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lavoro pubblicato lunedì 8 giugno 2015
ultima lettura mercoledì 11 dicembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Artemisia

di AnnaRossi. Letto 398 volte. Dallo scaffale Fantasia

Adesso, che non le restava molto da vivere, Artemisia faceva un bilancio della sua esistenza. Pensava che la sua vita era trascorsa fra alti e bassi, ma soprattutto era come se fosse vissuta in una trincea. Non era stata molto fortunata, non perch&eacu.....

Adesso, che non le restava molto da vivere, Artemisia faceva un bilancio della sua esistenza. Pensava che la sua vita era trascorsa fra alti e bassi, ma soprattutto era come se fosse vissuta in una trincea.
Non era stata molto fortunata, non perché gli mancasse l'intelligenza, o perché non possedesse delle buone qualità, ma non si sa perché, alcune persone riescono facilmente a raggiungere i propri obbiettivi ed altri meno.
Pensava con rimpianto a ciò che avrebbe potuto fare ed a quello che le sarebbe piaciuto diventare, ma sia per mancanza di coraggio, che per una specie di rassegnazione, si era adagiata nella sua vita, piatta, grigia e monotona, solo piena di problematiche quotidiane.
Non aveva viaggiato molto, anzi, si può dire, che aveva visitato ben pochi paesi; tuttavia, anche se non lo aveva fatto fisicamente, la sua mente volava, fra tundre e steppe, fra ghiacciai e foreste, fra città antiche e metropoli modernissime.
Ma soprattutto, la sua natura romantica, la portava ad immaginarsi in ambienti storici, di altre epoche, con dame e cavalieri. Amava sognare e vivere con la sua mente situazioni, amori e storie.
Abitava su una collina fra il verde di abeti ed alti pioppi. La sua casa era disposta su un solo piano, circondata da una siepe di rose bianche e rosse, e sul davanti, c'era un grande terrazzo coperto in vimini, con delle comode sedie a dondolo.
Un tempo, quella casa era un insieme di grida, giochi di bimbi, di vita, i suoi figli riempivano le stanze delle loro cose e adesso, sembrava così vuota e triste.
Artemisia, una donna ormai dalla veneranda età di 80 anni, se ne stava seduta, sulla sua poltrona preferita, in un angolo del terrazzo ed in quel momento, spaziava in tempi e luoghi diversi, inventando storie e persone.
Non amava guardarsi allo specchio, perché il suo viso non rifletteva il suo mondo interiore, ancora giovane. Il volto rugoso, gli occhi senza più la luce di un tempo, il sorriso ormai ingiallito; contrastavano con ciò che lei ancora si sentiva, una persona viva, non un rudere da mettere da parte. Accanto alla sua abitazione, c'erano altre villette, dove un tempo vivevano altre famiglie, che in seguito, si erano trasferite in altre località.
Da parecchio tempo erano disabitate; quando un giorno, in una di queste case, arrivò un furgoncino di colore bianco, dal quale scesero un gruppo di quattro persone, dall'aspetto losco.
Artemisia, allarmata dalla loro vista, si mise dietro la finestra ed osservava tutto quello che stava accadendo davanti casa. I nuovi arrivati, tre uomini ed una donna, scaricarono una quantità di bagagli e poi, guardandosi in giro, con aria sospetta, entrarono nella villetta.
Artemisia cominciò a volare con la fantasia: "E se erano dei ladri, o delle persone poco raccomandabili? E se l'avrebbero uccisa per derubarla?"
Il luogo intorno, era molto isolato ed in caso di pericolo, non c'erano molte possibilità di chiedere aiuto.
Da quel giorno, il suo passatempo preferito, era quello di sorvegliare l'abitazione vicina. Una notte, in cui tardava a prendere sonno, sentì degli strani rumori provenire da fuori. Come al solito, spiò fra le tende delle sue finestre, ciò al fine di intravedere qualcosa, aiutata dalla luce del lampione.
Notò una cosa molto strana: i quattro individui, stavano trafficando attorno al furgoncino, scaricarono qualcosa e poi rientrarono in casa. Artemisia ritornò a letto, ma verso le prime luci dell'alba, fu svegliata nuovamente da altri rumori sospetti.
Questa volta non se la sentì di alzarsi e la sua curiosità non ebbe il sopravvento sulla sua pigrizia. Più tardi, si alzò e dopo aver fatto una leggera colazione, iniziò la giornata, con la sua passione.
Andò in giardino a curare le proprie piante: innaffiò, estirpò le erbacce dai fiori ed intanto non toglieva lo sguardo dalla casa accanto, dalla quale, era separata soltanto dalla siepe di rose. Stranamente di giorno gli occupanti della casa non si facevano vedere, sembravano animali notturni, pipistrelli che uscivano alle prime ombre della sera, in cerca di prede.
