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lavoro pubblicato venerdì 12 giugno 2015
ultima lettura domenica 17 marzo 2019

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Plagio a distanza

di vecchiofrack. Letto 502 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Plagio a distanza“Posso entrare?”, chiese spazientito, aprendosi la strada portando avanti la mano che reggeva la valigetta nera.“Salve signor Smith!”, esclamò il giovane dai capelli rossi arruffati scostandosi di lato, i...

Plagio a distanza

“Posso entrare?”, chiese spazientito, aprendosi la strada portando avanti la mano che reggeva la valigetta nera.
“Salve signor Smith!”, esclamò il giovane dai capelli rossi arruffati scostandosi di lato, invitando di fatto, l’uomo di nero vestito che si era presentato all’ingresso a entrare nell’ufficio della: B & A; sita all’ottavo piano di un prestigioso immobile nel centro di New York.
Il funereo signor Smith annuì, attraversò con il passo del padrone il corridoio e si arrestò davanti alla scrivania, dietro la quale era seduto un giovane, i cui pochi capelli neri e untuosi partendo dall’orecchio destro attraversavano il cranio sino a raggiungere la tempia dal lato opposto: nel vano tentativo di occultare l’acclarata giovanile calvizie.
“Allora signori miei!”, esordì dicendo con tono roboante, posando la valigetta sulla scrivania, prima di togliersi gli occhiali neri per lasciar libero sfogo allo sguardo cupo e profondo; accentuato da due occhi, manco a dirlo, neri come la pece: “La commissione ha esaminato il filmato…”.
“E l’ha trovato interessante?”, chiese l’impaziente giovane dai capelli rossi, avvicinandosi alla scrivania.
Il signor Smith lanciandogli un occhiataccia gli fece capire che non gradiva essere interrotto.
“Mi scusi.”, sussurrò contrito il giovane facendo un passo indietro.
“L’ha trovato interessante, signor Berni!”, confermò allora il signor Smith, poi, rivolgendosi all’altro proseguì: “Ma secondo lei, signor Anton, chi ci può garantire che il filmato non sia solo un trucchetto per spillare all’agenzia una montagna di dollari?”.
“La mia parola e quella del mio socio, per voi vale dunque meno di niente!”, replicò risentito Anton.
Un sorriso sarcastico attraversò lo sguardo del signor Smith: “Se dovessimo dar peso alla parola di due neolaureati, che si dicono convinti d’aver trovato la chiave per aprire e plagiare la mente altrui, l’impero americano sarebbe già belle morto!”.
Poi indicò le pareti dell’ampio locale e gli strumenti sparsi all’intorno: “Sapete quando ci costa pagare la pigione dell’ufficio da più di cinque anni… e quanto abbiamo dovuto spendere per finanziare l’acquisto degli strumenti da voi ritenuti indispensabili?”.
I due si guardarono e rimasero silenti.
“Una bestemmia!”, sbottò il signor Smith battendo un pugno sopra la scrivania, facendo sobbalzare sulla poltrona il povero Anton.
“Lei, non so quando intenzionalmente, sta rovesciando la cronologia dei fatti. Guardi che siete stati voi a venirci a cercare, noi eravamo due neo laureandi in cerca di un lavoro.”, replicò a tono Berni.
“A sì?”, esclamò il signor Smith puntandogli addosso due occhi fiammeggianti: “Ok, riavvolgiamo il nastro e rivediamo, come dice lei riempendosi la bocca: la cronologia dei fatti!”.

