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lavoro pubblicato martedì 26 maggio 2015
ultima lettura venerdì 6 marzo 2020

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Il segreto della grande piramide

di vecchiofrack. Letto 483 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Il segreto della grande piramideHo sempre accettato volentieri gli inviti ai congressi che trattavano d’archeologia in modo poco ortodosso; per i detrattori: fuffa fantascientifica.In special modo a quelli che si tenevano nei fine settimana in ci...

Il segreto della grande piramide

Ho sempre accettato volentieri gli inviti ai congressi che trattavano d’archeologia in modo poco ortodosso; per i detrattori: fuffa fantascientifica.
In special modo a quelli che si tenevano nei fine settimana in città o località turisticamente appetibili; in questo caso preparavo una bella relazioncina, ed esibendo davanti agli sguardi stupefatti degli appassionati di fantarcheologica teorie prive di ogni fondamento scientifico, mi guadagnavo pranzo, cena, pernottamento e prima colazione il giorno della partenza.
D’altronde, visto il vento favorevole all’argomento, dopo aver speso anni in ricerche archeologiche, ancorché poco ortodosse, era giunto il tempo di monetizzare; fu così che dopo aver scritto due saggi sull’argomento ed essere assurto tra i massimi esperti in materia, compresi che i congressi, oltre a vitto alloggio e gettone di presenza, erano utilissimi per pubblicizzare i miei libri.

Seduto al tavolo accanto ad altri archeologi, dentro la sala congressi di un hotel a New York satura all’inverosimile di curiosi e appassionati, ascoltavo distrattamente il primo relatore, in piedi dietro al leggio, esporre le sue teorie sulla costruzione delle piramidi.
Come nei concerti rock, dove i complessi d’appoggio precedono l’entrata in scena della star; così nei congressi, i relatori d’appoggio scaldano l’ambiente in attesa che le vere star prendano la parola.
Io, che nel caso ero una delle tre star dell’archeologia fantastica in attesa d’esibirsi, quel giorno, grazie o per colpa di un attacco d’emicrania, proprio non me la sentivo di sostenere un lungo monologo; così, quando giunse il mio turno mi portai dietro il leggio e, lasciando perdere la relazione (venti fogli dattiloscritti) preparata il giorno prima, improvvisai in modo sbrigativo.
Dopo aver descritto, a grandi linee, le sensazioni provate quando ottenni dal sovrintendente egiziano dell’area archeologica il permesso di restare da solo per un paio d’ore dentro la camera del re della grande piramide di Giza, conclusi con il botto, dicendo: “Grazie a quell’esperienza straordinaria, ho compreso che la piramide non è mai stata una tomba… ma una stazione intermedia di un percorso interstellare, intrapreso millenni fa da una razza aliena, forse solo per esplorare, più probabilmente per colonizzare la terra e i pianeti di altre stelle.”, mi tacqui un attimo, osservai soddisfatto la platea pendere dalle mie labbra, e li lascia a bocca asciutta: “Il resto… lo troverete nel mio libro di prossima pubblicazione!”.
Un brusio di delusione invase la sala, mentre lasciavo la postazione per avvicinarmi all’organizzatore dell’evento: “Scusate, ho la testa che mi scoppia, vado in camera a riposare, torno dopo.”, sussurrai, prima di allontanarmi senza attendere oltre.
La notte, e un lungo sonno ristoratore, si portò via l’emicrania; alle nove lasciai la camera e prima di andarmene dall’hotel, dopo aver consegnato le chiavi e lasciato il trolley in deposito alla reception, mi recai nella sala apparecchiata per le prime colazioni.
“Mi scusi.”, il tono soft del cameriere mi colse mentre stavo versando il the nella tazza, alzai lo sguardo e, degnandolo di uno sguardo interrogativo senza pronunciare verbo, lo invitai a proseguire.
“Il segretario del signor Baloski chiede di lei.”, disse indicando l’uomo elegantemente di nero vestito, fermo davanti all’ingresso della sala colazioni.
Dedicai un rapido sguardo al soggetto e, di seguito, alla colazione che attendeva d’esser consumata, poi, con tono infastidito, risposi: “Dica al segretario del… dottor Baloski, che se avrà la pazienza d’aspettarmi alla reception, dopo la colazione vedrò di dedicargli qualche minuto.”.
Il cameriere annuì e si premurò di portare celermente la missiva al segretario: “Mi scusi!”, esclamai fermandolo: “Siii.”, fece lui girandosi.
“Ma chi sarebbe questo: dottor Baloski?”, gli chiesi incuriosito, non rammentando d’aver mai conosciuto nessuno che esibisse un nome simile.
Il cameriere sorrise “Tra le altre cose…”, rispose girando lo sguardo all’intorno, e dopo una breve pausa concluse: “è il proprietario di questo hotel, e dell’intero immobile.”.
“Tra le altre cose…”, riflettei a voce alta, mentre calcolando quale fosse il valore di una sola cosa, quella in cui ero ospite, realizzavo trattarsi di un miliardario in dollari.
“Le serve altro?”, la voce sussurrata del cameriere mi distolse dal pensare al misterioso dottor Baloski.
“No, la ringrazio, vada pure!”, esclamai, prima di tornare ad occuparmi della ricca colazione che attendeva, silente, d’esser consumata.

