ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato lunedì 25 maggio 2015
ultima lettura lunedì 9 dicembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Ricordi - Piazza Vittorio nell'anno 1943

di Legend. Letto 471 volte. Dallo scaffale Amore

Ricordi - Piazza Vittorio nell'anno 1943Camminavo sempre aggrappato alle gonne di mia madre e in quella grande piazza ho incontrato gli occhi asciutti, fermi e senza sguardo delle donne al mercato.Non certo le stesse che oggi offrono arance rosse.Ricor.....

Ricordi - Piazza Vittorio nell'anno 1943


Camminavo sempre aggrappato alle gonne di mia madre e in quella grande piazza ho incontrato gli occhi asciutti, fermi e senza sguardo delle donne al mercato.

Non certo le stesse che oggi offrono arance rosse.

Ricordo l'emozione mentre ci spostavamo tra filari di camicie e banconi di pesce guizzante.

Il fumo dei fuochi era acre e ci sovrastava appena in spirali piatte.

Guardavo quelle donne e pensavo ai loro capelli nascosti e li immaginavo liberi e fluenti, mossi in cadente riposo sulle spalle, riconoscevo la grazia e il timore dei loro occhi, che non abbassavano mai, ma li alzavano verso il cielo.

Non li chiudevano mai, loro non avevano paura del cielo o del rombo degli aerei.

Gli occhi dei loro figli invece si socchiudevano spesso, nel bel mezzo di un colore o di uno banco di frutta o di un lenzuolo esposto.

Spesso ci accostavamo al venditore ambulante di thè, mio padre ne era ghiotto e chiedeva alla mamma di conprarne, se avanzava qualche centesimo e guarda caso, saltavano fuori sempre pochi spiccioli per la felicità di mio padre.

Guardavo curioso la pelle olivastra di quell'uomo, era spessa e umida di sudore, mi incantavo udendo appena la sua voce che si ripeteva insistente, in ritmica sovrapposizione con altre del mercato.


Il caldo era assordante e a volte mi sembrava che le voci, d'un tratto, si affievolissero.

Tacevano e un silenzio pungente ed aspro si diffondeva in quel mercato.

Allora sentivo che le vene mi pulsavano all'impazzata e allora le parole della gente ritornavano.

Parole usuali, note, materne negli accenti stretti dei vicoli romani. Parlavano con la voce di mia madre quando mi guidava a sorprendere i profumi di quel mercato, che lei classificava come il più bello di Roma.

Quel vociare che non si smorzava sotto il bagliore intenso del sole del mattino, racchiuso tra quei banchi e la piazza o affacciato sulla strada percorsa da un rumoroso tram.

Eppure, in quel frastuono delle ventate speziate, io assorbivo un solo profumo celestiale…quello di mia madre che mi guardava sorridendo…A volte arrossivo ma quegli sguardi, quei sorrisi erano una pronuncia insopprimibile per entrambi.


Neppure, quando seduto al suo fianco, su quei sedili di legno del tram, seguivo le pennellate grigie delle nuvole, il loro movimento nell'azzurro del cielo o sul verde ostinato di colle Oppio mentre si tornava a casa, mi distaevano dalle sue occhiate sorridenti.

In quei momenti cercavo il porto di quelle nuvole, come io lo chiamavo, insistendo che forse fosse più in alto e servisse solo a sollevare il mio sguardo.

Ad occhi chiusi immaginavo lo scorrere della vita di uomini e donne bruni mentre si recavano al mercato.


Nel pomeriggio respingevo meccanicamente il bicchiere di thè che mi veniva offerto da mio padre.

Respiravo con calma pensando che l'indomani era prossimo e, di li a pochi giorni, sarei tornato a camminare piano verso la scuola.


Il colle Oppio, a distanza, mi dava l'impressione di un mare verde in cui le sagome nere delle madri al mercato erano una incontenibile gioia.

Allora il mio sguardo sbilenco, come una striatura di violino, ma saldo nella imprecisa percezione del Colosseo e le impronte della sua storia nella pietra sotto il cielo, mi trasportavano nel sogno.


Oggi sono trascorsi molti anni, ma ho come l'impressione di riconoscere alcuni dei sentimenti che mirabilmente, tu papà, descrivevi nelle tue novelle e delle quali devo averne assorbito l'essenza nei moltissimi anni trascorsi con voi e la mia infanzia.


Forse per molti potranno sembrare cose ovvie, perfino banali, ma per me sono pennellate dell'anima e non della ragione.


Che bello!



Commenti

pubblicato il lunedì 25 maggio 2015
zero1in2condotta, ha scritto: Carissimo Legend, non sei mai stato bambino, in nessun Mondo dove hai girato, ma -un giovanetto curioso, ansioso del fascino femminile, o meglio, dei gesti e dei loro movimenti, quasi se fossero segni magici. Qui hai raccontato di "cose mie", luoghi dove sono nata e appena cresciuta. Di tutto nella memoria ancora c'è fermento, forse devo recuperare qualcosa di prezioso. CHAPEAU
pubblicato il lunedì 25 maggio 2015
Legend, ha scritto: In realtà pur essendo scritto al maschile è nato come pensiero femminile...forse dedicato a te, chi lo sa...Ahahah! Grazie per il commento!
pubblicato il lunedì 25 maggio 2015
cri52, ha scritto: Bellissime pennellate dell'anima... possono rivivere solo in certi ricordi... Piazza Vittorio è diventata CINA! Povera Roma.
pubblicato il lunedì 25 maggio 2015
Legend, ha scritto: Purtroppo cara Cri52, è un ricordo che pian piano sparisce...fossero ancora in vita i vecchi di tanti anni fa direbbero...meno male che noi non ci siamo più. Grazie per il commento

Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: