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lavoro pubblicato venerdì 19 giugno 2015
ultima lettura lunedì 20 maggio 2019

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Il David

di vecchiofrack. Letto 569 volte. Dallo scaffale Fantasia

Il DavidIl sovrintendente, attraverso i tubi del ponteggio che imprigionava il marmoreo, eburneo colosso, osservava con occhi sgranati quei colori così naturali applicati nottetempo alla michelangiolesca scultura. Si chiedeva, costernato, c...

Il David


Il sovrintendente, attraverso i tubi del ponteggio che imprigionava il marmoreo, eburneo colosso, osservava con occhi sgranati quei colori così naturali applicati nottetempo alla michelangiolesca scultura.
Si chiedeva, costernato, come diavolo avesse fatto quel pazzo a nascondere i colori e se stesso all’interno dell’accademia; come fosse riuscito, senza essere visto dai guardiani né inquadrato dalle numerose telecamere attive sparse all’interno dell’edificio, a raggiungere la sala chiusa al pubblico per lavori all’opera e all’impianto di videosorveglianza – quello sì, scollegato per venire sostituito – e, infine, in che modo avesse potuto, in una sola notte, colorare il corpo del David sin nei minimi dettagli approfittando dei ponteggi sistemati attorno al colosso.

“Professor Salimbeni!”, l’esclamazione proveniente dal fondo della sala lo distolse dalla sua riflessione.
“Commissario Rigamonti… allora che mi sa dire di quel folle che stamane vaneggiava, inginocchiato nudo con il corpo imbrattato di vernice davanti al David, dopo aver portato a termine questo scempio?”, gli chiese il sovrintendente, indicando con sguardo affranto la colossale scultura.
Il commissario scosse il capo: “E’ un danno irrimediabile?”.
“Spero di no, sto aspettando l’arrivo della restauratrice per una prima analisi.”, rispose il sovrintendente, girando attorno all’impalcatura con lo sguardo fisso sulla statua.
“Speriamo in bene!”, sospirò il commissario, seguendo il lento deambulare del sovrintendente.
“Siete riusciti a capire come ha fatto a introdurre il materiale all’interno dell’accademia senza farsi notare?”, chiese ancora il sovrintendente arrestandosi.
“Lui dice di essersi fatto passare per uno degli operai addetti al montaggio del ponteggio per la pulitura della scultura. Quel ch’è certo è che stamane gli operai entrando l’hanno trovato nudo che declamava formule astruse.”.
“Quali formule?”.
“Mah, non saprei come definirle… formule alchemiche, le chiama lui.”.
“Formule alchemiche.”, ripeté incredulo il sovrintendente e, dopo una breve riflessione, aggiunse: “Potrei sapere cos’altro avete scoperto?”.
Il commissario annuì: “Dopo aver perquisito la sua casa, gli chiesi conto degli alambicchi, dei recipienti e degli antichi tomi d’alchimia sparsi un po’ dappertutto…”.
“E lui?”, chiese impaziente il sovrintendente, inserendosi in una breve pausa.
“Lui non vedeva l’ora di vuotare il sacco!”, esclamò soddisfatto il commissario, correggendosi subito dopo: “Beh, più che vuotare il sacco, direi di far valere le proprie ragioni; ritenendo ciò che aveva fatto, il completamento del lavoro iniziato da Michelangelo.”.
“Sta scherzando?!”, esclamò allibito il sovrintendente.
“Io no… e lui, a quanto pare neppure… dal suo punto di vista.”, rispose il commissario e, indicando i colori spiegò: “I colori della vita, questo manca al mio capolavoro prima che baciandolo con passione, una vergine gl’insuffli la sua purezza d’animo; sicché possa scendere dal piedistallo e fare scempio dei piccoli Golia che succhiando il sangue al popolo, l’hanno ridotto alla fame.”.
Osservò lo sguardo stranito del sovrintendente, e concluse: “Questo, secondo lui, fu quello che gli disse Michelangelo durante il loro primo incontro.”.
“E dove s’incontravano; in piazza della Signoria, lungo Ponte Vecchio o in Santa Croce?”, chiese sarcastico il sovrintendente.
Il commissario accennò un sorriso, prima di rispondere serio: “Ogni notte Michelangelo gli appariva in sogno indicandogli i libri da prendere dalla ricca biblioteca personale, e quali formule alchemiche usare per comporre i colori d’applicare al David.”.
“Se li è fatti lui i colori?”, chiese stupefatto il sovrintendente.
“Così pare!”.
“Aspetti, aspetti… ma questo pazzo dove vive?”.
“Possiede un trilocale in un palazzo storico sul lungarno.”.
Lo sguardo teso del sovrintendente si rilassò lievemente: “Beh, perlomeno avremo qualcosa a cui attaccarci per farci risarcire il danno.”.
“La devo disilludere; il patrimonio mobiliare e immobiliare di Luciano Maruti, così si chiama, è pari a zero!”.
“E l’appartamento?”.
“E’ in mano alla banca!”, rispose seccamente il commissario, prima di esplicitare: “L’appartamento necessitava di un urgente consolidamento strutturale. Non disponendo delle risorse finanziare necessarie ad appaltare il lavoro; il Maruti fu costretto a chiedere un prestito alla banca, ipotecando l’appartamento che valeva venti volte più della somma richiesta. E quando non fu più in grado di onorare le scadenze del mutuo, la banca non fece un plissé e si prese l’appartamento che, ristrutturato usando il denaro preso in prestito dall’istituto di credito, ora valeva ancora di più. Fu la depressione dovuta alla perdita della sua unica sicurezza che, assieme alla lettura dei libri d’alchimia collezionati negli anni, alimentò i suoi incubi.”.
“E così per vendicarsi, invece che andare a imbrattare le vetrine della banca; ha pensato bene di rovinare una meravigliosa scultura.”, chiosò incredulo il sovrintendente.
“Non è esattamente così che la vede lui.”, lo corresse il commissario.
“A sì… e come la vede, come una performance d’arte contemporanea?”, chiese ironicamente il sovrintendente.
“La formula usata per creare quei colori, prevedeva che la miscela fosse arricchita con una percentuale di sangue umano. Maruti, facendosi degli autosalassi, ne estrasse più di due litri dal proprio corpo, e lo aggiunse alle tinte.”.
“E’ pazzesco! Pazzesco! Oltre al colore anche il sangue… è incredibile!”. Sbottò il sovrintendente.
“Così è!”, sentenziò il commissario, prima di ricomporre il quadro: “Il sangue, elemento basilare alla vita, imbibendo i pori del marmo scorrerà all’interno del David; e quando il bacio di una donna casta soffierà al suo interno l’anima pura, il colosso scenderà dal piedistallo; e brandendo la fionda colpirà i piccoli Golia che governano la politica e la finanza mondiale. Questo ha messo a verbale Maruti, prima di chiudersi in un impenetrabile silenzio.”.
“Fantascienza allo stato puro.”, sospirò il sovrintendente: “Per fortuna ha usato il pennello, avesse usato il martello come il pazzo che prese a martellate la Pietà… non oso pensare come l’avrebbe conciato.”, concluse apparentemente sollevato.
“Con un’intera notte a disposizione, l’avrebbe ridotto in briciole, il colosso.”, chiosò il commissario, prima di salutare il sovrintendente.

“Allora, ha visto che disastro?”, chiese sconfortato il sovrintendente alla restauratrice, alzando lo sguardo.
Lei, posizionata sull’impalcatura all’altezza del torace marmoreo, si sporse e lo rassicurò: “E’ meno grave di quel che pensavo; usando i solventi adatti, non resterà traccia della vernice.”.
Tornò a guardare il torace, allungandosi accarezzo l’avambraccio e la mano che reggeva la fionda, si sporse di nuovo verso il sovrintendente che la guardava dal basso in alto e aggiunse: “Certo che quel pazzo è riuscito a fare un gran bel lavoro in una sola notte… sono impressionata, è un lavoro degno del miglior Michelangelo pittore, oserei dire.”.
Sta scherzando, vero!?“, sbottò incredulo il sovrintendente.
“Per niente!”, replicò pacifica.
“Ma che diavolo sta dicendo!”, esclamò basito il sovrintendente: “Ha praticamente tinteggiato un capolavoro come si fa con una parete di un condominio!”.
La restauratrice non arretrò di un millimetro e ribatté usando il tono partecipato del critico davanti al capolavoro: “Capisco la sua rabbia, ma solo chi fosse in possesso della tecnica dei grandi pittori rinascimentali sarebbe stato in grado di compiere un simile miracolo; osservi il colore ambrato della pelle, è caldo, vivo… e il blu delle vene che traspare da la sensazione di veder scorrere il sangue al loro interno; che dire poi del nero corvino dei cappelli… e quegli occhi neri e penetranti che paiono guardarti dentro e giudicarti…”.
“Guardi che l’ho chiamata per rimediare al danno, non per valutare l’arte pittorica di un pazzo furioso!”, sbottò il sovrintendente, interrompendola, poi abbassando il tono concluse: “Ora che ha visto di che si tratta, può scendere e completare la sua relazione.”.
La restauratrice annuì risentita: “Ok! Mi faccia dare un’occhiata al volto e ho finito.”, rispose salendo la scaletta che portava all’ultimo piano dell’impalcatura.
Il sovrintendente la osservò, in silenzio, salire sopra la piattaforma metallica; un brivido lo colse quando la vide avvicinare il volto alle labbra vermiglie del David, rammentando che la restauratrice, essendo una suora, ancorché stagionata e poco avvenente, potesse essere pure vergine.

FINE



Commenti

pubblicato il sabato 20 giugno 2015
Moony, ha scritto: Mi chiedo cosa succederebbe se il David prendesse vita! Bel racconto. Ben descritto ed incalzante. Complimenti!
pubblicato il sabato 20 giugno 2015
vecchiofrack, ha scritto: Metterebbe un po' d'ordine nel groviglio del magna magna generale... grazie d'averlo letto ed apprezzato. Ciao Moony

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