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lavoro pubblicato lunedì 25 maggio 2015
ultima lettura domenica 8 dicembre 2019

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Gli occhi del buio - Giorno 14

di Elisetta94. Letto 447 volte. Dallo scaffale Fantasia

14 Ottobre Spalancò gli occhi di scatto e si sedette sul letto con il cuore in gola e il respiro affannato. Il corpo leggermente sudato le duoleva, come se avesse subito l'impatto di una violenta caduta, le mani erano gelide ai palmi e cald...




14 Ottobre




Spalancò gli occhi di scatto e si sedette sul letto con il cuore in gola e il respiro affannato. Il corpo leggermente sudato le duoleva, come se avesse subito l'impatto di una violenta caduta, le mani erano gelide ai palmi e calde alle dita, strane dalle altre volte e la testa le pesava in ugual maniera di quando usava un forte incantesimo. Si sentiva ancora più distrutta di quando si era addormentata. Non sapeva nè cosa pensare e nè cosa dire ma aveva la vaga percezione che quello non era stato un normale incubo e se lo fosse stato qualcuno avrebbe dovuto spiegarle i numerosi dolori fisici che riportava.
Rivolse lo sguardo alla sua destra e la vide, la pallottola del suo cuore, il suo veleno,il suo sogno...la cornice, storta tra le lenzuola, posizionata in ugual maniera da prima che si addormentasse. La prese per metterla sul comodino, vicino alla sveglia che proiettava sul muro, con una luce rossa, le 4.00 del mattino e si tolse la maglietta ed i jeans nell'ombra della stanza, rimanendo in reggiseno e slip; odiava dormire vestita. Si mise una mano sulla fronte e si lasciò cadere pesantemente all'indietro, la luce riflessa la infastidiva alquanto così fece salire il braccio al viso, coprendosi gli occhi e si lasciò cullare dall'inebriante suono della notte.
I raggi solari dalla serranda le illuminavano il volto, si erano fatte ormai le 10.30 del mattino eppure sembravano passate poche ore da quella intensa nottata; dopo un primo momento di confusione post-sonno, Louve fece un salto fuori dalle coperte

<Oh cazzo è tardi!!!
La scuola!!!>

Si alzò velocemente dal letto e corse fuori dalla stanza urlando.
“Nonna, nonna!” il suono della sua voce era l'unico rumore nel silenzio della casa.

<Non c'è nessuno...>

disse tra se e se mentre superava Tabla, distesa al centro del corridoio occupandone il passaggio.
Louve, ancora un po stordita, superò con difficoltà l'enorme cane e si diresse nel bagno.

<Una doccia è quello che fa per me in questo momento>

Pensò mentre si toglieva i vestiti.
Si mosse verso la doccia e cominciò a riempire la vasca, posò gli abiti sulla lavatrice e si legò i capelli in un fermaglio color corallo.
Entrò lentamente nell'acqua, la sua candida pelle, a contatto con quel piacevole calore, si irruvidiva leggermente, provocandole dei brividi lungo il sinuoso corpo, per poi immergersi del tutto, lasciando spuntare fuori dall'acqua solo la testa.
Fare il bagno la rilassava, sarebbe stata capace di starci anche ore se non fosse stato per la pelle che però in seguito avrebbe assunto delle grinse a mo di zampe di gallina.

<Visto che non sono andata a scuola potrei andare a trovare Erik...sicuramente sarà felice di vedermi!
Spero solo di non vedere Sandro...o forse inconsciamente lo desidero? No...non avrebbe senso...
Ma d'altronde cosa della mia vita ha un senso?
Una ragazza della mia età con capacità astrali non mi sembra avere molto senso!
Una come me dovrebbe pensare a trucco, shopping e ragazzi, non a: spiriti, sogni strani ed ex!>

Scivolò completamente sott'acqua, rimanendoci per qualche secondo, non più di sessanta, non riusciva a trattenere il fiato troppo a lungo a causa del fumo; eppure qualche anno prima aveva una capienza polmonare invidiabile grazie ai sei anni di canto. Amava cantare così come ballare, era tutto ciò che la estraniava dal mondo e per molto tempo non ha desistito dal rinunciarci, ma purtroppo con la crisi economica familiare che passava da parecchio tempo dovette mollare le sue passioni, trasformandole in sogni nel cassetto.
Riprendendo aria, Louve, appoggiò la testa sulla vasca, prese il sapone e canticchiando cominciò a passarselo lungo il corpo.
Passarono circa venti minuti prima che decidesse di uscire dall'acqua, non si sentiva affatto rilassata da quel breve bagno, ma si rendeva conto di avere il tempo contato, nonostante odiasse essere sbrigativa.
il passaggio tra il calore dell'acqua e la temperatura ambientale la fece sussultare, era una ragazza molto freddolosa e di certo uno dei suoi due elementi, il fuoco, non l'aiutava ad amare il freddo; avere due elementi la distingueva dalle altre streghe, in poche ne avevano uno in più per non parlare di due. Di fatti sua madre e sua nonna ne possedevano solo uno; niente a che vedere con sua zia che aveva capacità astrali diverse dalle altre componenti della famiglia.
Allungò la mano per prendere l'accappatoio che gli regalò una sua zia acquisita qualche mese prima, esteticamente osceno, rosa, con bordini viola scuro e con delle inutili taschette sui fianchi, lilla. Di certo quella donna non aveva nessun gusto né per gli altri né per se stessa; Louve ricordava quasi con orrore l'abbigliamento con cui si era presentata l'ultima volta alla cena di famiglia: una gonna a tubino lunga fino alle ginocchia, marrone bruciato, abbinata quasi per follia ad una camicetta foderata di merletti viola, bianchi e beije, per non parlare poi dei suoi rossi capelli laccati che le scendevano rigidi sulle spalle facendole risaltare il volto esageratamente incipriato e le labbra estremamente pompate.
Avrebbe voluto lanciarlo fuori dalla finestra, o dargli fuoco ma purtroppo era l'unico che aveva, così con un movimento tremolante e una smorfia di disprezzo lo indossò.
Uscì dalla vasca , facendo attenzione a non bagnare il pavimento e si mise davanti allo specchio; l'immagine riflessa era quella di una giovane dalle guance leggermente rosate per il caldo, con i capelli legati da cui cadevano piccole goccioline, con dei lucenti occhi azzurri e con un orrendo accappatoio rosa.
Una risatina le uscì spontanea nel vedere la sua ridicola immagina.

<Santo cielo quanto diamine è brutto!>

Aprì la porta del bagno e si diresse nella sua camera per scegliere i vestiti; nel muro della stanza erano proiettate le 12.30, ma non ci fece troppo caso, aprì l'armadio distrattamente e fu travolta da un ammasso di abiti.

<Diamine!!!>

pensò mentre se li toglieva dalla testa e li raggruppava all'interno del mobile.

<Cosa posso mettermi? ...Mm....>

Rimase in palata davanti all'armadio per qualche minuto, facendo una breve lista mentale di tutti i vestiti che possedeva ed in fine la sua scelta ricadde su un jeans attillato blu, una maglietta a mezze maniche nera con dei brillantini bianchi sul petto e un giacchetto che riprendeva il colore dei pantaloni.
Si tolse l'accappatoio, lanciandolo sul letto alle sue spalle, si sciolse i capelli e aprendo il cassetto della biancheria prese e mise un semplice completino color panna, fatto da un reggiseno a balconcino e un perizoma merlettato.


***

Il fatto di essere nella stessa camera della ragazza e non essere visto lo divertiva.
Seduto sul letto la guardava cantare davanti allo specchio attaccato all'armadio, perfettamente inconsapevole di essere osservata.

<Troppo semplice!!>

pensò sbattendo il piede.

<non devo mica fare da baby sitter!>

La povera giovane si girò di scatto, guardando nella sua direzione.
“ C'è qualcuno?” la voce assunse un tono freddo e deciso ma dalla quale si poteva facilmente intravedere una venatura di paura.
L'ombra la fissava con un sguardo attento, il corpo perfetto di Louve lo attraeva, così come i suoi occhi, diventati color ghiaccio. Erano i primi in cui sentiva di potercisi perdere se osservati troppo attentamente, glaciali e decisi ma allo stesso tempo affascinanti.
La ragazza rimase con lo sguardo verso di lui per qualche secondo, nella stanza regnava il silenzio e l'oscura figura rimasse ferma sul letto a compiacersi della sua potenza, mentre, alzando le spalle, la strega ricominciava a cantare come se niente fosse.
Si mosse dalla sua postazione e cominciò a girare per la stanza divertito, sfiorava i mobili e i vestiti posti sulle coperte, avvicinandolesi sempre di più , come un leone fa con la sua preda...
La sua inconsapevolezza quasi lo inteneriva, ancora non gli era ben chiaro il perché era stato mandato li da lei ma sapeva quali compiti doveva portare a termine e quella bella biondina con lo sguardo invernale non l'avrebbero di certo fermato.
Eppure la sentiva diversa, come se da quel fragile corpo femminile potesse uscire una forza particolare, la sentiva speciale...ma non avrebbe avuto pietà, così come non ne ebbe in passato.



***



Louve si truccava attenta, doveva sbrigarsi ad uscire e non poteva permettersi di sbagliare la linea dell'ailiner.

<Ecco uno........
Ecco l'altro........
Perfetto!>

Posò il piccolo pennellino nero nel suo astuccio del makehup fucsia e indaco e soddisfatta del trucco preciso che si era fatta, cominciò a cercare tra i suoi oggetti di bellezza il mascara extra volume, per rendere il suo sguardo ancora più intenso.
La sua attenzione ad un tratto si concentrò sul clima circostante, pur non facendo caldo sentiva una strana passata di calore in punti diversi del corpo...partiva dal collo e scendeva lentamente sulle spalle, come una carezza, si concentrava al loro centro posandosi sulla schiena e seguendo in maniera calma e sensuale la colonna vertebrale. Chiuse per un attimo gli occhi lasciandosi andare a quello strano piacere, sentiva piano, piano il calore ovunque, dalle mani saliva alle braccia, spostandosi sui seni e scivolando lentamente sulla pancia, sui fianchi e dentro le cosce...
Le piaceva, a tal punto da farle venire la pelle d'oca, era seducente e leggero, una sensazione al livello emozionale indescrivibile.

