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lavoro pubblicato lunedì 25 maggio 2015
ultima lettura mercoledì 18 settembre 2019

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La vittoria dell'orgoglio contro il Cesena

di Edmea. Letto 384 volte. Dallo scaffale Pensieri

  Un Cagliari in tono minore scende in campo contro il Cesena, altra squadra condannata alla serie B. Questo verdetto ha colpito il Cagliari come una fucilata e la conferenza stampa di Festa conferma uno stato deluso, anche se la squadra schierata...

Un Cagliari in tono minore scende in campo contro il Cesena, altra squadra condannata alla serie B. Questo verdetto ha colpito il Cagliari come una fucilata e la conferenza stampa di Festa conferma uno stato deluso, anche se la squadra schierata, infortuni permettendo, si spera essere la migliore. Giocare con il verdetto già pronunciato quasi non ha senso, ma il grido di orgoglio impone comunque il vero gioco, per mantenere quel tristissimo terzultimo posto in classifica e sperare l'impossibile. Gli scandali nel mondo del calcio fanno male, ma pensare che proprio dal marcio possa rinascere un fiore, fa ancora sperare. Sarebbe un colpo grosso il ripescaggio della squadra e con questo spirito si giochi al meglio, dimostrando che questa retrocessione è solo un duro scherzo del destino e che la permanenza in B avrà la durata di un campionato. Magari fosse, ma bisogna crederci con convinzione. Il Cagliari si è arreso in questo campionato, accantonando il buon gioco. Eppure la dimostrazione di una buona tecnica è stata data in diverse occasioni, senza risultato. È questo il punto nero del campionato che sta per chiudersi. La mancanza di risultati, i tiri in porta a vuoto, destinazione preferita il palo, con consegna di punti sicuri all'avversario. Un progetto in cui società e tifosi hanno creduto per mesi, ma che ha dimostrato la sua fragilità, dettata forse da una pericolosa improvvisazione. Responsabilità e errori a parte, il Cagliari si è arreso, spegnendo definitivamente quella luce tanto preziosa. Quasi a smentire il verdetto inesorabile, non mancano i tifosi rossoblu allo stadio Mannuzzi. Finchè morte non ci separi. È proprio il caso di dire. Non hanno mai abbandonato la squadra i tifosi e hanno creduto nella salvezza più di quanto non ci abbiano creduto i giocatori. Peccato. I tifosi e tutta la Sardegna avrebbero meritato la serie A, perché il calcio non è solo un gioco, ma un senso di appartenenza a una squadra, una consegna di se stessi al tempo libero e ai valori di tutti i giorni che si rivelano anche nel calcio giocato. Una coerenza che a volte scarseggia anche nello sport, quando è più comodo schierarsi con il più forte come nella vita. Già, ma i tifosi che hanno potuto e voluto sono accorsi a sostenere la squadra, nonostante la sorpresa della serie B. Una sorpresa annunciata che non ha mai messo da parte la speranza. Sono tanti i sardi nella penisola e tifare per il Cagliari accorcia le distanze, con l'illusione di non avere mai varcato il Tirreno, se non per gridare forza Cagliari. Un senso di appartenenza eccitante e commovente al contempo che deve far sentire in debito i rossoblu, obbligandoli a risvegliare il buon gioco, con l'orgoglio e l'attaccamento alla maglia. Di sicuro non sarà la partita dell'anno, priva di emozione, con qualche prova di orgoglio da entrambe le squadre, coscienti della sorte comune. Con il campionato agli sgoccioli e scartato il pacco sorpresa, nessuna delle due ha qualcosa da chiedere, se non conservare il posto poco dignitoso in classifica, quanto meno non l'ultimo. L'orgoglio dei Quattro Mori segna il gol del vantaggio per il Cagliari, messo a segno da Marco Sau. Chissà che non possa essere un segnale per il futuro, citando la radiocronaca di Vittorio Sanna. Una prova per la serie B, chiudendo un campionato molto sfortunato, che almeno salva l'onore e l'orgoglio della squadra.



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