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lavoro pubblicato domenica 24 maggio 2015
ultima lettura domenica 24 novembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Gli Occhi del Buio

di Elisetta94. Letto 390 volte. Dallo scaffale Fantasia

Un urlo di dolore partì dalle sue labbra riecheggiando nell'enorme piazza, avvolta in un velo di dolore ed angoscia. Le bianche mattonelle in marmo in cui era inginocchiata erano rosse granato, dal sangue delle numerose vittime cadute in ba.....


Un urlo di dolore partì dalle sue labbra riecheggiando nell'enorme piazza, avvolta in un velo di dolore ed angoscia.
Le bianche mattonelle in marmo su cui era inginocchiata erano rosse granato, dal sangue delle numerose vittime cadute in battaglia.
Nelle sue braccia, il corpo senza vita perdeva lentamente calore e acquistava il pallore di colui alla quale anima aveva detto addio.
Le lacrima di Louve gli cadevano sul volto, pulendolo al loro passaggio dalla cenere; lo stringeva a se, appoggiando la fronte alla sua e pregandolo di rialzarsi ma senza ottenere risposta; il cuore sembrava le volesse rompere la cassa toracica e il sangue le pulsava nelle vene con violenza
"Ti prego non lasciarmi, ti prego!"
Continuava a ripetere baciandogli i morbidi capelli scompigliati.
"Io ho bisogno di te..."
La voce le tremava a causa dei respiri convulsi e nella sua testa regnava la disperazione.
"Louve...non puoi fare più niente.."
L'amico le poso una mano sulla spalla in segno di conforto e continuò "la battaglia non è ancora finita, fa che il suo sacrificio non sia stato vano, guardati a torno, guarda quanti corpi a terra, guarda i nostri amici come combattono per tutti noi!
Non puoi arrenderti adesso!
Difendi il suo nume e ciò che ha fatto per te!
Difendi i tuoi ricordi e il suo,
Sei una cazzo di strega e quindi alzati e combatti, per i tuoi cari, per la tua razza e per lui!"

< No...non può essere...
Non doveva finire così....
Se solo avessi saputo...>

Chiuse gli occhi facendo cadere la testa in avanti; tutto era accaduto troppo in fretta ed iniziato troppo presto...




13 Ottobre




Roma

Louve Ashroft avanzava lentamente nel corridoio della scuola, non si sentiva nessun rumore a parte quello del suo cuore che batteva; girava la testa a destra e sinistra, frenetica, cercando di scorgere il prima possibile quello che aveva visto poco prima. Si appoggiò al muro e chiudendo gli occhi cercò di liberare la giusta quantità di energia che gli serviva per creare una barriera leggera, ad un tratto un brivido freddo la pervase costringendola ad aprire gli occhi, davanti a lei un ragazzo, con una carnagione stranamente troppo pallida per un comune essere vivente, gli sorrideva gentilmente. Nonostante questa non fosse la prima volta che entrava in contatto con uno spirito, il respiro gli si blocco di colpo e i battiti del suo cuore accelerarono notevolmente, costringendola a farsi forza e a riprendere possesso delle sue emozioni. Alzò lo sguardo e lo fisso dritto negli occhi, il ragazzo fece qualche passo in dietro spaventato e la strega capì subito che non gli avrebbe fatto del male.
“ Scusa se ti ho intimorito, non volevo “ così dicendo la ragazza, con un gesto naturale, si raccolse i biondi capelli da un lato della spalla, i suoi occhi dal colore indefinito erano di un azzurro innaturale e il suo sorriso emanava dolcezza e sicurezza.
Il fantasma la guardava titubante ma incuriosito allo stesso tempo, così senza emettere un fiato parlò attraverso la sua mente
“ Come fai a vedermi? “
La ragazza non sembrava a fatto impreparata alla domanda, anzi tutt'altro, era come se quella risposta l'avesse ripetuta molte volte “ Mi chiamo Louve Ashroft e....beh io posso vederti perché sono una strega “ ;
Rimasero entrambi in silenzio per qualche secondo, il giovane portava una maglietta rossa a maniche corte con qualche cucitura e disegni blu, dei pantaloni beige e delle scarpe da ginnastica scure, così Ashroft non ebbe difficoltà a capire che la sua morte non era avvenuta troppi anni prima.
“ Come ti chiami?
Se vuoi io posso aiutarti “ disse facendo un passo verso di lui
“ Io non voglio essere aiutato, io sto bene da morto “
“ Ma perché sei morto? “ gli occhi del fantasma, di un verde opaco, tornarono a guardare quelli della strega, erano tristi e malinconici, senza nessuna vena di rabbia, rimase in silenzio ancora una volta e girò leggermente la testa a destra e sinistra per farle capire che non le avrebbe risposto,fece un ultimo sorriso e scomparve nel nulla lasciandola sola nel corridoio,



