan gettammo l'uomo da fuori il veicolo in cui si trovava, poi l'auto e il camion si ribaltarono e con qualche ferita Dylan era sano e salvo, così come Jason, tranne io, la solita sfiga un tubo d'acciaio era nel mio corpo, al lato sinistro da parte a parte, ferito minacciavo all'uomo e gli urlavo:" Jason dimmi dov'è il tuo contatto, Dereck o come diavolo si chiama, parla o morirai", Jason si avvicinava a gran passo, combattè contro Dylan, ma anche lui stava per essere ucciso, così li sparai e l'uomo insorse contro il sottoscritto, chiaramente ero in svantaggio, ma non mi arrendevo, finché entrambi stremati, l'uomo cominciò a ridere e a dire:" Ragazzo, non so come tu chiamare, ma non ti dirò mai dove trovarlo", Ray:" Allora morirai come un animale, spara adesso", mi legai insieme all'uomo e urlai:" Agente.. fallo, fallo ora.. è l'unico modo", Dylan:" Sè lo faccio, morirai anche tu", Ray:" Fallo, te ne prego, promettimi soltanto che li proteggerai, giuramelo", Dylan:"Io.. ( piangendo).. io te lo giuro", Dylan sparò pieno di rabbia e lacrime, lo vidi.. piangere per la prima volta.. era la prima che lo vedevo piangere, dopo un suono di campane enormi e fastidiose che continuavano a rintoccare la solita melodia, rividi mio padre e mia madre, Jess e l'amore che mai appena ritrovato, perdevo per sempre, dicevo addio a tutti loro, mentre Jason ormai era morto, ed io stavo per raggiungere l'oblio più assoluto, un silenzio.. mi avvolse, forse finiva quì la mia avventura.. qui finisce la storia di Ray Trison.. dissi solo grazie, poi il buio e il tonfo dei nostri corpi, trascinati dalla corrente e dispersi per sempre.
Intanto all'ospedale...
Jess:" Ray.. ma dove.. dove sono?", Amanda:" Finalmente ti sei svegliata, per fortuna sei sana e salva, oh cercavi Ray( con aria sorpresa, ma non più di tanto).. è uscito con l'agente dell' F.B.I. torneranno vedrai, comunque ti va di "ammazzare" il tempo, intanto che ritornano?", titubante Jess accettò di buon grando quella situazione, ma ben presto, in buona saluta, riceverà la visita di Dylan...
Amanda:" Oh.. finalmente, guarda Jess arriva, ma un momento... dov'è(Jess:" Ray.. ")!", con aria ormai presagiata dal tumefasto dolore e amara consolazione, non una parola Dylan potè pronunciare, poiché le ragazze capirono, nei loro cuori l'amara consolazione che quest'ultimo avrebbe trovato Dereck e avrebbe cercato vendetta, chissà dove, chissà quando, nei loro cuori la disperata ricerca di trovare un valido perché, mentre la disperazione e lo sconforto, erano entrati ancora una volta nelle loro vite..., Jess:" Mio fratello( piangendo).. Ray.. perché.. sei un mostro agente.. sei un mostr-(Amanda:" Tranquilla( piangendo alla medesima maniera).. ssh!, tranquilla, vedrai, calmati"), Amanda cercava di consolare la sua amica, ma anche lei avrebbe voluto avere conforto, poi rimasero sole , il volto di Dylan lasciava spazio al silenzio, non un minimo rumore quel giorno, solo dolore, così come in volto di ciascuno di loro, che cercavano risposte a domande a cui non c'è ne sarebbero state, rivolevano ciò che avevano perduto, la vita di un tempo, tutti loro avrebbero voluto indietro, soltanto Ray Trison.
4 Giorni dopo...
A casa di Ray, ora di Jess e Amanda...
Amanda:" Ecco, quà.. pronta, avanti Jess.. Ray, non avrebbe voluto vederti così, mangia qualcosa, avanti", ora mai Jess si lasciava andare ad una lenta e sofferente agonia, nella sua mente, niente contava ormai, niente che valesse la pena vivere, quando anche l'ultimo membro della tua famiglia muore, senza che tu potessi far nulla per impedirlo, e voi che avreste fatto?, Amanda cercò in tutti i modi di risollevare Jess, mai l'avrebbe abbandonata, era ciò che Ray li aveva sempre chiesto e intendeva matenere la promessa, non l'avrebbe mai abbandonata...
4 giorni prima...
Il rumore del ruscello era giammai lontano, troppo lontano e qualcosa nell'ombra mi trascinava, come farebbe un contadino con il proprio sacco di patate , un corpo giacere al suolo e immobile, comunque la misteriosa figura, accese un fuoco, in una specie di caverna e poi a tarda sera, il miracolo era compiuto...
Ray:" Dove.. dove sono... accidenti mi fà male quasi d'appertutto", :" Cerca di non muoverti, ehi dico a te, fermo o stavolta, neanche io potrò fare niente", una voce femminile, udivo una voce femminile, significava che ero vivo, che non era giunta ancora la mia ora, la prima cosa che pensai fu al fatto di dove il mio corpo si trovasse, ma sopratutto, notando chiaramente, vestita in maniera di come si vestirebbe un soldato o un mercenario in quei film alla Sylvester Stallone, vi era una donna che guardava fissa il fuoco e poi uno sguardo rapido al suo coltello che rigirava come fosse un salame alla griglia, così bagnando prima la punta, disse:" Ragazzo, ora devo estrarre il proiettile, quindi non farà male, farà molto, molto male, ora preparati", mi guardai in un frammento di un piccolo specchio, come quelli usati dai barberieri o soldati durante le guerre mondiali, ma comunque la parte sinistra del mio corpo era completamente fasciata, ma all'improvviso si intisse di sangue e cominciai ad avere qualche specie di crisi o cose simili, ricordo soltanto che la donna, rimaneva calma e agitata allo stesso tempo, ricordo che disse soltanto:" Rimani con me ragazzo, tu devi vivere, mi hai sentito, guarda me", ancora una volta vidi una luce bianca, e una candida mano che sembrava come darmi un beffa, così mi risvegliai, ero completamente guarito. :" Come ti senti ragazzo", strano, davvero strano l'atteggiamento di quella donna, ora era cambiato, era alternato da forti emozioni e sicuramente dalla parte di copione che lei dovrebbe o vorrebbe mostrare al mondo intero, così avvicinandomi le dissi:" Dovrei ringraziarla, per quello che ha fatto, ora devo andare, signora?", tardò qualche misero secondo prima di rispondere, come se, se la rideva al fatto che io andassi via, ma comunque rispose:" Rosanna, per quelli che conoscono il mio carattere è Rox, tu chiamami Rox e comunque siamo su una specie di isola, l'unico modo è risalire la montagna, dove da lì in poi è solo strada spianata e libera", Ray:" Ok, scalerò la montagna e tornerò dalla mia famiglia, Rox, non mi trattengo oltre", Rox:" Fà come vuoi, bamboccio, tanto sono ben quattro anni che ci provo ed è impossibile, la tua famiglia a quest'ora ti crederà morto, forse è meglio così, non credi?", non avrei mai consesso una risposta ad una tale domanda, inutile discutere con lei, tanto non capirebbe, ferito comunque uscì da quella specie di buco in cui mi trovavo e il tramonto stava per dare spazio alla notte, una delle più buie che avessi mai visto e rietrando, con il fuoco che illuminava tutto intorno a noi, udì una specie di ululato, che mi fece rabbrividire e così Rox mi guardò e disse:" Li senti, la notte, questa è la mia da quattro anni, si dorme massimo tre ore al giorno e di notte è anche peggio, ora mi mostrerai quello che sai fare, ragazzino".
Durante la notte...
Un rumore sinistro, nella notte si differenziava tra tutti gli altri, anche dal rumore che di tanto in tanto la cascata emanava, comunque, Rox era già in piedi e con in mano un focolare, mi chiese:" Ragazzo, ora vedrai i pericoli di questo posto, sopravvivere il più forte, il debole soccombe", Ray:" Ma dove stiamo andando , lo posso sapere, o magari è un mistero", Rox:" Ssh!, fà silenzio..( Ray:" Perché, che succede").. zitto, stà zitto.. Ray", Ray:" Rox, come sai come...", un lupo mi attaccò alle spalle, tutto ciò che avevo subito con Dylan in quelle missioni, avevano fatto sì che mi salvassi la vita da solo, così per sopravvivere fui costretto a bruciare vivo il primo lupo, Rox era come pietrificata dalla mia reazione, non credeva a quello che sapessi fare, c'è n'erano troppi, al in circa un branco o poco più, così Rox caricando la pistola cominciò ad ucciderli, così mi lanciò un arma molto grossa, e potente, sembrava in quel momento un aria di sfida, stupefatta quest'ultima nel vedere come quel ragazzino, sapesse maneggiare e trovarsi quasi a suagio in quelle vesti, così disse con aria sorpresa e quasi preocuppante:" Chi ti ha insegnato ad usare tale arma ragazzo?", sparai a qualche lupo, ne rimanevano solo tre, si disperdevano sembravano aspettare soltanto il momento giusto, loro passarono in secondo piano, poiché dissi:" Che ti importa, per me sei solo una signora che devo salvare", Rox:" Perché mi vuoi salvare, mi conosci appena", un lupo osò disturbare il nostro cosidetto dibattito, così diventando come lui, a mani nude la sua mandibola si separò dalla mascella e gli altri due continuavano lì a stare nell'ombra, attendevano.. ancora lì, mi rivolsi a Rox con una voce di chi dice soltanto la verità:" La mia famiglia, mi ha insegnato che se noi abbiamo la possibilità e le capacità di svolgere un dovere, allora dobbiamo farlo", si avvicinò a me con un aria serena, come se in cuor suo sà che facevo la cosa, giusta e sbagliata allo stesso tempo, mi disse:" Così almeno ciò che ho fatto non è stato inutile, comunque quest'arma ragazzino, in mia presenza non la userai, chiaro", rimasi lì, mentre l'irruenza di quell'arma, faceva sì che bagliori come flash impazziti illuminavano il posto in cui ci trovavamo, poi mi rivolsi a lei, prima con voce bassa, poi sempre più irruenta e furiosa:" Dimmi chi sei..( Rox:" Come dici, ma non ne mancava, uno?")( prendendole il coltello)... ora mi dirai quello che voglio sapere, dimmi chi sei in realtà, se sei una traditrice, al servizio di Dereck, o se lo conosci con il nome di mercante di morte, giurò che questa sarà la tua ultima notte", l'ultimo lupo di quel branco, cercò di azzannarmi, ma li tagliai la gola, segno che avrei fatto la stessa cosa a quella donna, così mi avvicinai sempre di più, dicendoli:" Ora mi dirai quello che voglio sapere, non te lo chiederò di nuovo, dimmello, ora", pulì il coltello scuotendolo con il sangue di quel animale, ancora sulla punta, la donna abbassando la testa, si avvicinò a me, a gran passo, e tutto potè aspettarmi, ma ricevetti uno schiaffo, poi delle lacrime vidi straripare per fino dal quel singolo ciuffo, con voce sottile e debole la sua voce disse:" Sono felice, sono davvero felice, nipote mio( Rox:" Di che parli, Rox che ti prende.. andiamo")... sono tua zia, sono zia Rosanna, piacere. Ero davvero titubante e fuori di me, ma inconsapevolmente incominciai anch'io a versare qualche lacrima, forse avevo ritrovato l'ultimo membro della mia famiglia, la zia che credevo morta, un altro segreto di mio padre e mia madre, ed io appena risorto, avevo conosciuto zia Rosanna Trison.
Scena ventidue: Fuggi e non voltarti indietro a guardare con rimpianto il tuo passato....
6 giorni dopo...
Dylan:" Ancora nessuna risposta, ma non mi darò pace, vendicherò Ray, te lo giuro fidatevi di me Amanda e Jess, ve lo giuro", Jess:" Sono sicura che Ray è vivo, nessuno potrà farmi cambiare idea", Amanda:" Stessa cosa, sono sicuro che lui è vivo, io lo amerò per sempre..", Dylan:" Vi farò sapere al più presto, magari avete ragione.."
2 giorni prima...
Rox:" Accidenti Ray, te lo già detto è impossibile", Ray:" Non posso arrendermi devo.. dobbiamo tornare indietro, Jess deve sapere che sei viva, deve sapere finalmente tutta la verità, ci deve essere un modo...", mi disperavo, ma zia Rox finalmente mi calmò e mi disse tutta la verità:" Sai figliolo, io ero un agente della marina e così decisi di allontanarmi da voi, mi sembrava giusto, non ero un ottimo esempio, quindi raccontami come stà la tua famiglia, lo ammetto, non vedo l'ora di rivederli", appena concluse il suo discorso ripensavo a tutto quello che ci era capitato, così lo ammetto non volevo rilevare nulla, ma lei doveva sapere.. ad ogni mia dichiarazione, il suo volto cambiava espressione, ma poi dissi qualcosa, cercando un modo per consolarla:" Zia ascolta, Jess sarà felice di vederti, rivederti da così tanto tempo, era appena nata quando te ne sei andata e anch'io ricordavo a mala pena che tu esistessi, ma ora anche l'ultimo membro della famiglia è qui davanti ai miei occhi e giuro che ci vendicheremo, del mercante di morte , è entrato nella nostra famiglia, giuro che lo ritroverò e lo ucciderò", zia Rox appena sentì quel nome, il panico tornò per fino dentro il suo cuore, si agitava e ripeteva sempre di no, che non era vero, così dopo averla cercata di calmarla inutilmente, le dissi:"! lo conosci, dimmi quello che sai, ti prego", Rox:" Ok.. voi con quale nome lo avete conosciuto( Ray:" !.. perchè.. non dirmelo tu lo hai conosciuto..")... non solo stavamo per sposarci, e così stava anche per uccidermi, miracolosamente arrivai in questo posto e per poco questo luogo, per colpa di un uomo che nominano Lazzaro, stava per diventare la mia tomba", Ray:" Non ci credo, hai detto Lazzaro, ho avuto uno scontro con lui, poi colpito dall'agente dell' F.B.I. con dietro me da esca, e poi l resto della storia la conosci, fortuna che ti ho ritrovata zia Rox", ma di certo non fu contenta che avessi incontrato quell'agente speciale, di certo come papà, come anche io facevo, anche lei aveva i suoi segreti, così immersi in quella specie di silenzio con il rumore della cascata incessante accanto a noi, guardavamo la cascata e notai che zia Rox sembrava immersa nei suoi pensieri, tanto che sembrò essere invisibile tutto ciò che le stava intorno, una sola frase disse:" Le cose non sarebbero dovute andare così..."
Madrid, Spagna 10 anni prima...
:" Ciao, signorina, oggi è il tuo giorno fortunato", Rox:" Mi dispiace amico, ma sei fuori strada, voglio bere in pace, voglio stare sola", :" Le cose non sarebbero dovute andare così, giusto Rosanna Trison, oggi è il tuo giorno fortunato", Rox:" Non mi interessa..", :" Nemmo proteggero coloro che ami?"...
Presente...
Ray:" Zia.. Rox... sveglia.. dobbiamo allenarci ancora, forza", Rox:" Si voglio tornare dalla mia famiglia e questa volta non voglio fuggire, forza al lavoro", continuammo con gli allenamenti sarei tornato alla mia vita, più forte e mai più nessuno dovrà morire, non in mia presenza, ma all'improvviso un rumore funesto sembrò sprigionarsi dall'oscurità della foresta e poi una voce, un grido:" Lazzaro è tornato, ragazzino, adesso muori!!!" da quel momento il cuore di quella specie di foresta, si trasformò in una caccia all'uomo, e a tutti i costi dovevamo sopravvivere. L'uomo gridava, sparava e continuava ad urlare:" Ray Trison e tu puttana, pagherete, il capo vi vuole morti e voi andrete al suo cospetto morti, come promesso, nessuno, mi aveva osato colpire in quel modo, me la pagherai", Rox:" Non osare farli del male, non osare, ora lo userò in caso di emergenza, avviserò il tuo agente, Dylan McBride, giusto?", Ray:" Perché non lo hai fatto.. perché non lo hai fatto prima!, e sopratutto, perché non in tutti questi anni", Rox:" Non volevo essere un peso, mai più per nessuno.."
2 anni prima...
Dylan:" Questo lo chiami fare un buon lavoro?, saresti già morta, o peggio un peso, devi essere senza emozioni, altrimenti morirai", Rox:" Non posso ancora.. non ci riesco, mi arrendo, basta, sono già andata oltre il limite", Dylan:" Mai arrendersi, mai, fin quando c'è anche un briciolo di speranza, bisogna lottare sempre, per la propria famiglia, per le persone a cui vogliamo bene e vogliamo proteggere, non fare l'errore che ho commesso io..", Rox:" Non sarò mai più un peso per nessuno..."
Presente...
Ray:" Non ci credo.. aah!.. detto da Dylan, quando ritorneremo a casa, starà senza parole.. già mi immagino la sua faccia", divertirsi in un momento simile, inconcepibile, ma fu proprio ciò che capitò, non ne potevo farne a meno, tanto che anche zia Rox, accennò ad un piccolo sorriso, prima che tutto ciò fu interroto, dall'uomo a bordo di un quad e sopratutto con in mano un lanciafiamme, così prima che ci notasse definitivamente, dissi:" C'è un modo.. ci deve essere, bisogna ucciderlo, ma come", Rox:" Forse so un modo.. bisogna colpire..", la frase non ebbe nessun fine, poiché l'uomo furente e fuori controllo, apparve all'improvviso, i suoi occhi, le fiamme che quasi lo circondavano, così per un pò ci separammo, ma Rox aggiunse:" Al cervello, è l'unico punto, colpiscilo lì, forse tu ci puoi riuscire..", così in quasi tutti i modi possibili cercammo di colpirlo, ma ovviamente la cosa sembrava impossibile, stanchi, stremati e feriti, vedevo dei bagliori davanti ai miei occhi, quasi non controllavo i miei movimenti e ormai sembrava per me davvero la fine, quando Rox, zia Rox, cercò di colpirlo, ma lei era impotente colpendolo ininterrottamente, l'uomo si varicava, continuava a divaricarsi, incredibile, probabilmente non aveva niente di umano, sicuramente avevano fatto esperimenti su di lui, ma l'uomo libero, prima di aggredirmi, disse:" Porbabilmente ti starai chiedendo chi io sia, un uomo a cui deve la vita ad un altro uomo, un tempo ero conosciuto come 5488, un detenuto a cui era stata presediata la sedia elettrica, adesso uccidere quaranta persone sembra essere un crimine...", chiaramente i suoi occhi erano fuori orbita, la bava dalla sua bocca stava a siginificare che ormai non aveva niente di umano, e le vene su tutto il suo corpo si gonfiarono in maniera che sembrasse non farlo muovere più, aveva alle spalle Rox che li puntava l'arma, la guardò e poi continuò dicendo:" Ora tu conoscerai l'inferno, come l'ho vissuto io.. grazie alla mia redenzione grazie al mercante di morte, il mio salvatore.. il mio Dio", eravamo lì a bordo della cascata di quella foresta, quando poi mia zia disse:" Tu sei solo un mostro, il diavolo e brucierai al vero inferno, mostro", in quell'attimo l'uomo mi guardò, il suo sguardo, il suo ultimo sguardo di un folle, aggiunse:" Questo è solo l'inizio, tu non puoi ucciderlo, tu non puoi uccidere Dio", le sue ultime parole, mentre bruciava, così lì, mentre il rumore della cascata giaceva quasi ai miei piedi, li sparai, mia zia vide il mio sguardo, come quello di chi sà che è senza anima, lì immerso nel vuoto dei miei pensieri, vidi l'uomo ora definitivamente morto, lì cadere e portato via dalla corrente, così finalmente salvi, mia zia guidò il mezzo con cui era giunto fino a noi il diavolo ora morto, durante il ritorno a casa, mentre il vento si assimilava al mio unico pensiero, lì finalmente sereno: Avevo solo voglia di rivedere la mia famiglia, e avrei trovato Dereck, ciò che era capitato a Lazzaro o chiunque fosse, era niente in confronto alla fine che avevo in mente per il mercante di morte.
Scena ventitre: Il ricordo dell'ultimo frammento di famiglia...
Prima di ritornare a casa, decidemmo di fermarci ad un diner aperto 24h al giorno, mancavano due miglia, la voglia di rivedere Amanda, Jess e perfino lo stesso Dylan, si fece attendere, così sani e salvi ordinammo la torta di mele, uno dei miei dolci preferiti, stranamente appena giunse la solita cameriera, studentessa bionda che cerca di pagarsi il collage, fu proprio Rox ad ordinarla, si ricordava il mio dolce preferito e così accolti da quell'atmosfera, con uno sguardo al passato, mia zia mi raccontava di quando con tutta la sua famiglia, andavano a quello stesso lago e sperava di ritornarci almeno un' altra volta nella sua vita, così le parlai di Jess e ovviamente la verità sulla mia doppia vita ne venne fuori da sola, ovviamente non ne fu rallegrata, ma di certo non si scompose più di tanto, mentre la forchetta e la doppia fetta di torta di mele, tenevano probabilmente impegnati i cuochi, come se la stessa Rox non facesse un pasto decenne da anni e sicuramente mi schioccò nel guardare la sua informatezza nel mangiarsi tutto quello. Così usciti da quel locale, era ancora pomeriggio, sapete quando le cinque del pomeriggio, un orario non troppo presto per stare sotto al sole troppo a lungo e nemmeno troppo tardi, comunque la zia Rox mi sorprendeva per ogni cosa che facesse, così dopo che rubammo una macchina, arrivò Dylan , il localizzatore, d'emergenza, aveva funzionato, la gioia nel vedere mia zia, era probabilmente il doppio di quella, quando vide che il suo giovane rampollo, stare entrambi bene e quasi mi riapriva la ferita nell'abbracciarmi. Raccontai quello che era successo e forse sapevo dove trovare Dereck, ma poi in maniera chiara e decisa dissi:" Non dire a Jess e sopratutto ad Amanda che sono vivo, è una sorpresa che voglio farle, voglio apparire, così come sono rinato, all'improvviso", ma l'espressione di Dylan, quasi mi demordeva dalla mia idea, poiché disse:" Jess e Amanda, ma sopratutto Jess, stanno male.. davvero ti credono morto e poi vivo, poi di nuovo morto e poi vivo, è strazziante e snervante, ma sapevo che eri vivo, ma comunque sarebbe assurda e divertente la tua idea e tu Rox come stai?", ovviamente passai in secondo piano e se a quei due non li avessi fermato, avrei visto qualcosa di disgustoso, così tossendo riportai le cose com'erano. Sulla via per casa, rivedevo finalmente il mio quartiere, mi mancava ogni cosa di quel posto perfino quei bizzarri bambini che ogni volta facevano arrabbiare il vecchio ebreo del negozio di animali e la signora McHenz, una divorziata, definita da tutti milf, una bella donna, ma comunque... non ci divaghiamo.. ero tornato e Dylan aveva convinto le ragazze ad uscire in cortile, e zia Rox si presentò a loro, inpareggiabile e indistinguibile le loro lacrime e risate, passate tristi al racconto della mia finta morte, non c'è la facevo più, non sopportavo di vederle ancora soffrire, così facendo un piccolo rumore di cespuglio scosso, così prima che si voltassere, la mia voce li precedette:" Ehi!!, salve di nuovo a tutti, come state?", le lacrime di Amanda che correva verso di me, risentivo il suo affetto, il suo calore in tutti i modi possibili e poi il giacere al suolo, della coperta trasportata dal vento per qualche metro, di Jess lì immobile, così l'abbracciai e forse per tutto quello che li era capitato, il suo corpo si ritrovò al suolo e rientrammo tutti in casa. Jess si riprese, l'euforia prese il posto a tutto quello che probabilmente la sua mente le passava in quel momento, ora eravamo di nuovo una famiglia, e sapevo perfettamente che non tutto, poteva rimanere nel passato, la mia doppia vita ricominciava. Rimasi lì, mentre la cenere del camino arrivava oltre il limite di quel piccolo cancelletto costruito da nonno Ben, Jess era andata a letto e poi giunse Amanda con addosso un'altra mia maglietta, chiaramente intuibile ciò che tra noi era di nuovo successo, tutto era come doveva essere, così mentre lei beveva il solito bicchiere del suo vino preferito, mia zia non nascondeva che forse era già predestinata per osare contro coloro pieni di crimini, utilizzando armi pesanti, tanto da attirare perfino lo sguardo di Amanda che disse:" Mi insegnereste a sparare?", quella sua domanda mi fermò perfino da controllare quella lista di corrotti davvero lunga, così fu mia zia a prendere la parola:" Se è ciò che desideri..", la fermai e guardando entrambe, chiudendo il progetto a cui stavo lavorando, dissi:" Vi siete impazzite?, non permettero che ciò avvenga", Amanda:" Ma perché no!, vi sarei utile, vi prego lo faccio sopratutto per me stessa, per difendermi, vi prego", la sua insinstenza fu straziante, tanto che le dissi:" Ok... mosse basi e le arme basi, puoi iniziare con mia zia", Jess intanto scendeva in salotto ed era ancora euforica, tanto che nemmeno l'intruglio di zia Rox sembrava fermarla e improvvisamente in giardino sul retro guardava con ammirazione, come se quelle cose, anche le più banali, non le potesse fare mai più. Gli allenamenti di Amanda continuavano, ma all'improvviso, mentre anche Dylan rincasava, il telefono cominciò a squillare:" Pronto?", Dereck:" Ragazzo, non sai con chi hai a che fare, presto scoprirai che io sono la legge, la giustizia, la morte e Dio", Dylan intercettava la chiamata, mentre io dicevo:" Io ti troverò e ti ucciderò, come ho fatto con l'uomo che ti chiamava Dio, tu sei solo un insignificante mosca, in un campo di letame, sei morto", ovviamente l'uomo rideva, e poi quando Dylan lo aveva trovato, la rabbia nei miei occhi, fu inconparabile alla rabbia che anche Jess gli urlò contro, e improvvisamente il silenzio prese il posto alle parole e finalmente avevamo il luogo dove ucciderlo: La Towers High, il luogo più alto della città. Tra tre giorni lo avremmo incontrato, un'altra caccia all'uomo, questa volta con un unico obbiettivo: Uccidere il mercante di morte. Gli allenamenti continuavano e di tanto in tanto notavo gli umori di Jess, sempre diversi, sempre con uno sguardo nel vuoto più del solito. Dylan il giorno seguente, arrivò in maniera irruenta, tanto da non accorgersi dell'arrivo di Jess, tanto meno noi del suo umore che aveva nei giorni in cui restava delusa, ma comunque, raccimolando quel poco di fiato che riusciva a trovare disse:" Abbiamo.. abbiamo localizzato il nascondiglio di Dereck, dobbiamo far presto, la mia squadra è in posizione dobbiamo muoverci", tutti noi presenti lì sperando che qualcuno enunciasse anche la più banale vocale, giusto per rompere quel silenzio, fu proprio Jess a farlo, dicendoci:" Allora andate e uccidetelo, voglio solo questo", Rox:" Giusto quell'uomo ha causato fin troppo male a questa famiglia e a chi sà a quanta altra gente è ora...", Ray:" Arriviamo Dereck, o Dio, tu finirai presto all'inferno", intanto che noi, ancora una volta oltrepassavamo quelle quattro mura diventate ormai fardello di dolore e disperazione intinta di felicità, Amanda si prese cura di Jess, aspettando entrambe un nostro ritorno. Quella giornata fu la fine della mia unica possibilità di ricostruire una qualche specie di famiglia. In macchina mia zia e Dylan non smettevano di spunzzecchiarsi a vicenda, come quei sposini che si incamminano per il viaggio di nozze, così, mentre preparavo tutto l'occorrente necessario, dissi:" Vi prego, mi state facendo venire la nausa, ti prego Dylan fà si che non debba chiamarti zio, te ne prego", mentre caricavo l'arma, tutto ciò che intorno a me respirava, in quel momento non ebbe alcun significato, non aveva alcuna vita, prima leggere risatine e poi risvegliarsi sull'asfalto sporco e vedere il proprio mezzo incendiato, bloccare quasi un intera squadra di polizia, ma per fortuna loro stavano bene. Dylan mi spiegò che era stato Dereck, con un lanciamissile, così in quel momento volli dimostrare tutto il mio valore sia a Dylan che a zia Rox, così con manovre evasive, grazie a me tutti o quasi, poterono entrare, ma di certo qualcosa non quadrava, non una guardia a fermarci, non una trappola, ma ad attenderci ci fù proprio la fine stessa della felicità: un suono di un vecchio cellulare, nascosto dentro un vecchio materasso, appena emanai il mio respiro, Dereck disse:" Sai ragazzo, non mi sei mai piaciuto, sempre lì a credere di essere un eroe, te lo dico io cosa sei... soltanto un ragazzino che piange perché la sua famiglia non c'è più, piangi verme, ma la colpa( Ray:" Stà zitto!!, fà silenzio , ho una missione e una pallottola con su scritto il tuo nome, questò non è un film, ma la vita vera, te lo avevo detto, sai io ti ucciderò e vendicherò tutte quelle persone a cui hai fatto del male, me la pagherai, morirai peggio di un animale, io te lo giuro!!!)... aah, ragazzo rifletti se ti avrei voluto morto, tu saresti morto( Ray:" Quindi per te, è un gioco, siamo solo pedine?!")... per qualcosa di grande esatto, questo è solo l'inizio, domani alla Towers High, solo io e te, ha un altra cosa... ora perderai il tuo ultimo pezzo, ricorda è stata solo colpa tua, non mia", la chiamata cessò, ma troppo tardi, troppo tardi, un assordante rumore, un colpo violento, il panico nei nostri occhi, zia Rox, la mia unica famiglia rimasta, era lì, giaceva davanti ai miei piedi, con me intinto del suo stesso sangue...:"!.. no ti prego zia, ti prego no... non morire.. guardami guardami.. c'è la caveremo.. però devi guardarmi , resta con me, zia Rox, ti prego, faccia qualcosa.. la prego, l'aiuti... dobbiamo portarla in ospedale.. aiutatemi", fu tutto inutile, io lì che urlavo, mi dimenavo, ma il medico disse che la pallottola aveva una sostanza incurabile, Dylan mi abbracciò sentivo chiaramente il suo dolore, diventare sempre più grande, finché zia Rox, disse:" Ti prego Ray.. portami lì.. davanti a mio padre.. alla nostra casa.. sono.. così stanca, ti dispiace se mi porti tu, ti ringrazio figliolo", mentre correvo, più in fretta che potessi mai fare, il tempo non sembrò mai abbastanza, a guardarmi, mentre guardavo il corpo inerme di mia zia, c'erano anche Amanda e Jess che in lacrime, decisero di seguirmi, all'unico posto, in cui mia zia, voleva esserci, almeno vederlo un'ultima volta con i propri occhi: La sua casa sul lago. Il tramonto ormai stava per svanire e il corpo di mia zia, si ricopriva di vene blu e rossastre, come quelle dell'uomo che avevo ucciso, me ne stavo lì, mentre la sera non tardò ad arrivare, su quella spiaggia, mia zia disse le sue ultime volontà, molto famigliari nella mia vita:" Non cercare vendetta piccolo mio, vivi la tua vita, poiché essa non è mai abbastanza per essere vissuta a pieno, ora sono serena e felice, proteggi le persone che ami", un misero bacio sulla mia guancia, come una foglia abbracciata dalle "mani" del vento, poi disse per l'ultima volta:" Come è bella la luna vero?, lo so fratello, certo papà e mamma ho detto tutto quello che dovevo dirli, arrivo aspettate.. sono fieri di te( Ray:" Lo so..( piangendo ).. ma non posso fare quello che mi hai chiesto, no questo.. io non posso).. non farti troppo male, ora lasca che la corrente mi porti via, lascia e vivi il presente con ciò che ti resta", inerme involontariamente il mio corpo lasciò andare quello di zia Rox, ormai quell'uomo la doveva pagare, non provavo più alcuna emozione, una cosa era sicura, domani avrei chiuso questa maledetta storia, una volta per sempre, guardandomi indietro che ormai l'ultimo frammento di felicità della famiglia, era tornata da loro, e domani ci sarebbe stata la resa dei conti.
Scena ventiquattro: La morte di un falso Dio... Ingresso...
Il mattino seguente mancavano due ore alla fatidica resa dei conti, così mentre tutti si prepararono, andai su in mansarda, da tempo ormai non ci mettevo più piede, dalla morte, prima di nostra madre, poi quella di nostro padre, di certo il tempo se ne era davvero accanita, tanto che polvere e ragnatele erano dappertutto, ma comunque rovistando, ricordi riafforravano nella mia mente, piccoli oggetti, dal valore affettivo impensabile, lo ammetto, qualche lacrima fu davvero difficile trattenerla, ma di certo il desiderio di vendetta, quello ,dentro di me, era pronto ad esplodere in tutta la sua furia. Tra tutti quei cimeri e ricordi vari, trovai due cosi fondamentali:" La nostra foto di famiglia, ricordo che mio padre, la mostrò soltanto una volta, qui è dove siamo felice e tutti insieme e poi un'arma nella nostra famiglia da generazioni, così decisi di portarla con me. In macchina, con me c'erano anche Amanda e Jess sul sedile di dietro, dicendomi ogni cinque minuti che non dovevo esagerare e ricordarmi che non ero invincibile, ma ad un certo punto, non ascoltai più, sapevo benissimo cosa dovevo fare e niente e nessuno doveva o poteva fermarmi. Finalmente arrivammo, la Towers High, uno dei più alti palazzi, mai costruiti, ospita ufficili, conferenze, stanza d'albergo e perfino piscine private, ma la mia non era una vacanza, ma una vendetta. I polizziotti perlustravano la zona, schiocchi avrebbero finito per farsi uccidere, ma non mi importava, ero diventato quello che nessuno voleva che diventassi, ma non si può tornare indietro, troppo tardi, non adesso. Amanda e Jess restarono in disparte a guardare, come, all'arrivo di Dylan di fianco a lui un uomo con folti capelli bianchi, di sicuro il suo capo, sicuramente esperto di guerre, ma che di certo non ne combatteva una da secoli, lì che si sistemava la cravatta, pronto a dare ordini e istruzioni, magari che sfociavano in tragedie, con storie della sua vita passata a cui non fregava a nessuno, ma essendo la carica più elevata il rispetto e l'ordine era garantito, vi era di tutto che lui non potesse comandare, avvicinandosi a me quest'ultimo disse:" Sai ragazzo,hai un nome di tutto rispetto, certo di strada ne dovrai fare, ma comunque..( Ray:" Venga al dunque, coa voleva dirmi").. ok.. fà quello che devi senza distruggere niente e sopratutto la mia operazione, la nostra organizzazione lo vuole vivo...", mi avvicinai a lui e li puntai l'arma, per quel poco che valeva, io rappresentavo il nemico numero uno, assurdo, ma senza al minimo accenno di paura e fregandomene di tutto quello che mi circondava, di tutti che mi fissavano senza di nulla, di tutte quelle armi e quei silenzi lì che guardavano me, dissi:" Non me ne frega un beato cazzo, dei suoi ordini, appena ne avrò l'occasione io lo ucciderò, ora vi libero l'ingresso, così potrà fare i suoi giochetti", ovviamente la sua paura tornò al suo stato naturale e risistemandosi nuovamente la cravatta disse:" Fà pure ragazzo, ma senza un mio ordine, sarai ucciso anche tu, questo non dipende nemmono da me, lo voglio vivo, vediamo quello che sai fare, ragazzo", prima lontano, ora vicino, la voce di mia sorella era inconfondibile e decisamente appropriata e inopportuna allo stesso tempo:" Ray.. no Ray.. ti farai uccidere.. Ray.. ", la sua voce echo nelle mie orecchie, chiesi a gli uomini di lanciarmi come copertura un fumogeno, e indossato una maschera speciale, entrai instintivamente, se fuori era chiaramente giorno, lì dentro era, così come fin dentro la mia anima, nero come la pece e il buio di cui io stesso ero circondato, ovviamente quella speciale maschera di cui disponevo, mi permetteva di vedere i miei nemici e meno di cinque minuti, l'ingresso era libero. Così la squadra speciale a capo di quel uomo e dello stesso Dylan, chiamata N.T.N., entrò senza problemi, inconscenti i presenti di quello che accadde poco più avanti: in un attimo prima che entrasse Dylan un uomo aveva lanciato un qualcosa che raramente anche il maggior esperto in armeria avrebbe mai riconosciuto, vidi la sua forma, la sua consistenza, ma nessuno si sarebbe mai aspettato una tale potenza: io mi salvai per miracolo, un esplosione talmente devastante, un arma di distruzione di massa, uccise i presenti, io ferito, dentro una specie di stanzino abbandonato, ferito, vidi gli uomini che scendevano e uccidevano chi era sopravvisuto, io sparavo, ma poi quell'uomo attivò un'altra arma, pur di uccidere i nemici, definiti da lui stesso i cosidetti nemici dello stato, incurandosi dei presenti, così fugg' via, il piano aveva funzionato e io scaraventato lontano, sembrava che avessi perso l'uso dell'udito, ma fortunatamente pur con qualche graffio, ero vivo. Il capitano sicuramente avrebbe detto che li dispiaceva, ma che era l'unica soluzione, così li dissi:" Si risparmi le prediche o qualunque cosa abbia da dire, faccia in modo che nessuno muoia, ci riesci signore!", arrabbiato uscì fuori e chiesi alle ragazze di tornare a casa, ma prima che andassero dissi:" Vi prometto che tornerò vivo, lo giuro!", il capitano mi fece segno di raggiungerlo e vidi ciò che restava della mia famiglia, lì sola con avente soltanto il desiderio della speranza dentro di sè, mi avvicinai al capitano che a tutti i presenti disse:" Per chi non mi conoscesse, sono il generale e capitano della squadra speciale N.T.N., il mio nome è Sheppard, chiamatemi Sheppard, comunque voglio uomini ad ogni piano, lo voglio vivo", Ray:" Non sono uno dei suoi uomini, per questo la chiamerò solo Sheppard, ho piazzato una videocamera nell'uomo che aveva lanciato quella specie di bomba e l'ho anche ferito( Sheppard:"Controllate quanti uomini sono, ora!").. già fatto sono cinquecento, compreso l'uomo che cerchiamo, io fare delle squadre e voglio che il suo uomo Dylan McBride venga con me, non glielo stò chiedendo, la stò solo informando, e ci avvisi se qualcosa si muova la fuori e Sheppard, le vede quelle ragazze, sono la mia famiglia, un solo capello fuori posto e si considererà da parte mia un uomo morto che cammina", soldato:" Signore qual'è il piano", risposi io al posto di Dylan, camminando e osservando tutto ciò che mi circondava:" Il piano è vendetta".
Scena venticinque: La morte di un falso Dio_ Primo piano.... (Sopravvivi se ci riesci...)...
Pur impartiti gli ordini, ciò che trovammo al primo piano, di certo non mi convinceva: il silenzio di cui quel luogo, che forse un tempo era stato progettato per qualcosa di utile, ora era ricoperto da qualche giornale bagnato, qualche tubatura asciutta e carta trasparente che ricopriva tutto quello che frettolosamente qualcuno aveva portato via, ma ciò che colpì la mia attenzione fu inizialmente l'ascensore che partiva da quel piano fin all'ultimo, strano come mai tutto intorno sembrava sopravvisuto ad una specie di tornado e quell'ascensore era vuoto e nuovo, poi vidi che due agenti che parlavano, con altri tre, decisero la loro fine: appena entrati in quell'ascensore, le porte si chiusero e gli uomini all'interno erano ormai nell' oblio del panico, finché la stessa trappola mortale non esplose e gli uomini all'interno uscirono su un montacarichi, carbonizzati, molti loro compagni e amici non si davano pace e anche loro scoprirono il vero dolore, ma poi tutti i presenti guardarono con attenzione un monitor a plasma distrutto, ma ancora funzionate, l'immagine era il solito messaggio anarchico contro l'America, una pista usata per chiunque tentasse di realizzare la propria vendetta, apparve Dereck che disse:" A tutti i presenti, siappiate che potevate vivere le vostre misere vite, ma avete deciso di volermi fermare, il nemico.. signori miei, il nemico non sono io ma voi stessi, vivete questà è l'ultima possibilità e a te Ray Trison ti dò il benvenuto nei giochi degli adulti, attento o finirai come quegli idioti, poveri... poveri, io vedo ogni vostra mossa, sento tutto, sono sempre un passo avanti a voi, pronti o no, voi siete già morti, solo che ancora non lo sapete", Ray:" Ascolta psicopatico, te lo dissi già tempo prima, io ti troverò e ti ucciderò", Dereck:" Tu non puoi uccidermi, eroe..aahah!, non puoi per due motivi: il primo è che se io morissi quel idiota di Sheppard ti dovrebbe uccidere e faresti la stessa fine, secondo tu non puoi uccidere Dio!", il mio sorriso di nervosismo e carcasmo di certo non riuscì più a trattenerlo e dissi:" Sai che penso delle tue idee!", sparai alla telecamera che ci inquadrava, ora era più che mai una faccenda personale, quando solo la sua odiosa voce si udiva:" Signori fateli fuori!", all'improvviso quel posto si trasformò in un arena e di certo il sangue non mancava di essere sprecato inutilmente, da entrambi le parti, mentre Dio, come si definiva lui stesso, era da qualche parte credendosi al sicuro, che rideva delle vite umane, considerate come carte da gioco, tutto un suo folle piano. Quegli uomini erano lì senza vita, ormai erano solo cadaveri, uno di loro era sopravvisuto, così prima che li concedessimo di esalare l'ultimo respiro, disse che il suo Dio si trovava all'ultimo piano, poi morì. Così urlai tutta la mia rabbia sicuro che Dereck, mi ascoltasse:" Mi senti.. giuro che ti vengo a cercare, hai ragione, non posso ucciderti, ma di certo da Sheppard non ti riporterò come sei entrato qui dentro, vengo a prenderti.
Scena ventisei: La morte di un falso Dio_ Secondo piano...
( Fuoco d'assedio...)....
Con qualche difficoltà, in attesa di rinforzi, riuscimmo ad arrivare al secondo piano , mentre gli uomini andavano avanti e dissi a Dylan:" Non mi fido del tuo capo, questa storia è più strana del previsto, come faceva Dereck a sapere che quegli uomini passavano proprio di lì( Dylan:" Lui ha detto che sente e vede tutto, non te lo ricordi?")... ma nelle varie stanze, tutte uguali ad ogni piano, compreso il suo, hanno dei vari punti ciechi, qualcuno li passa le informazioni, credimi, fidati di quello che dico", Dylan:" In caso di emergenza, usalo( Ray:" Cos'è sembra un qualcosa di elastico..).. si affibia alla cintura, parte dalla punta un cavo che è in grado di sostenere fino ad un quintale di massa, che perfino massa grassa", così appena giungemmo al secondo piano, vedemmo che i nostri uomini erano lì fermi che osservavano qualcosa, così guardammo meglio è ciò che vedemmo fu un qualcosa di strano, ma appena cercavammo di capirci qualcosa, apparve Dereck:" Signori, ora avete di fronte tre avversari: una gesha assassina, un lottatore di sumo omicida e folle, e infine un assassino professionista lottatore di pugilato, a scendere in quest'arena saranno: l'agente Roberta Fallow vs La Gesha, poi sarà la volta dell'agente Dylan McBride contro il lottatore di sumo folle e ultimo, ma non meno importante l'icontro atteso sarà la volta di Ray Trison, le regole: potete usare qualunque arma, se voi vincete andrete all'ultimo piano, contro me il vostro Dio, se voi perdete, sarete morti, farò esplodere la parte in cui vi trovate, ora se vogliamo cominciare nell'ordine stabilito, quindi mettiamo una musica moderna, per ogni incontro, così e buon divertimento, date spettacolo il mondo guardua, concessione del vostro Dio", in effetti droni ovunque, davvero qualcosa al di fuori delle leggi umane. Il primo incontro, la gesha era davvero fuori di sè, attaccava la nostra risorsa, un nostro membro, una nostra amica, la musica in questione era più che moderna, era Jason Derulo_Talk Dirty, i colpì però che dalle rispettive parti si lanciavano in segno di sfida, era assai più devastante, più forti, della musica stessa, Dereck non scherzava, davanti all'edificio in cui ci trovavamo, un plasma gigantesco con una marea di pubblicità, poi le immagini di quell'incontro e avvenne anche un omicidio in diretta: il fidanzato della mamma singol, il loro amore venne distrutto per sempre, quindi a chi si intrometteva, la sua fine era cosa certa. Così mi guardavo intorno in cerca di una soluzione, Roberta resisteva, ma non sarebbe durata al lungo, per i colpi subiti, avrebbe perso sicuramente un occhio, di fronte ad un altra donna come lei quasi distrutta dalla fatica, ma ancora con il sangue pieno di odio e vendetta, sembrava la fine per Roberta, quando Dylan sparò un colpo, così potente devastante e così preciso che la gesha, cadde ormai morta di sotto e il sospiro di quel affranto pubblico non si fece certamente attendere, Dylan:" Adesso tocca a me, hai detto nessuna intromissione e io ho sparato da lontano, bene recupero il mio uomo e può iniziare il mio incontro", Dereck:" Avevo detto niente intrommisioni, la pagherete( Dylan:" Che vuoi fare uccidermi, devo fare l'incontro).. ora vedrai che vi serva da lezione", appena Dylan decise di raggiungere e recuperare Roberta, un elicottero d'assalto, cominciò il suo assedio, lì giaceva ormai inerme quel corpo che un tempo era di una donna, di un agente, di una giovane madre che voleva soltanto una nuova vita, giaceva lì, ricoperta dalla morte sottoforma del suo sangue, lì che guardava il suo compagno e con un gesto con la mano, voleva accanto a sè il suo amato anche durante il passaggio alla morte, e sapeva che ormai era giunta la sua ora, non riuscì ad afferlarli, ma a prenderle solo la collana, ero lì in ginocchio e piangevo, non ne potevo fare a meno..., Dereck:" Vi avevo avvertiti, chi si intromette, muore", Ray:" Perché... perché lo hai fatto.. non ci credo... non è possibile.. perché tutto questo sangue e dolore, giuro che ti ucciderò, fosse l'unica cosa che faccio", mi rialzai e andai verso Dylan prima che iniziasse il suo incontro, li dissi in maniera fredda e lucida:" Io attiverò il piano di cui di avevo parlato, se mi sbaglio me ne assumo tutta la respondabilità, altrimenti chiuderò tutta questa storia, una volta per tutte", ci separammo e Dylan si preparò a combattere. Credendosi in vantaggio, Dylan sottovalutò il suo avversario, ma ben presto si rese conto che era meglio usare il cervello e non solo i muscoli, ma pur essendo molto grosso, il lottatore era comunque molto forte e di certo la sua tenacia non dermodeva, colpi su colpi, tavoli rotti, tubi distrutti, qualunque cosa entrambi avessero in mano usavano per uccidere l'avversario, sembrava Dylan in vantaggio, poi il lottatore di sumo andò oltre il suo limite, tanto che a subirne sembrava soltanto il suo corpo, pieno di lividi e sangue che continuava a fuoriuscire da qualunque punto del suo corpo, così l'occasione devicva avvenne quando Dylan cominciò a colpirlo con furia, da non volerlo uccidere... sembrò che la sua rabbia, tutta la rabbia che teneva dentro di sè, la sfogasse tutta contro il suo avversario, ad ogni colpo che sferrava portava dalla sua parte, perfino la sua squadra cominciava a fare il tifo per lui, quegli uomini, in quel momento, forse non si rendevano conto di dove si trovavano, dall'altra parte come lo si poteva fare, ormai la vittoria era cosa certa, ma da un momento all'altro, quell'elicottero sarebbe spuntato fuori e Dylan stanco sarebbe stato un bersaglio troppo facile, così corsi verso di lui, quei pochi centrimetri, mi sembravano metri, se non kilometri, mentre osservavo il giacere al suolo del corpo del lottatore con quei occhi ormai troppo stanchi per chiudersi, mentre dormiva lì nel suo stesso lago di sangue e voltandomi, vidi quasi sopraggiungere l'elicottero e lì immboli Dylan in ginocchio che guardava qualcos'altro, con addosso i segni di una lotta stremante, che mai avrei potuto che finisse in tragedia, così le uniche parole che dissi, se pur a fatica, furono:" Correte.. tutti mettetevi al riparo", la canzone, Jay Frog Tzzz, terminò l'elicotterò esaurì ancora una volta, la sua carica di proiettili, fortunatamente non emanò al suolo nessun'altra vittima. Il nervosismo e l'ipocrisia di Dereck era oltre ogni limite, ma poi con la solita calma che cercò di ritrovare, disse:" Ora l'ultimo incontro e comunque vada, morirete, è la legge di Dio", arrabbiato e un pò ferito, sparai alla telecamera e di certo il mio avversario non attese quella specie d'inizio o silenzio che c'era prima di ogni incontro, nella mia mente, mentre osservavo un altro ostacolo sul mio cammino e di certo non avrei provato nessuna pietà che di certo rivedevo nel suo sguardo, non avrei provato alcun che.
Scena Ventisette: La morte di un falso Dio_ Ultimo piano...
( Una furia fino alla fine...)...
2 ore dopo...
Ray:" Mi senti Dylan, avevo ragione.. abbiamo il nostro traditore, ora lo ucciderò, aspettami e facciamo si che questa storia finisca per sempre...", Dylan:" Come vedi lo strumento inventato dai quei secchioni, ha funzionato", Ray:" Si...( sarcasmo)... avrebbe bisogno di qualche modifica, ma per fortuna sono vivo, per fortuna.."
2 ore prima...
Avevo di fornte a me un avversario, il più temibile e senza pietà che abbia mai visto, a mani nude, ecco ciò che valutavo: un corpo che andava per conto proprio e una mente che pensava al modo di rimarene vivo, se vincevo o perdevo, tutti noi eravamo morti e intanto dovero raguagliarmi su come fermare quella furia omicidia e la scorrettezza che di certo non li mancò:" Ma, armi avevamo detto a mani nude, se continui sarò costretto ad usarli anch'io e credimi se ti dico che saresti già morto", l'uomo non mi ascoltava e di certo muoversi come un pazzo con una camicia di forza, la cosa di certo non mi aiutava, ormai usava per fino dei fumogeni o qualcosa di simile e si muoveva come se si fermasse sarebbe morto, così tutti noi restammo lì a fissarlo, quasi gli agenti ridevano o restavano senza parole, così cercai di parlagli e dirli:" Ma che fai sei diventato matto, fermati!", in quel momento non potè vedere il volto di tutti quelli momenti, seguivano gli ordini di Dylan dovevano raggiungere il piano e fermare Dereck, così l'elicottero si prestava nuovamente a fare la sua figura che lasciava il segno e poi un improvvisa chiamata:" Signori ho deciso che lo show, avrà il suo finale, ora, grazie per aver partecipato, mille grazie, godetevi il finale", in quell'attimo Dylan sfuggì al mio sguardo con tutti gli uomini, l'elicottero arriva e l'esplosione ebbe inizo: poi il folle mi gettò fuori dalla finestra, ma io lì che ormai pensavo, o meglio non pensavo più a niente, ma ripetevo solamente:" Spero che funzioni, andiamo funziona.. deve funzionare altrimenti Dylan ti ucciderò io...", vidi che l'aggeggio che mi aveva dato non funzionava, per me forse era davvero la fine, ma all'improvviso ancora quella sensazione quell'adrenalina, quella sensazione che puoi ancora fare qualcosa, puoi fare l'impossibile, così correvo infuriato, correvo come se non ci fosse un domani e appena giunsi ad un certo punto, in mezzo al tragitto più strano che avessi mai percorso, mi voltai contro quell'elicottero e sparai alcuni colpi, ne percepivo l'odore, ne captavo la forma e sopratutto ciò che successe in seguito: non sapevo come avevo fatto, ma all'improvviso mi ritrovai in un sperduto ufficio del primo piano, e appena mi risvegliai non credevo neanche a quello che io stesso dicevo:" Non ci credo, sono vivo.. accidenti sono vivo.. non ci credo.. accidenti Dylan!, ma cosa succede!", sentivo che qualcuno veniva nella mia direzione, un uomo di Dereck, avevo la mia occasione, così notai quasi indinstintamente l'elicottero che si era distrutto, lì davanti all'ingresso di questo enorme edificio, ma comunque appena giunse davanti a me, lo torturai e i segreti più oscuri, i piani.. ormai lo avevo in punto, e uccidendo una vita, il che non era la prima volta, ma era la prima volta che provavo piacere nel farlo, capì che ero nato per questo.
Intanto...
Dylan:" Andiamo ragazzi, forza manca poco, fatelo per tutti quelli a cui abbiamo dovuto dire addio, forza", potevo soltanto immaginare, la furia omicidia mormorare nelle teste di ciascuno di loro, potevo soltanto immaginare il sangue, quell'ultimo sangue e le lacrime versate, sangue d'odio e lacrime di pietà o di benevolenza o sopratutto di dolore, ero lì, ma io non mi sarei arreso mai. Così chiamai Dylan, fu felice e sollevato di sentire la mia voce, ma fu come paralizzato, questo lo potevo soltanto immaginare, prima che potesse succedere l'inevitabile:" Ascoltami, sò chi è il traditore, non ti piacerà è Sheppard, riflettici fin dall'inizio, pensaci, ne avevo i sospetti.. ora ti spiegherò tutto a tempo debito, porta come previsto il prigioniero al resto, tu come gli altri riceverete una sorpera inaspettata, pronto a vendicare tutti coloro a cui abbiamo dovuto dire addio?", non ricevetti una risposta da Dylan, ma di certo la sua fierezza e consapevolezza riposta nella mia fiducia, stavolta si finiva con il dire troppi addii, di questo era come se ero lì, non lo immaginavo affatto.
Intanto...
Ray:" Eccomi ve lo avevo detto che sarei tornato", i pianti e le gioie dovevano aspettare, ma comunque avevo bisogno di sentire il loro calore umano, ne avevo bisogno,:" Venite, lo abbiamo preso, venite con me", da lontano e sempre più vicini , tutti i presenti udivano chiaramente ogni singola sillaba di reati che Dylan citava, mentre il nemico numero uno, era lì in ginocchio che forse sapeva e si arrendeva all'idea della sua vittora, poiché anche il traditore, sotto il nome di generale Sheppard. Avrei dovuto forse parlarvi di lui, Giulius Sheppard comandante in giovane età e colui che ha visto più guerre di tutti, amante di sport e di vari vizi come quello del gioco d'azzardo che di tanto in tanto lo cacciava in grossi guai, forse una delle ragioni per cui aveva deciso di tradire il suo paese, un ex moglie, tre figli un odioso cane di merda, al momento una moglie e un figlio maschio Robert Sheppard, prima semplice soldato e poi veterano, al momento aiuta le famigle in difficoltà, una casa e una villa a Miami, comunque nessuno se ne ricorderà mai più che esisteva, quindi non ne parlerò. La resa dei conti avenne quando ormai sia il comandante o generale, chiunque fosse, era lì che guardava il "Dio", che preso dalla follia cominciò a dire tutto e così erano finalmente lì,tutti presenti e perfino il pubblico spettatori, di una macraba storia che avrebbe avuto un finale degno di un finale da film drammatico, ma trovarci lì in quel punto, con Jess che urlava a quello che credeva essere l'amore eterno della sua vita, tutti i presenti che quel giorno avevano perso, qualcosa per colpa di un singolo uomo, qualcosa come l'amore, i proprio cari, eravamo lì, con il frusicare del vento che ci circondava e il silenzio che di tanto in tanto faceva la sua comparsa, finché quel silenzio fu rotto da ciò che disse il generale:" Ragazzo, osi colpire un generale degli Stati Uniti D'america, come osi( Ray:" Tu non sei un uomo di legge, sei solo un animale, è oggi è stata la prova che uomini innocenti sono morti a causa tua, sei solo un povero pazzo, schifoso")... allora non sono l'unico, non mi ucciderai, poichè se lo farai tu perderai ogni cosa, se io morirò altri ti troveranno e ti uccideranno, è una promessa( Ray:" Non avresti dovuto... non avresti dovuto coinvolgere la tua famiglia e la mia per i tuoi loschi affari, ora morirai come un animale")... non farlo.. altrimenti morirai, ho conoscenze potenti, ne ne pentirai, ragazzo!", Ray:" Allora non vedo l'ora", li sparai e tutti i presenti vedevano la morte di un uomo, ha cui mai nessuno avrebbe speso una singola lacrima, poi Dereck cominciò a dire:" Ray Trison, tu sei solo un misero, minuscolo essere, in un mondo di corrotti, non potrai fare nulla contro di essi, perderai ogni cosa", guardavo tutto ciò che mi circondava, quando poi la follia entrò dentro di me e si sprigionò come uno tsunami in piena regola, quando Jess disse:" Non è mai contato niente tra noi, io sono..( lacrime di disperazione e rabbia)... sono incinta!!!!", lì per chiunque avrebbe visto il mio sguardo, avrebbe avuto di più paura per quello che accadde dopo, quando la mia rabbia ebbe inizio di dare sfogo, prima di udire le ultime parole di un falso "Dio",:" Tu... morirai... morirai... ti uccideranno, sei solo una putt_",Jess:" Uccidilo", ciò che rimase del corpo, era qualcosa che neanche gli animali più orrendi avrebbero voluto come pasto, buchi d'appertutto, li mancava un occhio e il cranie era aperto a metà, la mente malata di un uomo folle, ora era davvero tutto finito, quel giorno sarà ricordato da chiunque fosse presente quel giorno e per chì ne osservò l'evolversi e la fine da lontano, all'insegna dell'amore, del dolore, di ciò che abbiamo perso e ritrovato, pensando che la vita umana non viene apprezzata mai abbastanza.
Scena ventotto: Ricordando il passato...
Tornati a casa, nessuno disse una parola, ancora scossi per ciò che la vita di ognuno di noi, aveva dovuto dire addio, forse troppe volte, forse mai abbastanza, mia sorella piangeva e se ne stava lì che non voleva parlare con nessuno, Amanda cercava di parlarle e io da lontano che osservavo la scena, neanche io avevo il coraggio di parlarle, non avrei mai trovato le parole giuste, quelle parole che di solito, sono facili da trovare e dire in situazioni come quelle, non provavo alcuna emozione, ma il mio corpo sembrava tradirmi: una lacrima, poi un'altra, e poi l'arrivo di Dylan dal retro:" Accidenti.. ragazzo.. hai davvero dato spettacolo e hai combinato un enorme casino, dovevamo consegnarlo vivo, ma comunque tutto sommato, forse riesco a far tranquillizzare le cose, ma per un pò non farti vedere in giro, il tuo posto per ora è accanto a loro, lo troveremo l'assasino di tuo padre, ma la descrizione che ci hai fornito.. non mi sembra che..., ma mi senti, Ray?", a malapena cercavo di capire un nesso logico, il perché da quel maledetto giorno dell'assalto in banca, tutta la mia vecchia vita, era soltanto un lontano ricordo di com'era, forse non avrei dovuto andare lì, sarei dovuto andare, via, forse tutto questo era solo colpa mia, così ignaro che Dylan dicesse qualcosa o fosse lì, dissi:" Non ho più niente ormai, tutta la mia vecchia vita davanti a i miei occhi, lì che mi saluta e mi dice addio", Dylan mi scuoteva, cercando di farmi tornare in me, ma continuavo a dire:" Sono solo un ragazzo.. basta con tutto questo dolore", Dylan mi diede uno schiaffo, come un padre fà ad un figlio anche se quel gesto che compie non l'avrebbe mai voluto fare, mi abbraccia, la prima volta, tante sensazioni, troppe in quel momento erano nella mia testa e mi lasciai andare, mentre Dylan stesso diceva:" Lo so.. lo so sei solo un ragazzo e hai visto più dolore tu di chiunque altro, ma ascolta ora hai loro, hai me, non dimenticarlo, ora forza e coraggio tua sorella ha bisogno di te, è in giardino con Amanda, ha proposito di lei complimenti per la scelta ragazzo, guarda che forme", lo spinsi via e la ritrovata complicità tra noi, tornò come quella di un tempo, salutai Dylan e restammo soli noi tre, circondati da un infinita pace, mai così vicina e felici di averla. Mi appoggiai a Jess, ero seduto su una delle sedie da spiaggia, costruite da nostro padre, Amanda era accanto a lei, ma dalla parte opposta, Jess si toccava la panca, e poi disse:" Te lo ricordi fratellone, quando facevamo arrabbiare papà e non riusciva a costruire qualcosa, poiché noi li rovinavamo sempre tutto?, se solo( piangeva).. non fossimo stati così idioti da bambini ci saremmo goduti di più la loro compagnia", Amanda era lì che aspettava qualche mio gesto, una mia parola, finalmente ci provai e dissi:" Che intendi fare, Jess, sai che è una decisione importante, no una decisione che puoi prendere da un momento all'altro e sappi che una o l'altra niente sarà più come prima", Jess:" Quando... mai... quando mai ogni decisione nella nostra famiglia è stata facile da fare, sempre conseguenze... scelte e dire addio a molte cose, a questo non voglio dire addio, a questo bambino no, lui è la scelta più importante, non una decisione, io lo terrò e voglio Amanda che tu mi aiuti, e tu Ray sei con me?", la guardai, quegli occhi che di dolore ormai sapevano per fino com'era l'odore, quegli occhi così decisi che sembravano non trapelare alcuna reazione, alcuna emozione, così mi alzai e dopo aver fatto pochi passi dinanzi a loro, mentre Amanda abbracciava Jess, dissi:" Io sarò sempre e comunque con voi, potete giurarci".
4 mesi dopo...
4 mesi.. erano già passati quattro mesi e i cambiamenti nella vita di Jess, così come in quella di tutti noi, non si fecero attendere, tutto li sembrava troppo faticoso, avvolte aveva bisogno di un aiuto extra, e questo impegnava me e Amanda, ma di certo lo facevamo con buon cuore, un poemriggio, Amanda era andato al market della zona, e così mia sorella si era addormentata sul divano, mentre leggeva un libro, ero in cucina e bevendo una tazza di cioccolata calda, mi accorsi di tale cosa, così stavo per sistemarla meglio e tenerla al caldo, quando vidi i nostri genitori che la guardavano e la coprivano con una coperta, mentre rimanevo a guardare la scena, loro che continuavano e mai avrebbero smesso di proteggerla, poi dinanzi a me, piangevano lacrime di gioia, così anch'io piansi e entrambi ci abbracciammo e poi sparirono, mentre Amanda rincasava con quell'aria di chi ha dovuto per fino lottare come un animale per mangiare un misero pezzo di carne, ma poi Amanda con una voce sottile, da essere quasi non percebibile disse:" Domani andremo a fare un altro controllo, speriamo che vada tutto bene", ma andai verso la radio e accesa, davano la canzone/Bruno Mars_ Just the way You are/, così ballammo, lei sorrideva, dopo tanto tempo, lì dove il mondo non poteva fermarci, eravamo solo lei ed io, solo lei ed io, era tutto magico in quel momento, anche in camera da letto, tutto magnifico, finché tornando di sotto, trovammo Dylan che si versava da bere, e aveva con sè un altro fascicolo, così mi avvicinai a lui e dissi:" Dopo quattro mesi, dimmi che vuoi non voglio più niente a che fare, quell'uomo è morto, ora è tutto finito!", Dylan mi guardò come se le mie parole avessero emanato qualche specie di eresia o qualcosa di simile, così lasciò il bicchiere mezzo vuoto, con il ghiaccio che si scoglieva anche se fuori il gelo non smetteva di soffiare incessante, comunque disse:" Ragazzo, è appena iniziata questa storia, dobbiamo catturare gli uomini che c'erano dietro e aiutavano Dereck, ora sei nell' N.T.N., è la tua famiglia sarà ancora in pericolo se non interveniamo", guardavo quell'angolo di famiglia, tutto ciò che avevo di prezioso al mondo, intanto che mia sorella si svegliava e Amanda stava accanto, così andai da lei e mettendole una mano sulla spalla le dissi:" Se non vuoi che vada, io resterò con voi, cosa vuoi che faccia", mia sorella prima guardò il suo pancione, passando per lo sguardo di Amanda e poi quello di Dylan, così mi disse:" Non sono io l'artefice del tuo destino, ma tu stesso, se vuoi andare, va è fà la cosa giusta fratellone", Ray:" Da quando hai quel pancione sembri diventato più saggia, sicuro che sei incinta!", li strapai una risata che diventò generale, così decisi ancora di mettermi in gioco, tutto per la mia famiglia.
Scena ventinove: Verità...
Finalmente tra me e Jess non ci sarebbero mai segreti, e sicuramente il fatto che, di ciò che mi restava di più caro al mondo, ora sapeva la verità e mai più segreti con loro. In viaggio Dylan sembrava titubante nel volermi dire quello che li frullava nella testa, cercava qualche pretesto, ma alla fine disse:" Sai ora che sei a tutti gli effetti un agente del N.T.N, ( Ray:" Questo è tutto da vedere, ma va avanti...), comunque dovresti trovarti un nome d'agente, o uno fasullo, ma molto convincente, in modo che la gente ci creda, specialmente quelli con cui abbiamo a che fare, cosa credi che il mio nome sia quello effettivo, ragazzo?", rimasi titubante e quasi non riuscivo a dire nulla, ma poi dissi:" Quindi mi hai mentito anche su questo, quindi non ti chiami così, non ci credo..", Dylan:" Non prenderla in quel modo, non è la prima volta che usò questo tipo di tattica, lo faccio solo per proteggere coloro con cui lavoro, ora concentrati e prendi questi", Ray:" Cosa dovrei farci con questi occhiali", Dylan mi passò il fascicolo, appena levai la piccola fascetta con cui sembrava tenere a malapena quel fascicolo, come se qualcuno lo avesse preso in fretta e sistemato in malo modo, di certo di segreti tra me e Dylan continuavano ad esserci, prima che giungemmo a destinazione ricevetti una chiamata da Amanda, Ray:" Dimmi tesoro che succedere", Amanda:" Volevo dirti che stanno visitando Jess e sapremo, con instenza di tua sorella, il sesso del bambino ti richiamerò, sembra che io sia la mamma, sono così in ansia", ridevo dalla reazione che Amanda sembrava farmi provare", comunque non era il momento di scherzare, l'uomo nel fascicolo, era Colin Tillen, un uomo d'affari molto potente, ma che di certo non si faceva scrupoli ad eliminare tutto quello che li era d'ostacolo, andava fermato a qualunque costo.
Scena trenta: Sotto eterne mentite spoglie...
Più andavo avanti a leggere e più rimanevo sconcertato nel leggere di come anche una famiglia era finita nel suo raggio da killer, così presi in considerazione l'idea di usare un nome convingente e sarei dovuto entrare in quei panni per chissà quanto tempo, mentre pensavo ad un nome, pensavo che ormai sentivo dentro di me che la mia doppia vita, la vita che non ho scelto di avere, stava cancellando giorno dopo giorno la mia vita, che credevo l'unica, ora mai così lontana. Il luogo in cui avremmo trovato Colin Tillen, il prossimo obbiettivo, non sarebbe stato facile, c'erano già squadre di poliziotti ovunque, così nell'angolo opposto alla via, Dylan disse:" Ragazzo, dovrai introdurti li dentro ed io ti seguirò dall'entrata principale, credimi ecco perché quegli occhiali, ti serviranno, lo capirai da solo", possibile, pensai, possibile che predeva già quell'inferno a pochi passi da dove ci trovavamo, non finiva mai di stupirmi, sopratutto del fatto che avesse ancora segreti con sè, ma prima che andai dissi:" Quindi entro, e cosa faccio", Dylan guardò quello che magari fosse il percorso che avrei fatto, così guardando poi tutto quello che succedeva all'ingresso e disse:" Ragazzo, feriscilo pure se sarà necessario, ma sappi che lo voglio vivo, siamo intesi", andai senza perder tempo, gli occhiali mi sevirono e come, quel posto sembrava blindato d'appertutto e giunto in una specie d'andrione, desolato, spoglio e sporco, vidi che lì c'erano uomini che si credevano invincibile, con armi certamente che non potevi ordinare al negozio di armi sotto casa, ma ciò che mi sconvolgeva era la straordinaria quantità di denaro e apparso Colin, indossarono le maschere, di animali ed erano pronti a fare fuoco su chiunque impedisse loro di fuggire via e come ostaggi avevano gruppi di famiglie, così, senza fare rumore, entrai di soppiatto in una stanza adiacente e li mi accorsi che stavano arrivando i poliziotti, appena li vidi li avvertì che stavano per incorrere in una trappola, così fu proprio in quel momento che io e il polizziotto ci incontrammo, Ray:" Signore, lasci che liberi prima gli ostaggi, la prego, mi dia tempo.. la prego", :" è proprio questo che non abbiamo, hai un'ora dopo, entriamo e chiudiamo questa storia", mi sembrava di sentire troppe volte quella maledetta frase, ma avevo altro a cui pensare, entrò un'ora niente avrebbe potuto salvare quelle famiglie. Cominciai di soppiatto ad a vicinarmi, con discrezione, stavo per giungere alle spalle della prima famiglia, ma uno degli uomini di Colin stava per passare di lì, così facendo in modo che neanche la famiglia mi notasse, mi nascosi nella gradicola adiacente e mi resi invisibile a quell'uomo, così avvisai Dylan:" Dammi una mappa del luogo, presto e servono rinforzi, abbiamo degli ostaggi e le forze speciali, tra un'ora entreranno e non si cureranno di tutte queste persone, ho bisogno di te, fà presto", quasi preso dallo spavento mi ritrovai Dylan alle spalle, ma non c'era tempo di spiegazioni e domande, così uccisi lo stesso uomo e liberammo la prima famiglia, per ora quel cunicolo, era l'unica via d'uscita e mancavano ancora quattro famiglie. Per liberare la seconda, dovetti davvero fare l'impossibile delle mie capacità, poiché anche se salvavo quella famiglia da gli occhi pieni di terrore, uno dei due uomini a guardia mi avrebbe scoperto, per questo dovevo ucciderli, entrambi in meno di cinque secondi, così appena la famiglia fu in stato tra ansia e paura, mi guardarono, mentre con il manico della pistola uccisi il primo uomo e l'altro usai lo stesso manico in testa e li spezzai il collo, anche la seconda famiglia era salva. Ma le cose non sarebbero sembrate così "facili", poiché il mio corpo risentiva le prove a cui si sottoponeva e sopratutto quando il gran boss, si accorse che due famiglie erano sparite e i suoi uomini erano scomparsi, così il panico li pervase anche il migliolo della mano, urlava a coloro che lo volevano fermare:" Signori, per quelli che non mi conoscono sono Colin Tiller, ma i miei amici mi chiamano il narcotrafficante El Magico, grazie a me ora il mondo conta la distribuzione di cocaina, una delle più alte in assoluto e non permetterò a nessuno di fermarmi, El Magico vivrà di giorno( smegnendosi le luci) e nell'oscurità, Dylan mi guardò e indossai gli occhiali, prima che iniziassi, quella che sembrasse a tutti gli effetti una missione suicida, mi disse:" Ora sarai solo fuori, ricorda rimani calmo, qualunque cosa accada, qualunque cosa udirai, tieni a freno i tuoi sentimenti", mi sembrava di risentire la mia famiglia, in quelle parole. Quegli occhiali erano una forza, l'unica speranza che avrei dovuto fruttare, alla fine delle loro vite mancava meno di mezz'ora. Come io, così come gli altri presenti, di udivano chiaramente udire il scassinare della porta principale, quel cigolio rimbombare tra quelle pareti e il silenzio da spettatore quasi indesiderato, così vedevo come poter salvare quelle persone, quando all'improvviso: un bagliore si emanò nel buio, purtroppo una famiglia doveva dire addio ad un loro membro e quell'uomo ora doveva morire, poiché lo deciso io, un uomo come lui. Gli uomini che circondavano l'edificio, portavano comunque le maschere, ma restavno nelle loro posizioni e in modalità infrarossi, vidi ben presto che l'uomo che giaceva a terra, si trattava del direttore della banca, Jason Oster, un uomo sulla cinquantina, che ben presto ne avrebbero parlato di un uomo che faceva affari con Coli, tutto allo scuro della sua famiglia, ma in quel momento era soltanto un cadavere pianto da sua moglie Dasy, e dai suoi figli, così ero a pochi passi da loro, così come dallo stesso Colin, avrei potuto spararli, avrei potuto terminare lì tutto, ma non lo feci, avevo altre priorità, così ben venti minuti, in venti minuti, ovvero l'esatto metà di tempo se ne andò via, per salvare la penultima famiglia, così come il dolore andava via con loro, io avevo altro a cui pensare, Dylan cercò un modo per riattivare il sistema elettrico ed io dovevo liberare la restante famiglia, così passo dopo passo, senza che avessi scelta, eliminai gli uomini in maschera, ne mancavano solo due e appena la luce tornò mi nascosi in cunicoli e furtivamente stavo per portare in salvo l'ultima famiglia, quando la bambina tornò indietro poiché lungo il tragitto perse il suo coniglietto, e così, mentre si accingeva a raccogliere il suo pupazzetto, uno dei due uomini rimasti si accorse di lei, così prima che lei potesse emettere alcun minimo di respiro, perfino un similare aiuto, arrivai in suo soccorso e la brutalità con cui lo uccisi davanti a degli occhi, ora mai più innocenti, quelli stessi occhi, quella dolce bambina che stava per essere uccisa e così la riparai dietro di me, quel colpi devastanti, un dolore che non credevo mi avrebbe fatto ancora del male, dopo tutto quello che avevo passato, ma la bambina stava bene, ero in preda ad una crisi... il braccio.. i miei movimenti non si cordinavano con il mio cervello, e sopratutto l'uomo in quegli attimi rilevò quella che magari sarebbe stata la fine di quella storia, da cui i presenti non avrebbero potuto raccontare tale storia, Colin:" Ragazzo, sei un idiota, chi te lo fà fare tutto questo, dimmi perché mi vuoi fermare, non ti ho fatto niente, rispondimi...", Ray:" Tu devi essere fermato.. basta.. troppo dolore e sangue versato, basta", Colin:" In meno di dieci secondi questo posto sarà uno fra tanti a rimanere soltanto di tristi ricordi, El Magico vivrà... per sempre... nessuno può fermari, neanche un ragazzino idiota come te", Ray:" Io ti fermerò.. fosse l'unica cosa che faccio, ho perso fin troppe cose, non ne perderò altre..", in quel momento squilla il mio cellulare, che vibrava in tasca e poi cadde al suolo, sicuramente era Amanda o la stessa Jess, sollevato per qualche secondo, lei mi avrebbe detto il sesso del bambino, ma poi l'uomo si scafò la fossa da solo, prese il telefono e disse:" Comunicazione urgente, il proprietario di questo telefono stà per morire e ucciderò chiunque ci sia dall'altra parte, perché nessuno può fermarmi", con rabbia urlai:" Forse io no...", il manico di una pistola si ritrovava nella sua gola, stava per morire dissanguato, mentre per lui e il suo piano folle, era giunto alla fine, poche parole disse Dylan:" Per mia moglie Mary...", prima che El Magico, non facesse più del male a nessuno, un'altra missione era fatta e ufficialmente ero un agente del N.T.N, volevo soltanto rivedere la mia famiglia.
Scena trentuno: Un enorme ultimo addio, tutto ciò viene chiamata Missione Mortale...
I federali, i poliziotti e perfino la scentifica, chiunque mi ritardava il mio arrivo in ospedale, ormai non sentivo più dolore al braccio e l'ansia di sapere il sesso del bambino di Jess era snervante, chiarito tutto ciò che c'era da chiarire, Dylan mi accompagnò in macchina, fin all'ospedale, la strada sembrava sterrata o bagnata, tutto a presupporre che si dovesse andare piano, così mentre prendevo qualche medicina, trovando il coraggio, dissi a Dylan:" Perchè hai detto quelle parole, lo so cosa pensi non sono affari miei e quindi...", per la prima volta decise di aprirsi con me, Mary era sua moglie, una donna, dalle sue parole, perfetta in tutto, se non chè un giorno la trova morta in cucina, suicidio secondo le fonti ufficiali, finchè dopo due anni scopre finalmente il colpevole, altri non era che il trafficante di cocaina Colin Tiller, ma ovviamente nessuno li crede, ne polizia, ne dottori, neanche il suo avvocato, e come avrebbero potuto... una persona così rispettabile, come avrebbe potuto fare ciò che Dylan insisteva nel raccontare, così finalmente quel giorno in quel edificio, non li importava come, ma assolutamente quell'uomo doveva pagare con la vita, e ora si sentiva finalmente appagato, così pur se probabilmente aveva ragione, li dissi:" Come si sentirebbe Mary, di quello che hai fatto", Dylan:" La tua famiglia, ragazzo, come si sentirebbe, ci hai mai pensato, tutto questo... guardati intorno.. tutto questo non finirà mai.. mai.. ho perso tanto e tanto mi è stato portato via, spero che non ti capiti lo stesso". Giungemmo in ospedale e con grande sorpresa scoprì che Jess, se n'era andata e c'era solo un posto, che l'avrei portata... forse era casa mia, ho qualche pizzeria aperta, fin da quando eravamo piccoli, niente di tutto questo, il parco.. il posto preferito da Jess, e puntualmente la trovai lì, che dondolava sull'altalena, affianco al mio angelo preferito, così Amanda mi abbracciò e disse:" Va da lei, ti amo", pur sopreso e franco di quelle parole, rivedero Jess da bambina, e un ultima volta i miei genitori, dietro di lei, che scuotevano la testa e sorridevano, quella fu l'ultima volta che li vidi. Mi avvicinai a Jess e preso il coraggio nel dirle qualcosa, dondolandomi un pò, fu lei a parlare o almeno era quella la sua intenzione, poiché piangeva, ma non erano lacrime di rabbia, tristezza, paura o dolore, ma di gioia, così disse:" Sono felice.. sono felice, fratellone( Ray:" Non dirmelo( piangendo appena).. hai perso il bambino, Jess.. non dirmelo... no non ci credo).. non bambino.. no.. no ( Ray:" Ti prego Jess.. dimmi tutto.. ti prego..), non è un bambino fratellone, Ray.. sono gemelli.. due gemelli, un maschio e una femmina, Ray dì qualcosa", mi alzai improvvisamente, mentre l'altalena terminava il suo giro, Amanda mi abbracciò alle spalle:" Ray.. di qualcosa... parla..", non dissi nulla, ma abbracciandola, quel gesto parlava più di mille parole. Come vento dopo la tempesta, i cinque mesi successivi passarono in fretta, e tutto doveva essere perfetto, per le due settimane che mancavano al parto, io e Dylan legammo più che mai, non mi importava chi era, io adoravo la compagnia come un padre con un figlio, dell'uomo che avevo conosciuto, così voglio ricordarlo. Come già era chiaro, per fino ai vicini, Jess doveva partorire tra due giorni e una notte all'improvviso Jess si sentì male e di corsa, in un lampo raggiungemmo l'ospedale, tra meno di una settimana avrebbe partorito, ma c'era qualche complicazione, noi tutti lì in bilico, in attesa di qualche risposta da parte di medici che andavano e ritornavano, senza che dicessero mai davvero quello che volevamo sentire. Finalmente dopo un'ora, arriva il medico e Amanda corse prima di tutti noi, è ed sarà sempre la miglior persona che io abbia mai conosciuto, il medico disse che Jess aveva avuto delle complicazioni, niente di grave, ma fino alla nascita lei doveva rimanere in ospedale, intanto poi Dylan si allontanò per qualche minuto, forse nessuno si immaginava l'avvenirsi di quello che sarebbe successo, mi voltai, per qualche secondo indietro e poi guardai ciò che avevo di fronte a me, forse Dylan aveva ragione. Dopo aver parlato con Jess, la lasciammo riposare, e come mi ero immaginato Dylan era lì che ci aspettava, si poiché questa volta Amanda sarebbe venuta con noi. Dylan sapeva quello che doveva dirci, così disse:" Ti prometto ragazzo, che questa sarà l'ultima volta che chiederò il tuo aiuto, l'ultima volta, se mi aiuterai, non mi vedrai mai più", Ray:" Dimmi cosa dobbiamo fare, chi dobbiamo uccidere", Dylan:" Avrei anche bisogno di te, Amanda, le abilità che hai sviluppate ci saranno molto ultili", Ray:" Amanda, ti scordi che le missioni che facciamo non solo quelle delle giovani marmotte, si muore, uccidiamo vite umane, lei non verrà con noi", Dylan:" Invece sì, perché questa volta abbiamo bisogno di tutto l'aiuto che ci serve, tranquillo fidati delle sue capacità", Amanda:" Questa volta lotterò per la mia famiglia, non me ne starò in disparte", Dylan:" Brava ragazza, andiamo abbiamo molto lavoro da fare", abbracciai Amanda e mentre Dylan si avviava al parcheggio, le dissi:" Al minimo pericolo, qualunque cosa accada, scappa via, non posso dare il 100% di me stesso, se sò che tu sei in pericolo, giurami che farai quello che ti ho detto, giuramelo", di certo non mi aspettavo una sua risposta e non la volevo, ma lei disse comunque:" Andiamo amore, non sarà mica la fine del mondo, vero..Ray?", il sarcasmo in quel caso non ci sarebbe stato male, ma di certo era davvero inopportuno per quello che capito più inanzi. La notte che seguì sembrava una notte tranquilla, una notte in cui però tutto doveva cambiare: il primo obbiettivo era un certo Jank Opkins, un barista di professione, almeno questo secondo la versione ufficiale, ma per le informazioni che avevo tra le mani, Jank Opkins, usava quel locale per icontri clandesti, droga e incontri e vendita di donne, nessuno avrebbe mai sospettato di lui, nemmeno il suo vicinato, così ci appostammo nell'angolo della strada e al momento opportuno saremmo entrati e quel locale e Opkins doveva essere catturato vivo, così per allentare la tensione Amanda accese la radio e la musica( Ne-yo_Let me love you), quasi mi distraeva dal compito che dovevamo svolgere, il momento giusto ormai era giunto: così senza fare rumore, giungemmo sempre più vicino, quando vidi un cecchino sul tetto di quel locale, dovevo trovare una soluzione, ma senza che quest'ultimo ci scoprisse e rovinasse l'effetto a sorpresa, così usai lo specchietto che aveva in tasca Amanda, lei era talmente vicina a me, mentre mi reggeva lo specchietto in modo che potessi colpirlo, che decisamente mi inebravia il suo bellissimo odore, mi veniva voglia di darle un bacio e sentendomi mai così vivo, la baciai e uccisi quell'uomo, forse la baciai anche per il fatto che non volevo che lei vedesse una tale scena e quando vidi che il corpo ormai morto di quell'uomo avrebbe fatto rumore nel cadere, usai il cavo e in un attimo quell'uomo giaceva al suolo come piuma nel vento. Intanto giungeva Dylan che assistendo alla scena disse:" Quando abbiamo finito, torniamo a fare quello che dobbiamo, se non vi è disturbo", così tornando seri, anche Amanda aveva una pistola, ma di certo non avrei mai permesso che per la prima volta diventasse "vergine" di omicidio, comunque la porta era spalancata e così entrammo, appena una luce fitta illuminava la stanza, polvere era ovunque... sembrava che qualcuno non abbia fatto in tempo a pulire, infatti c'erano ritagli di giornali ritagli ovunque e foto ritagliate, ragazze età e indirizzo, ma poi dal inferiore un bagliore ci attirò e sicuramente è lì che avremmo trovato il nostro obbiettivo, ovviamente io dovevo liberare il passaggio, e così entrai in ascensore e Amanda mi raccontò che Dylan era molto tranquillo tanto che contava per fino i secondi e aperta la porta Amanda mi abbracciò come se non mi rivedesse da mesi o anni, così spiegai la situazione:" Dylan dobbiamo dividerci, abbiamo quattro persone al piano di sopra e quattro qui, tu quali scegli!", Dylan controllò personalmente di persona la situazione e decise di partire per l'ultimo piano e così Amanda ed io il piano seguente, così giungemmo di soppiatto dietro un uomo e non potè evitare che il suo sguardo vedesse tali orrori che dovetti farli, ma mi accorsi più avanti che nell'urto l'auricolare si era rotto e perciò non potè avvisare Dylan che Opkins era nel suo ufficio, sentendosi al sicuro, rimevano due uomini e Amanda, sparò ad uno dei due, mentre l'altro, che morì mi diede il pass, per l'ufficio del nostro obbiettivo, non si accorse di nulla, il mio sguardo vide il suo aspetto, capelli bianchi appena pelato, camicia bianca e decisamente abiti di chi non nasconderebbe la sua doppia vita, ma ciò che mi colpì particolarmente fu l'anello deposto al suo migliolo sinistro, non un anello comune, sembrava con qualche specie di simbolo e così cercai di guardare meglio, quando con un colpo di solbalzo, entrai di straforo in quell'ufficio e di certo l'uomo non ci penso due volte a prendere come ostaggio Amanda, Ray:" Lascia subito o giuro che ti finirà male solo per uno di noi, e quello di sicuro non sono io", l'uomo tutto ad un tratto rimase calmo, sicuro di quello che si aspettava dietro quelle porte, entrarono quattro uomini per porta, così lui disse:" Tu stupido ragazzo, ora dimmi come ti chiami e per chi lavori o lei morirà davanti ai tuoi occhi ultimo avvertimento", così gettai via la pistola e quel bastardo colpì violentemente Amanda anche se lei svenne, il colpo subitoli non cessava di fermarsi, così quegli uomini mi circondavano e sembrava per me la fine, quando vidi Dylan che mi copriva le spalle e guardavo Amanda, allora decisi l'unica cosa che c'era da fare, Ray:" Io ti dirò tutto quello che vorrai, ma dimmi qual'è il significato dell'anello( Opkins:" Ragazzo, io non scendo mai a patti, ma ti concederò quello che hai chiesto, prima di morire, consideralo come ultime parole, quello che vedi è l'anello, di un gruppo i Trinitas, io sono il terzo membro, e insieme dominiamo e decidiamo come deve andare il mondo, ragazzo, ora muori", osava puntarmela addosso, ma ciò che non sapeva era che decideva la morte, la sua e quella dei suoi uomini, così prima che io e Dylan li uccidessimo, portassimo via Amanda e riducessimo tutto a cenere, dissi:" Il mio nome è Nate o Nathan mi chiami come crede, è sono un agente del N.T.N. è siete tutti morti", la missione era appena iniziata e come primo ricordo di quell'enorme tragedia, fu quell' insignificante, quanto decisivo anello, un pezzo di metallo, superstite di quel enorme inizio mai più lontano dall'essere definitivo. Il prossimo obbiettivo non ero tanto distante, così decidemmo di prenderci una pausa e prima che Amanda si riprese, chiamai all'ospedale per sapere qualcosa in più su Jess, Amanda ascoltò soltanto la fine della conversazione:" Ok.. dottore mi chiami se ci sono novità, a presto e grazie", Amanda:" Dove mi trovo.. che è successo Ray", Ray:" Te lo avevo detto di rimanere al sicuro con Jess, per fortuna è andata bene", Amanda:" Ti prometto che non ti farò più preocuppare, ma perché hai detto di chiamarti Nate e non Ray", mi fu difficile spiegarle il motivo della mia scelta, ma doveva saperlo, così le dissi:" Perchè così le persone che amo non stiano mai in pericolo, tutto chiaro", le parlai con il cuore aperto e lei disse:" Forte allora chiamami Canarin, forte vero", Ray:" Questo non è un gioco, qui ci sono delle vite in gioco lo capisci, sono sicuro di sì", decisamente non potevo restare arrabbiato con lei, così continuai dicendole:" Mi dispiace, ma per me non è un gioco, ma lo faccio per proteggervi", Amanda:" Mio eroe", Dylan busso in maniera irruenta e disse:" Quando i piccioncini hanno finito, quì bisogna tornare seri", in viaggio controllai il prossimo obbiettivo: Ray:" Ok.. il prossimo della Trinitas è...", Amanda mi fermò, la guardai in viso, mentre lei osservava la foto dell'uomo, e disse:" Ma certo, certo quell'uomo lo già visto,( Dylan:" Dimmi dove)... quando credevamo che Ray fosse morto, ero in negozio e mi guardò, aveva un tatuaggio sulla mano destra, ma la cosa assurda era che dal lato passeggero c'era una donna, una prostituta e un'altra legata dietro che mi guardò, non feci nulla", ci guardammo io e Dylan e poi fu lui a dire:" Tranquilla ora lo fermeremo, il secondo membro della Trinitas, lo fermeremo". Ancora quella parola, Trinitas, dalle informazioni raccolte, si trattava di un'organizzazione più segreta di quelle che si potrebbero soltanto ipotizzare l'esistenza, controlla gran parte della merce illegale, della peggior specie, nei posti della peggior specie, si narra che non c'è limite a ciò che si può fare e come solo per puro caso o per destino, due agenti di una fattispecie di organizzazione e una ragazza, abbiamo già ucciso un dei tre membri principali, intenti a fermarne altri due. Quando giungemmo sul luogo pensavamo che sarebbe stato difficile penetrare all'interno di quelle mura, ma non impossibile: Era scoppiato un incendio e ciò garantiva problemi, comportava il conivolgimento di innocenti persone e sopratutto pericoli ovunque e l'effetto sorpresa era sfumato. L'incendio di divampava e sembrava che la squadra dei vigili del fuoco presente, sembrava essere impotente e come se ciò non bastasse il vicinato irrueva e vandalismo era ovunque, così l'unico modo era dividerci, e così mentre io mi dirigevo dietro un altro vicolo, lasciai soli Dylan e Amanda, non so cosa si dissero, ma di certo da quel momento tra di loro niente fu come prima, no che avessero chissà quale legame, ma quello che c'era tra di loro, si cancello per sempre, all'insaputa del sottoscritto. Anche Amanda ebbe un auricolare, così interpretava una famosa giornalista che cercava l'intervista della sua vita, così nessuno guardava i due personaggi che scavalcavano le pareti come spiderman, così arrivammo sui due tetti adiacenti a quello dove si trovava l'obbiettivo: Robert Stafford, inconfondibile il suo anello che intravedevo attraverso l'occhio del mio fucile, il quella seconda parte di missione, Blood Sniper era tornato, proteggevo Dylan che si faceva strada attaverso una "muraglia" di uomini e però poi Amanda disse:" Ragazzi, ne è fuggito uno, ha lanciato qualcosa e poi è stato fermato", in quell'attimo, come se fossimo di nuovo insieme, udimmo l'arrivare di un'altra volante dei vigili del fuoco, ma ciò che capimmo, ormai troppo tardi, fu il vedere un piccolo oggetto, una maledetta mina, che provocò una carneficina: l'altra volante prese fuoco e fece un volo senza precedenti, inutile i soccorsi... inutile quelle urla e quegli aiuti, lacrime e cenere e sangue. Così raggiunsi Dylan, sembrava fuori controllo, contro quell'uomo ammanettato che rideva, e Dylan che lo colpiva, troppe percorse, anche per quell'animale, così quando Dylan si tranquilizzò, a quell'uomo li dissi:" Agente N.T.N, questa volta non hai scampo", l'uomo all'improvviso si uccise con le sue stesse mani, incredibile vedere in quegli attimi come una persona decide che non deve mai più appartenere a questo mondo, così si lanciò di sotto e un piccolo tonfo, decise la fine della missione. Ritornati in macchina, mentre Dylan cercava l'ultimo membro, Amanda era sconvolta, chiaramente per qualcuno come me che fà quel tipo di lavoro non sia assolutamente del tutto abituato a ciò che vede, figurarsi una che nella sua vita la cosa peggiore che avrebbe potuto succederli era magari un taglio con la carta, ci fermammo e con i segni di quella faccenda, cercavo di tranquillizzarla, ma lei sembrava che pensasse ad altro, sembrava che non vedeva l'ora di volermi dire quello che i suoi occhi stavano già dicendo, ma non disse niente, si rannichiava e appena immersi, noi in quella macchina con il buio attorno, mi sentivo così rilassato e in pace e così mi lasciai andare, Amanda:" No... Ray... sveglia.. o mio dio non respira.. Dylan.. ti prego... (urlando)... non respira... aiuto.. qualcuno mi aiuti.. aiuto..