“Arthur Conins, segretario del dottor: Victor Baloski.”, fece lui allungando la mano.
“Professor Antoni Sotter.”, replicai, chiudendo le presentazioni, prima di aggiungere: “Che ne dice di accomodarci?”, indicando il salottino difronte alla reception.
“Dopo di lei.”, esclamò il segretario, attendendo di accomodarsi sulla poltrona davanti a quella in cui mi sarei seduto.
“Dica pure, l’ascolto!”, dissi sprofondando nella poltrona.
Il segretario, si appoggiò sul bordo della seduta, stringendo i braccioli spostò il busto in avanti, ben distante dallo schienale, poi, piegando le ginocchia cacciò i talloni all’indietro irrigidendosi in una postura innaturale, a mio avviso scomoda, - strano modo d’accomodarsi, sembra un centometrista in procinto di scattare dai blocchi… deve andare di fretta. -, pensai, trattenendo a stento un moto di riso.
“Il dottor Baloski, chiede di poterla incontrare.”, disse venendo subito al punto.
“E, a quale pro?”, gli chiesi.
“Il dottor Baloski, da appassionato egittologo, gradirebbe approfondire l’argomento da lei accennato durante il congresso.”.
“Capisco, ma non credo sia il caso di anticipare i tempi… fra un mese uscirà il mio nuovo libro sull’argomento, dica al dottor Baloski di comprarselo.”, conclusi con poco garbo, infastidito dal fatto che un miliardario desiderasse venire a conoscenza del contenuto senza sganciare nemmeno un dollaro.
“Devo essermi espresso male.”, disse lui senza scomporsi: “E’ il dottor Baloski che vorrebbe parlare della sua esperienza all’interno della grande piramide.”.
“Guardi, senza offesa, ma di esperienze extrasensoriali di turisti che visitarono la camera del re, ne trovo a centinaia navigando in rete. Non credo che una in più possa fare la differenza.”, replicai alquanto scocciato, poi, guardando l’orologio tentai di congedarlo, aggiungendo: “E poi, il mio volo parte fra meno di tre ore, anche volendo, non avrei comunque il tempo per trattare l’argomento… sarà per la prossima volta… porga i miei saluti al dottor Baloski.”.
“Peccato.”, sospirò alzandosi dalla poltrona, aggiungendo con studiata noncuranza un particolare di non poco conto: “Anche perché il dottor Baloski non entrò nella grande piramide da turista, ma ci passò un’intera notte… da solo… e le posso assicurare che ne uscì sconvolto.”.
“Come, come, come!”, esclamai stupefatto, prima di chiedergli: “Come ha fatto ad ottenere i permessi?”.
“Il dottor Baloski, vanta ottime referenze presso la sovrintendenza egiziana ai beni archeologici… non mi faccia aggiungere altro.”, rispose cripticamente, sorridendo.
“Il Dio denaro apre ogni porta… anche quella della grande piramide.”, aggiunsi io, con sarcasmo, in vece sua.
“Io! Questo non l’ho mai detto.”, ribatté facendo il gesto di cucirsi le labbra.
“Ma l’ha pensato… e purtroppo per lei, io so leggere nel pensiero.”, chiosai ironicamente.
Tra una battuta e l’altra, realizzai che sarebbe stato interessante conoscere l’uomo che passò un’intera notte nella piramide: “Beh, devo ammettere che, dopo quello che mi ha detto, sarebbe per me un piacerebbe conoscere il misterioso dottor Baloski… ma purtroppo, l’aereo non aspetta.”, dissi sinceramente dispiaciuto.
“Calcolando che impiegherà un’ora circa per raggiungere l’aeroporto in taxi… e cinque minuti per raggiungere l’ascensore e salire nell’appartamento del dottor Baloski; rimarrebbero un paio d’ore da dedicare a un argomento che potrebbe rivelarsi utile alle sue ricerche.”, insistette il segretario, stuzzicando la mia curiosità.
“Abita sopra l’hotel?”, chiesi sorpreso, indicando il soffitto con l’indice.
“Già!”, fece lui, poi, indicando le porte in acciaio lucido degli ascensori, concluse: “Vogliamo andare?”.
“Ok, andiamo!”, esclamai convinto, dirigendomi verso gli ascensori insieme al segretario.

Il dottor Baloski abitava l’intero piano attico dell’immobile che ospitava l’hotel; il segretario mi fece accomodare nell’ampio salotto con vista strepitosa su Manhattan: “Il dottor Baloski sarà da lei a minuti, nel frattempo desidera qualcosa?”, mi chiese.
“La ringrazio, ma ho appena fatto colazione.”, risposi continuando a guardare attraverso la grande finestra la foresta d’acciaio e cristallo stagliarsi nel cielo azzurro.
Il segretario annuì e se ne andò, tornando poco dopo insieme a un uomo sulla sessantina, piccolo e incanutito; quell’uomo dall’aspetto insignificante altri non era che il mio ospite, il dottor Baloski.
Dopo le presentazioni di rito, ci accomodammo, uno di fronte all’altro su due poltrone di pelle color panna.
Il dottor Baloski chiese al segretario di portare una bottiglia d’acqua naturale e due bicchieri, attese in silenzio che li posasse sul tavolino fra le due poltrone e lo congedò; poi, mentre riempiva i due bicchieri, iniziò a dialogare, dicendo: “Così ha trascorso un paio d’ore chiuso nel sancta sanctorum della piramide… esperienza indimenticabile, immagino.”.
“Non quanto la sua, presumo.”, replicai a tono, prima di precisare: “A quanto si dice, sembra che ne uscì sconvolto.”.
Il dottor Baloski gettò lo sguardo lontano: “Così pare.”, ribatté laconicamente.
“La posso capire il magnetismo di cui è pregna la camera del re, può sconvolgere la mente.”, dissi rammentando la mia esperienza.
“Anche lei ne uscì sconvolto?”, mi chiese emozionandosi.
“Veramente, no! Mi ero ben preparato informandomi su altre esperienze simili, così, quando mi parve di sentire i peli sulle braccia rizzarsi e il corpo alleggerirsi sino a levitare a pochi millimetri dal suolo della camera, non mi spaventai.”, risposi pacificamente.
“Nemmeno quando udì le voci, si spaventò?”, mi chiese ancora lasciandomi allibito.
“Quali voci?”, esclamai.
“Non le ha udite.”, fece lui sconsolato, scuotendo il capo; poi, dopo una breve riflessione, provò a darsi una risposta: “Forse ha trascorso troppo poco tempo là dentro… oppure quel giorno il collegamento era disattivato.”.
“Di che collegamento sta parlando, può essere più chiaro?”, gli chiesi, cercando di capire se era convinzione o solo follia quella che guidava il suo discernere.
“Quelle voci, in una lingua sconosciuta, provenivano dai due cunicoli… definiti erroneamente d’aereazione…”, iniziò dicendo.
“Su questo mi trova d’accordo, non sono assolutamente cunicoli d’aereazione.”, precisai inserendomi in una pausa.
Il dottor Baloski parve gradire il mio intervento e, prendendo la palla al balzo, proseguì deciso: “Quei cunicoli sono gli altoparlanti che diffondono la voce proveniente da altri pianeti, all’interno della piramide.”, poi, sgranando gli occhi, concluse estatico: “Un’immensa ricetrasmittente per comunicare con gli extraterrestri, questo è la grande piramide!”.
Fissandomi nello sguardo cercò la mia approvazione, allora, temendo di deluderlo, provai a dare un colpo al cerchio e un altro alla botte: “Sono d’accordo con lei, la grande piramide mise in collegamento la terra con civiltà di pianeti che ruotano attorno ad altre stelle… ma, a mio parere, è ben più di una ricetrasmittente.”.
“Molto interessante! Potrebbe essere più chiaro?”, mi chiese rinfrancato il dottor Baloski.
“Così, su due piedi, senza neppure uno schema della piramide a portata di mano, mi viene difficile.”, risposi cercando, elegantemente, di svicolare dalla domanda per non disvelare in anticipo il finale del mio nuovo libro.
“Mi segua!”, esclamò ringalluzzito il dottor Baloski, alzandosi dalla poltrona.
Si diresse con passo svelto verso una porta sul fondo della sala, afferrò la maniglia e, vedendomi ancora seduto sulla poltrona indeciso sul da farsi, aggiunse: “Sono sicuro che quello che troverà qui dietro le piacerà.”.
Incuriosito dalle parole e dal tono invitante, mi alzai e lo seguii sin oltre la misteriosa porta.