Ad un tratto le sue riflessioni furono interrotte dal suono della campanella,

< Cazzo è suonata l'ora, la professoressa mi ucciderà!!!>


***

Il sole filtrava dalla finestra della stanza, illuminando il letto disfatto, regnava il silenzio, così come in tutta la casa. L'ombra si aggirava lentamente nella camera, sfiorando le lenzuola accartocciate e i vestiti accatastati disordinatamente sulla poltrona ai piedi del letto, la sua leggerezza e velocità nei movimenti lo rendevano quasi invisibile, si avvicinò al comodino e incuriosito e prese fra le mani una foto; una ragazza estremamente attraente e dai lunghi capelli biondi, sorrideva felice verso l'obbiettivo mentre teneramente abbracciava un ragazzo, forse il suo fidanzato, esteticamente comune, dai capelli castani mossi e dagli occhi chiari.

< È lei.. >

Pensò concentrò lo sguardo sulla bella giovane ed emettendo un suono simile ad un ghigno

< sento che mi divertirò molto>

ripose la foto sul comodino e si guardò a torno per l'ultima volta, lo stile d'arredamento della camera non lo ispirava, nonostante trovasse alcuni mobili eleganti la loro ubicazione, secondo il suo parere, smentiva la loro bellezza.
Nel realizzare a ciò su cui stava affermando la sua disapprovazione scoppiò a ridere, come poteva pensare a cose così futili in un simile momento?
Allungò una mano sul comodino e prese una sottile catenina d'argento con una bellissima pietra blu notte illuminata da minuscoli frammenti brillantinati.

< Ottimo, quello che cercavo! >

La strinse compiaciuto nel palmo e scomparve

***

Erano ormai le 14.00 quando Louve preparava in fretta e furia la borsa, ormai piena di libri, quaderni, vestiti e trucchi, per uscire da scuola. Si diresse fuori dalla classe e si girò per l'ultima volta a guardarla, al esterno una piccola casella di plastica quadrata con la scritta << 5E >> attaccata alla porta, identificava gli studenti di quell'aula.

< Il 5E..... mi sembra ieri quando ho fatto il primo anno di liceo...ero così agitata ed esageratamente timida.. >

Scendeva le scale persa nei suoi pensieri effettivamente realisti, aveva già 19 anni e si rendeva perfettamente conto che ormai non era più una bambina ed aveva dei compiti da seguire. Anche se la sua infanzia non era stata delle migliori, ricordava con il sorriso quei pochi momenti felici e spensierati; non era mai stata una bambina come le altre e forse anche per questo erano rari gli episodi di vera allegria, a causa del suo carattere vivace e per la sua grande diversità tendeva a essere isolata da alcuni bambini e schernita da altri appena diventata più grande ed anche se con fatica teneva nascosto il suo grande segreto, Louve, aveva sempre qualcosa in più di tutti gli altri in torno a lei e spesso era allontanata per invidia e paura; tuttavia questo non l'aveva fermata dal seguire i suoi sogni ma l'aveva motivata a dare sempre tutta se stessa, con il tempo aveva acquisito un carattere forte, freddo e diffidente nei confronti di chi non si fidava, che gli permetteva di superare tutte le difficoltà da sola e reprimere le lacrime nei momenti di tristezza. Il suo orgoglio la rendeva una vincente così come la sua forza. Eppure tutto questo non l'aveva fermata dall'innamorarsi e dal soffrire, cosa che lei stessa sapeva non aver ancora superato.
Appena gli venne in mente il dolore che provava per Sandro accelerò il passo e scendendo silenziosamente le scale, superò la massa di ragazzi davanti a lei

