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lavoro pubblicato lunedì 25 maggio 2015
ultima lettura giovedì 10 gennaio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La serpe - 3

di Legend. Letto 401 volte. Dallo scaffale Fantasia

La serpe - 3.     Lui preferì non rispondere, ma quando una decina di metri più in basso il sentiero si restrinse si voltò porgendogli il braccio - Tieniti a me e fai attenzione a dove metti i piedi Maria rifiutò sdegnosamente il braccio puntando


La serpe - 3

Lui preferì non rispondere, ma quando una decina di metri più in basso il sentiero si restrinse si voltò porgendogli il braccio

- Tieniti a me e fai attenzione a dove metti i piedi

Maria rifiutò sdegnosamente il braccio puntando i talloni nel terreno fangoso - Non pensare a me, - Esclamò risentita - piuttosto stai attento tu. Il terreno è viscido

- Scusami, volevo soltanto essere gentile

- Ti ringrazio, ma so cavarmela da sola

Avevano appena superato lo sperone di roccia che furono costretti ad arrestarsi a causa del grosso ramo che ostruiva il sentiero.

- Visto se avevo ragione? - Esclamò Maria - Ora dovremo tornare indietro. Sei il solito di testone

- Qual è il problema? Ora gli affibbio un paio di spinte e vedrai come andrà giù

- Ma come cavolo pensi di spingerlo? Non vedi che s'è impigliato con la siepe?

- Ora vedrai

- Accidenti a tutte le teste dure! Stai attento, non ho alcun'intenzione di raccoglierti giù nel meleto

Fingendo di non averla udita lui poggiò la schiena alla roccia per acquistare più stabilità e poi provò a spingere il ramo con un piede, ma fatti tre o quattro inutili tentativi si volse verso di lei dondolando il capo.

- Non va giù questo figlio di un cane - Borbottò

- Allora cosa si fa? - Chiese Maria con un malcelato sorriso sulle labbra

- Si torna indietro - Rispose lui senza guardarla

- Fai provare me, è sufficiente districare il ramo dalla siepe per mandarlo giù - Insisté Maria sentendo di potersi prendere una rivincita

Risentito, dal tono beffardo della voce di lei, suo padre si chinò nel tentativo di liberare con le mani il ramo, ma prima ancora di rendersene conto, con un guizzo improvviso, un serpente si avventò contro il suo braccio.

In una frazione di secondo Maria vide il balenio dei denti della serpe e nello stesso istante sentì spingersi all'indietro dal corpo di suo padre, il quale, sotto la violenza dell'attacco, si ritrasse addossandosi alla parete di roccia.

Pietrificata dallo spavento Maria restò ad osservare l'ombra screziata della serpe che, ritta sul corpo, spostava, ora a destra e ora a sinistra, la testa piatta seguendo le mosse del ginocchio di suo padre.

Superato quel primo istante di panico e cosciente che la serpe avrebbe nuovamente attaccato, con una rapida mossa Maria avanzò di un passo, sollevò un piede e lo abbassò con violenza schiacciando la testa della serpe sotto la grossa scarpa.

- Mi ha morso! - Disse lui con voce roca sollevando la manica della camicia per esaminare il braccio

Con orrore videro due punture nell'avambraccio leggermente macchiate di sangue

- Sono un grosso imbecille - Sussurrò lui - Avrei dovuto immaginarlo

- Papà, mio Dio, cosa possiamo fare? - Esclamò Maria tenendogli il braccio

- Non è nulla resta calma, so quello che debbo fare

Maria annuì facendo fatica a controllare le sue emozioni - Lascia che provveda io, - Disse tirando a se il braccio - posso guarirti in un attimo

- Sai che non devi farlo

- Ma si tratta della tua vita

- Hai una promessa da mantenere

- Non m'importa delle promesse, tu hai bisogno del mio aiuto

- Ssst, ti prego sii brava, so come cavarmela

Senza dire altro lui s'inginocchiò, cavò il coltello dalla tasca del giubbotto, estrasse la lama e porse avanti il braccio destro.

L'avambraccio era già gonfio e stava divenendo nero rapidamente. Tirò un grosso respiro e, trattenendo il fiato, con la lama affilata praticò un'incisione a croce al centro delle due punture.

Un fiotto di sangue nero sgorgò dalla ferita che lui rapido portò alle labbra succhiando e sputando alle sue spalle

Ancora stordita e inorridita da quanto stava accadendo, lei seguì ogni mossa nel più completo silenzio, ma quando comprese che suo padre stava per praticare un'altra incisione nel punto di massimo gonfiore, esplose in un grido tentando d'impedirglielo

- Papà no! Non farlo, non servirebbe a nulla

- Silenzio - Disse lui con voce roca

- Non fare il bambino. Ti prego papà!

Senza darle ascolto lui praticò l'incisione

- Sono soltanto poche gocce di sangue, - Disse lui con un sorriso stentato sulle labbra - è quello che contiene la maggior parte del veleno, sta tranquilla non è nulla - Sussurrò prima di riprendere a succhiare le ferite e a sputare alle sue spalle

- Non puoi impedire alle tossine di entrare in circolo, per impedire il collasso si deve intervenire scomponendo le molecole del sangue. Ti prego lascia che faccia io

Lui l'interruppe con un gesto della mano

- Se vuoi fare qualcosa per me vai a casa e prendi il vaccino che è nella ghiacciaia e porta una coperta. Avrò bisogno di calore e per qualche ora non potrò muovermi. Sii brava, andrà tutto bene, ora va!

Maria non se lo fece ripetere due volte, con un balzo superò il ramo che ostruiva il sentiero e si lanciò di corsa lungo il viottolo, per scoprire che quella non doveva essere la sua giornata migliore.

Aveva appena percorsi una ventina di metri che, inciampando in una grossa radice finì con un piede oltre il ciglio del sentiero. Con una torsione del busto tentò di recuperare l'equilibrio afferrandosi al fusto di un giovane arbusto, ma non fu abbastanza rapida e un secondo più tardi iniziò a ruzzolare lungo la scarpata.

Si arrestò a ridosso del primo melo con un tonfo che non lasciò prevedere nulla di buono e quando poco dopo riprese fiato e tentò di rimettersi in piedi, un acuto dolore alla caviglia la costrinse ad aggrapparsi all'albero per non finire nuovamente in terra.

Con la manica del maglione asciugò il rivolo di sangue che colava da una ferita poco sopra il sopracciglio, poi, serrando i denti per non urlare dal dolore, si avviò verso casa saltellando sul piede sano.

Bene o male raggiunse la sua camera, prese dal letto due coperte e in cucina l'antidoto, poi, prima di riprendere saltellando il cammino verso la collina, applicò una manciata di sale sulla ferita.

Se per ruzzolare lungo il pendio aveva impiegato pochi secondi, per inerpicarsi con le due coperte sulle spalle e la caviglia dolorante, la cosa si fece decisamente più lunga.

Un paio di volte le sfuggirono di mano le coperte obbligandola a tornare indietro e quando finalmente stava per issarsi sulla cima, le sfuggì l'appiglio dalla mano.

Piena di dolori e colma di rabbia si sentì persa.

- Dio aiutami - Singhiozzò

Forse la sua preghiera fu ascoltata, poiché alcuni istanti dopo vennero in suo soccorso gli animali della valle. Alcuni di loro si preoccuparono di trascinare le coperte, mentre altri, a furia di spinte, riuscirono a portarla sulla cima.

Suo padre era disteso in terra e si lamentava debolmente. Seguendo l'istinto Maria iniettò il siero senza troppi problemi, lo coprì con le coperte e dopo essersi tolta il maglione che indossava glielo pose sotto il capo.

Per un attimo lui aprì gli occhi e le sorrise.

- Cos'altro posso fare? - Chiese Maria con voce tremante

- Porta dell'acqua, dovrai darmi spesso da bere

Singhiozzando Maria tornò nuovamente a valle tentando di escludere dalla mente il dolore alla caviglia. Raggiunto il pozzo raccolse l'acqua in un secchio e poi di nuovo per il sentiero mordendosi le labbra ad ogni passo.

Lui cadde in una sorta d'incoscienza smaniosa e la temperatura del suo corpo salì vertiginosamente. Lei gli bagnò continuamente le labbra e la fronte cercando di tenerlo sveglio. Un'intollerabile paura s'impossessò di lei e quando comprese di non essere più in grado di combatterla, emise una sonda, ma che fu bloccata da uno schermo energetico della mente di Fred.

Trascorse le prime ore a maledirsi per averlo spinto a compiere quel gesto e quando il sole iniziò a scendere e l'aria divenne più fresca, istintivamente s'infilò sotto le coperte stringendosi al corpo di lui.

Ma fu peggio che mai. Più volte lo udì invocare il suo nome e il pensiero di non poter far nulla per lui la fece quasi impazzire.

Il tempo trascorse colmo di tristi presagi e lei, per salvare la sua mente si aggrappò ai ricordi più belli.

D'un tratto, risvegliatasi da uno stato di sonno agitato, si rese immediatamente conto che le condizioni di suo padre stavano velocemente peggiorando. A quel punto non volle pensare, raccolse ogni sua energia e lanciò una sonda che con sua sorpresa penetrò la mente di lui senza incontrare ostacoli.

Il primo segnale che registrò fu di un possibile arresto cardiaco e mentre dai polmoni di lui giunsero paurosi sibili, la successiva analisi confermò che il sangue, ormai del tutto alterato, non era più in grado di trasportare sufficiente ossigeno alle cellule cerebrali.

Di colpo nella sua mente tornò a farsi vivo il doloroso silenzio che provò quando morì Ellen e per non farsi sopraffare dall'angoscia si trascinò fuori dalle coperte, sedette sull'erba incrociando le gambe sotto il corpo e rovesciando il capo all'indietro urlò con voce roca

- "Ti prego, non punirmi ancora...aiutami!"

L'eco di quelle parole non si era ancora perso nel buio che la valle si arrestò come pietrificata e mentre il suo corpo iniziò velocemente a perdere calore e dalle narici presero a scorrere grosse gocce di sangue scuro, una debole luminosità avvolse l'intera collina ponendo il suo spirito oltre i confini del tempo e dello spazio.

- "Non abbandonarmi, salvalo tu" - Sussurrò ormai svuotata di energie mentre anche l'aria parve farsi di pietra

Da quell'istante trascorse un tempo che parve infinito, poi, senza alcun preavviso, un raggio di luce vivissima saettò dall'alto avvolgendola mentre il silenzio fu infranto da un tuono possente.

Pochi attimi dopo era di nuovo china sul corpo di lui

- "Papà" - Sussurrò con voce sommessa

- Sei tu? - Reagì lui al suono della sua voce

- "Sono il tuo pulcino" - Bisbigliò Maria con una voce le cui emanazioni produssero sul cuore di lui un effetto simile ad una carezza

- Aiutami se mi ami, non ce la faccio più. Questo dolore mi uccide

- "Ssst, - Sussurrò lei accostando le labbra al suo orecchio - ora che mi è concesso leggere nel libro della tua esistenza, sono io a domandarti aiuto e al tuo cospetto non posso che farmi umilmente piccina. Oh papà, il tuo dolore è il mio, ed è questa tua sofferenza che m'illumina come non era mai accaduto prima. Davvero credi che potrei non amarti? Sapessi come t'inganni, il sentimento che lega il mio cuore al tuo è così vasto che l'universo non può contenerlo..."

- Mi dispiace, non doveva finire così. Abbi cura di te mio dolcissimo pulcino

- "...tu non puoi saperlo, - Riprese Maria in un sussurro - ma la tua vita è la mia stessa vita e non dovrai temere di riporla nelle mie mani...io saprò cullarla come mai madre ha cullato un figlio"

Poi soffiò sulla sua fronte ed egli si addormentò.

- "Ora dormi, riposa e non aver paura degli abissi, io ti dono le mie ali. Avanti amore mio vola e guarda come realmente sono grazie al tuo amore. Guardami e poi dimentica colei che ti sorregge al di sopra di ogni male. Non stancarti, guardami ancora, poiché in seguito i tuoi occhi mi vedranno solo imperfettamente. E non temere mio dolcissimo padre, quando discenderai ti renderò la vita"

Trascorse la notte, poi il mattino, il pomeriggio e un'altra notte ancora in un silenzio primordiale e quando il sole illuminò il cielo del secondo giorno, lui aprì gli occhi sul visino cereo e preoccupato di sua figlia.

- Tesoro cos'hai? - Chiese lui sorridendole - Stai bene?

- Si…- Sussurrò Maria asciugandosi gli occhi con le mani - ora sto bene, ma tu non farmi più di questi scherzi, la prossima volta potrei non farcela

Lui si sollevò a sedere e la prese tra le braccia osservando preoccupato gli animali che li circondavano - Cosa fanno quassù? - Chiese

- Sono voluti restare a farmi compagnia

Lui annuì baciandola sulla fronte - Scusami, non era mia intenzione lasciarti sola

- Non lasciarmi papà, non lasciarmi mai più

- Vedrò di accontentarti - Borbottò lui seguendo con la coda dell'occhio una giovane femmina di puma che si era accomodata al fianco di Maria

- E quella li non ti spaventa? - Chiese lui indicando il puma

- È nostra amica, desidera sapere se sei guarito

- Nostra? Oh si…Dille che sono soltanto un po' stordito e che ho finito di fare il pagliaccio per loro

- Non parlare così, sono stati veramente preoccupati

- Scusami con loro... Ma tu cosa hai fatto tutto questo tempo?

- Cosa dovevo fare? Sono rimasta con te

- Mi dispiace tesoro. Hai avuto paura?

- Non ne ho mai provata tanta come quando il tuo cuore ha cessato di battere. Mi sono sentita cadere il mondo addosso

- Ti sembra che abbia l'aspetto di un cadavere?

- Dovevi essere veramente fuori della grazia di Dio se non ricordi nulla

- Beh, qualcosa mi sembra di ricordare, ma è tutto molto confuso. Ricordo che ero completamente al buio e ad un tratto si è accesa una debolissima luce

- Forse eri in quel tuo paradiso

- Paradiso o no una cosa è certa, tu eri con me

- Ma dai

- Non sto scherzando, mi ricordo di te

- Mi rende una ragazza felice sapere che ero nei tuoi pensieri anche di fronte alla morte

- Non ne sono del tutto sicuro, ma non eri tu nei miei pensieri, ero io tra le tue braccia e tu mi parlavi

- Oh andiamo papà, hai sempre voglia di scherzare, come credi sia possibile che una come me vada in paradiso?

- Non lo so, ma mi piacerebbe scoprirlo - Borbottò lui scuotendo il capo - Aiutami, voglio vedere se riesco ancora a camminare. Che giorno è oggi?

- Sabato

- Porco cane! Ti ho lasciata sola due giorni! Santo cielo, sono proprio un vecchio babbeo buono a nulla

- Tu non lo sarai mai e poi non ero sola, ero con te

- Sai che gran cosa? Non sarei potuto essere meno inutile. E dove hai dormito?

- Qui! Sotto le coperte con te

- Avresti dovuto tornare a casa e dormire nel tuo letto

- E lasciarti solo? - Chiese Maria scandalizzata

- E allora?

- Allora un accidente, quassù è pieno di lupi

- Anche loro preferiscono starmi lontano e poi non hai detto che sono amici?

- Tu devi essere fuori di testa. Neanche per un posto in paradiso ti avrei lasciato solo, avresti potuto avere bisogno di aiuto

- Questa frase mi pare d'averla già udita. Cosa ne dici, vogliamo scendere?

- Sei certo di riuscire a farcela?

- No, ma non ho alcuna intenzione di rimanere qui in terra a fare lo scemo. E poi se ricordo bene ho un conto in sospeso con un certo ramo. Ohi ohi! Il mio stomaco brontola vergognosamente

- Ora ce ne andremo a casa e ti metterai a letto

- Letto? Con tutto quello che c'è da fare?

- Se ho detto che andrai a letto, tu andrai...

- ...a letto. Va bene! Basta che tu la smetta di brontolare

- Lo farai? - Chiese Maria guardandolo sorpresa

- Va bene, però soltanto per un giorno

- Niente da fare, rimarrai a letto fin quando non ti avrà visitato il dottore. Più tardi andrò in città col carro

- Ehi ehi ferma tutto! Quale dottore?

- Fred, hai dimenticato d'essere stato morso da una serpe?

- Oh poverina! Sarà sicuramente morta per over dose

- Accidenti alla tua testa dura! Almeno una volta vuoi farmi stare tranquilla? Non sei più un ragazzo

- Chi lo dice?

- Lo hai detto tu che sei un vecchio scemo... Scusa, babbeo è il termine più adatto, però se non vuoi vedermi veramente incavolata devi smetterla di fare sempre di testa tua

- Mia madre me l'ha data per farla funzionare

- Di questo ne sono certa, però deve essersi dimenticata di dirti che non serve soltanto per tenerci il cappello… E va bene! - Urlò lei - Non volevo essere scortese con tua madre, scusami. Tu mi farai morire!

- Non mettere tutto in tragedia, non ho alcuna intenzione di privarmi della tua compagnia

- Allora promettimi che te ne starai a letto

- E il lavoro?

- Una cosa alla volta, per ora il mio lavoro sei tu

- Sono due giorni che trascuriamo gli animali

- Non sono stati trascurati, la mamma è venuta ad aiutarmi

- Cosa? Cristo santo, quella donna è peggio di te. Figuriamoci se non sarà voluta salire a farsi due risate

- Era preoccupata razza d'incosciente. Ad ogni modo è salita pochi minuti, poi siamo scese per fare quanto c'era da fare

- Ma se hai appena detto di non avermi mai lasciato solo

- Smettila di brontolare, c'erano loro a controllare

- Se lo raccontassi in giro rischierei il manicomio. E se chiedessimo a Robert…

- Niente da fare! Ha già il suo daffare, me la vedrò da sola, non ho bisogno di nessuno

- Neppure di me?

- Cosa centri tu? Non essere ridicolo, tu sei... Beh, lo vuoi capire che posso farcela?

- Anche tu non scherzi in fatto di testa dura

- A furia di frequentare gli zoppi s'impara a zoppicare

- Invece di dire scemenze perché non mi aiuti a mettermi in piedi, sono stanco di stare sdraiato sul duro, ho tutte le ossa rotte - Brontolò lui sorreggendosi alle sue spalle.

- Sapessi quanto pagherei per vedere cosa c'è in quella zucca che hai al posto della testa - Borbottò lei aiutandolo

Senza degnarla di una risposta suo padre provò a camminare avviandosi lentamente verso il sentiero

- Ora dove stai andando? - Chiese Maria

- Dobbiamo scendere o no!

- Maledizione, ma allora tu ce l'hai con me! Vuoi farti entrare nella zucca che non sei in grado di scendere da quella parte

- Come sarebbe a dire non sono in grado?

- Intendevo dire che l'altro sentiero è più agevole

- Questo lo so da me, ma da questa parte ho un conto in sospeso

- Sei un gran testone - Urlò Maria

- Non c'è bisogno che me lo ripeta continuamente - Rispose lui gridando quanto lei

Puntando i tacchi discesero lentamente il sentiero, ma non appena superato lo sperone di roccia lui si arrestò sorpreso

- Vorrei sapere come ha fatto quel ramo a finire in fondo alla scarpata - Borbottò grattandosi la barba

Stringendosi nelle spalle lei sorrise, ma quando egli si voltò verso di lei, dovette farsi venire un attacco di tosse per mascherare il volto sorridente.

- Cosa credevi che non me ne sarei accorto? - Brontolò lui - Ora fatti venire anche l'asma, così potrai mascherare meglio la ferita che hai sulla fronte. Come te la sei procurata? Fa vedere

Schivando la sua mano Cristi si allontanò di corsa lungo il sentiero

- Ehi dove vai? - Urlò lui

- A preparare la colazione! Fai in fretta lumaca

- Vai piano incosciente, potresti ruzzolare di sotto

- Già fatto - Mormorò fra se Maria sfiorandosi la fronte con la mano

Lui riprese lentamente il cammino sorreggendosi alla roccia. Il braccio, sebbene fosse ancora gonfio, non gli doleva eccessivamente e la mente si andava lentamente schiarendo. Soltanto le gambe, un po' legnose, gli procuravano la spiacevole sensazione di milioni di punture.

Superato il meleto si arrestò a guardare lo scempio arrecato da Maria ai viticci.

- Cosa volete farci, - Disse rivolgendosi alle piante - sapete com'è fatta, magari domani verrà a chiedervi scusa, ma per la miseria un grappolo maturo riuscirete a farglielo vedere?

Quando raggiunse i gradini della veranda era sfinito.

- Dai lumaca, cosa aspetti a salire? Ancora un po' e sarà tutto freddo - Gridò Maria dalla cucina

Lui inspirò col naso l'aria profumata che proveniva dall'alto - Dovrebbero essere uova fritte con lardo - Borbottò tra se

- ...e molto pepe! - Terminò lei affacciandosi alla porta

Suo padre sorrise e scuotendo il capo riprese a salire le scale.

Anche Maria sorrise e grattandosi furiosamente la testa chiuse la mente per non lasciare trapelare i suoi pensieri.

- Grazie. - Sussurrò - Un giorno ti renderò il favore.

Fine



Commenti

pubblicato il lunedì 25 maggio 2015
zero1in2condotta, ha scritto: Mon dieu, dove è finito Serpe - 1 e Serpe 2? Un insolito racconto mi appare, anche se la Natura/Spirito di legend-mcb-zero non si smarriscono affatto. CHAPEAU
pubblicato il lunedì 25 maggio 2015
Legend, ha scritto: Sono in elenco tra le opere postate...non dirmi che te li sei persi...ahahah

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