<E tutto così strano..e bello....>

“ Lo so....” gli sussurrò una voce all'orecchio facendola sobbalzare. Girò la testa a destra e sinistra velocemente cercando di riprendersi, si sentiva un po' confusa, eccitata e stordita e la cosa non gli piaceva.
"Che fai mi lasci così?" continuò il sussurro.
"Sto diventando pazza!" disse frenetica vestendosi velocemente.
"Si sono completamente pazza!"
prese la borsetta dal salotto e ci mise all'interno le sigarette e l'astuccio dei trucchi, poi aprì l'armadio delle scarpe e prese lo stivaletto con il tacco in velluto nero.

<l'astinenza dal sesso mi sta facendo molto male!>

si diede una rapida pettinata, s'infilò la sua giacca preferita, nera con i bottoni davanti, lunga fino ai fianchi e uscì di casa.
Nell'androne del palazzo continuava a sentirsi stranamente osservata, come se qualcuno si stesse divertendo a seguirla così alzò una barriera di protezione e scese le scale a piedi per non aspettare l'ascensore.

<É tutto troppo strano, troppo, troppo strano!!>

pensò freneticamente mentre usciva dal palazzo e si dirigeva a passi veloci verso la metro.
I lunghi capelli biondi saltavano leggeri ad ogni suo passo, librandosi nell'aria a ogni minima ventata. Il leggero venticello invernale la tranquillizzava, la faceva sentire più serena ad ogni respiro e passo lontana da casa.
Arrivata davanti alla metro era ormai più tranquilla, la sua camminata era diventata moderata e la sua espressione meno preoccupata, scese le scale lentamente, stando ben attenta a non inciampare a causa dei tacchi e passò davanti al solito gruppo dei sette-otto ragazzi della zona Valle Aurelia, sapeva perfettamente che la stavano fissando, ogni giorno era la tessa storia, la chiamavano, gli fischiavano, cercavano di attaccare bottone con lei o la seguivano, avevano una specie di fissazione per lei e le dava molto fastidio; per non parlare poi dei vari tentativi di abbordarla da parte di ognuno di loro, decisamente ridicoli e patetici.
Partì un fischio, seguito da alcune risate, poi un applauso di massa e altri tre-quattro fischi in coro, niente di diverso dal solito. Louvr si voltò indignata, ritrovandoseli poco distanti. Il capo gruppo,Cristiano Altesi, un ragazzo estremamente attraente, dai capelli castani scuro, la carnagione abbronzata e gli occhi azzurri la guardò sorridendole e con un gesto di mano abbozzò un saluto, la ragazza contraccambiò velocemente, accennando un mezzo sorriso e girandosi di scatto continuò la sua camminata verso la metro.
“Ogni volta mi fischiano, come se fossi un cane, maleducati, idioti, cogl” le sue parole furono interrotte da una voce maschile
“Coglioni?”
Fu presa per il polso e tirata delicatamente all'indietro.
“Non volevamo offenderti, lo facciamo solo per attirare la tua attenzione”
Louve anche se di spalle, riconobbe subito quella voce
“Di certo non è una cosa che mi fa piacere, Cristiano” gli rispose con voce pacata e tagliente, voltandosi per guardarlo negli occhi.
“Scusaci...come posso farmi perdonare” Il ragazzo gli fece un dolce sorriso, quello alle quali tutte le ragazzine si sarebbero sciolte e gli si sarebbero buttate tra le braccia, tutte ma non lei!
“Lasciandomi il polso ad esempio? Sono in ritardo e dovrei proprio andare!”
“Invitandoti ad uscire questa sera? Non ti sembra un ottima idea?”
“Mmm...No!!” rispose accennando un sorriso furbetto
“A no? Ok, allora si consapevole che non ti lascio andare!” chiuse gli occhi e alzò il mento con aria di superiorità, tirandola più vicina a lui; Louve odiava quel suo atteggiamento da “uomo alfa” , gli dava più concessioni di quelle che poteva realmente concedersi.
Fece per liberarsi, ma senza troppi risultati, la sua pazienza stava piano, piano scomparendo...
“Cristiano devo andare! Trovati un'altra d'accalappiare e lascia in pace me!”
“D'accalappiare?” il ragazzo fece una pausa, la sua faccia era stranamente confusa “ Piccola, ce spazio solo per te nel mio cuore” disse facendogli l'occhiolino e tirando di nuovo fuori quel sorriso da “sexy man”

<Effettivamente è un tipo piuttosto attraente e se avesse avuto un carattere più umile ci avrei fatto pure un pensierino sul suo invito ad uscire...>

Lo guardò fisso negli occhi

<Guarda come si pavoneggia!?!
Ohh no, no, no e no! Con me non l'avrà vinta!>

“ Ok Cristiano, hai vinto! Accetto il tuo invito!”
Altesi assunse una faccia soddisfatta, stampandosi un ghigno compiaciuto.
“Ottimo tesoro” allentò la stretta dal suo polso, liberandola, si passò una mano tra i capelli e fece un passo indietro “Allora ci vediamo questa sera, alle 20.00 qua?”