( Dylan:" Che succede, non respira.. portalo qui.. andiamo").. aiutami non respira non c'è la faccio da sola", Dylan:" Ragazzo, non mollare, non mollarmi tu mi hai fatto capire.. tante cose, ti prego sveglia, forza devi vivere, non puoi morire, non è arrivato ancora il tuo momento, è il mio..( Amanda:" Ti prego, fa qualcosa, qualsiasi...), vivi forza",( voltaggio più di cento volt)...( pause di ansia e terrore), Amanda:" Vivi.. ti prego.. ti amo.. amore... Ray(echo)!!!!", improvvisamente mi sveglia, mi ritrovai sul pavmento al bordo di un marcapiede qualunque, ancora una volta ero passato dalla vita alla morte e viceversa, non mi sembrava vero, ma ero vivo, così improvvisamente dissi:" Dobbiamo andare", incredula Amanda disse con voce squillante:" Sei impazzito, un attimo fà eri morto, riposati, andiamo Ray", Ray:" Non c'è tempo, dobbiamo far in fretta, altrimenti moriranno oggi, tantissime persone, senza che noi non avessimo fatto nulla per impedirlo, dimmi l'ultimo obbiettivo", l'ultimo obbiettivo, aveva il nome Robert Colen, un bilioner di fama internazionale, molti dei suoi affari però sono in ambito illegale, tra cui la produzione di un virus, spacciato per un medicinale, dovevamo fermarlo assolutamente. L'ultima volta dalle nostre informazioni stava per distribuire in massa, il suo nuovo farmarco, così ovviamente sarebbe stato compiclato: pur non essendoci nessuno, all'ingresso, uomini ad ogni angolo di ogni piano, per di più il sistema era il più soffisticato che avessi mai visto, quando però la fortuna mi assistette: notai uscire da un angolo un uomo armato "pesantemente", che si faceva luce con la sigaretta che pian piano si consumava ad ogni passo che faceva, così dissi ad Amanda e a Dylan:" Ti prego Amanda, dovrai restare qua, quando poi finirà tutto, potrai raggiungerci, Dylan sono sicuro che li hai visti, seguimi e stà al gioco", così Amanda tornò in macchina e ci osservava, mentre con passo felino, raggiungemmo i due uomini, Amanda vide due bagliori provenire da quel angolo, così ci tenemmo in comunicazione, come sempre. Al primo piano, non potevamo farcela da soli e confermando ciò che poi Amanda vide, i rinforzi non si fecero attendere e così al di fuori, per chiunque avesse il coraggio di guardare, non avrebbe avuto il coraggio di essere lì quel giorno, poi il secondo piano fu ancora più difficile, non qualche ammaccatura, sopravvivemmo anche a quello che ci capitò al terzo piano, Dylan fu colpito e così anch'io, ma mancava poco e di certo non potevamo arrenderci, se i nemici aumentavano, i nostri rinforzi pure e di certo mancava poco, solo due piani. Nel penultimo piano, ci ritrovammo a quella che comunemente si poteva chiamare "sala automobilista per ricchi", auto di lusso ovunque, anche se la missione era di vitale importanza, chiunque si avrebbe potuto fermare una catasfrofe imminete, anche solo per ammirarle, ma di certo non le ammirai solamente, ma per fino toccai una lamborghi, che di certo non era sfuggiva alla mia accuratissima ispezione di bellezza, il suo colore era magnifico, nero e ora, fusi insiemi per dare vita ad un vero capolavoro, ma ovviamente la realtà non mi concesse tale onore, un uomo di Dylan si avvicinò e quasi accorto di fiato e guardandosi l'orologio disse:" Capo, ci hanno circondato, uomini ovunque, non abbiamo via d'uscita", il poliziotto stava per estrarre la pistola e premere quel fottuto grilletto, così scoprimmo chi mai fosse la spia, da quando eravamo entrati in quell'edificio e ovviamente non ci volle un genio per capire che era quell'uomo, ci chiedevamo quando sarebbe uscito allo scoperto, così tornammo indietro e stavolta per noi era la fine, kamikaze, bombe e killer ovunque, ci facemmo strada in mezzo a quella pottiglia di sangue e la mia follia, una rabbia incontrollabile, nel vedere la medesima scena, ma non dovevo permettere a nessuno che si dovesse ripetere tale finale, così urlai:" Basta, adesso basta", ovviamente feci tutti da solo, ne uccisi i restanti venti, tutti da solo, neanch'io mi resi conto in quel momento.. ero lì circondato da cadaveri, con il sangue ovunque che però mi dava la sensazione di essere più che mai vivo, ma poco più avanti ero lì che in segno di gioia esultavo come non mai, rimaneva solo Robert Colen, ma all'improvviso, quel mio sfaccente sorriso verso la morte, si trasformò in lacrime e rabbia, quando vidi, impotente nel aiutarlo, Dylan "massacrato" a colpi di piombo, ero lì che mi coprivo le orecchie, come se per me fosse la prima volta che vedevo una tale scena, da far si che le mie lacrime sfuggire al mio controllo, il silenzio... quel maledetto silenzio di orrori e sofferenze mi circondava ancora una volta e a fine di tutto quello il corpo di Dylan era appena vivo, giusto qualche parole disse:" Ragazzo, sei un ottimo agente e speravo tanto... tanto che tu fossi mio figlio, voglio dirti( piangendo)... di proteggere la cosa che mi è rimasta al mondo, lui è mio figlio Dick, un tipo ribelle, andreste molto d'accordo, proteggilo, ti prego, prendi questa è una chiave, va alla stazione saprai la verità, e fermalo con questo, è una sostanza che non permetterà il diffondersi del vaccino, perdonami...", Ray:" No... non puoi lasciarmi anche tu... ti prego no.. Dylan... io...", mi alzai in piedi, ormai ero fuori di me, nel grande salone delle auto sportive, c'era davanti a me l'uomo che aveva osato portarmi via l'unica mia parte di famiglia rimasta, Dylan aveva i suoi difetti, era fatto a modo suo, ma tutto sommato era il mio eroe, poi sentivo Amanda piangere e dire:" Ray.. in macchina.. ( singhiozzando).. lui me l'aveva detto, aveva detto che dovevo prendermi cura di te, ti prego Ray... vendicalo... te ne prego( lacrime di rabbia).. uccidili tutti, avanti Ray( echo)", in quell'istante, eseguì l'azione più folle e pazza che avessi mai fatto( canzone COF$ Black and Blue), con la lamborghini volai verso quell'elicottero, ne uscì al seguito soltanto un enorme esplosione, così poi in quell' istante vidi che pian piano una nuova alba stava sorgendo e io che cadevo al suolo, in direzione della lamborghini, il risultato di tutta quella storia, fu un forte boato, la macchina distrutta, io senza forze, quasi sollevato di aver detto quelle parole, mentre scorgevo venire verso di me, Amanda, e un'alba simbolo di un giorno che non dimenticherò mai, giurando che compirò quel favore, avanti ad un alba, simbolo di un nuovo giorno, il giorno in cui sorge una nuova era, il giorno che non dimenticherò mai le gesta del mio migliore amico, il mio eroe, l'agente Dylan Mcbride( canzone triste).
Scena trentadue: Gangster( una nuova scoperta e nuovi propositi)...
(Ritornello Emis Killa Parole di ghiaccio, durante il funerale di Dylan Mcbride)...
Mi sentivo più solo che mai, c'eravamo soltanto io e Amanda a dare l'ultimo addio ad una persona che probabilmente il mondo non apprezzava abbastanza, una misera rosa rossa e una gialla sulla terra che ormai non può essere altro che cenere alla cenere, polvere alla polvere, le uniche ragionevoli parole del prete che volevo sentire, dopo di chè il tempo peggiorò all'improvviso, anche se si calmò il vento, un inverno da parole come di ghiaccio, ciò che sapevo provare in quel momento, ma di certo non dovevo scoraggiarmi, avevo ancora una cosa da fare, e un compito da svolgere. Amanda mi diede un bacio che mai dimenticherò nella mia vita, dopo di chè quasi sapeva quello che dovevo fare, così lei tornò in ospedale e probabilmente trovando il momento giusto e le parole giuste, avrebbe detto tutto quanto, la giusta verità, nel raccontare quanto basta di Dylan McBride, lei lo faceva sempre. Mi sentivo vuoto, sentivo che la speranza di ritrovare la vita di un tempo, scemava al passare di gente ignara di tutto ciò che li accadeva intorno, ero senza forze anche per fare ciò che a chiunque fosse elementare fare, avevo in mano quella chiave, la guardavo e riguardavo, tante domande mi vennero in mente lì su quella panchina, mentre il rumore del treno mi diventava sempre di più parte di me e sempre più soave e lontano più che mai. Guardai il treno e come un miraggio, quasi vidi comparire Dylan dall'altra parte dei binari, così improvvisamente mi voltai e lui era di fianco a me, come se quello accaduto la notte precende non fosse mai successo, lì con in mano un altro fascicolo, ero felice di rivedere anche quell'odioso foglio di plastica con un altro obbiettivo tra le mani, io non dissi una parola, ma fu lui a dirmi ciò che probabilmente, se fosse stato ancora vivo non avrebbe mai detto:" Ragazzo, si può sapere perchè fai così, in fondo non è morto nessuno( Ray:" Perché Dylan( piangendo)... perchè lo hai fatto, potevamo trovare una nuova soluzione, fuggire via, perché lo hai fatto)... vedi ragazzo, avvolte tutti noi facciamo delle scelte, ti ricordi cosa ti dissi i primi giorni?(Ray:" Oh.. vediamo, tu hai bisogno di noi, come io di te).. esatto non lo dissi tanto per dire, io ho ancora bisogno di te, quella chiave, usala, va all'armadietto 22 e aprila, tutto ti sarà chiaro, basta vivere nella inquietudine o solitudine, tu non sarai mai solo.. ricordalo", mi alzai e andai direttamente verso quell'armadietto, quando Dylan disse:" Ragazzo tu hai bisogno di noi( come fece la prima volta).. io starò sempre con te, figliolo", non fui mai così felice. Eccomi là, davanti ad una scatola d'acciaio, quando un povero signore, si avvicinò e disse:" Oh.. uno nuovo, piacere Step, chiamami Step, sono il guardiano di questo posto, benvenuto alla tua nuova vita..", chiaramente dire che ero scioccato era dire poco, così instintivamente la chiave entrava perfettamente nella serratura, aprendolo, come se aprissi una porta sul passato, ne vidi all'interno una pistola, forse la preferita di Dylan, un giubbotto antiproiettile striminzito, un enorme quantità di denaro, e sopratutto mi ricordai della foto che mi aveva dato Dylan prima di morire, un giovane ragazzo, molto probabilmente era questo che mi aveva chiesto Dylan trovare questo ragazzo, poi il vecchio Step, che aveva l'aspetto di un senzatetto e di un inserviente, mi disse, sorridendo facendo notare alla luce del sole la mancanza di alcuni denti, :" Ragazzo, guarda bene( ridendo come un ubriaco), nota bene, ricorda 2.. 2", barcollava via, ma decisamente non udivo alcun odore di alcool, improvvisamente notai che sulla chiave, c'era una specie di scritta e bagnandola un pò, la scritta era in realtà un numero, il due, incredibile tornava Step, contento finalmente disse:" Girala due volte, fallo e tutto ti sarà chiaro", così lo feci, la chiave magicamente si aprì una porta, larga quattro armadietti, così guardai il vecchio Step, lui mi sorrideva e con la mano mi spingeva verso quel luogo con all'interno un ascensore, il vecchio Step mi seguì come una guida con un turista, così appena l'ascensore si fermò e le porte si aprirono, capì come si dovesse sentire Dylan, al bagliore di quelle luci che si aprivano a sequenza, e un computer con nomi e nomi di criminali,( Dj Snake_ Turn down for what), mi sentivo come un bambino come a natale. Step non era meravigliato, anzì per lui era come di normale routine vedere tutto quello che per me era mai così nuovo, Step:" Assomigli a lui, davvero, benvenuto ora tu sei l'agente capo dell' N.T.N., quelli che vedi sono migliaia di criminali che devono essere catturati, alla morte di un agente di quel rango, come lo era Dylan, ora sei tu il grado più alto, a te questo compito, non è una scelta, da tempo eri predestinato a tutto questo, sarai scosso, ma questa ora è la tua vita", decisamente non sapevo cosa dire, tutti quei nomi e quelle foto in particolare notai un nome e foto di un gruppo chiamati Hell Fire, ma ritornammo davanti a quegli armadietti e finalmente presi la parola e dissi:" Non ci posso credere che Dylan abbia fatto tutto questo e scelto me.., non ci posso credere,( Step:" Sei destinato per questo, ora tocca a te", ovviamente fui scosso e me ne andai via. Per strada avevo talmente tanti pensieri che non mi rendevo conto di dove mi ritrovavo, ovviamente non era dove volessi andare, così tornai indietro, tutto quello che mi era capitato aveva dell'incredibile e decisamente avevo la forte sensazione che quello fosse solamente l'inizio. Camminando per quelle vie, notai un gruppo che di certo non voleva passare in osservato, se ne stava lì, con musica talmente alta che il vicinato di fronte cercava di farsi sentire, ma ogni volta erano soltanto parole futili al vento, quando però poi uno di loro per sentirsi il capo sparò qualche colpo di pistola, giusto per farsi sentire, ma poi quando passò una ragazza, giovane all' incirca venticinque anni, cercavano in tutti i modi di farla restare, così volli intervenire, ma poi la situazione si calmò da sola e ognuno andò per la sua strada. Ritornai alla stazione e me ne stavo lì con il vecchio Step che aspettava una mia risposta, una mia decisione, magari la stessa che avrebbe voluto sentirsi dire o fare, così ancora una volta, entrai lì dentro e questa volta andai direttamente al computer, un enorme monitor che mi presentava un infinità di nomi, talmente tanti che non sapevo davvero che cosa fare, quando poi immerso nei miei pensieri, arrivo Step che mi diede in dono un distintivo e un capotto come quello di mio padre, ma era di Dylan, così appena lo indossai, Step disse:" Accidenti ragazzo, sei proprio uguale a lui, bene spero che tu debba dirmi qualcosa adesso", Ray:" Voglio soltanto aiutare coloro che hanno bisogno d'auto, tutto qui...", Step:" Bè allora sappiamo entrambi la risposta al tuo quesito", mi appoggiò una mano, proprio come faceva mio padre e anche Dylan, così guardai il monitor e dissi:" Questi... sono... gli Hell Fire, inizierò proprio da loro, ma solo se sarà necessario li ucciderò, altrimenti li catturerò vivi e avranno ciò che si meritano", mi portai via il distintivo nell'indossaro il capotto, sapevo che facevo la cosa giusta, Step mi parlò, prima che iniziassi la missione:" Ragazzo, se decidi così, abbiamo una prigione, sei uguale, quanto diverso da lui( Ray:" Augurami buona fortuna Step).. figliolo, ti dirò la stessa cosa che dissi a Dylan quando aveva la tua età: spero di rividerti tante volte, io ti aspetto qui.", avevo una missione: catturare gli Hell Fire. Non sapevo da dove incominciare e così mi fermai ad un pub e ordinai una bevanda nel tentativo di trovarli, il mio cellulare cominciò a squillare:" Ray.. dimmi pure...", Amanda:" Ray dove sei.. Jess è entrata in travaglio e massimo dodici ore, partorirà i gemelli, ma dove sei", Ray:" Arriverò in tempo, ora non posso, credimi arriverò in tempo", Amanda:" Ti amo", in quel momento loro entrarono con quel solito atteggiamento spavaldo e scontroso, tanto che per fino il titolare era ormai stanco di quanto disordine e caos, quella banda causava al titolare e al vicinato e ogni volta la polizia era inerme, così senza far finta di nulla dissi ad Amanda ti amo ed ero pronto a fare ciò che era giusto per tutti. I clienti fuggirono via, quando la stessa ragazza bionda entrò e lo irruenti le volevano farle del male, così mi alzai e andai davanti a uno di loro e dissi:" Vi dispiace venire con me!", la solita risatina che ad ascoltarla per l'ennesima volta lasciaresti che la rabbia che ti logora dentro andasse via senza limiti e così quando l'uomo disse:" Che cazzo vuoi, merda sparisci e ritieniti fortunato", è ciò che avenne, bicchieri,(David Guetta Bad) tavoli e sedie ovunque, sangue sparso in ogni dove, ma uno mi sfuggì e così fu una corsa contro il tempo, sicuro però del fatto che il resto della banda l'avrei trovata lì al mio ritorno. L'uomo sembrava sparito, cercavo da qualunque parte, di certo di lui non mi avrebbe portato se non chè nella fuga si era portato con sè la ragazza...
Intanto...
:" Muoviti, putt*na, sbrigati", :" Ma che cazzo ti prende, chi è questa!", :" Una lurida stronza che merita di essere punita con le peggiori violenze, un momento cos'è questo odore...( un principio d'incendio)..
Un doloroso incendio in un palazzo popolare, polizia ovunque, spari che si udivano e vigili del fuoco che non potevano far nulla, almeno che non rimanevano feriti o peggio uccisi, così mi feci largo tra la folla e presentai il mio distintivo, poi ancora un ostacolo, uno schifoso capo vigile del fuoco non voleva impegnarsi nel salvare le donne coinvolte nell'incendio con i gangster, così presi per il collo l'uomo e li dissi:" Almeno ci provi, ci provi... altrementi quelle vite, peseranno sulla sua coscenza, se ne ha almeno una", l'uomo si mise subito al lavoro e così riuscì ad entrare. Ero in un vero cerchio della morte, l'aria si faceva sempre di più aspra e inrespirabile, come se non bastasse ne uccisi alcuni, e finalmente eravamo uno contro l'altro, con attorno il fuoco e la ragazza terrorizzata, così dissi prima di ucciderlo:" Potevi arrenderti, tu sei sopra la mia lista, ora morirai", appena ci fu quel secondo per poterlo uccidere, non esitai e feci ciò che andava fatto, l'incendio ormai era alle porte e così durante quella esplosione devastante, tutti si sarebbero aspettati un atto eroico che però non è andato come previsto, ciò che magari qualcuno o i giornalisti lì presenti definirebbero un atto eroico incompiuto, ma non andò così quest'ultimi, racconteranno delle gesta di uno sconosciuto di passaggio che ha salvato delle vite, ma che sembra essere soltanto un mito. Con la macchina postata all'entrata di quel bar, ritrovai come avevo pensato i superstiti della banda e così finirono nella loro cella, Step si congratulò con me, ma avevo altro a cui pensare, avevo una nascita a cui assistere, pieno di cenere, polvere e qualche macchia di sangue, arrivai in tempo, e dopo tanto dolore, sangue, lotte, sacrifici e addii, in quel silenzio, stridoli di pianti di gioia e lacrime ne vennero fuori, rividi per qualche attimo di secondo, coloro che avevo perso, ma che mai avrei dimenticato, lì felice a ciò che avevo davanti, il mio presente, non chè il mio nuovo futuro che avevo deciso di vivere giorno per giorno, ero davvero felice.
Scena trentatrè: Promesse e partenze...
Era ufficiale, mia sorella era venuta ad abitare con me e Amanda, ovviamente felice come non mai, neanche se fosse stata la zia Amanda ufficiale e di certo a me l'idea che finalmente eravamo lì tutti insieme ed uniti, mi rendeva davvero felice. Le cose tra me e Amanda andavano alla grande, tanto che davanti ad una cena ufficiale il nostro fidanzamento era ufficiale, e Jess raccontava tutto a quei batuffolini che dorminavo sempre, come se il ruolo della mamma, l'aveva fatto da sempre. Non volli dire niente delle missioni che svolgevo, e non ci fu mai occasione che mia sorella mi rilevasse quali nomi li sarebbero mai venuti in mente per i miei nipotini, un maschio e una femmina. Il bar di famiglia avevamo deciso di tenerlo ancora con noi, ci lavorava Amanda, qualche volta io e un nostro lontano parente dell'Italia, ovviamente accettai la sua proposta, non prima di averlo controllato come si deve, così tranquillo, ogni notte e anche di giorno, spesso all'alba tornavo sempre con i segni della mia doppia vita, avevo anche comprato un'altra casa, stavo per fare una sorpresa ad Amanda, ma fu lei a farmela a me..., Amanda:" Camicie piene di sangue, Ray.. è tutto finito, ma perché lo devi fare, da quanto Ray.. questi... biglietti dell'autobus, dimmi tutta la verità, dobbiamo parlare noi due", così spiegai ad Amanda, ciò che da tempo avevo in mente, partire, sapevo che non tutti quelli sulla lista erano nella nostra città e avevo un compito che ormai avevo rimandato a lungo: trovare il figlio di Dylan, il suo ultimo desiderio, Amanda non credeva alle mie parole e si muoveva impaziente di rispondere:" Come fai, Ray.. come hai potuto pensare di farci questo, ora che siamo felici, tutti quanti... perché Ray... perché", le sue lacrime erano più che giustificate, ma di certo quell'idea non l'abbandonavo e di certo non loro, mai e poi mai, allora dissi:" Ascoltami, ancora una settimana, tornerò presto, io non vi abbandonerò mai, se non termino questa storia, non saremo mai felici( Amanda:" Parli proprio come lui, te ne rendi conto.. aveva ragione... aveva ragione).. mi farò dei nemici, nemici potenti lo faccio soltanto per proteggere coloro che amo, tutto quà", Amanda andò davanti alla porta, era come se quella settimana fosse già arrivata e mi faceva una promessa:" Aveva ragione Dylan quando diceva che questa storia, non finirà mai, ma io e tua sorella Jess, noi ti aspetteremo qui con i bambini, attenderemo l'arrivo dell'agente del N.T.N, Nate Riven, torna presto a casa amore mio", prima che se andasse del tutto in quel corridoio, li chiesi un grande ed unico favore:" Ti proteggi Jess, finché non ci sono, ti amo e ti amerò per sempre", un'altro bacio sulla fronte, mentre lei mi faceva sentire davvero ancora una volta invincibile. Mi sembrava che parlare ad Amanda del mio piano, fosse la cosa più difficile che avessi mai fatto, ma decisamente mi sbagliavo, dovevo ancora parlare con Jess, rompere così la promessa che facemmo tempo prima: ovvero quella che la felicità ritrovata non dovevamo mai essere infranta, ed io stavo proprio cercando, anche se non avrei mai voluto, di distruggere proprio quella promessa. Il mio atteggiamento in quei giorni non era tanto invisibile e il solito di sempre, di certo non passava in osservato, ma la mia doppia vita che ormai mi prendeva sempre di più, giorno e notte, dovevo acompiere alla mia missione. Notai in quella marea di nomi da contrassegnare, che a New York, proprio la mia città, da catturare c'era un famigerato boss della mafia: Mak Cipriani. Un losco uomo d'affari, che decisamente era senza scrupoli e sangue di omicidi lasciava goffamente come traccie, furono una di queste che mi portarono in un condominio che decisamente lasciava spazio all'immaginazione e di poco conto, ma immerso in mezzo a quella putrida latrina disagiata, non ero il tipo che giudica, così mi guardavo intorno affinchè potessi trovare qualche traccia, per poter rintracciare Mark Cipriani, pensavo di trovare qualcosa, ma non così fortunato: proprio in quel momento rincasava una coppia, giovani che non si davano limiti, si baciavano come se la gente che li osservava era come invisbile ai loro occhi, una fanciulla ignara che amava ingenuamente un membro della mafia, non uno qualunque, ma dal tatuaggio significativo, apparteneva a Mark Cipriani, così di soppiatto mi avvicinai e poi violentemente presi il ragazzo e li dissi:" Dimmi tutto quello che sai sul tuo capo Mark Cipriani, lui è sulla mia lista( portando la pistola sulla testa del giovane)... se non me lo dici ci finirai anche tu", chiaramente il giovane era talmente spaventanto che avrebbe vuotato il sacco, se non che la giovane ragazzina, capì dopo essere stata colpita, che l'idiota di cui era pazzamente innamorata non avrebbe esistato un secondo a vendere anche lei per salvarsi la vita, così rimanemmo solo io e lui, si sentiva gasato e mi minacciava decisamente con un pistola che teneva a mala pena nella mano, così li dissi:" Vuota il sacco, non fai paura a nessuno", davanti ai suoi occhi pezzo dopo pezzo l'arma con cui si sentiva invincibile, ora diventare un microbo di un singolo pezzo, così disse tutto quello che c'era da dire. L'appartamento era il 223 in un quartiere malfamato, la sorpresa più grande fu ritrovare il benefattore, il falsiario che voleva vedere me e la mia famiglia in rovina, non mi ricordavo più il suo nome, ma di certo io mai avrei dimenticato quella camminata e quella fastidiosa risata, così appena entrai, spacciandomi per uno dei membri, l'uomo mi vide, così diverso, così cambiato che a stento mi riconosceva e a stente pronunciava una singola parola, così i nostri sguardi si incrociarono e facendo segno di silenzio, continuai per la mia strada, e li dimostrai che davanti a lui aveva un mostro in piena regola, uccisi la prima guardia, mentre guardavo quest'ultimo che non si sentiva più così protetto e forte da disprezzare chiunque non ritenesse, come faceva in passato, alla sua altezza. Così uno dopo l'altro quella diventava l'ennesima scena di un film horror, l'uomo preso dal panico si rifugio, insieme a Mark, nell'ufficio di quest'ultimo, il boss era da catturare, ma il falsiario, no, per lui avevo una morte che solo la mia mente ne lavorava il fatidico e morboso pensiero, ma questa volta per lui avevo deciso di dare ascolto proprio a quest'ultimo, così addormentando l'uomo che dovevo catturare, rimaneva quel bifolco che mi lanciava delle banconote come un lebbroso che cerca di ricevere qualcosa in cambio, ma decisamente più io mi avvicinavo, più lui si allontanava e giunto alla finestra, cominciai a torturarlo ogni singolo pezzo del suo corpo non sfuggiva alla mia ira, così l'uomo mi minaccio con la pistola che li lanciai e dissi:" Prova a spararmi, se ci riesci io non mi difenderò, se perdi tu morirai", ridevo mentre l'uomo si alzava convinto della sua vittoria, così sistemandosi per l'ultima volta quei odiosi occhiali, ridendo disse:" Ragazzo, è questo il tuo problema sei troppo buono, fin trop-", decisamente ciò che aveva pensato non era andato come previsto, il suo volto la disperazione, lo sconforto e la dura triste realtà di chi ormai non aveva alcuna speranza, pianse lacrime, tanto che si tolse gli occhiali e gettò via e poi cominciò ad urlare come se io rappresentassi la morta, così trascinai il boss fuori di lì, mentre tutto intorno a quel bifolco andava a fuoco e in un attimo un incendio di enormi proporzioni si abbattè su di lui ed era la fine di una enorme spina nel fianco da tutta una vita. Appena il boss entrò nella sua cella e un altro nome era catturato, all'improvviso il computer rintracciò il nome che aspettavo da tempo, il nome si trovava a Denver, Colorado, adesso era arrivato il momento, il momento di promesse e partenze. Quel pomeriggio trovai Amanda che teneva in braccio il maschietto e poi vidi uscire Jess con l'altra bambina, Amanda ormai sapeva quello che sarebbe successo e mi abbracciò e mi baciò, mi disse:" Io ti aspetterò e ti amerò per sempre, tranquillo lo farò, ci troverai qui", entrò in casa e in lacrime mi guardò e fui davvero felice, aspettavo intanto il solito autobus che ti portava fuori città, guardavo all'orizzonte e Jess teneva in braccio i due bambini, così sentì le parole che mai avrei potuto sentire da Jess:" Siamo davvero felici, scommetto che quella tua doppia vita, non è finita vero?, sai mamma e papà e tutti gli altri sarebbero davvero felici, so cosa stai pensando e fà cosa ti consiglia il cuore, io e Amanda staremo sempre qui e dentro il tuo cuore, ovunque tu vada", il quel momento il rumore sottostante dell'autobus che aspettava l'arrivo dei suoi passeggeri, così guardai Jess e i miei nipoti, mentre piangevamo lì ancora con il tramonto su di noi, così a loro dissi:" Io ritornerò, ve lo giuro, io ritornerò, sono sicuro che starete sempre nel mio cuore, vi voglio per sempre bene", Amanda:" Buon viaggio, amore mio", Jess:" Sai qual'è il nome del maschietto?, lo chiamato Jack, e lei Mary", Ray:" Come mamma e papà( abbracciandola e dandole un bacio sulla fronte), promettimi che starai bene, promettimelo", non disse una parola, ma tutto sommato andava bene così, Amanda mi diede un bacio e il tramonto che segnava il simbolo di promesse e desiderio di ritornare,volgeva alla sua fine, ormai era andata, ero su quell'autobus, che viaggiava verso una remota destinazione, ormai ero più che mai sicuro di ciò che facevo, ormai, anche se qualcuno di avrebbe detto che un giorno tu Ray Trison eri destinato ad essere qualcosa di più di quello che avresti mai pensato, sicuramente non ci avrei creduto e tanto meno importanto, ormai era andata così, gioie, dolori, sacrifici, promesse e adii, tutto questo... mi era capitato ed avevo la strana sensazione che questo era soltanto l'inizio...
(SCENA DELL'AUTOBUS CHE VIAGGIA, CON L'IMMAGINE SULLA CITTà, CANZONE WIZ KHALIFA SEE YOU AGAIN)...
Intanto...
:" Signori l'agente McBride, ha miseramente fallito",:" Accidenti quell'agente era tra i migliori, eppure ha fallito",:" Pover uomo, pace all'anima sua, ma non terremo a bada le notizie causate dall'N.T.N, tanto ha lungo, chiudiamo l'agenzia",:" Signori è impossibile chiudere qualcosa che neanche esiste ufficialmente, non si può", :" Ma questo chi è",:" Il suo nome è Ray Trison una vera macchina da guerra",:" Una vera spina nel fianco, un grosso problema, eliminiamolo",:" Ok... prossimo obbiettivo eliminare Ray Trison e tutti coloro che sanno di lui, tutti d'accordo?",:" D'accordo!!!".
Continua.....







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