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lavoro pubblicato lunedì 25 maggio 2015
ultima lettura venerdì 20 settembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

UN MILIONE IN VALIGIA

di MicheleFiorenza. Letto 492 volte. Dallo scaffale Gialli

L'aveva minacciata di... ..........................................................................................................

UN MILIONE IN VALIGIA


- Che cos’hai combinato? – fu il bentornato di Claretta all’ora di pranzo.

La guardai sorpreso, mentre chiudevo la porta d’ingresso dietro di me: stava con le mani sui fianchi appena fuori dalla cucina, con quel grembiulino che proteggeva ben poco e con lo sguardo allarmato. Anche così era carina.

Mi avvicinai: - Ciao, amore: dimmi che cos’è successo.

- Ti ha cercato il Commissario: vuol vederti con urgenza.

Mentre lei riprendeva a rimestare i tegami, mi sedetti un momento:

- Pensi che la sua urgenza sia nel “mio” interesse?

Lei si fermò a riflettere: - Vuoi dire che “lui” ha bisogno di parlare con te?

- Non lo so…

- Comunque ti aspetta alle tre.

Non ho mai capito perché le donne hanno scarsa fiducia nei loro partner. Anzi, più il rapporto si consolida, più la stima nei confronti del marito o compagno diminuisce.

Un quarto alle tre indossai un abito leggero su una camicia in tinta unita, aggiunsi una cravatta per contentare Claretta, quindi uscii.

Aveva smesso di piovere e le nubi sembravano volersi diradare, liberando un sole ancora caldo.

Il Commissario mi attendeva già e mi accolse con cortesia:

- Noi non ci conosciamo, ma io ho sentito parlare di lei: dicono che l’investigatore Eugenio è piuttosto bravo.

- La ringrazio. A che devo l’onore…

- Ha sentito parlare di quel caso della valigetta piena di denaro?

Mi sforzai di ricordare:

- Si riferisce al ladro o rapinatore perito nell’incendio di un casolare?

- Esattamente: dopo tre mesi di indagini i miei uomini non sono venuti a capo di nulla. Cioè… hanno acquisito pochi elementi generici. Il tizio morì perché, svegliato dall’incendio, si buttò dalla finestrella del pagliaio, ma ebbe la sfortuna di cadere sul basolato di pietra e battere la testa. D’altra parte era notte e c’era buio. Non aveva documenti con sé, quindi non sappiamo chi era, anche perché nessuno ha denunciato la sua scomparsa. Il contenuto della valigetta metallica si è salvato: un milione di euro in biglietti di piccolo taglio! Però non sappiamo a chi appartengono…

- Che cosa posso fare io?

- Il questore vuol risolvere il caso, almeno sotto due aspetti: a chi appartiene il denaro e chi ha appiccato l’incendio. Lei sarà pagato con i fondi riservati.

- Vede, Commissario, le mie investigazioni spesso comportano grosse spese, che non sempre risultano fatturate…

- Possiamo metterle a disposizione sino a tremila euro per le spese, delle quali almeno metà fatturate, o con parcelle di eventuali collaboratori. Per il resto farebbe lei una lista spese firmata. A parte ciò, riceverebbe duemila euro per l’individuazione certa del proprietario del denaro e altre duemila per l’identificazione provata dell’omicida, perché di omicidio dobbiamo parlare.

Riflettei un momento: non era un caso facile, non era pagato il massimo e c’erano parecchi vincoli per l’erogazione degli sghei. Però in quel periodo non avevo molto lavoro, e Claretta a scuola si era dovuta contentare di un part-time.

- Commissario, la ringrazio per la fiducia, ma deve garantirmi almeno il rimborso delle spese e cento euro al giorno, anche in caso di fallimento.

- Entro i massimali previsti? Beh, qualunque elemento troverà è meglio di niente. Però sappia che possiamo toglierle l’incarico in qualunque momento.

Ci stringemmo la mano e andai via.

* * *

Aveva ripreso a piovere, mentre tornavo a casa guidando lentamente e rimuginando su quel caso.

La prima cosa da scoprire era la provenienza dei soldi: tutto quel denaro mi faceva pensare a una banca. Questa doveva essere la prima ipotesi, la prima pista da seguire.

La sparizione di tanto denaro non poteva essere sfuggita all’attenzione dei mass-media. Se io non ricordavo nulla in merito, il fatto doveva essere accaduto almeno fuori dalla nostra regione.

