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lavoro pubblicato domenica 24 maggio 2015
ultima lettura giovedì 5 dicembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La serpe - 2

di Legend. Letto 403 volte. Dallo scaffale Fantasia

La serpe - 2     Raggiunta la sommità della collina lui si lasciò scivolare seduto ai piedi della quercia - Siediti - Disse masticando la pipa - Ancora un attimo, - Rispose Maria lasciando scendere dalle braccia il gatto - lasc...

La serpe - 2

Raggiunta la sommità della collina lui si lasciò scivolare seduto ai piedi della quercia

- Siediti - Disse masticando la pipa

- Ancora un attimo, - Rispose Maria lasciando scendere dalle braccia il gatto - lascia che goda della vista della mia amica quercia

In quei primi giorni di Settembre il grande albero iniziava ad assumere il suo bel rosso regale e Maria, seguendo un rituale che si rinnovava ogni volta che si trovava al cospetto della grande pianta, memorizzò l'incisione a fuoco della tavola affissa al fusto.

QUERCIUS RUBRA L.

QUIVI INTERRATA DA

ISAAC L. PADGETT

ADDI' 4 luglio 1901

Per alcuni minuti parve che nessuno dei due avesse voglia d'infrangere il silenzio che li circondava.

Lui sembrava essersi perso in una delle nuvole azzurre che soffiava verso l'alto, mentre lei, in piedi con la schiena poggiata al fusto della pianta, lasciava che il suo sguardo scivolasse sul meleto sottostante.

- Vuoi una mela? - Chiese lui porgendogliela

Maria prese la mela continuando a far vagare lo sguardo fino agli alberi che circondavano la casa, poi, improvvisamente, emise un rumoroso

- Oooh siiii!

- Qualcosa non va? - Chiese lui voltandosi a guardarla

- Cosa? Oh no, va tutto bene, sono felice

- Qualche motivo particolare?

- La tua casa, Dio che bella!

- Quella è anche la tua casa - Soggiunse lui

Maria annuì addentando la mela - Si, la nostra casa è grande e bella

- Non è importante che una casa sia bella o molto grande, ciò che conta è che sappia essere una vera casa - Borbottò lui

- La nostra lo è. Lei è stata mia madre, mi ha protetta quando ne avevo bisogno

- Non farti sentire da tua madre, non lo apprezzerebbe

- Qual è il segreto per essere una buona casa?

- È un po' difficile stabilire una regola, generalmente è l'insieme dei sentimenti che popolano il nostro cuore. Per alcuni di noi possono essere così travolgenti da identificarla perfino con la madre

- Vorrei che fosse così per tutti i ragazzi della Terra

- Ma non lo è, non tutti riescono a coglierne il valore

- È un peccato, io credo che ne serberò il ricordo in eterno. Mi siete mancati

- Siamo alle lacrime?

- Non cambierai mai tu, vero? - Borbottò lei alla svelta asciugandosi gli occhi con le mani

- Anche tu mi sei mancata

- Sai che non mi hai mai parlato di lei? Perché l'hai edificata così grande? Avevi intenzione di metter su una famiglia numerosa?

- Non è opera mia, non ne sarei stato capace. Fu Isaac a tirarla su

- L'uomo di questa iscrizione? - Chiese Maria indicando la targa affissa all'albero

- Proprio lui

- E ora dov'è?

- Morì alcuni anni fa

- Era un tuo amico?

- Molto di più, era come un fratello

- Ti va di parlarmi di lui?

- Cosa vuoi sapere?

- Com'era?

- Brutto da far spavento

- Come te? - Chiese Maria sorridendo

- Oh no! Molto peggio

- Era nato in questa valle?

- No, si trasferì dall'Inghilterra alla fine del secolo scorso

- Non amava la sua terra?

- L'amava come pochi, ma fu costretto ad abbandonarla per dare una possibilità in più alla sua famiglia.

- Cosa vuol dire dare una possibilità in più?

- Non conosco tutti i motivi che lo spinsero in questa valle, ma lui raccontava che dalle sue parti il terreno era acido e che per fare il contadino bisognava sputare sangue

- Non mi sembra un buon motivo per lasciare la propria terra

- Forse no, ma quando si ha una moglie e tre figli da sfamare a volte si debbono fare scelte dolorose

- Com'era questa valle all'inizio del secolo? Te l'ha mai descritta?

- No, ma non doveva essere molto diversa da quella che vediamo oggi. Beh, certo non c'erano le automobili, l'elettricità e ne tantomeno i trattori, ma in compenso la terra era a buon mercato. Acquistò questo fondo con due soldi e impiegò quindici anni per edificare quella casa

- Quindici anni per costruire una casa?

- Un po' troppi è vero, ma guarda cos'è riuscito a fare. In tutta la valle non ve ne sono di altrettanto belle e solide

- La tirò su da solo?

- Quando arrivò da queste parti i suoi figli erano ancora troppo piccini per aiutarlo, ma con l'aiuto della moglie riuscì a tirarne su una di calce e tronchi d'albero. Poi, quando i ragazzi furono in grado di dar loro una mano, pietra su pietra finirono per renderla così com'è ora. La stalla e la parte superiore venne più tardi. Nei suoi progetti sarebbe dovuta servire ai figli e alle loro famiglie

- Una buona idea per non separarsi da loro… ma perché ora quella parte è chiusa? Non credi sia giusto riaprirla?

- Abbiamo già una stanza in più, cosa potremmo farcene delle altre?

- Oh Fred, quelle stanze sono costate sudore, non è giusto lasciarle abbandonate, devono sentirsi amate

- Avresti qualche stanza in più da tenere in ordine

- Credi che la cosa possa spaventarmi?

- No, non credo. D'accordo, apriremo quelle porte

- Sono certa che Isaac ne sarebbe felice

- Si, lo credo anch'io

- Piantò anche il meleto?

- Quel diavolo d'uomo non soltanto piantò il meleto e alcuni degli alberi attorno la casa, ma dissodò i campi e...

- Piantò questa quercia - Completò Maria

- Come l'hai indovinato

- È scritto qui. Quell'uomo doveva amare molto la natura se ha voluto portare fin qui un simile spettacolo

- Per la verità fu sua moglie a volerla quassù

- L'avrei fatto anch'io

- Perché?

Maria si strinse nelle spalle

- Forse per dare un po' di belletto a questa collina verde

- Aveva un coraggio da leone e un cuore grande come la sua casa. Povero Isaac, con lui la sorte non fu generosa, i suoi due figli morirono in Francia nel 1917, sui campi di battaglia e dopo qualche anno la figlia si sposò lasciandolo solo con la moglie. Erano bravi nel loro lavoro, ma dovettero scegliere se rimanere o vendere la proprietà e alla fine scelsero di mandare avanti la fattoria da soli

- Come facciamo noi?

- Pressappoco, ma con un problema in più, l'età. Infatti dopo qualche anno sua moglie si ammalò e nel giorno del suo sessantesimo compleanno lo lasciò

- Oh mio Dio ! Rimase solo

- Quando qualche mese più tardi arrivai da queste parti, mi offrì di lavorare per lui ed io accettai. Avevamo tutti bisogno di aiuto; la fattoria di due braccia in più, lui di compagnia e io di un motivo per ricominciare a vivere. All'inizio pensai che sarei rimasto soltanto qualche mese, ma dopo solo una settimana m'innamorai di questa valle, della casa, di quest'aria, del lavoro e dell'amicizia che lui seppe offrirmi

- Lavorasti per lui?

- In pratica divenni suo dipendente, ma il rapporto che ci legò fu qualcosa di straordinario. Ci unì un grande rispetto e una profonda stima. Egli m'insegnò tutti i segreti della campagna e quando a sera si rientrava dai campi leggevo per lui i classici greci. Cos'hai da scuotere la testa? - Chiese lui vedendola ripetere quel gesto

- Nulla! - Rispose lei sorridendo - Ti prego continua

- Andammo avanti così fin quando la sua fibra cedette e si ammalò gravemente. Telegrafai a sua figlia e lei venne a prenderlo per condurlo con se in California

- Allora questa casa è di Isaac?

- No, prima di partire quel testone mi dette l'ultima prova della sua straordinaria amicizia, volle cedermi legalmente la proprietà ad un prezzo che riuscii a sostenere con i miei risparmi e sai una cosa? Ancora oggi mi chiedo come accidenti poteva sapere quanto denaro possedessi?

- Glielo disse la tua onestà

- Già, però persi un magnifico compagno

- Sentisti la sua mancanza?

- Accidenti se la sentii. Per giorni e giorni continuai a parlargli come se fosse stato ancora presente e la sera continuavo a leggere Platone e Omero

- Venivate mai quassù?

