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lavoro pubblicato domenica 24 maggio 2015
ultima lettura venerdì 11 gennaio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Onironauti

di LaPluma. Letto 360 volte. Dallo scaffale Fantasia

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Ascoltate. Siamo qui per consegnarvi la Verità.

Questa è la nostra punizione: risolvere i problemi degli altri per non essere stati in grado di affrontare i nostri. La nostra fine ha segnato l’inizio di questo supplizio eterno.

Giungemmo in questo mondo di sogno l’alba di alcuni giorni or sono. Qualche grattacielo si ergeva solitario in mezzo ad una interminabile selva. Tutto intorno a noi era silenzio.

Nel nostro avventurarci in quel groviglio di rami ci pareva di udire suoni lontani ma li consideravamo alla stregua del miraggio dell’acqua per il viaggiatore assetato nel deserto. La città era per noi stata già da tempo abbandonata dalla vita.

Quanto ci sbagliavamo allora.

La foresta infatti brulicava di vita, ma sotterraneamente. Questa aveva infatti da tempo mutato la forma che noi le davamo per più propria. Dopo due giorni di cammino sentimmo un fischio, o forse un grido. Era un suono bestiale, inumano.

In breve fummo circondati. Ma non erano uomini quelli che ci trovammo innanzi, non totalmente almeno. Si presentarono come custodi e guardiani della città. Gli unici individui veramente liberi che avremmo potuto trovare in questo mondo.

Ci descrissero come il Pericolo.

Questi esseri erano soggetti alla schiavitù delle passioni. Non esitarono nel mostrarsi ostili e pronti alla violenza. La cosa non poteva spaventarci. Bastasse la morte a concludere la nostra esistenza!

Si stavano già avventando su di noi con le loro figure mostruose quando un fuoco li mise in fuga. Erano tante piccole formiche che scappavano senza più ritegno alcuno per l’ordine che tanto avevano tenuto a mostrarci nella loro presentazione. Non c’era nulla che avrebbe potuto definire quegli esseri in fuga se non come degli animali: ognuno pensava a se stesso e chi aveva la sfortuna di cadere finiva calpestato da chi lo seguiva.

Nessuno osò aiutare nessun altro.

Trovammo rifugio dal fuoco nell’edificio alle nostre spalle. Una costruzione imponente di brillantissima pietra bianca con reiterati soli sorridenti dorati presenti su tutta la sua superficie. Questo palazzo era abitato da una persona sola, da colui che tra voi ritenete il più potente: il Ministro del Divertimento.

Ebbene quest’uomo di potente non aveva nulla. Era un ometto malaticcio in sedia a rotelle il cui unico scopo è quello di presenziare al funzionamento delle macchine di cui la vostra vita è sostanzialmente schiava.

Voi siete di questo posto gli abitanti, talpe edoniste che rifiutano di prendere in mano il proprio destino e delegano a dei macchinari il loro mantenimento.

Fortunata la vostra condizione!

Temetela perché il cambiamento soffia sulla vela di questa nave e né le macchine né quegli uomini che si riducono ad animali per ricercare una diversa forma di schiavitù vi saranno fedeli per sempre.

Ora siete costretti a sapere ciò che avreste voluto ignorare. La ruota compie un altro giro.

L’uomo svanì dallo schermo. Al suo posto due occhi azzurri.

Cosa sarebbe successo adesso?



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