ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato domenica 24 maggio 2015
ultima lettura sabato 17 agosto 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Il futuro possibile

di LaPluma. Letto 374 volte. Dallo scaffale Fantasia

Normal 0 14 false false false MicrosoftInternetExplorer4 La pioggia cadeva fitta fuori dall&rsquo...

La pioggia cadeva fitta fuori dall’ospedale. Era un giorno perfetto per un addio.

Gli occhi di lei fissavano oltre la finestra per non doversi concentrare su di lui. Vederlo così la faceva soffrire. Dov’era finito l’uomo forte che aveva conosciuto? Era mai esistito qualcuno simile o era solo una sua immagine da contrapporre alla sofferenza del presente?

-“Maria…”-mormorò dal letto- “da quanto sei qui?”

Si voltò, più per gentilezza che per altro. Era uno spettro oramai, rimaneva soltanto un ammasso organico con un flebilissimo soffio di vita.

-“Non lo so. Mi ero persa a guardare la pioggia.”-rispose fingendo sbadataggine.- “Ricordi il Colle dell’Eremo? Pioveva anche quel giorno.”

Poteva permettersi di citare ricordi felici? Forse non era ciò di cui voleva parlare in quel momento? Forse il rivangare una felicità che non sarebbe più tornata non era la cosa migliore?

Come si era ridotta in quello stato? Continuava a divagare, a far finta che il dolore non esisteva, a cercare di sfuggire alla realtà. Lui aveva provato a guardare la realtà attraverso specchi colorati che ne distorcevano le forme. E ora era lì.

La guardava con occhi tristi.

Non perché soffrisse o avesse paura per la propria condizione: era lei che gli faceva pena. Lui alla vita aveva oramai rinunciato. Si sarebbe accontentato di vivere il poco tempo che gli restava in serenità. Questo però lei non poteva permetterselo.

-“È di Giulio. Vero?”- indicò debolmente il pancione che la ingombrava già da qualche mese.

Lei smise scossa di parlare. Si rabbuiò e assentì con la testa.

-“Ho sempre saputo che era un ragazzo fortunato. Parlavi di Colle dell’Eremo. Ricordi cosa ti promisi all’epoca?”

Ovviamente se lo ricordava. Avrebbe voluto gridargli di sì. Dirgli quanto le dispiaceva di come fossero andate le cose, che avrebbe voluto essergli vicino nel momento peggiore.

Nulla di questo però uscì dalla sua bocca. Si limitava a tremare. La gola le si era inaridita, la mente svuotata dalle parole. Solo vuoto e dolore dentro di se.

Due lacrime timide fecero la loro comparsa fuori dalle palpebre.

-“Sapevo che non avresti dimenticato. Vorrei dirtelo. Vorrei che tu sapessi il nome che avrei dato al bambino dell’unica donna con cui avrei voluto iniziare una famiglia quando sarebbe rimasta in cinta.”- la voce era sempre più fioca.

-“Non farlo. Tu parli di un altro tempo. Quello è un futuro che non ci appartiene, che non ci è mai appartenuto.”

-“Vorrai forse negare l’ultimo desiderio a un moribondo?”- le sorrise.

Non ricambiò. Si chiudette in se stessa. Persa tra i suoi pensieri di futuri oramai improbabili. Come sarebbero potuti essere felici insieme. Se solo…se solo…

-“Sharpa.”-ruppe il muro del silenzio.

-“Sharpa? Ma che nome è?”-fu presa di sorpresa.-“Da te mi sarei immaginato qualcosa di più classico: Ettore, Cesare, Andrea al massimo. Ecco. Anni che ti conosco e non avrei mai immaginato ti piacessero nomi così…così…esotici.”

-“Infatti non è un nome che mi piace: è un nome che sento dentro. È un richiamo a un mondo lontano, il fantasma di qualcosa di inafferrabile.”

-“Non ti aspetterai che io dia un nome simile a mio figlio!”-era sempre più sconcertata. Le allucinazioni della malattia dovevano aver preso il sopravvento sulla sua mente.

-“Ovviamente no. Tu stessa dicevi che questo è un futuro che non ci appartiene. Ma è un futuro. Il mio forse.”

Lei lo guardò senza capire. Non avrebbe potuto.

I suoi occhi azzurri cercavano in lui un segno, qualcosa che la aiutasse nell’impresa. Ma gli occhi che cercava non vedevano più questa realtà. Davanti a lui c’erano solo due bambini, una ragazza dagli occhi azzurri e una casa persa in un oceano.

Quello sarebbe stato il posto da cui ricominciare.



Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: