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lavoro pubblicato sabato 23 maggio 2015
ultima lettura sabato 15 giugno 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La serpe - 1

di Legend. Letto 344 volte. Dallo scaffale Fantasia

Normal 0 14 false false false MicrosoftInternetExplorer4 La serpe - 1  Per l'intera primavera e buona parte dell'estate, pur conducendo una vita apparentemente normale, Maria cessò d'esser...

La serpe - 1

Per l'intera primavera e buona parte dell'estate, pur conducendo una vita apparentemente normale, Maria cessò d'essere l'adorabile bambina che tutta la valle aveva imparato ad amare.

Dalla tragica notte del 12 Febbraio, quando morì il piccolo indios e la partenza di Holy, lei cessò di sorridere, di parlare e nessuno la vide più cimentarsi in quelle sue corse sfrenate in gara con i puma.

Assieme a quel sorriso che sapeva di paradiso, dalle sue labbra scomparve ogni suono. In lei si dissolse ogni traccia di bellezza e ricordando la cosa stupenda nella quale si era trasformata, quanti avevano imparato ad amarla non poterono far altro che preoccuparsi.

Sebbene quel particolare stato l'avesse resa indifferente ad ogni richiamo sentimentale, lei continuò a adempiere ad ognuno di quei compiti divenuti suoi obblighi quotidiani. Sbrigò tutte le faccende in casa, lavorò nella stalla e nei campi senza mai risparmiarsi, ma oltre a ciò, ogni istante del suo tempo libero lo dedicò esclusivamente a quel grumo di terra che Maria chiamava la mia collina.

Quando sollecitato da improrogabili necessità il suo spirito si era allontanato dalla Terra, tra Maria e suo padre cessò ogni comunione e quella stessa essenza che aveva ingentilito il loro rapporto, sembrò dissolversi come nebbia al sole.

Per non perdere la ragione il poveruomo tentò di destarla da quel torpore trascurando il lavoro, la casa e se stesso, ma dopo sei lunghissime settimane, comprese che non sarebbe mai riuscito a richiamare il suo spirito sulla Terra.

Nella sua esistenza aveva dovuto affrontare infinite e dolorose rinunce, ma nulla fu paragonabile al dolore che provò quanto si separò da lei per affidarla alle cure della madre.

Sapeva bene che quel pulcino si era preso per intero il suo cuore e che soltanto poche ore di lontananza sarebbero equivalse ad un'angoscia inammissibile, ma la speranza che l'amore della donna alla quale Maria aveva donato una grande parte del suo cuore, fosse riuscita a ridestarla, lo aiutò a sopportare quella separazione.

Maria visse nella casa di sua madre per oltre due mesi, ma per quanto lo struggente amore della donna scaldasse ogni ora delle sue giornate, nemmeno lei seppe compiere il miracolo e un giorno, seguendo un misterioso impulso, Maria abbandonò quella casa per tornare nella casa di suo padre, alla sua vita di tutti i giorni e alla sua collina.

Quel distacco spirituale in cui Maria visse così a lungo, finì per condizionare la vita di molti esseri tra cui il suo gatto, il quale, soffrendo profondamente la mancanza delle attenzioni di cui forse non sapeva più fare a meno, preferì allontanarsi da quella casa.

All'inizio della sua vita randagia quel fulmine nero dimagrì in modo impressionante, ma non appena l'istinto felino riprese il dominio e imparò a servirsi della sua natura di predatore, in breve tornò ad assumere l'aspetto di un gatto in piena forma.

Per oltre venti giorni fu possibile scorgerlo nell'erba alta o sugli alberi intento ad osservarla nel suo lavoro senza mai avvicinarsi, ma la mattina in cui decise di scomparire definitivamente, spinto da chissà quale sentimenti, compì un'azione inspiegabile.

Quel mattino un'acquerugiola dispettosa tormentava la campagna e quando lei sospese il lavoro per ripararsi nel capanno da uno scroscio violento, Soffio la raggiunse strofinandosi alle sue gambe emettendo sommessi miagolii.

Per alcuni istanti lei parve non accorgersi di lui, ma quando egli afferrò con i denti l'estremità dei suoi pantaloni da lavoro, Maria abbassò lo sguardo osservandolo lungamente, poi, come fosse stata colpita da una vertigine sembrò perdere l'equilibrio e subito dopo, in una scena rallentata, s'inginocchiò sull'erba incrociando così forte le dita delle mani da farle divenire bianche per lo sforzo.

I due si guardarono a lungo in un silenzio rotto soltanto dal picchiettare della pioggia e suo padre che nel frattempo si era avvicinato, ebbe l'impressione di vedere i loro occhi colmarsi di brillanti lacrime.

Quella scena si protrasse fin quando, rimessosi sulle zampette, il gatto si allontanò mestamente oltre la porta del capanno e Maria, sollevato lo sguardo, l'osservò correre come un forsennato tra l'erba alta.

Trascorse del tempo, mesi forse, ma fu proprio in quell'alba di Settembre, l'inizio dell'autunno che lei tanto amava che lo spirito di Maria tornò ad albergare il suo corpo.

Accadde tutto nella maniera più semplice e naturale; come se quei lunghi mesi di sofferenze si fossero d'un tratto cancellati dalla memoria del mondo e che dopo una lunga notte di sonno, con Maria si fosse risvegliata la vita.

Nella memoria collettiva scomparve ogni traccia di quel periodo e sebbene ogni cosa parve tornare esattamente così com'era stata prima di quella terribile notte, qualcosa di lei non fece mai più ritorno a casa, ma non è facile stabilire di cosa in realtà si trattasse, poiché soltanto suo padre e sua madre ne ebbero la piena coscienza. Per gli altri, gli amici e i conoscenti, l'unico indizio che fu possibile cogliere, era racchiuso in un intimo mutamento della sua indole (Prima di allora gioiosa e spensierata) divenuta più serena e disciplinata, come se qualcosa o qualcuno le avesse imposto una maturità che l'età ancora le negava.

Quella mattina, non appena sveglia iniziò a stiracchiare braccia e gambe verso l'alto gorgogliando rumorosamente e quando, indossati la solita tuta da lavoro e il maglione ormai del tutto scolorito per i troppi bucati, bussò alla parete ripetendo la vecchia frase

- Sveglia pigrone - ma rimase sorpresa di non ottenere risposta.

Prima di uscire dalla stanza sollevò le lenzuola fin in fondo il letto e ripose nell'armadio la coperta ancora piegata che era sulla sedia, ma quand'era già sull'uscio il ricordo di quella coperta la costrinse a voltarsi

- Cosa ci faceva quella coperta sulla sedia? - Si chiese.

Non avendo una risposta da darsi preferì non pensarci raggiungendo la camera di suo padre e quando ne sospinse la porta e si trovò di fronte ad una stanza in perfetto ordine, ebbe una leggera vertigine che la costrinse a sostenersi allo stipite.

- Dio cosa ti ho fatto, - Mormorò tirando su con il naso - ma da quant'è che non dormi nel tuo letto, papà!

Si asciugò gli occhi con le mani e per tentare di superare quel momento di tristezza si augurò che almeno il suo gatto fosse rimasto in casa ad attenderla.

- Neanche tu - Sussurrò delusa scoprendo d'essere l'unica presenza nella casa - Uno di questi giorni dovremo fare un bel discorso caro il mio signor brontolone

Scese di sotto e terminato di riordinare la sala raccolse la cenere nel camino portandola nella stanza da bagno, (In quella stanza avevano un contenitore per la cenere che lei cospargeva sul bucato quand'era in ammollo) quindi si recò in cucina, si versò il latte ancora caldo nella sua tazza, (Quella che Maria definiva "La mia tazza" era qualcosa che ad occhio e croce conteneva 1/8 di gallone di latte) e dopo avervi aggiunto un'abbondante dose di succo d'acero, tenendola tra le mani uscì sulla veranda.

Il riflesso dei raggi del sole, che già lambivano la parte alta della casa, illuminava in pieno il corpo di suo padre, il quale, seduto sulla panca, sembrava divertirsi ad osservare le capriole che un gatto nero.

- Vieni un po' qua, fatti vedere - Borbottò proprio mentre l'animale, interrotte le sue acrobazie, aveva rivolto tutta la sua attenzione alla veranda

Quell'azione così decisa e soprattutto l'insolita immobilità dell'animale lo colsero impreparato

- Sta a vedere che sei proprio tu - Borbottò rialzandosi per rivolgere uno sguardo verso la casa.

Di certo la casa la vide, ma sulla veranda vide anche dell'altro e poiché rimase in quella traballante posizione ad osservare il volto di sua figlia illuminato del suo sorriso, finì per ricadere sulla panca lasciandosi sfuggire la pipa dalle labbra.

Per qualche istante, al contrario del gatto, gli fu assolutamente impossibile comprendere quanto stesse accadendo.

Infatti, quel demonio nero, dopo essersi acquattato nell'erba, iniziò a fremere con il corpo come se stesse preparandosi a balzare su di una preda e non appena Maria si inginocchiò tendendogli le braccia... Beh, immagino non sia difficile intuire cosa avvenne.

Con uno scatto che lasciò profondi segni sul terreno si slanciò così violentemente su di lei che finirono entrambi sul pavimento; doloranti, felici e imbrattati di latte.

Descrivere cosa accadde tra quei due esseri negli istanti che seguirono è praticamente impossibile e qualsiasi cosa si riuscisse ad esprimere con le parole, anche la più veritiera, sicuramente si farebbe un torto gravissimo ai loro sentimenti.

Qualche minuto più tardi, quando con il gatto stretto a se raggiunse la panca e si chinò a deporre un bacio sulla fronte di suo padre, la valle seppe che era tornata.

- Ciao! - Disse in un sussurro - Ti ricordi di me?

Il pover'uomo non rispose perché un nodo alla gola gli impedì perfino di respirare e nel tentativo di mascherare l'emozione che lo attanagliava iniziò a battere la pipa contro la panca.

Maria sedette ai suoi piedi e accomodando la schiena alle gambe di lui chiese - Ti sono mancata?

- Sei mancata a tutti - Rispose lui dopo un attimo di esitazione

- Oh si, capisco, ma e a te sono mancata?

- Ti sei portata via il mio cuore

- Oddio papà, potrò mai sperare nel tuo perdono? - Singhiozzò prendendosi il volto tra le mani

- Non hai nulla di cui farti perdonare, ormai tutti sanno di chi è il mio cuore - Rispose sommessamente lui facendo l'atto di sfiorarle i capelli ma ritirando la mano

Cristi notò il gesto e si voltò a guardarlo

- So bene di averti lasciato vivere nell'angoscia e Dio solo sa quanto vorrei restituirti ogni attimo del tempo che ho tolto al tuo affetto, ma sii buono, non privarmi delle tue carezze, non ti ho tradito, ho ancora bisogno del tuo amore

- Hai notato quante feste ti ha fatto quel manigoldo di gatto? - Brontolò lui soffiandosi rumorosamente il naso

- Si, lui mi ha perdonata, ma tu? Tu non puoi?

Lui si strinse nelle spalle.

- Mio Dio papà, tu mi punisci troppo severamente. Conosci il motivo per cui ho dovuto farlo...

Lui annuì con uno stentato sorriso sulle labbra.

- ...tuttavia non credi sia stata la cosa giusta. Non è così?

- Non ho alcun diritto d'interferire in quelle che sono le tue scelte

- Vorrei che lo facessi

- Perché dovrei? Hai sempre agito assecondando la tua coscienza

- Ho dovuto farlo, lo avevo promesso ad Holy

- È bastata una promessa a tenerti lontana per così tanto tempo?

- Ma cosa dici! Per te non sono mai stata lontana. È vero, non potevo parlarti e ne sorriderti, ma sono sempre stata al tuo fianco. Il mio spirito era distante, ma il mio cuore era fuso al tuo… Non ti ho abbandonato un solo istante

Lui annuì grattandosi la barba.

- Non potevo continuare a vivere e soffrire. - Proseguì Maria - Avevo bisogno di mettere un punto preciso per ricominciare.

- Capisco - Sussurrò lui annuendo

- Davvero? Non hai mai dubitato dei miei sentimenti?

- A volte con la mente sono stato a un passo dal commettere quell'errore, ma il cuore non lo ha mai permesso

- Non ho cessato di amarti un solo istante e se sono tornata è perché ho compreso di non avere alcuna possibilità senza di te

- Sei la solita esagerata - Borbottò lui scuotendo il capo

- Dimmi se sono ancora il tuo pulcino

- Lo sarai per l'eternità

- Allora lascia che la tua mano sfiori i miei capelli, fa che possa sentire d'essere ancora viva. Ti prego, non permettere che il mio ritorno coincida con la mia morte

Fred si alzò, la sollevò da terra e tenendola tra le braccia la strinse a se in un lungo abbraccio che li ripagò di tutte le pene sofferte.

- È bello essere di nuovo a casa. - Disse Maria quando scese dalle sue braccia - Cosa si fa oggi? Andiamo nei campi?

- Oggi non si va da nessuna parte, è domenica

- Ma non è vero, è giovedì

- Per il resto del mondo, ma per noi è domenica. - Disse indicando il gatto - Bentornata a casa!

Maria sorrise e si strinse nelle spalle

- Fortunati coloro che hanno una famiglia a cui tornare. Il ritorno è così dolce che per godere di questa gioia converrebbe andare via più spesso. Vuoi accompagnarmi sulla collina? Debbo andare a salutarla

Annuendo egli si avviò lungo il sentiero che aggirando il meleto raggiungeva la collina e lei, dopo aver sistemato il gatto sulla spalla, lo raggiunse aggrappandosi alla sua mano.

Percorsero quel tratto di terreno senza che nessuno dei due pronunciasse una sola parola e suo padre, che non si stancava di stringere e carezzare la piccola mano, non staccò un solo attimo gli occhi da quel volto sul quale l'unica traccia della morte del piccolo indios e del distacco da Holy, poteva essere letta nell'inconoscibile profondità dei suoi occhi, che sebbene fossero tornati a risplendere di luce vivissima, lasciavano trasparire l'immagine di una prova che l'aveva indelebilmente segnata.

Continua…



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