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lavoro pubblicato lunedì 25 maggio 2015
ultima lettura sabato 21 settembre 2019

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Il Richiamo dei Dannati

di Spaventapasseri. Letto 785 volte. Dallo scaffale Horror

Quando la pallida luce della torcia ebbe illuminato anche la lapide eretta nell’angolo più remoto di quel luogo, il guardiano tirò...

Quando la pallida luce della torcia ebbe illuminato anche la lapide eretta nell’angolo più remoto di quel luogo, il guardiano tirò un sospiro di sollievo, che si mescolò alle algide e frequenti folate di vento. Per fortuna quell’anno il Rito non aveva avuto luogo. Non ne avrebbe potuto sopportare un altro. Aveva pensato di rassegnare le dimissioni da quell’incarico, ma alla fine i suoi propositi erano cambiati. Perciò ora si trovava lì.

Come sempre, aveva percorso in fretta il lungo sentiero che circondava il campo santo, senza mai fermarsi o voltarsi indietro. Troppo rischioso. In quei momenti nel suo animo albergava un terrore istintivo e primordiale, e la sua pelle si accapponava ogni volta che il vento inclinava la danza della fiamma posta sulla candela. Camminava spedito, a testa bassa, puntando sempre lo sguardo alle fondamenta delle tombe o dei loculi. Un silenzio assoluto aveva avvolto quel luogo come un sudario su un cadavere in decomposizione. L’aria stessa, però, celava un qualcosa di velenoso, di putrescente, di maledetto... era il Rito. Persino gli animali ne erano a conoscenza, e si tenevano ben lontani da lì, quella notte.

Già, perché in quelle ore maledette, una volta ogni anno, di solito in una notte di luna piena, aveva luogo il Säbba. Un’antica maledizione, incuneatasi nella natura di quel luogo durante la notte dei tempi, innumerevoli eoni prima dell’esistenza dell'uomo, era celebrata in eterno dai discepoli di quel culto, i Dannati. Le poche persone che ne erano a conoscenza avevano deciso di arginarla all’interno del campo santo, ponendo a guardia un uomo diverso ogni trentasei mesi.

In quelle precise coordinate, fulcro di riti inumani, lungo un raggio di 666 metri, il Säbba si manifestava ai massimi livelli. Ciò avveniva ciclicamente, e consisteva in una sorta di “richiamo”, sempre che così si potesse definirlo, che riesumava i Demoni dalla polvere e, solo per poche ore, consentiva loro di tornare nel mondo dei viventi. Quel che avveniva dopo, nessuno l’aveva mai voluto dire.

Così, con la ferma speranza che quell’anno il Rito non si fosse manifestato, il guardiano di turno se ne ritornò all’ingresso soddisfatto, mentre un sorriso insicuro si dipingeva sulle sue labbra. Camminò alla svelta, quasi correndo, e in una decina di minuti fu davanti all’inferriata nera. Affondò una mano nelle tasche e ne estrasse una grossa chiave di ferro. Aprì la porta della cancellata ma, mentre già pensava al bagno caldo che si sarebbe concesso, la sua mente dimenticò un dettaglio d’importanza vitale, chiudere.

E nello stesso istante in cui il guardiano mise il piede sinistro fuori dall’area del campo santo, circa quattrocento metri dietro di lui, in una zona del tutto immersa nell’oscurità più nera, ai piedi di una lapide in granito, la terra iniziò a smuoversi. Sembrava un terremoto in miniatura.

Quasi con la stessa rapidità di un virus letale, lo stesso fenomeno dilagò a macchia d’olio, avvenendo davanti a ogni singola lapide, loculo o piccolo mausoleo. In breve tempo, nel raggio maledetto di 666 metri tutto il suolo brulicava.

Cinque secondi dopo, all’unisono, una miriade di arti e di mani emerse dalla terra, si elevò al cielo con le dita marcescenti spalancate. Un’infinità di ossa era tornata in superficie, e alcune avevano ancora degli ultimi brandelli di carne attaccati. I Dannati si erano svegliati dal loro sonno.

Il Säbba più terribile di tutta l’esistenza aveva appena avuto inizio.



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