Il signor Smith girò attorno all’intimidito Berni, che se ne stava fermo come una lampada a stelo in mezzo alla sala: “Lei crede forse che la CIA abbia creato l’ufficio ricerche in rete, solo per trovare lavoro ai giovani neolaureati?”, gli chiese con sarcasmo, poi, scuotendo il capo si rispose da se: “No, lo sa benissimo che le cose stanno diversamente; noi navighiamo nella rete per scoprire ideologie deviate; soffocandole, se necessario, prima che possano recare danno al sistema, libero e democratico degli Stati Uniti D’America!”, concluse con enfasi, irrigidendosi militarmente.
Anton stava per replicare, ma il signor Smith, con il cenno deciso della mano, lo fermò e, avvicinandosi alla scrivania, riprese la ricostruzione dei fatti: “Siete stati voi, a mettere in rete le vostre fantastiche teorie; l’ufficio le ha solamente prese e fatte analizzare da menti eccelse; poi, fidandosi delle vostre capacità, ha pensato bene di offrirvi la possibilità di sperimentare le vostre teorie.”.
“Prima che qualche altra potenza, democratica o meno, navigando in rete arrivasse alla gallina dalle uova d’oro, anticipandovi.”, chiosò ironicamente Anton.
“Lei è sveglio signor Anton.”, confermò il signor Smith: “S’immagina cosa accadrebbe se una simile scoperta finisse nelle mani, non di un’altra superpotenza, ma di un’organizzazione terroristica? Dovevamo agire in fretta, prima che qualcun altro potesse capire l’enormità di quello su cui stavate lavorando… vi assicuro che non sarebbe stata una passeggiata di salute, essere rapiti e obbligati a collaborare con dei terroristi disposti a tutto pur di ottenere ciò che vogliono.”.
“Questo ce lo avete già detto in tutte le lingue cinque anni fa, per convincerci a collaborare con il vostro fantomatico: ufficio ricerche in rete… dietro lauto compenso, naturalmente questo non lo nego. Ma allora cos’è, proprio ora che vi stiamo offrendo risultati tangibili, questa sfiducia nei nostri confronti?”, insistette lo sconcertato Anton.
Il signor Smith scosse il capo: “Nessuna sfiducia, voglio solo sapere se siete disposti a ripetere la prova davanti a una commissione d’esperti?”.
“Porti qui i suoi esperti, anche oggi stesso se lo ritiene opportuno, noi siamo pronti a dimostrare la nostra buona fede davanti a chicchessia!”, sbottò baldanzoso Anton.
“Mi complimento con lei… ma mi tolga una curiosità; se sapeva dove sarei andato a parare, perché non ha messo subito sul tavolo la vostra disponibilità?”, chiese indispettito il signor Smith.
“Perché da lei, prima di esprimermi, aspettavo una prova, tangibile, della vostra buona volontà.”, rispose ironicamente Anton, osservando con sguardo ringalluzzito la valigetta sopra la scrivania.
“Non saprei se definirla più furbo o più intelligente.”, disse ridendo convintamente il signor Smith aprendo la valigetta: “Come pattuito, qua dentro ci sono seicentomila dollari… quando tutto sarà concluso, riceverete… un miliardo sul conto cifrato da voi indicato.”.
Berni si avvicinò alla scrivania, sfiorò il denaro nella valigetta e, sospirò: “Siiiii… un miliardo di dollari… non vedo l’ora di toccarli…”, poi si girò verso il signor Smith: “Ok, noi siamo pronti a ripetere la prova, davanti a tutti gli esperti del globo.”.
Il signor Smith sorrise, poi virò con lo sguardo sul volto inespressivo di Anton: “Cos’è, la venalità umana non le appartiene… o non è sicuro di riuscire a ripetere con successo la prova?”, gli chiese sarcasticamente.
“Né l’una né l’altra cosa. Mi spiace deluderla, ma sono molto più venale del mio amico; un miliardo di dollari sono una somma enorme, ma in rapporto al valore della scoperta son nulla. Inoltre dovendo garantire il segreto di stato, non ci sarà gloria per noi.”, rispose Anton strofinando tra i polpastrelli il bordo di una banconota.
“Un miliardo di dollari, non riuscirete a spenderli nemmeno in dieci vite.”, ribatté piccato il signor Smith, aggiungendo: “Per quanto riguarda la gloria… l’anonimato della scoperta, sarà la vostra fortuna. Provi a immaginare cosa accadrebbe se si sapesse della vostra scoperta; non ci sarebbe pace per voi, la vostra vita sarebbe un’eterna fuga dal pericolo di rapimenti da parte di emissari di potenze straniere, da organizzazioni terroristiche… o peggio ancora dalla vendetta di qualche pacifista esaltato. No, datemi retta è meglio godersi un miliardo come perfetti sconosciuti; che come scienziati circondati e protetti notte e giorno da guardie del corpo armate fino ai denti.”.
“Non dia retta al mio amico; l’anonimato, accompagnato da un miliardo di dollari, basterà a soffocare l’amor proprio dello scienziato.”, chiosò ironicamente Berni.
“Mi devo ricredere… lei è molto più pratico del suo amico.”, disse il signor Smith, battendo la mano sulla spalla di Berni, prima di concludere: “Domani mattina porterò gli esperti.”.

Mentre Anton spiegava agli esperti, tre uomini sulla sessantina, il funzionamento delle apparecchiature scientifiche; Berni, indossando degli spessi guanti isolanti, estraeva da un grande recipiente fumante un piccolo contenitore.
“Azoto liquido!”, esclamò uno dei tre avvicinandosi a Berni.
“Già!”, esclamò lui, rovesciando sul vetrino del microscopio il contenitore.
“Se lo desidera, può anche guardare.”, aggiunse indicando il microscopio.
L’esperto avvicinò gli occhi alle lenti: “Dunque questo sarebbe il famoso: ago di materia organica manipolata… di quali dimensioni stiamo parlando?”.
“Cento volte più corto e sottile di uno spillo.”.
“Quale effetto avrà sul bersaglio.”.
“Una puntura di zanzara… né più… né meno!”.
“Cellule sanguigne congelate che, pungendo la pelle, si scongelano entrando nel circolo sanguigno dell’ospite… geniale! Mi complimento con voi!”, esclamò ammirato l’uomo, concludendo: “Per poter colpire soggetti dal gruppo sanguigno sconosciuto, presumo si tratti del gruppo 0 universale.”.
“Esatto… gruppo 0 universale… come il mio.”, disse Berni, indicando la vena del braccio.