< Sandro.....>

pensò con malinconia...
L'amore incondizionato che provava per lui era assurdo, il loro rapporto durò per un anno e nonostante il ragazzo l'avesse ferita e maltrattata, la giovane strega non aveva mai smesso di pensare a lui e sperare nel suo ritorno; ella sapeva di stare con un comune essere umano, eppure gli aveva svelato tutto, persino il suo segreto, quello di possedere la magia grigia e perdendolo aveva smesso di credere nell'amore, raggelando il suo cuore.
Erano poche le streghe e le maghe grigie poiché era una magia troppo complessa e pericolosa, perennemente chi lo era poteva usare entrambe le due fasce magiche, bianca e nera ma senza usufruire troppo di una in particolare poiché il rischio era di cadere in una delle due categorie base e non riuscire più a ritornare grigia; di fatti Louve non aveva ancora incontrato nessuno come lei e questo la faceva sentire unica.
Uscita dal portone dell'istituto rimase per qualche secondo ferma sull'ultimo gradino a osservare tutto ciò che era intorno a lei: Studenti dai quattordici anni in su passeggiavano, gridavano, ridevano, correvano e fumavano canne o sigarette all'interno del cortile. Lo sguardo della ragazza vagava alla ricerca di qualche faccia conosciuta quando un braccio che si muoveva alto tra le teste attirò la sua attenzione, si concentrò per cercare di vedere il volto di chi sembrava la stesse salutando e riconobbe con allegria la sua amica Kailee Strummer che in braccio a Marco Levil, la stava cercando. Louve scese l'ultimo scalino e raggiunse i suoi amici nella folla, era felice di vederli e scambiare due chiacchiere con loro, così, tanto per distrarsi un po';
“ Finalmente sei uscita, sono tre ore che io Marco ti stiamo cercando! “ le disse Kailee con una vena ironica nella voce, era un po' bassa ma molto carina, dai capelli ricci lunghi fino alle spalle, gli occhi verdi e un fisico normale; le sorrideva con aria sbarazzina e tirando fuori dalla borsa azzurra con i gattini una sigaretta, glie la sventolò davanti con fare scherzoso, poi se la mise in bocca, l'accese e guardandola continuò:
“ Pensavamo ti fossi persa “
“ Eh lo so, sono scesa più tardi perché mi ero fermata a parlare con la professoressa.” Ashorft fece una pausa guardando la sigaretta,
“ Infame lo sai che non le ho più!!” affermò con un tono finto arrabbiato; Strummer la guardò e scoppiò a ridere divertita,
“ Lo so Tesoro “ .
Nel mezzo del frastuono Marco, un ragazzo piuttosto attraente, dalla carnagione dorata, i capelli castani raccolti in un cappellino di lana e gli occhi color nocciola, giocava distrattamente con il suo drummino quasi finito, che teneva nella mano destra, mentre la sinistra sorreggeva la pesante tracolla rossa posta sulla corrispettiva spalla; la felpa bordò e i jeans scuri gli davano un'aria da ragazzaccio, ma in fondo lo era stato, più volte cadde nel tunnel della droga e per anni era stato a capo di una gang malfamata legata allo spaccio di molte sostanze e alle risse razziali. Ma nel periodo in cui era stato con Louve si era ripulito poiché la ragazza con l'aiuto di Kailee l'aveva portato nella buona strada.
Sebbene però l'avesse lasciato le rimase amica, instaurando con lui un solido e ottimo rapporto d'amicizia. Lui le voleva bene, così come lei ne voleva a lui ed era sicura che il loro passato non avrebbe intaccato tutto questo.

Si trattenne sotto scuola quaranta minuti, per poi dirigersi velocemente a casa.
All'interno della metro si sedette nei posti a cinque dell'ultimo vagone.
Non fece troppo caso alla gente intorno a lei, si mise le cuffiette dell'mp3 e cominciò a vagare con la mente. La prima canzone che partì da << Brani casuali >> fu <> che all'interno di quelle note racchiudeva un forte ricordo poiché era il brano che aveva dedicato a Sandro nei primi mesi del loro rapporto.
Rimase qualche secondo ad ascoltarlo per poi cambiare velocemente, non voleva farsi più male di quello che già provava, aveva anche lei un istinto di auto conservazione e amava la sua salute psicologica più di quanto amasse il Mc donald's; alzò lo sguardo dal piccolo oggetto musicale e incrociò quello di un ragazzo seduto davanti a lei; aveva dei lucenti occhi verdi, i capelli neri piuttosto mossi, la carnagione olivastra e un fisico magro ma piacente. Sedeva leggermente stravaccato, ma con una strana compostezza, la canottiera grigia metteva in risalto il suo fisico muscoloso e palestrato e il brillantino, posto all'orecchio destro, risaltava il suo viso delicato.
Rimase quasi ipnotizzata da quello sguardo così intenso, e da quello spettacolo di bellezza, non ne aveva mai visto uno simile. Quel giovane, dall'aria tenebrosa, suscitava in lei idee perverse. Abbassò gli occhi imbarazzata e riprese a scorrere le canzoni del piccolo oggettino musicale; nonostante il suo impegno nel concentrarsi sulle musiche riprodotte, sentiva il forte desiderio di incrociare di nuovo gli splendidi occhi verdi di quel affascinante ragazzo, si sentiva profondamente intrigata e attratta nei suoi confronti ma allo stesso tempo anche vagamente intimorita. Lo guardò di sottecchi e notò con sorpresa che i suoi occhi brillanti erano ancora puntati su di lei...



Tutto in torno a lei era scomparso, nel vagone affollato di poco prima regnava il silenzio; il bagliore di quello sguardo era l'unica cosa che era rimasta, c'era solo lui e lei, solo loro due.


Perché mi sento così strana? .....>

Il tempo si era fermato o almeno così le parve, ormai in balia delle sue emozioni.
Tutto in torno a lei si faceva scuro, fino a eliminare ogni minima luce a parte quella di quei occhi verdi...
Era bellissimo ma allo stesso tempo inquietante, si sentiva ipnotizzata, incapace di smettere di guardarlo e le piaceva.
Non sentiva più il suono della musica nelle cuffiette, così come quello dei suoi pensieri, solo un lieve brivido gelido che le saliva lentamente sulla spina dorsale facendole venire la pelle d'oca.
Una voce seducente si fece strada nel vuoto della sua mente, come se stesse sussurrandole all'orecchio,
"Ti ho trovata piccola";

“ Prossima fermata: Valle Aurelia, uscita lato destro!” la segnalatrice delle stazioni della metro la distrasse dalle sue riflessioni facendole
distogliere lo sguardo dal misterioso ragazzo, quando riprese possesso delle sue azioni si accorse con stupore che il vagone era affollato da turisti e da bambini in gita scolastica e non vuoto come le sembrava poco prima, rimase stordita dalla scoperta ma prendendo la borsa si avvicinò alla porta elettronica del vagone, pronta a uscire. Poco prima che questa si aprì, si concentrò sulla vetrata riflettente per scorgere il suo ammaliatore ancora perfettamente statico sulla scomoda sedia.

< Ma chi sarà?>

Un'assordante rumore trascinò via l'immagine inserendo le ante scorrevoli in due fessure laterali; la gente si diresse fuori dal veloce mezzo e con loro anche la ragazza, seguì la direzione dell'uscita che la portò a delle lunghe scale mobili che sboccavano su una piccola piazzetta all'aperto con quattro panchine che correvano lungo un muro, lo svoltò e salì la scalinata che portavano alla via principale di Valle Aurelia, una strada trafficata e rumorosa che aveva sulla destra una collina, accessibile tramite una lunga e stretta salita. Casa sua si trovava poco più avanti dall'uscita della metro.
Il grande portone marrone dava sulla holl del palazzo,Louve entrò al suo interno e percorse il breve corridoio in finto marmo colorato che portava all'ascensore, spinse il pulsante e pazientemente si mise ad aspettarlo mentre frugava nella borsa blu alla disperata ricerca delle chiavi di casa.
All'interno dell'appartamento fu accolta animatamente da Tabla il suo cane, una femmina di pastore maremmano di nove anni, dal pelo bianco e da occhi troppo espressivi per un comune animale, l'unica che, anche senza l'uso della parola, dava affetto e compagnia alla giovane ragazza.
“ Ciao cucciola! “ disse quest'ultima piegandosi in avanti per prendere tra le mani il grande faccino del suo cane che allegro cominciò a slecucciarle le braccia.
"Mi sei mancata" disse dopo essersi tolta la giacca e guardata in torno.
L'appartamento era piuttosto piccolo, ottanta metri quadri divisi tra lei e i suoi nonni, momentaneamente assenti: davanti all'entrata si trovava una piccolo saloncino che dava, dritto per dritto, a una porta a vetri piuttosto grande che faceva accedere a una delle tre camere da letto, l'unica che dava al balcone; il piccolo corridoio, che partiva dal salone principale, collegava invece il bagno, le altre due stanze da letto e la cucina.
Louve prese il cellulare dalla borsa e si diresse nella sua camera, la luce la illuminava quasi del tutto e dalla finestra aperta entrava un leggero venticello; le coperte e le lenzuola disfatte si muovevano leggermente, i vestiti accatastati sulla poltrona ai piedi del letto erano pronti a cadere se solo sfiorati e la maglietta, a canottiera rosa, del pigiama, posta sul cuscino, toccava leggermente il pavimento di mattonelle bianche. Tutto sembrava identico a prima che uscisse.
“Forse è il caso che metto un po' a posto, sembra che sia scoppiata una bomba qui dentro!“ affermò mentre buttava leggermente la testa all'indietro per raccogliere capelli in una coda alta;
"Diamoci da fare!"
si alzò le maniche della maglietta e canticchiando, cominciò a suddividere i vestiti sulla poltrona in: sporchi, da mettere nella lavatrice e puliti, da piegare e riporre nell'armadio; rifece il letto e passò l'aspirapolvere per tutta la stanza.
Dopo circa due ore si sentiva soddisfatta del suo operato, la camera aveva preso un aspetto normale, quello che gli mancava da pulire e sgombrare era solo il comodino; le si fermò davanti osservandolo, una foto in cornice era posta perfettamente al centro del piccolo mobile di legno, Louve si sedette sul letto e la prese tra le mani, la ragazza ripresa dall'obiettivo era lei pochi mesi prima, e il giovane tra le sue braccia era Sandro. Ricordava perfettamente quella giornata, era stata la loro ultima gita...



una piccolo sorriso spontaneo le spunto sulle labbra.


Sapere che da li a poco gli avrei fatto passare un bellissimo pomeriggio mi rendeva la ragazza più allegra sulla faccia della terra>

sospirò mestamente.


Fino a quando la cassiera del parco mi ha detto che il buono non valeva e che non potevamo entrare...
Mi sentivo così mortificata...avevo fatto fare tanta strada a Sandro inutilmente, gli avevo promesso un bellissimo pomeriggio e invece tutti i miei piano erano stati bruciati da una brutta racchia!
Eppure lui trovò lo stesso il modo di tirarmi su...
Andammo al mare dopo aver comprato un asciugamano giallo sole e passammo li tutta la fine della giornata.>

Strinse tra le mani tremolanti la cornice, chiudendo gli occhi.


Avrei voluto che il tempo si fermasse e che quel magico momento non fosse mai finito...>

Sul vetro della cornice caddero della lacrime.


Mi ha lasciata tre giorni dopo....>

Strinse forte la cornice al petto scoppiando in un pianto di dolore.


Come hai potuto smettere di amarmi dopo quello che avevamo passato?
Come hai potuto mentirmi e usarmi in questo modo?>

I capelli le scivolarono leggeri davanti al viso ma non le importava, singhiozzando scoppiò in lacrime, quelle che tratteneva tutto il giorno per orgoglio, quelle che nascondeva in un sorriso quando gli parlavano di lui, quelle che reprimeva per un ricordo o che tratteneva le volte che lo incontrava alla fermata del tram.
Si fece cadere all'indietro, accucciando la testa al cuscino, certe volte il dolore superava il suono dei suoi singhiozzi.
Era abituata, ormai erano sette mesi che soffriva, i più lunghi, intensi e distruttori della sua vita, ma tutti i giorni sperava che quello sarebbe stato l'ultimo, addormentandosi in un sogno che per lei non avrebbe mai avuto fine.
Chiuse gli occhi stanchi e gonfi dalle lacrime e cadde nell'oblio vuoto della mente...

* Louve camminava in quello che sembrava il nulla più totale...
Tutto intorno a lei era buio ed ad ogni passo sentiva il suono di un respiro avvicinarsi, come se la stesse seguendo lentamente.
Provò ad alzare la barriera di protezione ma senza troppi risultati, li in quel luogo sembrava che i suoi poteri non avessero effetto.
Per quanto riuscisse a vedere nell'oscurità non scorgeva niente, nè pareti, nè mura e nè pavimenti.
Come se fluttuasse nel nulla con il buio a farle da piano.

< Dove mi trovo?>

In quel luogo misterioso regnava un silenzio innaturale, dove i suoi pensieri sembravano rimbombare nella sua mente, tutto le sembrava uguale, come se si trovasse in un enorme buco nero.
La sensazione dell'essere osservata la impauriva ma più passi faceva per cercare di seminare quel leggero respiro, più si chiedeva se stesse realmente camminando.
Non aveva mai amato particolarmente il buio, fin da bambina si sentiva a disagio immersa nell'oscurità, nulla di diverso d'altronde dagli altri suoi coetanei, eppure sembrava come se riuscisse a percepire i suoi flebili sussurri scorgendone tutto attraverso grazie ai suoi speciali occhi felini. Cosa che a volte le regalava una profonda sicurezza ed a volte no. Lo amava e allo stesso tempo lo temeva come se fosse una sua parte di se ed un suo profondo opposto.
Ad un tratto un lieve bagliore comparve a poca distanza da lei, era bianco e quasi accecante, Louve proseguì per quella direzione con l'intenzione di raggiungerlo e mano a mano che avanzava quel piccolo fascio luminoso si espandeva sempre di più, sino a circondarla del tutto. Al centro vi era un enorme sagoma biancastra di un occhio chiuso che sembrava fosse la fonte di tutto quel bagliore.
L'inquietante figura, sembrava riposare con una grazia innaturale, cullata dai sui stessi raggi. Bella alla vista ed allo stesso tempo ipnotica.
Louve fece qualche passo verso di lei, quasi fino al toccarla.



Le rimase davanti per qualche minuto, affascinata, ed allungò le dita delicatamente pronta a sfiorarla
"Sei sicura di volerlo fare?" Una voce non troppo bassa, con un tono duro ma divertito le se insidio nella testa facendola sussultare.
Louve si girò di scatto ma dietro di lei regnava il nulla, sentiva salire un brivido freddo sulla schiena, il brivido dell'insicurezza e della paura.
"Chi c'è? Chi ha parlato?" Urlò guardandosi in torno
"Sono davanti a te"
La strega si girò di scatto concentrando il suo sguardo sull'enorme creatura luminosa che sembrava muoversi visibilmente.
"Non posso crederci...sei tu che mi stai parlando?"
"Vorresti che fossi io mio cara Louve?"
Fece un passo indietro perplessa e confusa.
"Perché quella faccia strega? Non mi sembravi così ritrosa?
La palpebra si alzò leggermente creando una fessura scura per poi continuare "sembrava che ti piacesse..." ad ogni parola l'enorme occhio sembrava aprirsi sempre di più arrivando a poco meno della metà dove s'intravedeva una sclera nera petrolio ed un'iride di smeraldo
"Il mio sguardo!"
L'occhio si spalancò di colpo mostrassi per la sua bellezza inquietante, un'ondata oscura la travolse con violenza scaraventandola all'indietro.
Louve cacciò un urlo di dolore e di terrore cadendo a terra, fisso la figura per qualche secondo sconvolta e confusa prima che questa si mosse con violenza contro di lei.
"No!" Urlò Ashroft stringendo i pugni e alzando con forza una lieve barriera, diversa dalle altre, scura con una leggera nebbia dorata che l'avvolgeva, non ebbe il tempo di soffermarsi su essa, così come la cognizione del tempo per accorgersi di averla alzata poco prima di essere inghiottita da quell'iride accecante..*


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