Ad Artemisia venne in mente di indagare più da vicino e, con un pretesto, pensò di andare dai nuovi vicini per dargli il benvenuto nel quartiere. Preparò dei dolcetti e con l'aria ingenua, attraversò il loro giardino e bussò alla porta. Non ottenne nessuna risposta, allora insistette, bussando più forte.
E dopo un bel po', finalmente, un uomo molto giovane, ma con i tratti del viso induriti, le chiese: "Chi è lei? Cosa vuole?" Lei intimorita dall'atteggiamento dell'uomo farfugliò: "Sono la vostra vicina, da noi è abitudine dare il benvenuto ai nuovi arrivati."
Lui sgarbatamente passò a darle del tu, rispondendo: "Ehi nonnina, non vogliamo seccatori, quindi aria!"
Lei indispettita per le parole sgarbate ribatté: "Lei ha un brutto carattere sa? Comunque non la disturberò più, buona giornata!"
Adesso Artemisia non aveva più dubbi: quella gente nascondeva qualcosa e doveva essere anche molto grave. Tornò a casa, ma era decisa di non arrendersi: doveva scoprire cosa stessero ordendo.
Dopo aver fatto il suo solito pisolino pomeridiano, guardò la televisione per ascoltare le notizie del telegiornale e mentre era intenta a sentire le ultimissime news, una di queste la colpì particolarmente.
C'era la foto di una ragazzina di 15 anni che era sparita all'uscita di scuola; si chiamava Elena Mancuso ed era molto bella. La sua famiglia era molto agiata e da ciò, si sospettava un sequestro di persona, anziché un allontanamento volontario.
Si diceva che era sparita, dall'Accademia delle Belle Arti, intorno alle 18,30 e nessuna l'aveva più vista e né sentita in quanto, il suo cellulare risultava spento.
Un grosso spiegamento di forze era stato utilizzato nelle ricerche ma senza nessun esito. Più tardi Artemisia, mentre sorseggiava una tazza di tè, rimuginava sulla notizia appena sentita: c'era qualcosa che la turbava. Decise di fare la solita passeggiata consigliata dal medico per i suoi problemi al cuore e dovette passare per forza davanti alla casa misteriosa.
Nonostante facesse un gran caldo, gli infissi erano chiusi, ma dall'interno provenivano delle voci concitate. Origliò per cercare di carpire qualche parola: sentì uno strano battibecco, uno degli uomini stava dicendo con voce alterata: "Si era detto che sarebbe stata una cosa veloce, invece adesso siamo costretti a prolungare la presenza dell'ospite. Ma come ti è saltato in mente di venire proprio qui! Nel caso riceviamo visite sgradite, non abbiamo via di sbocco, e poi, adesso siamo completamente accerchiati!"
L'altro ribatté alzando ancora di più la sua voce cavernosa: "Adesso vuoi vedere, che tutta la colpa è mia? Siete voi degli incapaci e speriamo che la faccenda non ci sfugga di mano!"
Fra i due si frappose una voce di donna, la quale cercò di placare gli animi e poi aggiunse: "La finite di litigare, abbiamo dei ficcanaso: i vicini ed anche i muri hanno le orecchie qui!"
Artemisia, udendo ciò cominciò le sue congetture: "Bene, non mi sbagliavo, questi stanno organizzando qualcosa di brutto!"
Avendo un carattere cocciuto, che l'aveva sempre caratterizzata, non volle darsi per vinta, e come una vecchina sola ed un po' svampita, passò all'attacco.
Si avvicinò nuovamente alla villetta e cominciò a chiamare la sua gatta: "Nerina dove sei? Ti sei persa di nuovo?"
Ma prima che raggiungesse il loro giardino, riapparve il ragazzo dell'altra volta e quasi urlando le chiese: "Ma che ti viene in mente di venire qui? Questa è proprietà privata, togliti di torno, demente... vecchia rincitrullita, matusalemme, sparisci o ti rinchiudo per sempre tra quattro tavole!"
Artemisia lo guardò con finta dolcezza e con un pizzico di furbizia rispose: "Scusi, cercavo la mia gatta, l'ha vista per caso? È sempre in giro!"
Il giovane, sempre più adirato, l'aggredì dicendo: "Ma vada via, vecchia megera!"
Lei, per niente offesa e con l'abilità di una grande attrice, continuò dicendo: "Non capisco proprio la sua scortesia, per caso ha dei problemi con i vecchi?"
Lui non rispose e le sbatté la porta in faccia con rabbia .
