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lavoro pubblicato lunedì 1 giugno 2015
ultima lettura giovedì 18 giugno 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Extrasensory percettion

di vennyrouge. Letto 489 volte. Dallo scaffale Fantasia

Nessun viaggiatore osservava, e la scena si spiegava nell'ultimo comparto del convoglio, in breve, non sarebbe stato facile per i passeggeri apprezzare quanto accadeva.....

Le porte del convoglio cittadino si aprirono non appena i motori furono spenti.

Un sibilo d’aria seguì il movimento.

Il ragazzo moro, non molto alto che lo attendeva intese subito salirvi.

Per farlo sollevò le braccia lateralmente e si avviò trascinando i piedi in direzione dello scompartimento.

Una volta al suo interno si aggrappò lesto al palo centrale, come se il treno dovesse scappare via e farlo ruzzolare in terra, poi scrutò l’ambiente nel vagone:. Almeno così senz’altro ritenne, perché il suo volto si rilassò.

Nella carrozza, a poca distanza da lui, un uomo ascoltava la musica per mezzo di un apparecchio con le cuffie.

Tralasciò di osservarlo oltre.

L’uomo osservò il ragazzo con discrezione.

Doveva avere un lieve ritardo mentale, almeno a giudicare dalla forma della nuca, in verità assai piatta.

Al contempo sembrava abbastanza indipendente da poter prendere il mezzo da solo, e sufficientemente curato nel vestito con la camicia rossa a righe blu e il pantalone classico di colore marrone indossato.

. Fu il pensiero celato dei presenti, i quali lo videro salire.

Un segnale acustico bitonale avvertì i passeggeri che l’uscita si sarebbe chiusa e il treno ripartito.

L’uomo tornò ad ascoltare la musica: quei discorsi non lo infastidivano. C’era abituato.

Seguirono un paio di fermate e il ragazzo tornò casualmente a guardarlo.

Gli occhi dello sconosciuto incontrarono quelli del giovane e gli parvero essere infinitamente dolci.

Decise di avvicinarsi al man corrente e di portarsi vicino.

Il ragazzo non badò a lui e i passeggeri mantennero l’attenzione altrove.

Del resto era un giorno feriale e la gente si sa, è piena di cose da fare.

Il convoglio sotterraneo rallentò bruscamente prima di fermarsi a una nuova stazione.

Fu in questo modo che entrarono in contatto: per un momento le loro braccia divennero vicine e si toccarono.

In quell’attimo l’uno percepì l’essenza dell’altro. Pensò: <Con qualche rischio, senz’altro, ma ne vale la fatica.>.

Perciò cambiò di posizione e resa libera la mano, la porse schiusa al giovane.

Nessun viaggiatore osservava, e la scena si spiegava nell'ultimo comparto del convoglio, in breve, non sarebbe stato facile per i passeggeri apprezzare quanto accadeva.

Il ragazzo fissò pensieroso il carpo levato a mezz’aria in segno d’amicizia.

Non vide nulla di male nel ricambiare.

Vi poggiò all’interno le dita e una volta toccata la pelle sembrò chiudere gli occhi.

Parve pure sorridere per un momento.

Infine si spaventò, sottraendosi al contatto: <Oh! -Oh!>, disse, quasi l’avessero morso, punto, oppure fatto il solletico.

Il tale, sorrise. Protendendo ancora la mano.

Qualche passeggero a quel punto s’interessò a qui due, ma sicuramente considerò molto probabile che il ragazzo si fosse sbilanciato a seguito dell’incostante incedere del convoglio tra le stazioni e che quell’uomo stesse aiutandolo.

Del resto il tale con le cuffie in testa non pareva un maniaco e aveva un aspetto sufficientemente pulito e curato.

Certo, non si poteva affermare avesse l’aria dello stupido con la mandibola squadrata e la stazza non esattamente esile: ma questa cosa che significava?

Molti assistenti hanno un aspetto simile e un passato incerto. Non avrebbero sviluppato quelle priorità quali occorrono ad aiutare il prossimo.

. Questa era la cosa più facile da pensare, anche perché, per il momento almeno, nessuno strillava o si era fatto male.

L’uomo invitò il ragazzo a serrare la mano nella sua.

Il ragazzo parve tentennare: forse per paura?

, domandò apertamente costui.

Il giovane scosse il capo, intendendo dir di no!

Intuiva una difficoltà e non si sentiva sicuro.

In ultimo però, tornò a posare la mano in quella dell’uomo.

Questa volta le unirono assieme nell’atto di sostenersi.

L’uomo con la musica fu più prudente ora.

Allargò vasi sanguigni.

Irrorò maggiormente una zona.

Cercò sinapsi distanti, che avvicinò con cura.

Modificò qualcosa in qualche ghiandola e passò parte dei propri pensieri nella mente del ragazzo. Altri, li prese su di lui.

I due parvero ridere nel cambio.

Ed era indubbio che avvenisse: il primo cedeva conoscenza, l’altro, pace, serenità.

Nessuno intervenne, perché mancò di capire quanto accadeva. Troppo insolito per lui.

E’ pure vero che tutto durò pochi istanti.

Poi il convoglio rallentò perché giunto a una nuova stazione.

Il suono avvertì che le porte si sarebbero aperte.

Il sibilo d’aria tornò a farsi udire.

Le loro mani si separarono.

Il ragazzo deglutì e si avviò. “Era a destinazione!”

Inaspettatamente non barcollò, né trascinò i piedi nello scendere dal vagone.

Tanto meno sollevò le braccia per riconsegnare l’equilibrio.

Le porte si accostarono slegando la strana coppia e il treno ripartì sferragliando.

L’uomo tornò all’ascolto dell’apparecchio radio e dal ricco sottofondo musicale isolò il lieve motivo, il quale andava allontanandosi sulla scala mobile diretta in strada.

Quel ritmo ancora troppo lento, presto sarebbe divenuto una melodia e risuonato nel coro.


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