Avrei dovuto rivolgermi a tre o quattro giornalisti tra quelli che mi collaboravano, ma giustificarne le spese a un committente pubblico non era facile.

Ne parlai con Claretta, mia moglie e mia principale collaboratrice: mi ascoltò con attenzione, poi disse che voleva prima cercare su internet. Conoscendo la sua pazienza e la sua pervicacia in quel tipo di ricerca, fui d’accordo, e nel frattempo mi dedicai a scrivere la relazione di un altro caso.

Prima di cena si affacciò alla porta del mio studio con alcuni fogli in mano e disse:

- So da dove vengono i soldi, ma voglio metà dei soldi che prenderai.

La questione della ripartizione dei compensi, quando lei mi collabora, è un fatto semiserio, perché in definitiva lei gestisce tutto quello che guadagno, tranne qualcosa che trattengo per le mie spese personali.

- Ti darò al massimo il 40 %.

Mi mostrò le notizie che aveva stampato. Si trattava dell’arresto, avvenuto tre mesi prima in un’altra città, di una vicedirettrice di banca, tale Rossana D., per la sottrazione complessiva di circa un milione di euro, nell’arco di un anno; s’intuiva che la notizia era passata un po’ sotto silenzio perché Rossana apparteneva a una famiglia altolocata.

La giovane donna aveva dichiarato che era stata costretta a una lunga serie di piccole appropriazioni perché pesantemente minacciata da un estorsore. Nulla però sapeva dire di questo tizio, che non avrebbe mai visto in faccia. Si trovava ancora in carcere in attesa del processo.

- Bene, stasera ti porto fuori a cena, anche perché è un po’ tardi per cucinare.

Al ristorante le feci la proposta indecente:

- Dovresti andare a trovare Rossana per ottenere altri particolari.

- Io non sono mai andata a fare interrogatori in carcere, non sono nemmeno abilitata!

- A me la bancaria non direbbe nulla. Ti farei autorizzare e annunciare dal Commissario.

- Se ti porto notizie valide, voglio il 60 %.

- D’accordo.

* * *

Mentre ci recavamo nella città di Rossana, spiegavo a Claretta le mie considerazioni:

- La cifra di un milione nella valigetta e la stessa cifra del furto non possono essere una coincidenza, l’ho spiegato anche al Commissario. Infatti Rossana è piuttosto benestante e non aveva bisogno di rubare; quindi la sua giustificazione di essere stata costretta a seguito di pesanti minacce non è una scusa tendente a ottenere una minore condanna, ma la verità. Però è anche vero che lei non può aver appiccato l’incendio al casolare, perché si trovava in carcere. Mentre tu parlerai con lei, io andrò a trovare i genitori.

- Pensi che il padre potrebbe aver messo in atto una vendetta?

- O il padre o il fidanzato, se ne ha uno. So che non ha fratelli.

Dopo aver lasciato Claretta, mi recai alla villa dei signori D., che mi accolsero bene, pensando che le mie indagini avrebbero aiutato la figlia. Mi riferirono che era stata minacciata telefonicamente delle peggiori violenze e sevizie, così per oltre un anno aveva prelevato denaro dalla banca e lo aveva depositato in luoghi sempre diversi, secondo le indicazioni che riceveva.

Soltanto dopo che era stata scoperta, si era confidata con i genitori e col fidanzato.

- Vorrei tutte le notizie utili per identificare l’estraneo. – dissi.

I due coniugi scossero il capo:

- L’unico elemento che avevamo consiste nella registrazione delle ultime due telefonate, che abbiamo consegnato alla polizia.

Intanto io osservavo il padre di Rossana: doveva avere quasi settant’anni, era miope e un po’ curvo.

- Di che cosa si occupa lei, sig. D.?

- Del giardino qui davanti, ma per i lavori grossi faccio venire un giardiniere attrezzato. Per il resto sono a riposo.

Terminai la tazza di tè che mi avevano offerto e mi congedai, quindi passai a prendere Claretta.

- Che esperienza! – disse, appena salita in auto, - ci sono più guardie che detenuti! Comunque ho saputo che Rossana ha un fidanzato, ma non mi ha detto chi è.

- Questo l’ho saputo io: si chiama Carlo E.

- Era stata minacciata di violenza carnale e di sfregi permanenti; la stessa minaccia valeva se si fosse fatta trasferire o si fosse licenziata…

- Non può essere stato il padre ad appiccare il fuoco: cammina a stento e trascorre le serate a casa con la moglie. Occorre controllare l’alibi del fidanzato, ma a questo penserà il Commissario.

- Mi dispiace per Rossana, - disse mia moglie, - in fin dei conti lei è una vittima, più che una complice.

- Aver trovato un nesso tra i suoi furti e la morte dello sconosciuto avallerà la sua parziale difesa e potrà farle ottenere gli arresti domiciliari e una pena leggera.

- Secondo te, il movente di Carlo sarebbe eventualmente stato la vendetta?

- Direi di sì, oppure si tratta di una strana coincidenza.

* * *

Mentre il Commissario controllava i movimenti del fidanzato di Rossana nel periodo dell’omicidio, io presi a gironzolare nel quartiere del casolare andato in fiamme, del quale restava soltanto un rudere affumicato.

La villetta più vicina era abitata da un’anziana signora che dedicava parecchie ore alla cura del suo orto: una persona solitaria e probabilmente chiusa, ma non troppo benestante, mi sembrò. Mi consultai con Claretta:

- Forse sarebbe meglio che la intervistassi tu, spacciandoti per una giornalista dilettante.

- Me lo stai facendo sudare, il mio 60 %!

- C’è un buon ristorante, lì vicino: dopo andremo a pranzare lì.

Il colloquio risultò piuttosto breve, poi ci recammo al ristorante a piedi:

- Ho dovuto prometterle mille euro per l’intervista, e darle subito un acconto di trecento. – disse Claretta.

- Non possiamo darle quella cifra!

- Non le darò altro, perché non ci sarà alcun articolo pubblicato, ovviamente. E poi, trecento bastano, per quello che ho saputo!

- Ti ascolto.

- La sera dell’incendio uscì per portare l’immondizia nel cassonetto, che si trova davanti a uno spazio verde incolto; era quasi mezzanotte, perché aveva seguito un film in TV. Lì aveva visto arrivare lentamente un’auto sportiva di colore rosso. Tornando verso casa, con la coda dell’occhio aveva notato un giovane magro, alto e biondo uscire dall’auto. Rientrata in casa,non aveva acceso le luci e per passatempo aveva osservato dalle finestre quel giovane avvicinarsi al vecchio casolare con una tanica in mano.

- Poteva essere una persona anziana con i capelli bianchi?

- Gliel’ho chiesto, ma mi ha detto che si muoveva in modo giovanile, atletico. Praticamente lo ha visto spargere il contenuto intorno alla casa, con fare circospetto. Mentre lei prendeva il telefono, erano divampate le fiamme. Polizia e vigili del fuoco sono intervenuti subito, ma non abbastanza da evitare la precipitosa e infausta fuga di quell’uomo, che evidentemente si era fermato a dormire lì, nel vecchio pagliaio al primo piano.

- Potrebbe essere una testimonianza importante…

- Se la confermerà…

- Il movente ci sarebbe, quindi se Carlo ha un alibi, bene, altrimenti ha un problema.

* * *

Il mattino seguente mi recai dal Commissario; questi mi comunicò che Rossana sarebbe uscita dal carcere in tarda mattinata, per aver ottenuto i domiciliari a seguito del recupero della refurtiva. Aggiunse che probabilmente l’avvocato avrebbe chiesto il patteggiamento e Rossana poteva ottenere una pena condizionata.

- Per quanto riguarda il fidanzato, abbiamo la certezza che quella sera il suo computer era acceso e il cellulare si trovava in casa. Lei ha trovato qualche elemento contro di lui?

Tentennai: Rossana era stata minacciata delle peggiori violenze sessuali, di sfregi permanenti al viso, era stata mandata in carcere, per molti sarebbe rimasta marchiata a vita, aveva perso il lavoro: poteva perdere anche un fidanzato frettoloso e sommario nel pretendere giustizia? E poi, era stato lui? La mia era solo un’ipotesi.

- Purtroppo no, commissario, assolutamente nulla. Pertanto rinuncio a proseguire le indagini e mi contento di quello che ho guadagnato sinora.

Due ore dopo me ne stavo parcheggiato all’ombra di un grosso albero di fronte al piazzale del carcere: vidi arrivare una rossa auto sportiva e poco dopo una giovane donna uscire dal portoncino di ferro e abbracciare l’uomo che l’attendeva. Era magro, alto e biondo.


f i n e

opera registrata





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