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lavoro pubblicato lunedì 22 giugno 2015
ultima lettura martedì 4 agosto 2020

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Il funambolo

di vecchiofrack. Letto 385 volte. Dallo scaffale Filosofia

Il funamboloIl giornalista si avvicinò al parapetto del lastrico solare, guardò il palazzo di fronte, contò i piani, - cinque piani… sedici, diciotto metri. -, pensò prima di gettare lo sguardo sulla folla schierata d...

Il funambolo

Il giornalista si avvicinò al parapetto del lastrico solare, guardò il palazzo di fronte, contò i piani, - cinque piani… sedici, diciotto metri. -, pensò prima di gettare lo sguardo sulla folla schierata dietro le transenne, giù in strada.
Poi con la mano afferrò il cavo ben teso fra i due palazzi, ne saggiò la tensione e tornò al centro del lastrico solare, dove il funambolo attendeva, seduto, il momento d’iniziare la sua performance.
“Si rilassi, non deve mica salirci lei su quel filo.”, esclamò ironicamente il funambolo rivolgendosi al giornalista.
“Proprio non riesco a comprendere.”, fece lui scuotendo il capo.
“Cos’è che non riesce a comprendere… perché dopo tanti anni non mi sia ancora spiccicato sull’asfalto, o perché lei non trova il coraggio di osare?”, gli chiese il funambolo con tono irridente.
“Né l’una, né tantomeno l’altra cosa.”, rispose serio, leggermente risentito: “Mi sto chiedendo quale sia la motivazione che spinge un ottuagenario a sfidare la morte camminando su un filo teso a sedici metri da terra; e, sinceramente, nonostante i miei sforzi non la riesco proprio a trovare.”.
“Lei crede che sia un pazzo!”, esclamò convinto il funambolo.
“Non ho detto questo!”, replicò prontamente il giornalista.
“Ma l’ha pensato… non si preoccupi, non mi offendo per questo. Venga!”, ribatté il funambolo alzandosi dalla sedia, invitando il giornalista a seguirlo.
“Quante persone vede giù in strada con il naso all’insù, in attesa che inizi lo spettacolo?”, chiese al giornalista, indicando la folla.
“Qualche centinaio.”, rispose il giornalista dopo aver gettato un rapido sguardo.
“Beh! Di quelli che vede, non ce n’è uno che la pensi diversamente da lei…come vede è in buona compagnia.”, concluse il funambolo.
“E con questo?”, chiese istintivamente il giornalista.
“Con questo niente… o io sono veramente pazzo… o tutti quanti voi, state prendendo un granchio colossale!”, rispose sorridendo il funambolo.
Poi tornò a sedersi, seguito come un’ombra dal giornalista: “Vede, quello che spinge lei e tutti quelli laggiù a pensare che solamente un pazzo possa permettersi di fare, a ottant’anni suonati, quel che ha sempre desiderato e fatto per tutta la vita… è la paura della morte.”, spiegò, mentre ultimava i preparativi indossando le leggerissime e aderentissime scarpette.
“Mi vuol far credere che la paura di morire, non l’ha mai nemmeno sfiorata per un attimo, prima, durante o anche dopo uno dei suoi spettacoli?”, chiese ancora incredulo il giornalista.
“La paura che mi attanaglia ogni giorno, ogni attimo, non è come lei erroneamente crede quella di morire spiaccicato sul selciato, ma di vivere senza poter camminare su quel filo.”, rispose indicando il cavo teso nel vuoto, poi leggendo nello sguardo del giornalista, umana comprensione per l’uomo che non voleva soccombere ai sui anni, completò il suo pensiero: “Quella che lei chiama, morte; altro non è che il lato oscuro della vita. Quella io temo e sfido, di quella io ho una paura fottuta. Perché se ti assoggetti al suo volere, sei finito! Lentamente ma inesorabilmente finirai per scivolare nel baratro buio senza ritorno.”.
“La morte!”, chiosò il giornalista.
“La morte è parte integrante della vita, essa alberga il suo lato oscuro.”, precisò il funambolo.
“Comunque sia, che si abbia o meno il coraggio di sfidare il suo lato oscuro; inevitabilmente tragico sarà l’epilogo della vita.”, aggiunse il giornalista.
“Tragico ma eroico!”, esclamò inorgoglito il funambolo: “Se lo sfidi, il lato oscuro ti renderà l’onore delle armi, concedendoti quello scampolo di gioia di vivere; quel di più che chi non osa mai assaporerà.”, concluse alzandosi dalla sedia.
Si avvicinò al filo, un assistente gli passò la lunga asta; quando posò delicatamente il piede destro sul filo, il vociare del pubblico in strada si spense: “Si ricordi, non potrà dire di aver realmente vissuto, se non avrà mai sfidato il lato oscuro della vita!”, concluse regalandogli una perla della sua funambolica saggezza, girandosi verso il giornalista prima di dare inizio all’ennesimo scontro finale con il lato oscuro della sua vita.

“Quello trema di paura… quell’altro invece vorrebbe essere al mio posto… guarda quello là che sguardo cattivo, è venuto solo con la speranza di vedermi cadere ai suoi piedi.”, diceva fra sé, avanzando lentamente sul filo, gettando dopo ogni passo una rapida occhiata giù in strada.
Giunto a metà percorso, finalmente incrociò lo sguardo che andava cercando tra la folla dei suoi spettacoli, e lì, arrestandosi in equilibrio instabile, iniziò una lunga riflessione, - eccola là che mi guarda, inespressiva, in attesa degli eventi; sei venuta anche qui a mostrarti per convincermi a piegarmi al voler tuo, e del tuo sodale tempo. Beh, sai che ti dico, sono stanco di sfidarti… non c’è gusto a vincere facile… oggi è un buon giorno per concludere la nostra pluriennale sfida. Non ti darò la soddisfazione di vedermi sbagliare il passo e cadere per aver osato oppormi al tempo che passa. Mi lancerò volontariamente nel vuoto… ricordati, non stai vincendo… mi stai solo perdendo, sono io che ti lascio! -, concluse lasciando cadere l’asta con la quale si manteneva in equilibrio sul filo.
“Addio vitaaaa!!!”, l’urlo, agghiacciante per la folla che assisteva al tragico epilogo e liberatorio per il funambolo, accompagnò il suo breve volo spaziotemporale verso l’eternità.

FINE



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