“E’ incredibile!”, esclamai stupefatto entrando nella grande sala, al centro della quale troneggiava una riproduzione in scala della grande piramide, fondamenta e camera sotterranea compresa.
Alta più di tre metri arrivava a sfiorare il soffitto, ma a stupefarmi non furono tanto le dimensioni, quanto il materiale trasparente usato per realizzare le pareti, così da permettere allo sguardo di penetrare e ammirare corridoi, cunicoli e camere celate all’interno della struttura.
“Il mistero della piramide iniziò a ossessionarmi vent’anni fa, da allora ho speso una fortuna per cercare una risposta alle mie teorie.”, iniziò a spiegarmi, mentre ammiravo la struttura girandole lentamente attorno.
“Questa riproduzione risale a quell’epoca?”, gli chiesi.
“No, è molto più recente.”, disse accarezzando la struttura: “La feci costruire dopo aver trascorso la notte dentro la camera del re, sette anni fa, per cercare di capire in che modo riuscisse ad interagire con le stelle.”.
“E l’ha compreso?”, chiesi ancora, poco convinto che ci fosse riuscito.
“Non lo so, per questo quando ho saputo del convegno nell’hotel, l’ho seguito attraverso il circuito televisivo interno, per capire se qualcuno dei relatori fosse giunto alle mie conclusioni.”, rispose.
“E non ritenendo soddisfacente nessuna delle teorie esposte, ha pensato bene di mostrare il suo lavoro a qualcuno che potesse confermare o cassare la sua di teoria.”, aggiunsi io.
“E’ così!”, confermo lui, al ché mi venne spontaneo chiedergli: “Ma perché proprio io?”.
“Perché mi colpì la conclusione del suo breve intervento, che ritenni non del tutto in contrasto con le mie teorie.”, rispose convinto.
Riflettei, cercando un collegamento tra la mia idea di stazione intermedia e la sua di ricetrasmittente interstellare, prima d’esprimermi: “Beh, vediamo di capirci; lei pensa che le onde radio entrando dai cunicoli…”, dissi indicando il percorso con l’indice appoggiato all’involucro esterno del modello: “mutino in suono rimbalzando contro pareti della camera del re.”.
“A grandi linee… direi che è così, la camera del re si potrebbe paragonare a una grande cassa armonica di granito atta ad aumentare l’intensità del suono!”, confermo il dottor Baloski.
L’impegno, non solo finanziario, profuso da quell’uomo in molti anni, spinto dal desiderio di penetrare i segreti della piramide, mi convinsero a renderlo partecipe delle mie teorie che, in quanto tali, potevano avere lo stesso valore delle sue; cioè, valere molto, poco oppure nulla.
“Se devo essere sincero, oltre la funzione dei due cunicoli, non vedo altri punti d’incontro tra le due teorie.”, iniziai dicendo, e prima che avesse tempo d’interloquire, aggiunsi: “Proverò a spiegarle come la vedo io.”.
“Sono tutt’orecchi, proceda pure!”, esclamò entusiasta, mettendosi all’ascolto stringendo il mento tra il pollice e l’indice della mano destra.