<é qui che ti volevo!>

La strega lo guardò per qualche secondo, era compiaciuta di essere riuscita a liberarsi dalla sua presa di ferro, rimase in silenzio per poi scoppiargli a ridere in faccia, come sempre la mente femminile aveva avuto la meglio su quella maschile, ampia come quella di un criceto.
“Invita un'altra ragazza caro, o questa sera rimarrai da solo!” così dicendo si girò di scatto e si incamminò nella metro, sapeva di averlo fatto rimanere di sasso e la cosa la entusiasmava.
“Io ti aspetterò questa sera!” gli urlò il giovane alle sue spalle “Non mi arrendo con te e so che tu verrai oggi!” La sua voce era sicura e risoluta, anche se sempre più alta mano a mano che Louve si allontanava.
Entrata nel mezzo, fu presa da strani sensi di colpa, strana sensazione per lei dato che raramente la provava.

<E se ci va veramente all'appuntamento?
“Vorrà dire che gli avrai dato buca!”>

la sua vocina della coscienza compariva sempre quando meno se lo aspettava e di certo non l'aiutava mai a mettere chiarezza nella sua mente!

<Oh fantastico, ci sei anche tu?
“Beh certo!Sono qui per aiutarti!”
Se tu questo lo chiami “aiuto”!!
"Beh faccio il possibile! Alla fine io sono solo parte della tua mente!"

scendendo alla fermata si rese conto di quanto erano durate le sue riflessioni e di quanto avesse chiacchierato la sua piccola stronzetta mentale.
Fuori dalla stazione vide in lontananza il 32, l'autobus che l'avrebbe portata sotto scuola di Erik e dando una breve occhiata all'orologio si accorse che erano, ormai, le 13.00

<Cazzo è tardi!!>

Si avviò a passo veloce alla fermata e prese il mezzo per un pelo.
Arrivò sotto scuola dell'amico pochi minuti prima che uscisse e si posizionò elegantemente a fianco al muro alla destra dell'edificio.
L'istituto era piuttosto grande ma molto triste, le pareti avevano un colore grigiognolo, l'enorme cancello era preceduto da quattro piccoli scalini e le finestre avevano esternamente delle grosse sbarre di ferro, simili a quelle di una prigione, cosa che in effetti rassomigliava molto quella scuola; sulla sinistra dell'istituto vi era uno spiazzo di marmo rialzato di almeno tre metri dalla strada e contornato da un basso muretto bianco.
Louve sentiva l'ansia salire, ogni minuto che passava, avrebbe rivisto il suo migliore amico e di questo n'era felice, ma insieme a lui ci sarebbe stato anche Sandro e la cosa la turbava.
Aprì la borsetta e tirò fuori un pacchetto di Marlboro rosse da venti, ne prese una e l'accese con il suo accendino rosa glitterato; neanche quelle l'avrebbero tranquillizzata ma almeno le avrebbero evitato una crisi isterica.
Un rumore fastidioso proveniente dall'interno della scuola attirò la sua attenzione, la campanella della fine dell'ora.
Una frenetica ansia la pervase del tutto, il cuore accelerò di qualche battito e la sua mente fu offuscata da mille pensieri, cercò di mantenere una posizione ferma nonostante il nervosismo la stesse pervadendo, si mise le cuffiette all'orecchio e cominciò a sbattere il piede a terra per scaricare la tensione, di modo che tutti avrebbero pensato che stesse tenendo il ritmo di una canzone.
Numerosi ragazzi si accalcarono all'uscita dell'istituto, la maggior parte erano di sesso maschile, alcuni la guardavano, altri le sorridevano e altri ancora sghignazzavano cercando di attirare la sua attenzione, ma senza troppi risultati; gli occhi della ragazza erano puntati sull'enorme porta dell'edificio, come quello di un'aquila che punta il suo pasto.
Ad un tratto, un ragazzo dai capelli mossi castani, la carnagione chiarissima, gli occhi azzurri e un abbigliamento particolare, dai Jeans blu scuri e il chiodo di pelle nera, che copriva una maglietta bianca con scritte scure, attirò la sua attenzione; il cuore di Louve si fermò per qualche secondo, o almeno così gli parve.

<Sandro.....>

la sua mente gli portò alla vista un ricordo, forse apparentemente non molto importante, ma a cui lei teneva molto, le volte in cui lo andava a prendere a scuola.
Sandro alzò gli occhi e i loro sguardi si incrociarono.

<Voglio andare via da qui.....
Non devo piangere, non devo piangere....>

Cominciò a respirare a fondo, cercando di non far trasparire nessuna emozione mentre il suo diavolo si dirigeva verso di lei, seguito dal migliore amico Rick Luchen, un giovane biondo, con gli occhi scuri e dal fisico muscoloso.