- A volte si veniva per portare un fiore a sua moglie

- A sua moglie? - Chiese sorpresa

- Credo di non avertelo mai detto, ma prima di morire chiese di essere sepolta sotto quest'albero

- Ecco perché mi sento sempre in buona compagnia - Rise Maria

- Ora il suo corpo non c'è più, se la portò via con se

- I loro spiriti sono ancora qui, lo sento, ma tu cosa venivi a fare quassù?

- A volte semplicemente per guardarmi attorno, magari mangiando una mela o due. In autunno sono deliziose

- Perché mi racconti queste cose? - Domandò Maria senza guardarlo

- Forse perché è un bel po' che non parlo con qualcuno

- Mio Dio papà, quanto male ti ho fatto

- Non pensarci

- Ero così lontana

- Se avessi saputo dov'eri sarei venuto a prenderti

- Avresti dovuto, ma perché non l'hai fatto?

Lui ciondolò il capo sorridendo

- È meglio cambiare argomento. Vuoi sapere di tua madre?

- Più tardi, ora continua il tuo racconto, è la tua storia

- Davvero t'interesso ancora?

- Oh smettila, vuoi farmi star male?

- Sai perché scelsi questa valle?

- Dimmelo!

- Era già qualche anno che gironzolavo per il mondo e questa era l'ultima tappa di un viaggio intrapreso per fuggire ad una infinità di ricordi

- Fuggivi dai tuoi ricordi? Oh mio Dio, perché?

- Non da tutti, ma da quelli più dolorosi; la malattia, l'esonero dal mio lavoro e tutto il resto

- Era Nora tutto il resto?

- Nora era la parte più bella. Fuggivo perché avevo perduto il piacere di stare con gli altri. Quando giunsi su questa collina era una stupenda sera, il 4 di Agosto se ricordo bene. L'aria era tiepida e c'era una grande pace. Decisi di trascorrervi la notte, ma quando l'indomani aprii gli occhi mi trovai dinanzi Isaac con in mano uno schioppo più grande di lui. Per un po' ci guardammo senza parlare, poi lui dovette accorgersi del disagio che provavo di fronte a quel ferro vecchio e rimettendoselo a tracolla mi chiese se avessi già fatto colazione

- Dovevo immaginarlo che c'era di mezzo la mia collina

- È unica e sai una cosa? Ho sempre creduto che in questa valle risieda l'anima della Terra

- È vero, è così - Mormorò Maria prima di voltarsi a guardarlo - Cosa te lo fa pensare?

- Non lo so, ma tra questi boschi accadono cose incredibilmente belle. A volte mi domando se Dio non l'abbia scelta per compiervi i suoi esperimenti

- E magari questa collina è il suo trono - Concluse Maria

Lui annuì

- Potrebbe essere, quassù è tutto così diverso, così pulito. Si ha l'impressione di vivere una dimensione di qualità superiore

- Lo senti anche tu?

- Beh, non so con precisione cosa senta, ma qui sto bene

- Oh papà, tu meriti questo privilegio

- E tu?

- Io sono una sciocca, ho impiegato troppo tempo per comprendere che questa terra è stata la mia culla. È qui che ho imparato a conoscermi e sapessi come l'amo. Ho dato un nome ad ogni filo d'erba, ad ogni pietra. Ogni parte di lei è parte di me. Credimi papà, in tutto l'universo non esiste nulla di più bello

- Oh beh

- Ne dubiti?

- No, ti credo

- Dio ha fatto un buon lavoro quassù

- Già, - Soggiunse lui - e con te ha compiuto il suo capolavoro

- Oh smettila! Sai mentire così bene che mi fai rabbia

- Avrai modo di accorgertene

- Invece di perdere il tuo tempo in chiacchiere senza senso, perché non mi parli di te. Sai che della tua vita in America mi hai raccontato pochissimo? Di quel periodo mi hai detto poco o nulla, non so neppure da quanti anni sei nella valle

- Fu l'anno del lungo inverno. - Mormorò lui e nel tentativo di riportare alla mente ricordi lontani si leccò le labbra sperando di richiamare anche quella sopita sensazione del gusto di mela. - Accidenti se fu lungo e che freddo! Quell'anno venne giù tanta di quella neve che dovetti ripulire di continuo dal tetto per evitare che ci crollasse sulla testa...

Intuendo che non le avrebbe detto nulla più di quanto già non conoscesse, chiuse il contatto lasciando che lo sguardo scivolasse fin verso la valle, oltre il meleto, dov'era possibile vedere una parte della casa e le grosse cataste di legna che troneggiavano al sole vivido.

Le verdi montagne, che già si stagliavano nell'azzurro del cielo, sembravano essersi fatte più leggere e più basse e mentre dal piano saliva il fruscio del torrente e lo stormir di foglie, ravvivata da una brezza odorosa la valle sembrava fremere, come se dopo aver giaciuto priva di sensi per un intera notte, ora, al calore del sole, si riavesse al fervore della vita.

Improvvisamente la voce di suo padre la sottrasse al sogno e lei, sentendo nascere in se il rimpianto per l'incanto ormai irrimediabilmente interrotto, scivolò in ginocchio volgendo verso di lui il volto imbronciato.

- Qualcosa non va? - Chiese lui

Maria lo fissò con aria confusa, ma riconoscendo il suo volto il rimpianto svanì - Sei tu. - Sussurrò - Scusami, ma è così tanto tempo che non godevo di quest'incanto che la mente è volata via

- Perché non ti siedi, ti verrà male alle gambe se resti in quella posizione

Maria sedette massaggiandosi furiosamente le ginocchia indolenzite.

- Va tutto bene? - Domandò lui

- Ohi ohi! Povere le mie ginocchia, che male

- Dov'era la tua testolina? - Chiese lui

- Qua e la. Quest'armonia mi ha distratta dal tuo racconto

- Non hai perduto nulla d'importante

- Non sei arrabbiato? - Chiese Maria sorpresa

- Dovrei?

- Si che dovresti! Stavi parlandomi della tua vita

- Erano soltanto vecchi ricordi

- Si, ma erano i tuoi ricordi, scusami

- Sai qual è il peggiore difetto dei vecchi? Quello di credere che il mondo sia interessato a ciò che dicono mentre invece non li ascolta nessuno

- Dai, non farmi sentire colpevole. Ti ascoltavo, ma come al solito eviti sempre di raccontare cose che ti riguardano personalmente

- Non è vero, ti ho detto molto di me

- Soltanto quello che desideravi io sapessi

- E allora? Cosa posso farci se nella mia vita non c'è nulla che valga la pena d'essere raccontato

- Tu racconta e lascia che sia io a giudicare

- D'accordo, cosa vorresti conoscere?

- Ogni cosa che ti riguardi intimamente, com'eri, cosa pensavi e se facevi la corte alle ragazze

- Beh, - Borbottò lui facendo l'atto di alzarsi - credo sia ora di tornare giù, abbiamo un'infinità di cose da fare

- Non hai detto che oggi è domenica?

- Che accidenti vai blaterando?

- Sei stato tu a dirlo

- Io?

- Si e ti ha sentito anche il mio gatto

- Uhm, che bella coppia siete. Dovrei cucirmela questa boccaccia, parlo sempre a sproposito. Ad ogni modo è meglio scendere per controllare il trattore

- Cos'ha? Non mi dirai che è di nuovo fermo?

- Beh, in questi ultimi giorni ha fatto qualche capriccio

- Il trattore, eh? Non sarà una scusa per non parlarmi delle tue avventure con le ragazze?

- Non essere impertinente! - Reagì lui borbottando parole incomprensibili e avviandosi verso il sentiero che scendeva sul fianco ripido della collina.

- Si può sapere perché vuoi scendere da quella parte? - Domandò lei raggiungendolo - Il viottolo è ostruito dal ramo dell'abete. Non dirmi che l'hai tolto

- No, credo sia ancora li, ma non fa nulla, vedremo di farlo ruzzolare di sotto

- Non è una buona idea, il terreno è umido e c'è poco spazio per quell'operazione. Possiamo farlo domani tirandolo giù dal basso. Dai retta scendiamo di la, è più agevole

- Si può sapere cos'hai? Ce l'hai forse con me?

- Cos'hai tu! Non fai altro che borbottare - Ribatté lei

- Io non borbotto mai

- Ah no? Allora cos'erano quei versacci?

- Pensavo

- Ad alta voce?

- Oh! Sta a vedere che non posso più pensare come meglio mi garba

- Anche tu oggi non scherzi, eh?

Continua…



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