Mentre Berni infilava con cautela il microscopico proiettile in una canna raffreddata con azoto liquido; Anton prese il binocolo e, avvicinandosi alla finestra, indicò i tavolini del bar all’altro lato della piazza: “Scelga una delle donne sedute ai tavolini.”, disse consegnando il binocolo al signor Smith.
Il quale lo passò a quello che doveva essere a capo del team di esperti, dicendo: “Scelga lei.”.
L’esperto prese il binocolo e lo puntò sui tavolini: “Il tavolino all’angolo destro, quello vicino alla siepe!”, esclamò riconsegnando il binocolo ad Anton.
“Mah! E’ un uomo!”, sbottò lui, puntando il binocolo sull’uomo di mezza età intento a leggere un quotidiano.
“Questo le crea qualche problema?”, sibilò l’esperto.
“No, nessun problema, ma quando il sangue raggiungerà le cellule cerebrali innescando il corto circuito, ordinerà all’uomo di baciare con ardore il cameriere e poi di provare a spogliarlo…”.
“Beh, ci sarà da divertirsi allora!”, disse interrompendolo il signor Smith.
Anton allargò le braccia e fece un cenno a Berni.
Berni avvitò il marchingegno alla canna del fucile di precisione, sistemato su un cavalletto accanto alla finestra.
“Il fucile è caricato a salve, il gas prodotto dallo scoppio spingerà il microscopico proiettile fuori dalla canna all’azoto.”, spiegò mentre prendeva la mira.
Anton accese la telecamera per riprendere la scena: “Quando vuoi.”, disse.
Berni trattenne il fiato: “Fatto!”, esclamò tirando il grilletto.

L’uomo seduto al tavolino del bar si schiaffeggiò la guancia: “Colpito, ora non resta che attendere.”, disse Anton.
“Quanto tempo?”, chiese il signor Smith, puntando l’orologio da polso.
“Cinque… sette minuti al massimo.”, rispose Berni.

Sei minuti dopo, l’uomo lasciò cadere il quotidiano sopra al tavolino, si alzò, afferrandolo per la spalla fece girare il cameriere e gli stampò un clamoroso bacio sulle labbra.
Al momento l’allibito cameriere non reagì, ma quando l’uomo provò a slacciargli la cintura dei pantaloni, colpendolo con un diretto al mento lo mandò lungo disteso fra i tavolini.
“Lo spettacolo è terminato, peccato!”, esclamò il signor Smith, trascinando al riso il team degli esperti.

Confabularono a lungo, chiusi nella sala riunioni, gli esperti e il signor Smith; mentre Berni e Anton, attendevano con ansia il verdetto dentro il laboratorio.
Quando uscirono dalla sala riunioni, i tre esperti salutarono prima Berni, poi Anton e infine il signor Smith che li accompagnò alla porta.
“Allora?”, chiese con apprensione Berni al signor Smith quando tornò nel laboratorio.
Il signor Smith lanciò una rapida occhiata in strada: “Gli esperti sono rimasti letteralmente estasiati!”, rispose soddisfatto.
“E’ fatta! E’ fatta!”, urlava Berni stringendo i pugni.
“Non ancora!”, esclamò il signor Smith, spegnendo prematuri entusiasmi.
“Può essere più chiaro?”, chiese allora Anton.
“Sarò chiarissimo; non abbiamo messo in piedi tutto questo bailamme per creare dei video da postare su qualche sito porno.”, disse con ironia, probabilmente per indorare la pillola: “E non credo che l’unico ordine che si possa inserire nel codice sanguigno sia quello di violentare qualsiasi essere umano che respiri.”.
Dopo una breve pausa spesa cercando un sorriso sul volto dei due, che puntualmente non strappò, facendosi serio proseguì: “Un’arma per essere tale dev’essere in grado di far male, non di dispensare sesso e amore…”.
“E dunque?”, lo interruppe Anton.
“E dunque, gli esperti pretendono una prova sicura che quello che stiamo comprando sia un’arma letale.”, concluse d’un fiato il signor Smith.
“No! Mi dica che quello che penso non è vero!”, lo implorò Anton.
Berni non riuscendo a capire fino in fondo, cercò la risposta nello sguardo sconcertato dell’amico.
Il signor Smith, quasi provasse vergogna, abbassò lo sguardo e, avvicinandosi alla finestra indicò il poliziotto di quartiere: “La prova è questa; dovete inculcare nella mente del poliziotto, l’istinto omicida!”.
“Cosaaa!!!”, sbottò inorridito Anton: “Lei vuole che ordini a quel poliziotto di uccidere qualcuno… e chi sarebbe di grazia l’obiettivo di questo orrore, un terrorista, un criminale… o chi altro?”.
“Uno a caso… il primo che parcheggerà la macchina accanto a lui.”, rispose senza scomporsi il signor Smith.
“Lei è pazzo… voi siete tutti pazzi furiosi, non lo faremo mai… mai!”, urlò Berni inserendosi nella diatriba.
“Mi spiace, non avete scelta, lo dovrete fare… venite qua.”, disse il signor Smith invitandoli a guardare giù in strada: “Da adesso fino alla conclusione del contratto sarete pedinati giorno e notte, non potrete né nascondervi, né scappare… e men che meno comunicare con chicchessia. Avete superato il punto di non ritorno, non potete più tirarvi indietro.”.
“C’è sempre una via d’uscita.”, sospirò con poca convinzione Berni.
Il signor Smith scosse il capo: “Non c’è! Le cose stanno così; o quel poliziotto uccide il primo che parcheggia accanto a lui… o l’ufficio reclami si prenderà cura di voi.”.
“L’ufficio reclami? E’ uno scherzo vero?”, chiese speranzoso Anton, accennando un amaro sorriso.
“No, l’hanno chiamato proprio così, forse per alleggerire con un filo d’ironia l’ingrato compito a cui sono chiamati i ripulitori.”, rispose serafico il signor Smith.
“I ripulitori… e chi sono costoro?”, si domandò Berni.
“Quelli che entreranno da quella porta se entro due settimane il poliziotto non avrà assolto il suo compito, per ripulire i locali da ogni cosa… voi compresi!”, rispose minaccioso il signor Smith avviandosi verso la porta.
“C’è un motivo particolare per cui la scelta è caduta su quel poliziotto e il povero cristo che parcheggerà la macchina nella piazza?”, chiese un incuriosito Anton guardando il poliziotto giù in strada.
“Per quanto riguarda la vittima… nessun motivo particolare, purtroppo per lui, verrà a trovarsi nel posto sbagliato al momento giusto.”.
“Il momento giusto per voi, non certo per lui!”, precisò l’incupito Berni.
Il signor Smith annuì sorridendo, prima di proseguire: “Il poliziotto invece è stato scelto per quel che rappresenta: legge e ordine! E’ pacifico che se riuscirete a plagiare la mente dello sceriffo integerrimo di Tombstone convincendolo a gettare la stella d’argento nella melma; nessun’altra mente saprà opporsi al virus del plagio.”.
“Non mi pare una metafora calzante; lo sceriffo Earp, non era propriamente: uno stinco di santo!”, ribatté ancora Berni.
“Beh… speriamo che il poliziotto lo sia, altrimenti a rimanere fregata sarà la CIA; non certo voi che sarete già in qualche isola felice a godervi il miliardo di dollari in dolce compagnia.”, tagliò corto con una punta d’ironia il signor Smith.
“Dimenticavo!”, esclamò afferrando la maniglia della porta: “I ripulitori, sono già qua fuori, non potrete lasciare l’ufficio fino alla conclusione, in un modo o nell’altro, del contratto.”.
I due guardandosi spaventati si ammutolirono.
“Ora sta a voi… voglio darvi un consiglio disinteressato; siete padroni del vostro destino, non gettatelo alle ortiche… buon lavoro ragazzi”, chiosò con tono partecipato il signor Smith andandosene

Berni e Anton si guardarono ammutoliti, cercando dentro di loro una soluzione che salvasse capra e cavoli.
Alla fine Anton si avvicinò alla finestra, e guardando il poliziotto deambulare lungo il marciapiede disse con voce rotta: “Come si fa… forse ha una moglie e dei figli che lo aspettano a casa, così come li potrà avere lo sfortunato che parcheggerà la macchina accanto a lui… come si può fare”.
Berni si avvicinò alla finestra e, sospirando chiosò: “Addio miliardo… addio vita.”.
Anton andò a sedersi dietro la scrivania e, dopo una lunga riflessione, chiese a Berni: “Cosa vale di più; un miliardo di dollari… o la vita del poliziotto e del disgraziato che ucciderà?”.
“Un miliardo di dollari… sicuramente no! Ma se sopra il piatto ci metti anche le nostre due vite…”, chiosò sibillino Berni.


FINE



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