<o dio sta arrivando...>

Una mano sulla sua spalla sinistra e un tono pacato la distrassero dai suoi pensieri
“ Buongiorno Biondazza!”
La strega si girò di scatto e davanti a lei trovò Erik Merchi, che la guardava perplesso.
I suoi occhi viola scuro luccicavano con il sole ma solo lei riusciva a vedere l'oscurità del suo sguardo, la osservava con aria interrogativa, la sua pelle era olivastra scura e i suoi capelli color petrolio, leggermente lunghi ma pettinati, non si muovevano minimamente alle folate di vento.
“Erik, ciao! Sei sorpreso di vedermi?” disse la giovane buttandogli le braccia al collo e abbracciandolo come se non lo vedesse da anni.
“Beh si in effetti, ma in fondo sentivo che saresti venuta oggi!”
“Ah e come mai??”
“Beh...” fece una breve pausa, come se stesse scegliendo accuratamente le parole da usare “Beh perché a scuola tu non ci vai mai!” disse scoppiando a ridere,
“Ah ma grazie eh!” la ragazza incrociò le braccia fingendo di essere infastidita per poi seguire la sua risata
Era sempre contenta quando stava con lui, come se, anche se uno era l'opposto dell'altro, fossero legati da qualcosa di strano ma intenso.
“Ti devo raccontare un sacco di cose Er.!”
“Mm...cosa riguardano?” chiese con tono preoccupato
“Tutto!!”
“Ahh fantastico”
Erik era un ragazzo molto particolare, non tutti riuscivano a capirlo e molti abbandonavano l'idea prima ancora di provarci, il suo essere tenebroso nascondeva molti segreti dolorosi, di cui non parlava mai. Anche se per lui, Louve, era la sua migliore amica, a volte diffidava dal raccontargli alcune cose, forse per paura, o per mancanza di piena fiducia, ma lei non si era mai arresa con lui, continuava a stargli vicina, dimostrandogli che su di lei poteva sempre contare.
“Allora raccontami tutto” riprese cercando di sollecitarla
“Si...è da ieri che...”
“Ciao Louve...” una terza voce, dal tono freddo e malinconico, stroncò quella della ragazza, sovrapponendoglisi; Ashroft s'irrigidì leggermente, puntando gli occhi sull'amico di fronte a lei che la capì al volo, aprì la borsetta con innaturale tranquillità e tirò fuori una sigaretta
“Come stai?...” nell'udire quella domanda, proveniente alle sue spalle, accese il suo piccolo oggettino della calma, cercando di mantenere una posizione pacata, non poteva ancora esplodere.

<Ok Louve....ok calmati... lui è dietro di te... Cerca di non far trasparire nessuna emozione...>

Tirò a fondo per poi girarsi a guardarlo, Sandro tenne lo sguardo fisso su di lei per qualche secondo, poi lo riabbassò di scatto. Rick alla destra del ragazzo, le sorrise amichevolmente, non era mai stato nelle simpatie della strega così come lei non lo era nelle sue; più volte aveva cercato di allontanarla dall'amico e all'ultima ci era riuscito definitivamente.
“Ma quanto tempo!” disse avvicinandosi per salutarla
“Già parecchio!” una risatina forzata concluse la breve frase di Louve, non tradendo però il suo stato d'animo reale.
“Come mai sei venuta qui oggi?” disse il ragazzo con un tono finto incuriosito
“Perché oggi c'è stata l'assemblea degli studenti nella mia scuola, quindi essendo uscita alle 9.00 sono venuta a prendere Erik” sapeva perfettamente di aver mentito, ma l'aveva fatto con un tono così convincente che sarebbe stata capace di abbindolare anche se stessa. Non voleva far sapere la verità a Rick, di lei era meglio se non avesse mai saputo niente.
“Ah figo!”
“Già” aggiunse velocemente; voleva tagliare corto e scappare più lontana possibile da li “Ora devo proprio andare, ciao Rick”
Fece per salutarlo avvicinandosi per dargli i baci sulle guance, Sandro a fianco a lui la guardava in maniera indecifrabile e Louve avrebbe tanto voluto capire cosa stesse pensando.
Si girò verso di Erick e come se le avesse letto nella mente salutò velocemente i due amici per seguirla.
Entrambi camminarono in silenzio per qualche minuto, raggiungendo la fermata dell'autobus, essendo l'amico un tipo discreto, Ashroft fu la prima a parlare, cercando di comportarsi come se il rivedere il suo amore non l'avesse turbata.
“Allora ti dicevo che è da ieri che mi succedono cose piuttosto strane”
“ Racconta”
i due salirono sull'autobus e durante il tragitto Erik venne a conoscenza delle numerose ambiguità accadute all'amica, sembrava piuttosto turbato da quel racconto, in maniera così particolare che lei stessa non capiva. Camminarono a lungo ammontando ipotesi ma senza troppi risultati.
Giunti sotto il palazzo di Louve la loro concentrazione passò allo strano spirito situato nella hall, lo stesso che pochi mesi prima aveva posseduto Sandro e al quale la strega aveva giurato vendetta.
"Oggi sarà la sua fine!" Il tono della ragazza era gelido e divertito, da tempo aspettava quel momento.
"Ottimo"
I due entrarono nell'edificio e superarono con non curanza la loro vittima. Salirono le scale giungendo al sesto piano ed entrarono nel piccolo appartamento di Louve.
"Tabla!!" urlò Erik giocoso, accarezzando l'enorme cane
"È sempre un piacere rivederti" parlava con le razze canine come se si facesse capire, instaurando con loro un rapporto particolare, quasi da componente del branco. La sua strana vicinanza a quegli animali aveva sempre incuriosito Louve, riteneva interessante la bizzarra capacità dell'amico poiché lui stesso molte volte aveva istinti tipici di un cane. Ma d'altronde, non poteva giudicare le qualità di Erik poiché lei stessa l'aveva con i felini. Tutti tranne uno, Npino , il suo gatto, o meglio, quello di sua nonna!
L'odiosa creatura, di fatti, aveva l'abitudine di urinare vicino al suo letto e di graffiare, con un'innata cattiveria, la povera Tabla mentre dormiva; cosa lo rendesse così dispettoso, Louve ancora non l'aveva capito, forse era colpa della sua zampa mancante, o dei suoi problemi di sessualità confusa, o l'assenza di qualche dente essenziale.
"Voglio vedere la tua camera!" Affermò Erik con sicurezza
"Ma non è una novità per te!"
"Lo so ma sento che devo andarci"
"Ok.." i due si mossero verso la stanza della strega che entrò per prima, senza accorgersi della titubanza dell'amico.
"C'è qualcosa di strano..." Nell'udire quella frase, Ashroft si girò di colpo, scoprendo l'espressione stupita e intimorita dello stregone.
"Erik che succede?" Il suo tono divenne di colpo leggero come un sussurro
"Louve, non lo so ma...." fece una breve pausa "L'energia presente in questa stanza è la più strana e la più forte che abbia mai sentito."
"Pensi che ci sia stato qualcosa?" il tono vibrante della sua voce faceva facilmente trasparire paura e preoccupazione
"Non qualcosa Louve....ma qualcuno!"
Il ragazzo entrò lentamente nella stanza, con lo sguardo fisso nel vuoto, sfiorava coperte, mobili e vestiti fermandosi di tanto in tanto a osservare il determinato oggetto che toccava, la ragazza rimaneva in silenzio ad osservarlo, assediata da pensieri che non le facevano trovare pace.

<Che cosa ci faceva nella mia camera?
Che stava cercando?
Chi è?>

Ad un tratto le sue curiosità vennero soddisfatte.
"Vuole te!" disse il giovane con un tono fermo e cupo

<Me?.....perché me?.....>

"Prendi il tuo libro!"
"Erik sai che nn posso fartelo vedere!"
Il ragazzo sbottò di colpo
"Cazzo Louve prendi quel libro!"
L'amica si bloccò di botto, non l'aveva mai visto così; si voltò lentamente dirigendosi alla libreria. Fece scorrere l'indice velocemente sui numerosi libri davanti a lei, fino a fermarsi su un particolare volume: era piuttosto grosso, dalla copertina di pelle nera, decorata con inserti dorati e con al centro una grossa triade dai colori oro e argento.
Lo prese e stringendolo a se, lo portò titubante allo stregone che,seduto sul letto,glielo afferrò dalle mani facendola opporre resistenza.
"In mano mia Erik!" Gli disse irritata
"Ci tieni al tuo bel culetto, tesoro?"
"Si certo, nessuno ce l'ha bello come il mio!"scoppiò in una risata ironica
"Beh allora ti conviene scollartelo dalle mani e darmelo!" Finì la frase facendo spallucce e sfiorandole con le dita il braccio, cosa che faceva quando era pienamente certo di quello che voleva o diceva.
Louve allentò la presa, cedendo, all'amico il prezioso oggetto che si mise a sfogliarne lentamente le pagine ingiallite, annunciando con autorità qualche nota di tanto, in tanto.
"Incantesimo della purificazione,
Incantesimo della consacrazione del cerchio....
Incantesimo dell'evocazione..."
Louve gli si sedette accanto
"Cosa stai cercando?"
Erik alzò gli occhi dal libro per guardarla
"Qualcosa che ti protegga, Bionda"
Lei gli prese il volume mettendoselo davanti e concentrata, cominciò a sfogliarlo velocemente.
Immagini, sigilli, simboli e rime coprivano la carta ingiallita e venivano superati con noncuranza,
Ad un tratto la sua attenzione fu catturata da un titolo particolare, lesse rapidamente le righe seguenti e soddisfatta, posò pesantemente il libro nelle mani dell'amico.
"Guarda, l'ho trovato!" Affermò orgogliosa del suo operato;
Erik osservò la pagina per qualche secondo
" incantesimo di protezione..." pronunciò la nota con voce assente, farfugliando a bassa voce le poche parole scritte di seguito.
"Si penso che possa andare bene per adesso" disse chiudendo il volume e porgendoglielo "ma appena sentirai che c'è qualcosa che non va devi farmelo sapere!"
"Ok"