“Partiamo da qui, dall’accumulatore dell’energia elettromagnetica terrestre.”, iniziai dicendo, indicandolo.
“Lo zed!”, esclamò convinto, sorprendendomi, il dottor Baloski, spiegandomi che: “Avevo pensato a qualcosa del genere studiando i corridoi che si dipanano all’interno. L’energia elettromagnetica rilasciata dal granito delle fondamenta si concentra nella camera sotterranea e da lì, risalendo dal corridoio giunge fino allo zed.”, concluse indicando con l’indice il percorso.
“Uhm…”, feci, seguendo visivamente il percorso indicato dal dottor Baloski, concludendo che: “Potrebbe anche essere così, se, come pensa lei, la piramide non fosse altro che un amplificatore per ascoltare le voci provenienti dallo spazio profondo.”.
“Mentre secondo lei è tutt’altra cosa.”, tirò le somme il dottor Baloski, esprimendo un lieve disappunto.
“Sì!”, confermai lapidario, prima di disvelare al mio interlocutore quella che io ritenevo, l’incontrovertibile verità.
Con fare saccente iniziai la mia lezioncina, mentre il dottor Baloski, come ogni bravo scolaretto, seguiva attentamente con lo sguardo il mio gesticolare, ascoltando e assorbendo ogni mia parola.
“E’ l’intera area delle fondamenta a rilasciare l’elettromagnetismo terrestre in gran quantità che, risalendo, confluirà dentro lo zed. La piramide agisce sull’energia sprigionata in due modi; contenendola perché non si disperda all’esterno, e poi, indirizzandola verso lo zed, grazie alla sua forma interna simile alla cappa di un camino. Chiarito questo, partiamo dall’inizio… cioè, dalla sfinge!”.
“Beh, è notorio che la sfinge, secondo alcune teorie, sarebbe la riproduzione della costellazione del Leone.”, disse il dottor Baloski, esibendo la sua conoscenza dell’argomento.
“Esatto!”, confermai, aggiungendo: “E come dovrebbe ben sapere, guarderebbe la parte di cielo dove, circa diecimilacinquecento anni fa, si trovava la costellazione del Leone.”.
“Andiamo professore! La precessione degli equinozi, oggigiorno la studiano anche gli scolari delle elementari.”, sbottò il dottor Baloski, percependo di essere considerato alla stregua di uno scolaretto.
“Ha ragione, mi scusi.”, dissi, prima di provare a stupirlo inoltrandomi nella parte più interessante della mia teoria: “La sfinge è stata messa lì, per ricordarci da dove una civiltà aliena partì per iniziare l’esplorazione interstellare. Tutto ebbe iniziò sul pianeta di una stella della costellazione del Leone, abitato da una civiltà evoluta a tal punto da poter viaggiare alla velocità della luce. Partendo dal capolinea del pianeta, che per comodità chiameremo: A, raggiunsero il pianeta: B all’interno della cintura di Orione. Da lì, dopo aver costruito la prima stazione intermedia, aggiunsero un’altra tratta al percorso interstellare, raggiungendo il pianeta: C, la terra, dove costruirono la seconda stazione intermedia… la grande piramide, punto d’arrivo dal pianeta B e di partenza verso il pianeta: D, della stella Alpha Draconis… dove, presumibilmente, si trova la stazione intermedia successiva dalla quale ripartire per esplorare altri sconosciuti pianeti.”.
“Fantastico!”, esclamò stupefatto il dottor Baloski: “Le piramidi viste come stazioni di un’immensa ferrovia interstellare.”.
“Trovo la metafora ferroviaria, meravigliosamente calzante.”, dissi annuendo.
Il dottor Baloski, osservando l’interno della piramide trasparente, si chiuse in una profonda riflessione, dalla quale uscì domandandomi: “Ma se questa fantomatica ferrovia entra in stazione ed esce da essa attraverso la camera del re… a cosa servono i corridoi e le altre due camere… e dei cunicoli cechi della camera della regina, che mi può dire?”.
“Ogni cosa, ogni mistero all’interno della piramide, ha un senso logico… basta seguire il filo millimetro dopo millimetro per scoprirne lo scopo.”, risposi indicando il cunicolo puntato in direzione della cintura di Orione: “Stabilito che questo cunicolo di venti centimetri, così come quello opposto, sono il canale d’ingresso o d’uscita dell’energia in arrivo o in partenza… il vero rebus è comprendere come gli atomi del corpo teletrasportati nella camera del re possano ricomporsi e uscire dalla piramide tornando alla primordiale forma, oppure proseguire il viaggio verso la prossima stazione intermedia.”.
“Rebus di difficile, se non impossibile soluzione, direi. In ogni caso, seguendo il filo logico del suo ragionamento, tutto dovrebbe accadere nella camera del re, e questo lascerebbe aperto il mistero delle altre camere.”, disse il dottor Baloski, interrompendo l’esposizione della teoria.
“Ci sto arrivando!”, sbottai spazientito, poi, indicando il sarcofago di granito all’interno della camera del re, recuperando un tono sereno proseguii: “Il flusso d’energia che, scomposto in atomi, trasporta corpo e mente dei visitatori, finisce dentro a quello che sarcofago non è mai stato, ma che si potrebbe tranquillamente definire: vasca di decantazione; dove gli atomi prima di ricomporsi si liberano delle scorie energetiche estranee. Poi, dopo aver recuperato forma e sostanza, l’essere alieno lascia la vasca e imboccando la grande galleria s’incammina verso l’uscita della piramide.”.
“Sì, ma…”, ebbe appena il tempo di dire il dottor Baloski, prima che, intuendo dove volesse arrivare, lo stoppai bruscamente: “Ora arrivo alle altre camere!”.
Essere interrotto mentre stavo arrivando a spiegare ciò che desiderava conoscere, m’innervosì; il dottor Baloski lo comprese e, annuendo in silenzio, m’invitò a proseguire.
“Ora, ponendo che l’alieno, oppure un umano, desiderasse farsi teletrasportare verso la cintura di Orione, come dovrebbe fare? Sicuramente dovrebbe adagiarsi nella vasca di decantazione e lì attendere che gli atomi del suo corpo, come i vagoni di un treno, s’infilino uno di seguito all’altro dentro il tunnel giusto.”.
Mi tacqui sorridendo sornione, e osservando il dottor Baloski, testai la sua reazione, che non tardò ad arrivare: “Qualcosa mi dice che toccherà a una delle due camere indirizzare gli atomi verso la meta prescelta.”, disse lui.
“Esatto!”, esclamai soddisfatto e, indicando la prima camera, continuai: “Il viaggiatore interstellare si recherà nella camera sotterranea, dove il magnetismo sprigionato dal granito imbibirà ogni suo atomo, così che, quando saranno scomposti ognuno di loro conserverà una specie di memoria magnetica che li spingerà nella direzione voluta… spero di essere stato abbastanza chiaro. “, conclusi attendendo la reazione stupefatta del mio interlocutore.
Che si appalesò prontamente: “Grande! Lei è veramente un grande!”, esclamò entusiasta, poi, osservando la camera della regina fu preso dal dubbio: “Seguendo il suo schema, se il viaggiatore volesse imboccare il tunnel opposto, dovrebbe fare una sauna magnetica dentro la camera della regina… ma cosa cambierebbe, visto che, di fatto, si tratterebbe dello stesso magnetismo presente nella camera interrata?”.
“Qualcosa deve cambiare per forza, altrimenti gli atomi seguirebbero lo stesso percorso di quelli passati dentro la camera sotterranea.”, fu la risposta insoddisfacente che riuscii a imbastire, e che naturalmente lasciò l’amaro in bocca al mio interlocutore.
“Sì, ma cosa?”, insistette lui.
“Ancora non l’ho capito… forse, quelle erroneamente scambiate per maniglie in rame delle piccole porte di pietra che chiudono l’accesso dei cunicoli verso la camera della regina, altro non sono che dei conduttori di un diverso tipo di energia presente nei cunicoli, che interagendo con quella magnetica presente nella camera la modifica.”, risposi.
Poi, provai a mitigare la sua delusione, aggiungendo: “Continuerò a cercare, e se riuscirò a scoprire qualcosa, le prometto che sarà il primo a cui lo dirò.”.
“La ringrazio.”, disse il dottor Baloski, poi, tornando a guardare il modello, mi chiese: “Secondo lei lo stupefacente meccanismo della piramide, potrebbe essere riattivato?”.
“Quello che lei chiama: meccanismo, non si è mai spento, e fintanto che esisterà il magnetismo terrestre e la piramide sarà in piedi continuerà a funzionare.”, risposi convinto.
“Allora se scoprissimo tutti i segreti della grande piramide, potremmo farci teletrasportare su qualche altro pianeta… fantastico.”, ribatté sgranando gli occhi.
“Fra almeno sei o settemila anni, forse.”, replicai, frenando il suo precoce entusiasmo.
“Come?”, fece lui, aggrottando le sopracciglia.
