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lavoro pubblicato lunedì 15 giugno 2015
ultima lettura mercoledì 27 novembre 2019

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ANPHIBIAN - IL SIGNORE DELLE STELLE #PROLOGO I#

di PatrizioCorda. Letto 386 volte. Dallo scaffale Fantasia

«...non riesco a crederci. Siamo arrivati ad affidare le nostre sorti a un pianeta di primitivi. Non potevamo semplicemente eliminarli e poi insediarci al loro posto?».Nommo fulminò Dhova con lo sguardo. Le sue fattezze umanoidi si ..

«...non riesco a crederci. Siamo arrivati ad affidare le nostre sorti a un pianeta di primitivi. Non potevamo semplicemente eliminarli e poi insediarci al loro posto?».
Nommo fulminò Dhova con lo sguardo. Le sue fattezze umanoidi si riflessero nel vetro di uno dei novecento finestrini della base, una struttura trapezoidale dal colore ocra che ben si mimetizzava nel manto di Saturno. La Terra sembrava lontana, indifesa, e soprattutto ignara. Effettivamente, Dhova non aveva tutti i torti. Il 43% della popolazione confederata di Sirio aveva votato per l'invasione; tuttavia, il buonsenso aveva prevalso in quella votazione dalla quale dipendeva il destino di tantissime stelle e popolazioni diverse.
«Sai benissimo che il Supremo Amma non l'avrebbe permesso, idiota. L'intero sistema di Sirio collasserà in quatromila anni, e i preparativi per l'evacuazione ci permetteranno di salvarci giusto in tempo. La consistenza delle nostre stelle, che spesso ci ha salvato dall'esplodere dopo collisioni e cataclismi, ora ci sta condannando. Imploderemo, e lo sai benissimo. Non sappiamo ancora quanto la Terra possa esserci congeniale. Abbiamo bisogno di una civiltà vassalla, che possa poi accoglierci se e quando faremo ritorno in questo Sistema Solare. E che eventualmente progredisca al punto da raggiungerci».
«Per me sono idiozie. È pieno d'acqua laggiù...». Dhova era ben noto per il suo perenne scetticismo.
«Gli scenziati hanno fatto i loro calcoli. La Terra non avrà una vita lunghissima. Forse gli restano altri dodici, tredicimila anni. Lo sforzo fatto dal pianeta per partorire la vita le sarà presto fatale. A noi interessa che gli umani diventino nostri affiliati. Se resisteranno, potranno progredire al punto da essere degli utili sottoposti».
«Quindi ci serve prima una banda di sguatteri che un tetto sulla testa?». Dhova incalzava sempre di più, tra l'ironico e l'irritato, mentre si affaccendava tra leve e monitor.
«Sì, è così!» sbottò Nommo, girandosi di scatto e sgranando i suoi cerulei bulbi oculari. «Il Supremo Amma ha deciso. Se hai da recriminare, abbi gli attributi di fare tali insinuazioni in sua presenza».
Nommo si morse il labbro inferiore. Aveva parlato troppo, tirando in mezzo il Supremo Reggente e indirettamente gettando l'ombra su quell'inevitabile broglio, che aveva salvato miliardi di vite ma che rimaneva pur sempre un broglio.
«..ha deciso? Vuoi dire che...»
«Zitto, e guida. Non hai capito nulla come sempre. I propulsori son più che caldi, è ora».
Un rombo assordante precedette lo sgancio della cellula dalla base Saturniana. Simile a un'arca, l'oggetto s'inclinò, avvolto da fiammate bianche, puntando verso l'incontaminata Terra.

L'Africa non si era ancora svegliata.



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