Artemisia se ne andò e, analizzando quello che aveva sentito, iniziò a farsi un quadro della situazione. Infatti, si ricordò che sul retro della villetta c'era un'entrata secondaria, nascosta fra alberi e cespugli; lei la conosceva, perché tempo prima, quando c'erano gli altri proprietari, spesso entrava da quella porta. Considerò l'idea che poteva servirle.
Così le venne in mente di passare all'azione. Un po' la faceva sorridere, il fatto che lei, una nonnina, si metteva a fare il detective privato; e se l'avessero scoperta?
Concluse che se l'era cercata.
Quando fu buio uscì di soppiatto e senza far rumore, si avvicinò all'entrata sul retro. Le luci erano accese sia nella cucina che nel soggiorno, tutto il resto della casa era immerso nel buio.
Lei entrò e si nascose in uno stanzino da dove era possibile vedere tutto ciò che stava succedendo.
Da lì vide la donna con un vassoio scendere le scale che portavano in cantina, ma prima, si era coperta il viso con un passamontagna.
Era lampante, avevano sicuramente sequestrato qualcuno e poteva essere la ragazza vista in televisione. Restò accucciata fra pacchi ed oggetti di ogni genere, fra cui notò una mazza di baseball, allora pensò che poteva esserle utile, ma per spostarla fece cadere uno scatolone pieno di cianfrusaglie.
Era la fine: i quattro si precipitarono nello stanzino ed alla vista della donna, uno di essi sbottò: "Lo sapevo che eri una ficcanaso impicciona, ti dovevo togliere di mezzo!"
L'acciuffarono e con uno strattone la spinsero giù per le scale che portavano in cantina e la scaraventarono per terra, accanto ad una ragazza spaventata e dal viso sconvolto.
Artemisia la riconobbe subito, era Elena, quindi, i suoi sospetti era fondati.
Richiusero la porta con rabbia, dicendo; "adesso i problemi sono due."
Il loro malumore crebbe, anche perché, ormai l'avevano visti in volto, divenendo così, testimoni scomodi.
Artemisia tranquillizzò Elena ed abbracciandola le disse: "Non ti preoccupare, riusciremo a fuggire!"
Ma in cuor suo pensò, che la cosa sarebbe stata molto difficile: come poteva lei riuscire a fare qualcosa di simile?
Elena, con gli occhi rossi dal troppo pianto disse: "Non ce la faremo mai, sono troppo furbi, ci uccideranno."
Intanto, i sequestratori pensarono che il rapimento fosse andato male; non restava altro che liberarsi delle due donne e fuggire il più lontano possibile.
Nel frattempo, Artemisia, cominciò ad escogitare un piano per la fuga e disse alla ragazza: "Dalla mia casa ho potuto osservarli: la sera due di loro escono per andare al bar e gli altri due restano in casa.
Noi attireremo uno di loro con una scusa e, quando sarà dentro, lo aggrediremo, sperando di farcela; lo legheremo e così ...
Attuando il piano stabilito, la ragazza cominciò ad urlare: "Un topo, aiuto, aiuto!" Ed intanto dava pugni alla porta: "Ah... ho paura, voglio uscire, aiuto, aprite!"
Gridò fino a quando in cantina scese l'uomo che era rimasto di guardia imprecando contro: "Che diavolo urli, ma dov'è questo topo!"
Lei indicò sotto il letto e l'uomo, ingenuamente, si abbassò e così tutte e due le saltarono addosso e, con graffi, tirandogli anche i capelli, riuscirono molta fatica ad immobilizzarlo.
Lo legarono con le lenzuola e gli tapparono la bocca con un fazzoletto.
La porta era aperta, ma come mai la ragazza non aveva sentito tutto quel trambusto?
La risposta fu facile: lei era sotto la doccia.
Scapparono velocemente e raggiunsero la casa di Artemisia, la quale, ansimando e con dei graffi sul viso, sentiva il cuore scoppiarle nel petto, tanto da pensare che le sarebbe venuto un infarto.
Appena dentro, Elena telefonò ai suoi genitori ed avvertirono subito i Carabinieri.
Gli raccontarono quello che era accaduto e dei due complici che erano ancora in giro.
I Carabinieri entrarono in azione e, dopo aver bloccato i due sequestratori, attesero l'arrivo degli altri due, i quali, ignari dell'accaduto, rincasando, trovarono l'amara sorpresa.
Restarono sbalorditi: erano stati beffati da una vecchina.
Artemisia divenne un mito e ne parlarono tutti i giornali. Quando tutto ritornò alla normalità, Elena divenne la nipote che lei avrebbe da sempre voluto avere, alla quale raccontava delle belle storie, ma questa volta, la bellissima avventura l'aveva scritta lei e la realtà aveva superato la fantasia.



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