****


L'oscurità lo avvolgeva come un morbido abito di seta e li si sentiva a casa.
Scostò la sua lunga tunica nera e si sedette su un'elegante poltrona rossa sangue affiancata da un comodino di legno scuro ornato da inserti d'oro.
Abbassò il cappuccio facendo spuntare la testa, prese un bicchiere di cristallo con all'interno una strana bevanda rosata e comincio a sfiorare con l'indice la parte superiore del calice, seguendone la forma rotonda.
Quella era la parte della giornata che amava di più, riposarsi immerso nell'ombra con la sua bevanda e i suoi pensieri, solo loro tre.
Chiuse gli occhi appoggiandosi allo schienale e la sua mente cominciò a viaggiare; una ragazza dai lunghi cappelli castani, gli occhi blu e la carnagione di porcellana gli sorrideva amorevolmente, il povero vestito lilla, probabilmente degli anni settecento, le risaltava il viso e nonostante non fosse niente di più di uno stracccietto a lei le stava d'incanto. Il suo sorriso era quasi angelico così come la sua voce soave, troppo delicata e perfetta per una normale creatura umana; la strega più bella che aveva mai visto.
Gli toccava delicatamente il volto, accarezzandogli la guancia e sussurrandogli parole d'amore, promesse di una giovane innamorata...
"È stato giusto così, lo sai anche tu"
Una voce femminile s'infiltro nella sua mente distogliendolo da quel sogno di dormi veglia.
"Non mi turba più ormai, non sono più quello di un tempo!"
"Ed è meglio così." Il tono della donna si fece suadente e convincente "adesso sei più forte ed hai un'importante compito da portare a termine"
Un suono di tacchi si librò nella stanza, diventando sempre più deciso ma leggero ad ogni passo.
"Non si preoccupi Madam non la deluderò."
Una mano lunga ed elegante gli si posò sulla spalla destra, le unghie lunghe e perfette facevano facilmente capire che la donna era una persona curata ed attenta all'aspetto, d'altronde come poteva non esserlo?! Era un elemento importantissimo della loro comunità.
"Lo so, per questo ho dato a te questo incarico"
Un ghigno malefico comparve sul volto dell'ombra, gli piaceva essere compiaciuto.
Fissò il vuoto oscuro per qualche secondo contemplandone la bellezza, nero e gelido come il suo cuore, se ancora ne aveva; dubitava di possederlo e la cosa non lo turbava. Non ne aveva bisogno, tutto ciò che desiderava era intorno a lui, o almeno quasi. Bramava però il corpo della strega bionda con ardore, già lo immaginava stesso a terra senza vita, li davanti a lui. Percepiva in lei qualcosa di diverso e voleva averlo, qualsiasi cosa fosse.