“Viaggiando alla velocità della luce, gli atomi del nostro corpo non invecchierebbero, dunque sarebbe come partire e un attimo dopo arrivare a destinazione.”, iniziai dicendo, prima di approfondire il tema: “Ma in realtà impiegheremmo milleduecento anni circa per raggiungere la stazione intermedia nella cintura di Orione.”.
“Sì questo lo so, ma sarebbe comunque una grandissima esperienza, arrivare là dove nessuno è ancora giunto tra milleduecento anni senza essere invecchiati di un minuto.”, insistette lui.
“Concordo con lei, ma, purtroppo, grazie alla precessione degli equinozi, oggi e per migliaia di anni ancora, non sarà possibile farlo.”, risposi ponendo una pietra tombale sull’argomento.
Il dottor Baloski mi parve ancora poco convinto, così, implementai la chiusa, aggiungendo: “I cunicoli sono larghi una ventina di centimetri, il raggio del teletrasporto, presumibilmente pochi millimetri, forse solo qualche decimo, questo gli permette di centrare con ampio margine l’ingresso del tunnel e, il brandeggio conseguente, dovrebbe permettere di contrastare la precessione degli equinozi, garantendo una finestra di qualche migliaio di anni.”.
“Molto interessante, prosegua!”, esclamò un ringalluzzito dottor Baloski.
Al ché, immergendomi in ipotetici calcoli matematici, lasciai parlare i numeri che governano il movimento degli astri: “Calcolando che, tutto ebbe inizio circa diecimilacinquecento anni fa, e che gli egizi trasformarono la piana di Giza in un luogo di sepoltura quattromicinquecento anni fa; si potrebbe ipotizzare che la piramide rimase attiva per almeno cinquemila anni, prima di essere abbandonata e, di seguito, riciclata dalla popolazione autoctona. Detto ciò, calcolando che l’asse terrestre, grazie alla precessione degli equinozi, torna al punto di partenza ogni venticinquemilaottocento anni… sottraendo a tale cifra i diecimilacinquecento già trascorsi e i cinque o sei mila sfruttabili all’interno della finestra… direi che non ci rimane che attendere altri cinque o seimila anni, per verificare se abbiamo solo scherzato.”.
Il dottor Baloski, dopo aver seguito attentamente il mio discernere sembrò convincersi dell’impossibilità di viaggiare nell’interspazio; ma fu la sensazione di un attimo, dopo una breve riflessione, gettò alle spalle l’impotenza e reagì chiedendomi: “E se costruissi una piramide modificando l’orientamento dei cunicoli?”.
Risi di gusto, che altro avrei potuto fare di fronte a una tale enormità, al ché, il dottor Baloski, imbrunendosi sbottò: “Guardi che non è mio costume, raccontare barzellette!”.
“Ha ragione, mi perdoni.”, dissi scusandomi, spiegando che: “Ma è praticamente impossibile costruire una piramide uguale in ogni particolare, semplicemente perché al suo interno potrebbero nascondersi camere e cubicoli ancora inesplorati… tralasciando il fatto che il mastodontico manufatto dovrebbe sorgere su un terreno con consistenza e magnetismo uguale a quello della piana di Giza.”.
Il dottor Baloski, chiuso in un riflessivo silenzio, si mise ad osservare la sua bella piramide trasparente.
“Io dovrei andare.”, esclamai guardando l’orologio, scuotendolo dai sui pensieri.
Il dottor Baloski, dopo avermi ringraziato e salutato, mi congedò dicendo: “In ogni caso, se riuscirò a realizzare una coppia perfetta della grande piramide, la inviterò ad un viaggio interstellare.”.
Il sorriso a fior di labbra, mi convinse che fosse solo una simpatica battuta, così ricambiai il sorriso e me ne andai.

Mi sorprese non poco ricevere una mail dal dottor Baloski, vent’anni dopo il nostro primo e unico incontro.
“Manderò il mio aereo privato a prenderla, l’aspetto in Australia per uno splendido fine settimana tra le stelle.”, dissi leggendo la mail; guardai la foto allegata, si trattava di una stupenda coppia della grande piramide, fatta costruire da quel pazzo di Baloski in un’area desertica agli antipodi del mondo.
Sorridendo digitai la risposta: “Sarà un piacere viaggiare con lei verso l’eternità!”.
Spensi il PC e, guardando fuori dalla finestra esclamai: “Stelle! Stiamo arrivando!”.

Ed ora eccomi qua, a bordo dell’aereo personale del dottor Baloski, destinazione Australia… e, forse, molto oltre.

FINE







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