<non avrò pietà!>


****

"Bad boy" dalle casse del mp3 rimbombava nella cucina. Louve con una forchetta di legno in mano, davanti ai fornelli, saltellava allegra accennando qualche passo di ballo e canticchiando qualche parola ogni tanto ed Erik seduto al tavolo, posto davanti al piano cottura, muoveva la testa a ritmo, intonando le note del ritornello e mostrando la sua voce poco melodica.
La matriciana era il piatto che la Ashroft stava cercando di cucinare, concentrandosi per ricordarsi i passaggi e i consigli di Antonella del programma "La prova del cuoco" , aggiungeva e dosava ingredienti come una chef professionista o almeno così voleva apparire. Alla fine del suo operato, si sentiva piuttosto soddisfatta, apparecchiò per lei e l'amico e si sedette al tavolino, pronta ad assaggiare la sua creazione.
Fece il primo boccone insieme ad Erik, che lo ingoiò con estrema difficoltà per poi deglutire rapidamente un bicchiere d'acqua. Il sapore di quel piatto non era piacevole come il suo aspetto, esageratamente salato e difficoltoso da ingoiare.
"Ricordami la prossima volta di non farti cucinare!" Affermò divertito l'amico
"Che pizza, eppure ho seguito la ricetta nei minimi dettagli!"
"Louve, preparerò io il pranzo quando ci rivedremo, tu sei negata!" così dicendo si alzò leggermente dalla sedia e le mollò una pacchetta sulla spalla, i due si guardarono negli occhi e scoppiarono a ridere.
Amava quella complicità con l'amico, lo sentiva vicino come un fratello, esteticamente opposto ma mentalmente identico, o almeno quasi.
Ricordava come se fosse stato il giorno precedente il loro primo incontro; una calda mattinata di marzo. I due si erano incontrati grazie a Sandro che conoscendo il segreto di entrambi aveva deciso di presentarli; fu subito affinità, come se si fossero rivisti dopo anni di separazione; parlarono per ore ed ore ininterrottamente, senza neanche accorgersi del tempo che scorreva e piaceva ad entrambi. Nei mesi successivi il loro legame divenne sempre più forte, diventando una catena di diamante; sebbene si fossero più volte soffermati sul come possa essere accaduto in così poco tempo non avevano mai trovato una valida risposta e gli andava bene così. Non avevano incontrato un nuovo amico quel giorno, ma un fratello e una sorella e se il destino li aveva fatti trovare vuol dire che sarebbero stati destinati a grandi cose, o almeno così credevano.
Dopo un pranzo alternativo e qualche chiacchiera erano pronti per affrontare lo spirito del piano terra. Cercarono nel grimonio la giusta formula, portarono quattro candele bianche, misero in un sacchettino di velluto le quattro pietre più attinenti per l'incantesimo: ametiste viola, occhio di tigre, pirite e ambra e in due bocciette di vetro polvere di cenere ed incenso.
Sembrava non mancasse niente, così uscirono di casa e scesero le scale a piedi, fino ad arrivare nella hall;
Louve fece guizzare lo sguardo ai sui lati e lo vide. lui era li che la osservava.
"È la resa dei conti mio caro!" Un ghigno comparve sul suo volto.
"Erik" continuò "Tienilo a bada, io preparo il rituale"
Sentiva crescere in lei l'adrenalina e la forza della vendetta, non avrebbe più fatto del male a nessuno quel bastardo e avrebbe pagato caro il passato.
Lo stregone non rispose e si mosse verso la strana presenza, facendola indietreggiare. Entrambi non temevano l'altro, volevano solo studiarsi, si puntarono contemporaneamente fissando l'uno lo sguardo sull'altro per moltissimi secondi, immobili come statue di cera.
La strega si sedette a terra e pose in torno a lei quattro pietre, formando i 4 punti cardinali: nord, sud, est e ovest, ognuna distaccata dall'altra da una delle candele bianche che aveva portato.
" Non ce la farete a distruggermi così facilmente!" una voce tuonò nella sua testa.
"Erik sta per attaccare!" Urlò agitata.
La temperatura scese di colpo e un forte tornado si scatenò nella stanza, avvolgendola.
Il ragazzo abbassò la testa e strinse i pugni leggermente, come se stesse aspettando quel momento, liberando un'aura dal colore grigio e nero, classica di chi praticava l'oscura magia nera.
"Non sai contro chi ti stai mettendo spirito!" Disse stendendo le mani verso la creatura e facendola balzare brutalmente.
Louve congiunse ogni elemento del cerchio con una linea d'incenso con una precisione impressionante e proteggendolo dal vento con la sua barriera cominciò la sacra formula del consacramento, un momento molto importante per ogni strega.
"Consacro il cerchio magico,
Libero il mio potere,
Si avveri il mio volere" ripeté queste parole per circa tre volte e si poteva facilmente percepire il grande alzamento di temperatura che la circondava; l'ametiste, l'ambra, la pirite e l'occhio di tigre liberarono scintille d'energia avvolgendo il cerchio e la fiamma delle candele cominciò a tremare leggermente, un'immagine incantevole ma inquietante al tempo stesso. Se qualcuno fosse entrato dal portone, o sceso dall'ascensore di certo non avrebbe non notato lo strano avvenimento che era li presente e spiegare il tutto non sarebbe stato semplice.
Ashroft si pose ad un estremo, era il momento di agire e gli rimaneva poco tempo.
"Corri qui dentro!"
Erik entrò nella barriera sedendolesi davanti, non era mai stato un grande ritualista ma un ottimo manipolatore d'energia perciò quella pratica non era il suo forte, ma non si faceva scrupoli a praticarla con la strega poiché bramava da sempre la conoscenza assoluta ed ogni cosa che poteva aumentare il suo intelletto lo intrigava.
"Pronta? È il nostro momento!"
"E come se lo sono! spirito, per te è finita!"
I due ragazzi si presero le mani ed una scossa pervase entrambi, come se si passassero elettricità dai palmi delle dita, non staccarono il contatto, sapevano che un minimo errore avrebbe annullato tutto il lavoro, chiusero gli occhi e cominciarono il rituale.
"Spirito che langue e rifletti il torto,
Ora torna da dove sei sorto,
Che il male che hai procurato sia la tua rovina,
Brucia nel fuoco della nostra energia"
Mano a mano che lo ripetevano lo spirito colpiva sempre più forte e frequente la barriera, la loro energia saliva e tutto in torno a loro sembrava muoversi mentre la creatura furiosa cercava disperatamente di penetrare nel cerchio.
Si dimenava rabbioso mentre disperatamente cercava di colpire i suoi assalitori, non attaccava in maniera troppo aggressiva, andava spegnendosi ad ogni parola pronunciata e forse era stato giudicato di più di quello che valeva.
Una volta, poi la seconda e infine la terza, lo spirito emise un urlo e cominciò a bruciare, dai piedi alla testa, lentamente e con vigore il fuoco blu dei due ragazzi prendeva la povera anima, inghiottendola al suo interno senza dargli vie di scampo. Louve lo guardava fiera, con gli occhi di ghiaccio e un sorriso malefico sul viso, come se l'assistere a quell'atrocitá la divertisse e probabilmente era così, la sua sete di vendetta era stata saziata, nonostante fosse stata delusa dal breve e facile scontro.
"È finita" concluse la strega guardando l'amico e tirando un sospiro di sollievo
"Avevi qualche dubbio sulla riuscita?!" Erik si compose, alzando il mento e passandosi una mano nei folti capelli neri, riusciva a essere elegante e signorile in ogni situazione, perfino in quelle di difficoltà.
La ragazza fece un cenno di negazione con la testa e riprese le quattro pietre infilandosele nella borsetta.

<è finita finalmente...
Sandro...ti ho vendicato!>


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